Il Blog ufficiale della Lega Nord di Cassano d'Adda, dedicato a conoscere le tue opinioni. Abbiamo deciso di farti sapere quello che stiamo facendo, ma soprattutto di ascoltare la tua voce, oltre che nelle strade e nelle piazze anche da qui.
mercoledì 5 dicembre 2012
UE: BORGHEZIO, PERICOLOSI I 'VISTI FACILI'
"Nella sua interrogazione scritta alla Commissione Europea l'On.Borghezio, sulla base del documento "Attuazione e sviluppo della politica comune in materia di visti per stimolare la crescita nell'UE, COM(2012)649 del 7.11.2012 della Commissione, solleva il caso della concessione dei visti. "La Commissione Europea considera l'impatto della politica dei visti sull'economia dell'UE, in particolare sul turismo, e si prefigge di facilitare le procedure di rilascio dei visti. Nella sua comunicazione la Commissione ha solo accennato al fattore immigrazione illegale che potrebbe svilupparsi a seguito della facilitazione alle quali auspica la Commissione" L'On. Borghezio chiede quindi alla Commissione "se non ritiene che le semplificazioni nel rilascio dei visti possano portare alla medesima situazione che si è creata nei mesi scorsi con i Paesi dei Balcani, ovvero ad un abuso irragionevoli e falso di richieste di visti" e "con quali mezzi la CE intende valutare se una richiesta di visto (in particolare se proveniente da cittadini di Paesi terzi) per esempio nei casi di ricongiungimento familiare sia effettivamente tale o fittizia". In ultimo "come la Commissione intende intervenire per prevenire le situazioni sopra descritte". "Mi pare evidente - dichiara l'On.Borghezio - che la Commissione Europea dimostri un'assoluta superficialità nel promuovere una politica di "visti facili", considerato l'afflusso di persone senz'arte né parte che si infiltrano nei Paesi membri aggravandone la crisi".
Lo afferma in una nota l'on. Mario Borghezio Deputato Lega Nord al P.E.
ELECTION DAY: STUCCHI, SAREBBE RISARCIMENTO ALLA DEMOCRAZIA

"Visto che i partiti della strana maggioranza in un anno di governo Monti non sono riusciti ad approvare nulla di buono per i cittadini, almeno diano loro la possibilità di votare al più presto. Mettere gli elettori nelle condizioni di porre al più presto la loro scheda nell'urna, magari già a febbraio in un unico turno elettorale con le regionali, servirebbe alla democrazia per risarcirla dello scippo fatto con l'insediamento del governo tecnico, ma anche alle tasche dei contribuenti che risparmierebbero un bel po' di quattrini".
E' quanto riferisce in una nota il vice segretario federale e deputato della Lega Nord, Giacomo Stucchi.
martedì 4 dicembre 2012
Sicilia, la giunta più pazza del mondo
Da destra il cantante Franco Battiato che si occuperà di turismo e spettacolo, il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e Zichichi, lo scienziato che avrà il compito di gestire l’assessorato ai Beni culturali
Il presidente Crocetta tra artisti
in tournée, scienziati residenti
in Svizzera, defezioni e polemiche
LAURA ANELLO PER LA STAMPA PALERMO
L’uno governerà il turismo siciliano da Ginevra, nelle pause tra le settantuno emergenze planetarie sulle quali ha dichiarato di lavorare. L’altro guiderà i beni culturali dell’Isola tra un tappa e l’altra del suo tour che partirà il 19 gennaio da Bergamo. Sono Antonino Zichichi e Franco Battiato, le punte di diamante della giunta messa su dal neo-presidente della Regione Rosario Crocetta, una mistura di telegenia e provocazione che è già riuscita a far scuotere la testa ai consiglieri di lungo corso. «Una corte dei miracoli», sussurra qualcuno nelle stanze di Palazzo d’Orléans, dove l’ex sindaco di Gela è approdato con la furbizia irridente di chi con la politica sa giocare e con il gusto tutto suo di épater le bourgeois, di scandalizzare i borghesi.
