sabato 21 luglio 2012

Discorso dell'On. Giancarlo Giorgetti alla Camera


GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, signor Ministro, la parte politica che le parla in questo momento è a favore dell'Europa, ma votò contro l'introduzione dell'euro e voterà contro il fiscal compact, questo Trattato.

Voterà in questo modo perché siamo contrari, come già eravamo contrari, a discussioni superficiali e al provincialismo tipico della politica italiana, quella che, al momento dell'introduzione dell'euro, vendette alla politica e all'opinione pubblica italiana l'euro come il paradiso che avrebbe risolto, da solo, tutti i mali dell'economia e della società italiana e che, purtroppo, si ripete anche in questa circostanza. Scelta di cui noi eravamo consapevoli allora e che fu fatta per scongiurare la spaccatura del Paese e anche, se vogliamo, per porre le condizioni affinché fosse poi ineluttabile il passaggio dalla moneta unica all'unificazione politica.

Allora, in quel clima di superficialismo, ci vendettero la teoria secondo cui con i tassi di interesse ridotti, di cui potevamo beneficiare con il nostro debito pubblico così massiccio, avremmo generato un periodo positivo per l'economia italiana. Naturalmente, tranne noi della Lega Nord, nessuno si ricordò di specificare che questo avrebbe significato una finanza pubblica restrittiva che, quindi, avrebbe, con l'aumento della pressione fiscale, strangolato le nostre imprese, e una moneta inevitabilmente rivalutata rispetto a quella a cui era abituata la nostra economia. Tutto ciò si è tradotto in tassi di interesse sì bassi, ma anche in una crescita modesta su base pluriennale.

L'equilibrio è saltato quando la recessione mondiale, indotta dall'impazzimento della finanza derivata, si è scontrata con le debolezze genetiche della moneta unica. Si è dimostrato che senza crescita economica un debito pubblico come quello italiano non è sostenibile. Non si tratta soltanto della speculazione internazionale, ma si tratta semplicemente della naturale osservazione che, non crescendo e non producendo ricchezza, nessun debito può essere rimborsato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Chi nel mondo compie delle valutazioni, lo fa semplicemente su questo.

Ciò che si è venuto a creare è - ricorro a questa immagine - come una centrale nucleare. Ci avevano venduto la teoria secondo cui questa centrale nucleare avrebbe prodotto energia a bassissimo costo e senza rischi, però, nel nocciolo di questa fusione, si sono scontrati, come dicevo prima, la debolezza genetica dell'euro e la crisi della finanza derivata. Quindi, questa energia, che poteva essere prodotta a dismisura, quasi gratis, ha prodotto una serie di reazioni a catena che nessuno è in grado di controllare.

Al capezzale di questa centrale nucleare impazzita abbiamo chiamato i migliori ingegneri nucleari del mondo, i professori, coloro che hanno concepito la centrale nucleare e che avevano garantito che questa non sarebbe andata in crisi. I professori si affannano, non soltanto in Italia, attorno alla centrale nucleare per cercare di fermare l'incendio della finanza che divampa e che produce radiazioni che, tutto intorno, uccidono il lavoro e l'impresa. Questa è la realtà con cui ci confrontiamo.
Una delle tante ricette degli ingegneri nucleari, attorno alla centrale nucleare fuori controllo, è quella del fiscal compact, un'unificazione fiscale introdotta surrettiziamente, quasi di nascosto, senza grande dibattito, possibilmente senza farla conoscere al Paese perché il prezzo di questo accordo è pesantissimo non per i prossimi anni, ma per le prossime generazioni. Guardate che vi è un prezzo inevitabile che si deve pagare. Ma, come hanno ricordato i nostri amici Südtiroler Volkspartei - credo, onorevole Buttiglione, che non abbiano tutti i torti -, alle condizioni attuali, è insostenibile.

Devo dire che, almeno questa volta, lo abbiamo messo «nero su bianco». Arriva qui in Aula un Trattato che affida la gestione del futuro e della vita delle imprese e del lavoro di chi oggi è esposto a radiazioni a degli ingegneri, a dei professori, non legittimati dal popolo.

Questo difetto di legittimazione democratica è un problema serio, perché chi è malato ha almeno il diritto di scegliere da chi farsi curare.