«Né io né Zichichi siamo assessori politici. Siamo creativi», diceva ieri Battiato. «Che lui e Zichichi non abbiano abbastanza tempo non è vero. Il tempo è relativo, conta la qualità», ha detto il presidente con il sorriso di chi un po’ ci è e un po’ ci fa. Un sorriso tirato, a dire il vero, a giudicare dalle montagne russe che ha dovuto affrontare per comporre quella che qualcuno chiama la giunta più pazza del mondo. Con una studentessa universitaria fuori corso di 29 anni, Neli Scilabra, piazzata al timone dell’istruzione e della formazione, la galassia dei corsi che servono solo a procurare stipendi agli enti. Con un’altra bella outsider trentacinquenne, Linda Vancheri, nominata alla guida dell’industria. E ancora con la bionda Ester Bonafede – ex soprintendente dell’Orchestra sinfonica siciliana – assessore alla Famiglia e al Lavoro.
«Queste donne sono strepitose – ha commentato ieri Battiato – sono abbagliato dalla loro competenza». Mentre a Crocetta ha ritagliato un ruolo mitico: «Sembra Sansone». Cioè forte, coraggioso, testardo. Certo abbastanza per avere affrontato, finora, un percorso a ostacoli. Tre, per la precisione. Prima le dimissioni di Francesca Basilico D’Amelio, «pescata» nell’entourage del ministro Profumo e designata per qualche ora alle Finanze. Poi scappata, formalmente perché impossibilitata a gestire l’incarico da Roma ma - secondo i ben informati - atterrita dall’abisso delle casse regionali. E fuori uno. Poi il caso di Patrizia Valenti, nominata alle Autonomie locali e silurata perché rinviata a giudizio anni fa per omissione di atti d’ufficio, per non avere cioè reintegrato un dipendente del Consorzio autostrade che aveva ottenuto ragione dal Tar. Un’inezia, utilizzata come clava dai tanti nemici che si è già procurato il governatore per avere rimosso alcuni dirigenti di peso e per avere scontentato buona parte del Pd che, insieme con l’Udc, lo ha portato al governo. E fuori due.
Infine, il caso più spinoso, proprio quello di Zichichi. Perché il figlio dello scienziato, Lorenzo, è titolare della società «Il Cigno-Galileo Galilei» attiva nel settore editoriale e artistico. E protagonista di una serie di contenziosi con quell’assessorato ai Beni culturali che il padre è stato indicato a guidare. Oltre che partner in alcuni bandi di gara di un’altra impresa, la Novamusa, il cui responsabile è stato arrestato pochi giorni fa con l’accusa di avere sottratto alla Regione 19 milioni di euro delle vendite dei biglietti. Ma Zichichi ha fatto un passo indietro: «Rinuncio a tutto quel che riguarda la Sicilia». E Crocetta ha dato la benedizione. Omosessuale sì, ma cattolicissimo.
http://www.lastampa.it/2012/12/01/italia/cronache/sicilia-la-giunta-piu-pazza-del-mondo-pvXB7zNwiFAFduvQFgC7UO/pagina.html?utm_source=Twitter&utm_medium=&utm_campaign=
LOMBARDIA: LEGA, CANCELLIERI SCIOLGA COMUNE SEDRIANO
"Cosa aspetta il ministro Cancellieri a sciogliere il Comune di Sedriano non avendo piu' il sindaco, arrestato per 'ndrangheta nell'ottobre scorso per i voti comprati e utilizzati da Zambetti?". Lo chiede il senatore della Lega Nord, Massimo Garavaglia, responsabile Enti Locali del partito, il quale evidenzia come a tutt'oggi il comune va avanti lo stesso "con il vicesindaco che gestisce l'amministrazione comunale come se nulla fosse".
A Genova il solito squadrismo dei centri sociali: sassi contro i pullman e pugni ai leghisti
di Riccardo Ghezzi
Un pullman proveniente da Milano assaltato al semaforo con i partecipanti a bordo, tre pullman con vetri rotti a cause di fitte sassaiole nei pressi della zona del Porto Antico, lancio di uova contro alcuni militanti leghisti della Toscana e persino un simpatizzante della Lega colpito in testa da un sasso. Poi l’aggressione nei confronti di alcuni giovani leghisti in un ristorante.