Allora, queste procedure, queste procedure barocche, queste procedure contorte, queste procedure che fanno fatica ad essere governate da coloro che le hanno create, arrivano sempre, troppo, troppo tardi. Stiamo discutendo di misure che affannosamente si sono sovrapposte nel tempo, nel disperato tentativo di bloccare la fusione, che a catena si diffondeva nella centrale, sempre con esiti inferiori rispetto alle aspettative. Lo testimonia anche il MES, il provvedimento che approveremo dopo.
Onorevole Bottiglione - lo dico francamente - io non so se questo Paese sarà mai chiamato a tirare fuori 111 miliardi entro sette giorni ma, se lo farà e se accadrà, dovrà chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale. Questa è una cosa implicita, non scritta, ma che è evidente a tutti: in sette giorni a chi chiediamo 111 miliardi?

Questa è la situazione e i popoli ed i Parlamenti sono messi contro il muro: devono ratificare tutti, anche la Corte costituzionale tedesca. Oggi c'è gente che accusa la Corte tedesca di essere contro l'Europa e di mettere a rischio l'euro e si accusa la Merkel. Guardate, io non riesco a non avere simpatia per la Merkel e per un popolo, le cui virtù noi trasformiamo in colpa. Ma vi rendete conto della situazione aberrante in cui ci veniamo a trovare? È la superficialità della politica italiana, per cui la colpa è sempre degli altri - e possibilmente in questo momento il capro espiatorio è la Merkel - e se battiamo la Germania siamo tutti contenti e abbiamo risolto i nostri problemi. È una cosa tragica, quasi ridicola.

Voglio concludere dicendo che la vera risposta, la giusta risposta, è che l'euro e l'economia europea si salvano soltanto con un'Europa politica federale, con i popoli che partecipano alla sua costruzione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Si sta facendo un'Europa di nascosto dai popoli e senza i popoli e, quindi, contro i popoli.

Parafrasando e richiamando una nota poesia, cari amici del Parlamento, possiamo dire: «ratificare è un po' morire». La verità è che più Europa significa meno Italia. Abbiamo il coraggio di dirlo? O forse, come è stato autorevolmente affermato, soltanto in seguito ad una grande crisi il popolo si convincerà che è meno peggio perdere sovranità?

La Lega Nord vuole l'Europa dei popoli e condivide il principio di sana finanza pubblica e non a caso ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione. Ma senza coinvolgere il popolo, non si costruisce un'Europa forte politicamente ed economicamente.
Per questo motivo noi voteremo contro.

Consiglio regionale approva manovra di assestamento 2012 e Rendiconto generale 2011. Via libera anche a 23 ordini del giorno

“Un assestamento di Bilancio all’insegna del rigore e della prudenza, che ci sono imposte dalle incertezze tuttora in essere legate ai trasferimenti statali, in particolare per quanto concerne il Fondo nazionale per la Sanità la cui definizione è tuttora oggetto di trattativa tra Regioni e Governo, ma che comunque consente a Regione Lombardia di effettuare e programmare nuovi investimenti sul territorio mantenendo tutti gli impegni presi”.
Così il Presidente della Commissione Bilancio Ugo Parolo (Lega Nord) ha commentato l’avvenuta approvazione della Manovra di Assestamento al Bilancio 2012, di cui era relatore, avvenuta questa mattina in Consiglio regionale con 42 voti favorevoli e 29 contrari. La manovra ha individuato spazi aggiuntivi di spesa complessiva per un ammontare di circa 69,6 milioni per il 2012, di circa 69,3 milioni per il 2013 e di circa 77,1 milioni per il 2014, sempre finanziati attraverso l’utilizzo di fondi già esistenti.
Per l’area economica nel 2012 si segnalano in particolare investimenti a favore dell’agricoltura montana (3 milioni); investimenti di semplificazione dei servizi per la pubblica amministrazione (1,7 milioni); interventi per la promozione dello spettacolo, lo sviluppo di musei e la promozione educativa e culturale (6,5 milioni nel 2012 di parte corrente e 1 milione in parte capitale per il sostegno alla digitalizzazione delle sale cinematografiche) e investimenti attuativi del patto per il commercio (3 milioni).
Quanto agli interventi destinati all’area sociale, vanno sottolineati l’incremento del fondo rotativo per l’edilizia sanitaria (nuovi interventi IRCCS Besta e Tumori e ristrutturazione Arpa, per un importo pari a 58 milioni nel triennio 2012-2014); i contributi per scuole dell’infanzia (8,9 milioni nel 2012); il sostegno al reddito della dote scuola (5,5 milioni nel 2012); i progetti innovativi per il sostegno alle famiglie (2 milioni nel 2012); i contributi per interventi in campo socio assistenziale (30 milioni nel 2012); i contributi a sostegno della maternità e della natalità (1 milione nel 2012); i contributi Frisl per gli oratori (4 milioni nel 2013) e gli investimenti per il risanamento ambientale ed energetico nell’ambito del programma di edilizia residenziale pubblica (50 milioni nel biennio 2013-2014).
L’area territoriale è infine caratterizzata da investimenti significativi per programmi ambientali, principalmente legati alle centraline di rilevazione della qualità dell’aria (3,1 milioni nel biennio 2012-2013); dagli interventi per la promozione dello sport (0,6 milioni nel 2012 e 1,5 milioni nel 2013); dagli interventi relativi al Piano territoriale regionale d’area (0,9 milioni nel biennio 2012-2013); dal progetto FRISL per la realizzazione di centri di raccolta comunali o intercomunali dei rifiuti urbani e assimilati (5 milioni nel triennio); dal contratto di servizio ferroviario (77,6 milioni di euro).
Approvati anche emendamenti dell’assessore Romano Colozzi che stanziano 30 milioni di euro per anticipare il pagamento integrale delle quote PACagli agricoltori lombardi colpiti dal recente sisma, portando così il Fondo Sociale regionale da 40 a 70 milioni di euro; 1milione e 951mila euro aggiuntivi al fondo per il diritto allo studio universitario e 1 milione di euro per gli interventi di sistemazione della frana di Somma Lombardo. Via libera anche a un emendamento a firma Bottari, Colla e Marelli della Lega Nord che stanzia altre 300mila euro per favorire azioni di contenimento delle nutrie. Confermata la moratoria dei pagamenti dovuti a Regione Lombardia dai beneficiari di finanziamenti derivanti da alcune leggi regionali (33/1991; 11/2004; 5/2009) che hanno sede o residenza nei territori colpiti dal terremoto del 20 e 29 maggio scorso e approvato anche un emendamento della Giunta regionale che stabilisce che eventuali residui delle risorse del patto di stabilità, destinate prioritariamente a finanziare progetti statali e comunitari già coofinanziati da Regione Lombardia, possano essere utilizzati per fare fronte a casi di dissesto idrogeologico e calamità naturali. Via libera infine a un emendamento dell’Assessore alla Casa Domenico Zambetti che stabilisce come gli inquilini delle case comunali equo-canonenon siano tenuti a pagare i nuovi aumenti dei canoni prima della fine dei contratti di locazione in essere.

Governo: Dozzo (Lega Nord), intensificare opposizione a Monti

''Da qui alla fine della Legislatura, Pd e Pdl saranno sempre piu' impegnati a dirimere le beghe interne che non ad occuparsi dei provvedimenti che vara il Governo, il quale sara' lasciato ancora di piu' libero ed indisturbato di fare cio' che vuole. Ragion per cui la Lega Nord deve intensificare la propria opposizione a Monti''. Lo afferma, in una nota, il presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo.

Gli altri partiti, aggiunge, ''sono distratti, stanno gia' pensando alla campagna elettorale, Monti lo sa e ne approfittera' per adottare misure ancora piu' dure, ma recessive ed inefficaci, di quanto gia' non abbia fatto. 

Intanto, nel silenzio generale, lo spread e' salito a 495 punti, un livello cosi' alto che non si registrava dal 16 gennaio scorso'

venerdì 20 luglio 2012

Al Senato blitz della Lega e del Pdl. Colpito il principio di unità nazionale


Un emendamento presentato dal Carroccio, e firmato da Roberto Calderoli, abolisce il principio di "unità giuridica o economica della Repubblica". Un paletto per gli interventi del governo centrale sulle Regioni. Pd e Idv e le ragioni dell'Aventino. Bersani: "Quello che accade è indecoroso"


Democratici e Italia dei Valori ancora fuori dall'aula. E Lega e Pdl danno vita all'ennesimo blitz sulle riforme. E dopo il semipresidenzialismo, stavolta a essere messo in discussione è addirittura il principio di unità "giuridica ed economica della Repubblica". L'aula del Senato ha infatti approvato un emendamento della Lega alle riforme che di fatto fa saltare il principio di "unità giuridica o economica della Repubblica" nell'ambito dell'attività legislativa delle camere. Durante le votazioni sull'articolo 7, passa, con i voti del Pdl e del Carroccio, un emendamento a firma di Roberto Calderoli e Sergio Divina che sopprime una clausola di salvaguardia che costituiva una deroga al monocameralismo per le materie del senato federale.