Non è un bollettino di guerra, ma una giornata di ordinaria follia degli autonomi a Genova. Probabilmente gli attivisti dei centri sociali hanno voluto onorare la nomea di “Genova città medaglia d’oro della Resistenza” tentando di impedire il corretto svolgimento della convention organizzata oggi dalla Lega Nord. Una manifestazione di partito, che in una democrazia occidentale dovrebbe essere quantomeno tollerata. Non è così per il mondo dell’antagonismo di sinistra, che considera “provocatoria” qualsiasi presenza sul territorio di militanti o attivisti riconducibili a partiti di centro-destra, Lega in primis. Un concetto di democrazia e rispetto delle idee altrui tanto assente quanto permesso e tollerato dalle istituzioni che continuano a chiudere entrambi gli occhi, agevolando le scorribande di questi soggetti in un clima di totale impunità.
E quando non ci si accontenta dell’impunità, arriva persino la solidarietà di una certa area politica, la medesima che si avvantaggia del “lavoro sporco” dei centri sociali. Nessun coro di sdegno si è alzato infatti in solidarietà dei militanti leghisti aggrediti. Neppure per i giovani presi a pugni nel ristorante: Flavio Di Muro, 26 anni, segretario nazionale dei Giovani Padani, di Ventimiglia; Simeon Simeonov, 28 anni, di Sanremo; Tomas Arbustini, 26 anni, di Imperia, Coordinatore Provinciale Imperiese dei Giovani Padani; e Lorenzo Cartelli, 20 anni, di Isolabona.
Ecco il racconto di Simeon Simeonov:
Dopo la convention nazionale della Lega ai Magazzini del Cotone, siamo andati a pranzo in un ristorante del centro storico di Genova, poco lontano dal porto. Non avevamo indosso simboli visibili di riconoscimento a parte i nostri striscioni che erano piegati. All’entrata abbiamo notato una tavolata di 20 persone. Non appena ci siamo accomodati al tavolo, queste persone, che evidentemente ci avevano già riconosciuti come appartenenti alla Lega, si sono alzate, hanno aperto gli striscioni che avevamo con noi e ci hanno detto che ci stavano aspettando. Ci hanno sottratto gli striscioni, insultato e a uno dei ragazzi di Genova hanno sputato in faccia. Flavio è stato colpito con un pugno in faccia ed è dovuto andare al pronto soccorso.
Questa invece la foto di un vetro rotto in uno dei pullman assaltati dagli autonomi, pubblicata su fb da un militante leghista
Il commento lo lasciamo al consigliere regionale lombardo Massimiliano Orsatti, che in serata ha pubblicato uno status ironico su facebook
I sassi degli autonomi contro i pullman della Lega non fanno notizia. Se i leghisti avessero lanciato tanti aeroplanini di carta su Genova i Tg avrebbero aperto con “Attacco aereo della Lega!!!
lunedì 3 dicembre 2012
La magagna della Settimana
L'idea di rallentare il traffico potrebbe anche essere valida, ma come al solito tutte le cose che fa questa amministrazione non stanno in piedi!
Come e' possibile che accada cio'
Fermo restando che sappiamo essere in una fase di sperimentazione e che questi apparecchi non potranno mai essere utilizzati per erogare sanzioni.
Ma come vengono fatti i lavori ??? se questo e' quello che succede nelle piccole cose, cosa succedera' quando affronteranno opere piu' complesse! ? !
Maroni attacca 'falliMonti' "Chiederemo la sfiducia del ministro dell'Economia"
Genova, Roberto Maroni attacca senza risparmiare colpi il governo Monti, e annuncia che chiederà la sfuducia del ministro dell'economia. Strali anche al ministro Cancellieri
Roberto Maroni durante la manifestazione della Lega Nord a Genova (Ansa)
Milano, 2 dicembre 2012 - Il segretario della Lega Roberto Maroni va all'assalto della poltrona di governatore in Lombardia, e giocoforza il movimento inizia a interrogarsi sul futuro della leadership nel partito. Ma intanto 'Bobo' attacca senza risparmiare colpi il governo Monti, e annuncia che chiederà la sfuducia del ministro dell'economia.
FALLIMONTI - “L’azione del governo Monti è stata un fallimento: io lo chiamo il ‘fallimonti’”, ha detto Maroni durante il suo intervento alla convention del Carroccio a Genova.