Il blitz del Carroccio. Il comma che salta è il seguente: "la funzione legislativa è altresì esercitata in forma collettiva dalle due camere quando, al fine di garantire l'unità giuridica o economica della Repubblica, il governo presenta al Parlamento un disegno di legge che, nel rispetto dei principi di leale collaborazione e di sussidiarietà, interviene nella materia attribuite alla potesta legislativa regionale". Nei fatti la soppressione della norma è anche un 'paletto' al governo centrale di intervenire sulle questioni regionali con un voto che passi
da entrambe le camere. La competenza nei fatti sarà solo del senato federale. Il Pd e l'Idv non erano in aula avendo scelto l'Aventino. Sulla norma Calderoli è stato contrario il Terzo Polo. Anche coesione nazionale non l'ha appoggiata: si è astenuta; e al senato vale come voto contrario.

Il calendario. Le votazioni sulle riforme riprenderanno martedì. E mercoledì è previsto il voto finale. Nulla di fatto per oggi sul semipresidenzialismo visto che gli articoli del Pdl per l'elezione diretta del capo dello Stato sono depositati all'articolo 9. Il partito democratico ha però fatto sapere che mercoledì saranno di nuovo in aula per il voto finale.

Le ragioni dell'Aventino. Il gruppo del Pd ha abbandonato l'Aula del Senato "perchè il Pdl ha rotto l'accordo sulle riforme costituzionali, con la presentazione dell'emendamento sul semipresidenzialismo.

LEGGL.ELETTORALE: CALDEROLI,OK PREFERENZE E PREMIO GOVERNABILITA'

Introduzione delle preferenze; premio di governabilita'; sbarramento al 4% a livello nazionale e del 6% in almeno cinque circoscrizioni. Sono queste alcune delle principali novita' contenute nella proposta di legge del Carroccio presentata in una conferenza stampa al Senato dal segretario Roberto Maroni, dall'ex ministro Roberto Calderoli e dai capigruppo Federico Bricolo e Gianpaolo Dozzo. 'Con la nostra proposta - spiega Calderoli - si leva di mezzo ogni ipotesi di lista bloccata'. 


Secondo Roberto Maroni si tratta del progetto di legge 'piu' condivisibile' e che avrebbe gia' ottenuto 'segnali positivi' e 'aperture' dalle varie forze politiche, cominciando da Berlusconi.

E' vero che molti partiti sono contrari all'introduzione delle preferenze, spiega Maroni, ma per noi questo 'resta senz'altro il modo migliore per dare la possibilita' ai cittadini di scegliersi i propri candidati e di individuare il candidato premier o il capo dell'opposizione'. Il testo, in buona sostanza, si ispira ad alcuni principi come quello, secondo il quale, i seggi verranno assegnati 'su base nazionale con metodo proporzionale'.

Ci sara' poi una soglia di sbarramento che sara' del 4% a livello nazionale. Ma potranno anche concorrere alla ripartizione dei seggi le liste che avranno conseguito il 6% in almeno cinque circoscrizioni. Concorreranno anche le coalizioni in cui almeno una delle liste componenti raggiunga la soglia di sbarramento. In ogni circoscrizione ogni singolo partito potra' presentare una lista sulla quale l'elettore verra' chiamato ad esprimere una preferenza e il numero dei candidati per ogni lista non potra' superare il numero dei seggi della circoscrizione. Chi conseguira' il maggior numero di preferenze sul piano nazionale verra' considerato il capo della coalizione o della lista vincente. Per quanto riguarda il premio di maggioranza, la Lega preferisce parlare di 'premio di governabilita'. E questo verra' attribuito alla coalizione o alla lista che abbia conseguito il maggior numero di voti o che abbia superato il 45%. In questo caso, grazie al premio, i seggi da distribuire non saranno meno del 55%.

Una volta determinato il numero dei seggi che spettera' ad ogni partito o gruppo di candidati in ciascuna circoscrizione, si procedera' all'assegnazione dei seggi spettanti ('che sono distribuiti secondo le preferenze espresse e secondo l'ordine di graduatoria del partito') in misura proporzionale alle scelte degli elettori. Cioe' in misura proporzionale al numero dei voti, spiega Calderoli, 'senza alcuna preferenza in rapporto al numero dei voti con preferenza'. Se ad esempio un partito ha ricevuto 10.000 voti di cui 7.500 con le preferenze, per individuare gli eletti si dovra' attingere in misura proporzionale alle preferenze e alla graduatoria di lista. In questo caso: 3 seggi ai candidati secondo l'ordine delle preferenze espresse e 1 seggio al primo dei candidati nell'ordine della lista che non risulti gia' eletto in base alle preferenze.
Per quanto riguarda il Senato, la Lega individua un meccanismo analogo a quello della Camera con applicazione su base regionale e premio di governabilita' su scala nazionale con la garanzia di dare almeno il 55% dei seggi a chi abbia raggiunto il 45% dei voti. Anche per il Senato e' introdotto il voto di preferenza e si prevede una soglia di sbarramento in ogni regione del 6%. La proclamazione degli eletti ha luogo in ambito regionale.

LA SICILIA E' LA NOSTRA GRECIA. SE LA SBRIGHINO DA SOLI


Massimo Garavaglia, responsabile economico della Lega Nord 

“L’intervento di Monti è la certificazione di uno stato pre-fallimentare. Il rischio vero è che alla fine il Nord debba ripianare i buchi fatti da altri”. Massimo Garavaglia, responsabile economico della Lega Nord, boccia con una intervista ad Affaritaliani.it l’ipotesi di un commissariamento della Sicilia da parte dello Stato a causa dei conti disastrati della Regione. “Bisogna stare attenti. I siciliani decidano loro come uscirne. E poi il commissariamento prevede che lo Stato si faccia carico dei debiti”.



Come valuta l'intervento di Monti nella questione siciliana?
"E' purtroppo la certificazione di uno stato pre-fallimentare. E questo è molto preoccupante".

Come si esce dal rischio default?
"Bisogna prima avere chiara la situazione reale dei conti. Certo è che le recenti scelte sia sulle assunzioni facili che sui pensionamenti rendono molto complicata la gestione del bilancio siciliano".

Le assunzioni pubbliche sono state usate come merce di scambio e ammortizzatore sociale?
"Questo mi pare palese. Addirittura membri autorevoli di Confindustria e anche dell'Assemblea regionale hanno dichiarato che i forestali sono loro stessi che appiccano gli incendi… vuol dire che la situazione è veramente molto compromessa ".

Avete paura che a pagare sia il Nord?
Questo è il vero pericolo. Ci troviamo una Grecia in casa. Il rischio vero è che alla fine il Nord debba ripianare i buchi fatti da altri. Del resto è ciò che sta avvenendo da anni".

Monti dovrebbe commissariare la Regione?
"Bisogna stare attenti con il termine 'commissariare'. Da un alto perché è giusto che i siciliani prendano atto della situazione e decidano loro come uscirne. Dall'altro il commissariamento prevede che lo Stato si prende carico dei debiti della Regione e ne faccia fronte".

Meglio che se la sbrighino da soli?
"Esatto".

Lombardo dovrebbe avviare una serie di licenziamenti e di vendite del patrimonio pubblico per ripianare i buchi?

"Bisogna avere tempo di vedere con chiarezza la situazione dei conti. Ma è ineludibile l'applicazione di un minimo di raziocinio della spesa pubblica. I margini di miglioramento sono infiniti"

Silvio II non piace a Maroni «Torna? E chissenefrega»


IL SEGRETARIO DELLA LEGA ALLA FESTA DEI GIOVANI PADANI BOCCIA IL RITORNO DI BERLUSCONI. «DOBBIAMO PARLARE DI COSE CONCRETE»

L'eventuale candidatura di Berlusconi a premier, in vista delle politiche del 2013, ha detto Roberto Maroni arrivando ad Alzano Lombardo alla festa organizzata dai Giovani Padani, «per noi non è di attualità». «Non ci interessa - ha insistito (sul palco sarà più diretto: «torna? Chissenefrega...» - il candidato premier ci sarà, quando ci saranno le elezioni, ora dobbiamo parlare di cose concrete». «Stiamo a vedere, ma per adesso non ci interessa questa discesa in campo». Il capo del Carroccio si è poi concesso una battuta sul Milan, di cui è tifoso. «Sono, invece, arrabbiato con Berlusconi per quello che ha fatto al Milan», ha detto, con riferimento alle recenti cessioni di giocatori. «Se continua così - ha scherzato - non c'è possibilità di alleanza».