“Con le leggi che ha fatto - ha aggiunto Maroni - il governo ha aggravato la crisi. Sono l’Ocse, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale a dirlo. L’effetto Monti -ha affermato il leader della Lega- è stato disastroso e lo dicono gli ultimi dati sulla disoccupazione perché ci sono quasi 3 milioni di disoccupati. Questo record negativo storico di disoccupazione -ha concluso- è il marchio di infamia del governo Monti”.
SFIDUCIA - “Nei prossimi giorni presenteremo una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Economia che ci ha imbrogliato. Il fallimento del governo è certificato dal Fondo monetario internazionale che ha smentito le previsioni di crescita e di pareggio di bilancio che si avrà solo nel 2017”, ha affermato Maroni.
“Il governo -ha proseguito il leader della Lega- ha fallito la sua azione di risanamento. L’ultima batosta - ha sottolineato - arriva ieri perché il Fondo monetario dice che nonostante l’aumento della pressione fiscale, nonostante il salasso ai contribuenti, il pareggio di bilancio non si avrà se non nel 2017”.
“Mi chiedo allora -ha detto ancora Maroni - a cosa è servita questa manovra che ha distrutto le aziende, impoverito le famiglie e non ha raggiunto l’obiettivo del pareggio di bilancio. Il governo Monti - ha concluso - ha fallito e deve andare a casa subito”.
PRIMARIE CENTROSINISTRA - “Se vince Renzi non cambia niente, mi sembra il giovane Bersani un po’ più spregiudicato ma con le stesse idee della sinistra: il voto agli immigrati e meno sicurezza”, ha detto il segretario della Lega Nord commentando le primarie del centrosinistra questa mattina a Genova.
'CANCELLIERI, SVEGLIA' - Non manca un attacco al ministro dell'Interno: “I nostri militanti sono stati aggrediti da un gruppo di delinquenti qui fuori questa mattina. Ministro Cancellieri sveglia!”, ha dichiarato Maroni, commentando le contestazioni di questa mattina alla convention nazionale del Carroccio a Genova da parte di un gruppo di anarchici e militanti dei centri sociali.
“I sinceri democratici di sinistra -ha aggiunto Maroni- anche oggi hanno fatto vedere di che pasta son fatti. I violenti sono lì, qui c’è il popolo pacifico. E’ un problema di ordine pubblico che -ha concluso il segretario della Lega- il ministro dovrebbe più efficacemente contrastare”.
ELECTION DAY - “Condivido la proposta di Alfano di fare l’Election day per risparmiare 100 milioni di euro ma gli faccio una proposta: siccome il 10 febbraio sono fissate le elezioni regionali, facciamo l’Election day il 10 di febbraio, anticipando la scadenza della legislatura. Questa è la soluzione che aprirebbe nuovi scenari” nel rapporti tra Pdl e Lega. Lo ha dichiarato il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, durante una convention del Carroccio a Genova. “Mi auguro -ha aggiunto l’ex ministro degli Interni- che Alfano abbia il coraggio di dare seguito alle parole dette ma temo di no. Deve darsi una mossa a staccare la spina al governo così si sciolgono le camere prima di Natale e -ha concluso il segretario del Carroccio- si va al voto il 10 febbraio”.
Maroni: "Al Quirinale non voteremmo Monti. Ma una donna sì". A Formigoni: "Gli elettori sono sovrani"
Roberto Maroni non voterebbe Mario Monti alla presidenza della repubblica: "Noi siamo all'opposizione del suo governo", ha risposto a Maria Latella. "A noi piacerebbe una donna al Quirinale", ha aggiunto Maroni, che rispondendo a una domanda specifica ha confermato di stimare Anna Finocchiaro, capogruppo Pd la senato.
"Gli elettori sono sovrani e decideranno chi votare": cosi' Maroni replica a Roberto Formigoni che ieri aveva sostenuto che gli elettori del Pdl non lo voteranno mai alla presidenza della Lombardia. "So che a Formigoni non piace la mia candidatura", ha aggiunto il leader della lega. Infine Maroni, quanto a un possibile sostegno da parte di Cl, ha sostenuto "se io fossi sostenuto da quel mondo avrei i loro voti".
Se il pdl organizzera' primarie lombarde ma "anche a livello nazionale, noi saremmo interessati". Lo ha ribadito il segretario della Lega che ha pero ' sostenuto che su questo ancora c'e un "Pdl non pervenuto".
"Fossi Alfano direi che le primarie si facciano, se Berlusconi vuole candidarsi, bene": questo e' il suggerimento che Maroni offre al segretario del Pdl. "Ho grande stima di Angelino Alfano - ha aggiunto - ma mi ha sorpreso questa sua dichiarazione, perche' il giorno prima aveva detto di volere le primarie. Anche io sono in attesa di capire che succede".
"Spero di si, ma temo di no": questa e' la risposta del leader della lega Roberto Maroni, durante l'Intervista su skytg24, alla domanda se ritenga che si arrivera' alla riforma della legge elettorale entro la fine della legislatura.
CRISI: FAVA "GOVERNO A CASA IL PRIMA POSSIBILE"

"La Lega Nord ha sostenuto fin da subito che prima questo governo andra' a casa meglio sara' per tutti. Il crollo dei consumi rilevato dall'Istat e' l'inevitabile conseguenza delle deleterie politiche economiche e fiscali messe in atto dai tecnici e accompagnate dalla totale assenza di un progetto per lo sviluppo". Lo dichiara il deputato Gianni Fava, responsabile federale del dipartimento Sviluppo Economico della Lega Nord.
"In un momento in cui la stagnazione dei consumi ha rallentato la crescita questo esecutivo ha fatto esattamente l'opposto di quello che bisognava fare: ha aumentato la pressione fiscale su imprese e famiglie facendo cadere il Paese in una spirale recessiva - aggiunge -. Senza un alleggerimento della pressione e uno stimolo alla capacita' produttiva attraverso gli investimenti la crescita restera' un miraggi
domenica 2 dicembre 2012
rifiuti di Napoli in Emilia: il no della Lega Nord al decreto di Clini
La sconfortante immagine dei rifiuti abbandonati a Napoli
Piacenza - “Otto miliardi di euro (di soldi degli italiani) in meno di 20 anni non sono serviti a risolvere il problema dei rifiuti di Napoli. L’Emilia è satura. Non c’è più spazio, né pazienza, per smaltire i rifiuti campani. Siamo pronti a protestare davanti agli inceneritori”.
Lo annunciano i consiglieri regionali della Lega Nord Mauro Manfredini, Manes Bernardini, Stefano Cavalli e Roberto Corradi alla notizia che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini avrebbe già pronto un decreto d’urgenza per spedire i rifiuti della Campania in Emilia Romagna, notizia riportata dall'edizione odierna del “Mattino” di Napoli.
Sul tema il gruppo regionale del Carroccio ha protocollato oggi unarisoluzione in cui chiede alla Regione di chiudere all’ingresso dei rifiuti campani e di esprimere la propria formale contrarietà alle decisioni ministeriali. “Rinnoviamo il nostro sostegno all’assessore Sabrina Freda – dicono i consiglieri leghisti – che ancora una volta si è detta contraria a questo assurdo trasferimento dei rifiuti al Nord. Le chiediamo di aprire una crisi istituzionale che opponga la Regione al ministero e la sollecitiamo a non mancare al tavolo di domani per portare le ragioni dell’Emilia in quella sede. Non abbiamo alcuna intenzione di fare da balia a un Sud inefficiente e irresponsabile che per decenni ha ‘mangiato’ i nostri soldi contando sul sostegno illimitato del Settentrione produttivo e virtuoso”.
Lombardia: Albertini apre a Lega Nord ma solo su macroregione
Si' alla creazione di una macroregione del Nord ma no al referendum lanciato dalla Lega Nord sull'Europa e l'euro. Sono questi due dei ''obiettivi irrinunciabili'' contenuti del programma di 'Movimento Lombardia Civica'', la lista civica che sostiene la candidatura di Gabriele Albertini alle prossime elezioni regionali lombarde.