LEGGE ELETTORALE - Riguardo al premio di maggioranza al partito che otterrà più consensi, Maroni ha commentato: «mi sembra un mezzo imbroglio». Mentre ha definito «dettagli» le discussioni sui collegi. Dalle consultazioni romane, ha spiegato, «mi sono fatto l'idea che c'è tanta confusione, che stanno facendo 'calcolettì su chi ci guadagna di più». «La Lega, a questi giochetti, non ci sta», ha sostenuto. «La soglia di sbarramento va bene: non ci preoccupa, supereremo qualsiasi sbarramento», ha continuato. «Lunedì la Lega dirà qual è la sua posizione sulla legge elettorale - ha spiegato - ma la strada è questa: chi vince deve governare, chi perde stare all'opposizione, basta con la confusione di oggi».

FORMIGONI - «Se il presidente Formigoni vuole tornare a Roma, è meglio che lo dica prima in modo che si possa votare per le regionali con le politiche del 2013 e il candidato sarà della Lega». Così il segretario della Lega Roberto Maroni è tornato a parlare della prospettiva politica in Regione Lombardia. «Lo abbiamo detto a Formigoni - ha spiegato a- che la situazione in Lombardia è piuttosto complicata, ma siamo persone serie e manteniamo gli accordi».


IL CONSENSO - «Dobbiamo recuperare consenso e lo stiamo facendo: ho visto un sondaggio che ci dà al di sopra dell'8%: sono presente prudente ma il sondaggio era fatto da qualcuno che non ci vuole tanto bene ed era attendibile, è pubblicato sul sito del governo»«. Così Roberto Maroni sui consensi della Lega Nord, dopo la sua elezione a segretario federale, avvenuta il primo luglio.

Bossi a Trescore: 'Il Nord come uno schiavo'


TRESCORE  - «Il Governo di adesso non è certo il migliore, il governo Berlusconi non avrebbe mai toccato le pensioni o l'Imu. La responsabilità è del presidente della Repubblica: non avrebbe dovuto mandar via Berlusconi». Lo ha detto Umberto Bossi, parlando alla festa della Lega Nord a Trescore.
NORD SCHIAVO - «Se c'è uno Stato poco democratico è l'Italia, che sfrutta il Nord come se fosse uno schiavetto- Adesso però - ha spiegato il senatur - si va avanti sulla strada della libertà. Ci hanno attaccato da Roma poco prima delle amministrative: è stata una sceneggiata incredibile, ma finora non è saltato fuori nulla. Avessimo rubato, non avremmo un milione di euro da dare ai terremotati dell'Emilia. Questa è la lotta per liberarsi, una lotta difficile, perchè lo Stato controlla la stampa e ci schiaccia con la magistratura, ma io non ho paura, perchè sapevo che mi avrebbero attaccato».
EUROREGIONE CONTRO ROMA - «Abbiamo fatto l'accordo: è nata l'Euroregione Padana-Alpina, la scorsa settimana a Sangallo, in Svizzera. Alla firma c'erano i presidenti di Piemonte, Lombardia, Svizzera, Baviera, regioni austriache, Slovenia. Questa - ha spiegato Bossi - è una cosa nata tanti anni fa, dopo la dichiarazione di indipendenza della Padania a Venezia. Essere testardi e crederci dà i suoi frutti, chi non ci crede non ce la può fare. La nostra gente - ha proseguito - si è fatta imporre da Roma il peggior centralismo, questo perchè i padani non sono così coraggiosi. Noi del Nord - ha aggiunto - abbiamo accettato di vederci riempire la Padania di mafiosi al confino e questo ha generato rapimenti, criminalità e violenza. Nessun ha avuto il coraggio di reagire. L'accordo tra i popoli europei ci dà la forza per battere Roma».

giovedì 19 luglio 2012

Aiuti alle sezioni - La Lega mantiene le promesse





la Lega mantiene le sue promesse!

Nelle scorse settimane Roberto Maroni aveva assicurato che i soldi recuperati dopo la gestione del precedente amministratore sarebbero stati girati alle sezioni e che il nostro Movimento avrebbe rinunciato alla seconda tranche del rimborso pubblico per i partiti, dopo che in Parlamento e' stata bocciata la nostra richiesta di abolirlo.

Come già saprai, la Lega ha devoluto un milione di euro di questo rimborso ai terremotati dell'Emilia e si sta organizzando per aiutare alcune associazioni di volontariato con la parte restante.

Oggi posso annunciarti che anche la promessa di aiutare le sezioni e' stata mantenuta. Nei giorni scorsi il Segretario nazionale Matteo Salvini ha girato a Milano 30mila euro. La Segreteria provinciale ha redistribuito tutto alle sezioni sperando che questi soldi possano servire per tirare un po' il fiato e permettere ai nostri militanti di dedicarsi maggiormente alla Politica e alle attivita' sul territorio senza piu' l'assillo (almeno per qualche mese...) della scadenza delle bollette. Questo e' il modo giusto di usare i soldi della Lega, per questo a gennaio il Direttivo provinciale chiese maggior trasparenza nella gestione economica del Movimento e un uso diverso del finanziamento pubblico al nostro interno.

La Lega riparte alla grande.


Il segretario provinciale di Milano
Igor Iezzi

Braccialettini criptici, Bossi a cena solo, Maroni Salvini e Tosi iconoclasti: congetture e titoli delle menti distorte della stampa italica

A volte mi sento una marziana, a volte credo di non vivere nella vita reale, a volte penso di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, a volte penso che sempre e comunque io debba fare il mio dovere e poi...
E poi in un caldo venerdì 13 luglio 2012, mentre sfoglio i giornali mi ritrovo a leggere di braccialetti bianchi "criptici e sospetti".

Sono leghista da sempre, da quando mio padre divenne consigliere provinciale ormai più di vent'anni fa. Poi lo studio la carriera sportiva mi hanno allontanata dalla politica, ma pur sempre rimanendo leghista. Da 4 anni mi son buttata a pieno nella lega, sono militante e segretario di sezione e da 4 anni al mio polso c'è il braccialetto verde LEGA NORD.

Per un leghista ci sono simboli incancellabili, Pontida, il fazzoletto verde nel taschino, la sciarpetta verde al collo e i braccialetti di gomma che da qualche anno spopolano.
Ma torniamo ai giornali, l'articolo era in riferimento alla vicenda tangenti, nella quale sembrerebbe immischiato un esponente della Lega Nord, a parte illazioni varie vere o presunte, nel fondo dell'articolo leggo: 

""Come annotano gli investigatori della Guardia di Finanza negli atti in vista dell'incidente probatorio,emerge un'intercettazione di "....", nell'ottobre 2011, che parla con ''tale "....."'' e fa riferimento ad ''alcuni 'braccialettini bianchi'', usando un ''linguaggio criptico e ambiguo''. Cosi' un sms dell'8 ottobre 2011: ''"....." ciao scusa se ti disturbo non hai 5 braccialettini bianchi? Te li pago me li tieni?'""
Sapete qual'è stata la prima cosa che ho pensato??? "Ma questi dove vivono? e la seconda?? Ma io devo pagare le tasse per dare i soldi a questa gente per intercettare uno che fa riferimento ai braccialettini bianchi con la scritta I LOVE LOMBARDIA o BARBARI SOGNANTI!?!? Ma come possono pensare che i famosi braccialettini bianchi (stravenduti tra l'altro) sia un linguaggio criptico e ambiguo???
Spero sinceramente che queste congetture siano il frutto di una mente distorta atta a fare il titolo di un giornale, perchè non posso pensare che la Procura di Milano sia davvero concentrata su braccialettini bianchi. 
Il mio stato di marziana poi si amplifica anche oggi, il corriere della Sera posta un articolo con un apparente foto di Umberto Bossi solo alla Festa di Trescore Cremasco. A quanto pare a smentire il fotomontaggio o questa strana foto ci sono i militanti presenti. Cambiando testata, sempre oggi Affaritaliani.it pubblica un articolo dal titolo: 
Maroni, Tosi, Salvini iconoclasti

nel quale si articolano in una fantasiosa descrizione del simbolo della Lega. Ma vi invito a leggere per credere.
E allora mi ripeto, la stampa italica è ormai un frutto marcio che rispecchia il paese. Uno scoop continuo di menzogne e illazioni atte, nel caso della Lega a mettere uno contro l'altro nella speranza di interrompere il cammino di quello che è l'unico partito ad avere le idee chiare.
A differenza di quanto i giornali volutamente scrivono, la Lega Nord c'è, lavora e si rinnova, il cammino di rinnovamento sarà lungo forse e non privo di intoppi, ma la LEGA ce la farà!
Si ci sono vedute diverse, si ci sono personalismi e invidie varie che turbano e frenano il movimento, ma ben lungi dalle descrizioni forzate dei giornali di regime.