L'ex sindaco di Milano sembra aprire al Carroccio quando inserisce in cima alla scaletta delle priorita' del suo programma ''l'approvazione da parte del Consiglio Regionale Lombardo, entro il secondo mese dal suo insediamento, di una proposta di legge per la creazione di una macroregione del Nord dotata di ampia autonomia''. Albertini pone pero' tra gli altri punti irrinunciabili ''l'abbandono da parte della Lega Nord della proposta di legge popolare per la promozione di un referendum popolare sull'Europa e sull'Euro da abbinare alle prossime elezioni politiche''. Per l'ex sindaco di Milano, infatti, ''l'adozione di una moneta nazionale e' lo strumento piu' inefficace per affrontare la crisi fiscale degli Stati e la crisi economica'' ed ''e' inoltre in profondo contrasto con l'euroregione che proponiamo al primo dei nostri punti irrinunciabili''.
Albertini insiste parecchio anche sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, altro punto di possibile tensione con il Carroccio: ''Secondo il piu' recente studio sulle partecipate dai Comuni si desume che quando una societa' e' partecipata anche da soci privati e' piu' efficiente. E poiche' la Lombardia e' il territorio con la maggiore presenza di societa' partecipate dai Comuni (923 societa'), e' dalla Lombardia che deve partire l'apertura alla concorrenza e al mercato di questo importante comparto economico''.
Albertini e la Lega Nord sono su sponde opposte anche per quanto riguarda le province. L'ex sindaco di Milano auspica infatti ''la definitiva approvazione da parte delle Camere entro il 20 dicembre del decreto legge sul riordino delle province'' perche' la prospettiva e' quella ''della soppressione dell'ente amministrativo''.
sabato 1 dicembre 2012
Lega Nord: Zaia, Tosi sa che deve ricompattare Liga veneta
''Il segretario nazionale Flavio Tosi si da' molto da fare e sa che il suo obiettivo principale e' quello di ricompattare il movimento che, come la sua elezione ha certificato, si e' diviso in due''. Luca Zaia, governatore del Veneto, ricorda a Tosi l'urgenza di serrare le fila tra le due anime della Liga Veneta, che ''sono ancora divise''. Positivo il giudizio anche sull'azione del segretario federale Roberto Maroni per aver promosso, tra l'altro, ''maggiore coinvolgimento'' all'interno della Lega Nord, ed anche ''maggiore trasparenza'', facendo riscoprire ai militanti una ''nuova passione''.
Posti di lavoro e consenso sociale, come la ‘ndrangheta si sostituisce allo Stato
L'inchiesta che ha svelato gli interssi del clan Bellocco in un'azienda lombarda di call center, racconta soprattutto della voglia di potere dei boss. Scrive il giudice Giuseppe Gennari a proposito della gestione mafiosa della Blue call sr: "“Assumendo persone e procurando lavoro la ‘ndrangheta acquista consenso, dimostrando di essere in grado di fare quello che lo Stato non sa fare”
Un’azienda da tredici milioni di fatturato l’anno e mille dipendenti. Una società leader nel settore deicall center. Completamente a disposizione della ‘ndrangheta. E’ questo l’ultimo fotogramma scattato dall’inchiesta milanese che sabato scorso ha svelato gli interessi in Lombardia della potente cosca Bellocco di Rosarno. Eppure c’è di più: poche righe a pagina 296 dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Gennari. Scrive il giudice: “Assumendo persone e procurando lavoro la ‘ndrangheta acquista consenso, dimostrando di essere in grado di fare quello che lo Stato non sa fare”. Questo uno degli obiettivi principali che ha spinto il giovane boss Umberto Bellocco a dare la scalata alla Blue call di Cernusco sul Naviglio. Chiamati da Andrea Ruffino, imprenditore lombardo e incensurato, per sollevarlo da vecchi soci scomodi (e mafiosi), gli uomini della Piana entrano, occupano e comandano. Soprattutto il giovane erede del clan che di sé va dicendo: “I miei impegni sono più alti di un sindaco”.
Strumento di potere
Posti di lavoro e voti. “Il passaggio successivo sarebbe stato questo – rivela un investigatore milanese – ma per fortuna li abbiamo fermati prima”. La ‘ndrangheta come un partito che garantisce impieghi e stipendi. Ragiona il gip di Milano: “Controllare una realtà del genere (la Blue call, ndr) vuol dire controllare un notevole indotto lavorativo, di grande interesse soprattutto in questo periodo di difficoltà economiche e occupazionali”. L’obiettivo è chiaro: prendersi aziende in salute da utilizzare come strumento di potere. E non importa che gli assunti, poi, abbiano capacità professionali, ciò che conta è averli a disposizione quando servono. Loro e le loro famiglie. Emilio Fratto è un commercialista e consulente del lavoro (attualmente latitante). Sarà lui a portare Ruffino dai Bellocco. Dopodiché dalla cosca riceverà il compito di gestire la Blue call. Eppure, nonostante questa promozione sul campo, lo stesso Fratto si lamenta di come “con questa gente non si può mai costruire perché (…) pensano che loro sono in quattro e ti portano dieci persone”. Il senso è chiaro: “Se io tolgo le persone perché devo diminuire i costi, non è che posso aggiungere altri costi (…) Se io tolgo delle persone, è perché non mi servono”. La ‘ndrangheta fa il ragionamento opposto: aggiungere persone perché servono ad aumentare il potere sociale del clan.
Boss o imprenditore
Non sarà allora un caso che proprio oggi, durante i primi interrogatori di garanzia nel carcere di Opera, Carlo Antonio Longo, referente delle cosche per il nord Italia, nel corso di dichiarazioni spontanee abbia confessato: “Io faccio l’imprenditore e sotto la mia gestione l’azienda stava andando bene”. Dice di più: racconta di futuri investimenti e soprattutto di nuove assunzioni previste. Naturalmente nessun cenno al suo rapporto con Umberto Bellocco, il giovane e capriccioso principe di Rosarno. Eppure dalle intercettazioni emerge una reverenza singolare verso un ragazzo poco più che ventenne.
Del resto Longo dimostra di conoscere molto bene regole e metodi della ‘ndrangheta. Tanto da rivolgersi in questo modo ad Andrea Ruffino che vuole ostacolare la presa definitiva della sua azienda: “Adesso mi hai rotto i coglioni (…) vaffanculo tu e tutta la razza tua (…) vedi che vengo e ti prendo stasera a casa e ti spacco di botte a te e a tutta la razza tua… pezzo di merda che non sei altro (…) bastardo che non sei altro (…) mi stai facendo fuori di testa e se devo avere qualche problema per te ti faccio pentire pure che sei nato (…) bastardo!”
Agenzia di servizi, la migliore sul mercato
Non c’è che dire per uno che si presenta come imprenditore di successo capace di tenere fissa la barra di un’azienda da mille dipendenti. Ma la ‘ndrangheta è proprio questo: uno specchio a due facce. Da un lato ci sono i boss in doppiopetto che “rappresentano la più efficace agenzia di servizi esistente sul mercato”, capaci di soddisfare le richieste degli imprenditori “dalla necessità di denaro liquido, al desiderio di affrontare il mercato della concorrenza con una marcia in più”. Dall’altro lato, però, c’è la violenza e l’intimidazione. Quella, ad esempio, che usa Longo per cacciare l’ex amministratrice della Blue call. “Se tu vuoi avere un rapporto con me – le dice -, fuori dall’azienda facciamo quello che vuoi, ma non devi mettere più piede là dentro (…) non entrare più” o in alternativa “vieni, chiedi permesso, ti chiama la persona interessata, fai il tuo colloquio e vai via. Non devi gironzolare negli uffici”.
La sconfitta della bella impresa lombarda
Insomma, le aziende, in particolari quelle lombarde (come già fu la Perego strade), non servono per riciclare. Nella Blue call Longo e compagni non ci metteranno un euro. Il loro obiettivo è il potere. Un diamante in più da aggiungere alla loro corona di imperatori. Perché tali si comportano in Calabria, ma anche al nord. E l’ultimo capitolo della storia centenaria dei Bellocco racconta proprio di questo. Di una bella classe imprenditoriale lombarda “che – scrive Gennari – apre le porte alla mafia”. Con le cosche gli imprenditori “bauscia” all’inizio guadagnano, quindi si illudono di cacciare i calabresi con una buona uscita. Ma la ‘ndrangheta non vuole soldi, vuole potere per rinforzare il suo Stato.
Michele Bellocco: dialogo finale
Ecco allora come ragionano due capi di questo mondo a parte. “Stavano facendo una legge – ragiona Michele Bellocco, zio del giovane Umberto – : o ci confiscate i beni, o ci date la galera! Decidete una cosa ce la prendiamo! Poi vuoi la libertà, ti vuoi prendere a libertà, prendetevi la libertà!”. Il boss parla nella casa di Giuseppe Pelle, il capo dei capi della ‘ndrangheta di San Luca. Un appartamento diventato simbolo di potere e “delinquenza”. Laggiù ai piedi dell’Aspromonte andavano tutti: mafiosi e politici, imprenditori e gente dello Stato. Ore e ore di intercettazioni raccontate nell’inchiesta Reale. Prosegue Michele Bellocco: “Volete i beni, lasciateci liberi per farci gli altri” perché “la pagnotta la dobbiamo scippare o in una maniera o in un’altra, che dobbiamo fare!”.
La Secessione negli USA?? QUalcuno la VUOLE, scoprite chi e quanti
Continuano inarrestabili le adesioni alle petizioni per secedere dagli Stati Uniti d’America, scatenate dalla rielezione del Presidente Barack Obama lo scorso 6 novembre. Dalla data delle prime petizioni presentate sono ormai passati circa 15 giorni – ovvero la metà del tempo legalmente concesso per concludere la raccolta firme – per cui vale la pena trarre un bilancio sommario dei numeri incredibili riscossi da questa iniziativa in tutti i 50 stati dell’unione federale Americana.
Traendo i dati dal sito ufficiale delle Casa Bianca, vi presentiamo l’elenco completo delle adesioni aggiornato al 26 novembre 2012 (N.B. Nei paesi membri in cui è stata avviata più di una petizione, troverete più cifre riportate sulla stessa riga).
Alabama 30.243
Alaska 7.153 + 7.994
Arizona 23.469
Arkansas 23.119
California 14.959 + 2.326 + 2.026
Colorado 22.267
Connecticut 3.791
Delaware 7.671
Florida 34.747
Georgia 32.028 + 12.385 + 8.274
Hawaii 4.137
Idaho 6.347
Illinois 5.363 + 5.280
Indiana 21.553
Iowa 5.121
Kansas 8.668
Kentucky 19.033
Louisiana 35.133
Maine 4.255
Maryland 4.054
Massachusetts 4.162
Michigan 19.682
Minnesota 5.653
Mississippi 18.565
Missouri 20.224 + 13.784
Montana 13.536
Nebraska 7.266
Nevada 10.528
New Hampshire 5.556
New Jersey 14.284
New Mexico 5.137
New York 15.136 + 8.429
North Carolina 30.372
North Dakota 11.576
Ohio 11.833 + 8.546 + 4.642
Oklahoma 16.806 + 18.106 + 9.526
Oregon 14.807
Pennsylvania 13.720 + 9.045
Rhode Island 4.747
South Carolina 24.322 + 15.215
South Dakota 14.295 + 6.588
Tennessee 31.040
Texas 117.279
Utah 8.287 + 6.800
Vermont 2.516
Virginia 5.019 + 8.875
Washington 4.439 + 3.832
West Virginia 7.917
Wisconsin 7.220
Wyoming 9.190
Il Texas è lo stato che ha raccolto di gran lunga il maggior numero di firme, per un totale di circa 117 mila. Ricordiamo che il quorum da raggiungere affinchè l’iniziativa possa essere presa legalmente in considerazione è di 25 mila firme raggiunte in un mese. Oltre al Texas, si è già raggiunto il quorum in metà del tempo richiesto negli stati di Alabama, Florida, Georgia, Louisiana, North Carolina, Tenessee; sono ad un passo dal quorum (e presumibilmente lo raggiungeranno) gli stati di Arizona, Arkansas, Colorado, Indiana, Kentucky, Michigan, Mississippi, Missouri e South Carolina.
Si profila per la Casa Bianca una bella gatta da pelare, dovendo rispondere ad un così grande numero di cittadini americani (le firme totali stanno per abbattere il muro del milione, sono per l’esattezza 939.898) che hanno manifestato l’espressa volontà di recuperare la sovranità nazionale.
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