AVANTI LEGA PIU' FORTE DELLE MENZOGNE

Il vero problema dell’evasione fiscale. Le cifre del dramma italiano: quei 275 miliardi che il governo non vede. E che sono soprattutto al Sud


Circa 120 miliardi di euro. E’ questa la cifra che Centri studi, università e redazioni da anni continuano a divulgare per descrivere l’entità dell’evasione fiscale in Italia, il mancato incasso, l’enorme furto dei contribuenti del Bel paese ai danni dello Stato, ergo dei propri concittadini. Numeri abissali che bastano da soli per palesare come quello del mancato versamento delle tasse e delle false o ingannevoli dichiarazioni dei redditi all’erario sia il principale freno alla crescita dell’economia, agli investimenti sul futuro, allo sviluppo. Gli ultimi numeri dell’Istat fanno rabbrividire: sarebbe quantificabile tra i 250 e i 275 miliardi il valore dell’economia sommersa e, insieme, dell’evasione in Italia, una cifra che oscillerebbe tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. In media cioè, ogni contribuente nasconde allo Stato oltre 2mila euro. “Si calcola che ci sia il 30% di evasione in agricoltura, il 21% nei servizi e il 12% nell’industria. Ma ci sono anche settori, come il turismo, dove si supera il 50%”, ha fatto sapere il presidente dell’Istituto di Statistica Enrico Giovannini. 

1/5 DELL’ECONOMIA NASCOSTA - L’anomalia è tutta italiana. Rapportata al prodotto interno lordo l’evasione fiscale di casa nostra è tra le prime d’Europa. La realtà è ben più grave se parliamo di evasione Iva. 22% è il dato diffuso ad agosto scorso dal Sole 24 Ore relativo all’evasione Iva in rapporto al gettito teorico. Un quinto della ricchezza creata all’economia, insomma, sarebbe nascosto all’erario. In Spagna ed Irlanda si respira aria diversa. Il mancato gettito Iva corrisponde al 2% del totale. In Lussemburgo addirittura l’1. In Francia al 7%. In Germania al 10. Sono in pochi a navigare in acque peggiori delle nostre: Ungheria, Slovacchia e Grecia rispettivamente con il 23, 28 e 30% di evasione. In tutti e tre i casi si tratta di economie più piccole della nostra. Come a dire: in termini assoluti siamo imbattibili. Il Sole 24 Ore ha stimato in circa 28 miliardi il mancato gettito Iva nostrano. 

FENOMENO ITALIANO - I numeri preoccupanti degli ultimi mesi giungono regolarmente da anni. Nel 2010, sempre il Sole 24 Ore, ha fornito un grafico che ripartisce per regione l’ammontare dell’evasione Iva e Irap e il totale delle risorse e delle ricchezze non dichiarate realtive a soli 400 controlli realizzati su tutto il territorio nazionale. Il grafico quantificava i maggiori redditi non dichiarati in 15,8 milioni euro, l’Iva non versata in 23,8 milioni, l’Iva non versata in 81,9 milioni di euro. Dai dati emerge come il fenomeno sia diffuso su tutto il territorio nazionale. Anche se l’intensità dell’evasione lungo lo stivale è sensibilmente diversa e più forte al Sud. 

I FINTI POVERI - La soluzione del problema ha molto a che fare con il culto del rispetto delle regole con il quale gli italiani hanno dimostrato di non amare. Laddove è semplice barare, ed è minimo il rischio di essere scoperti e poi severamente puniti, piccoli e grandi commercianti, e piccoli e grandi imprenditori evitano di fatturare e dichiarare le proprie entrate. Nel mirino della Guardia di Finanza non ci sono solo i grandi capitali. Uno studio presente sul web dell’Università di Bologna mostra come sia necessario per l’Agenzia delle Entrate essere attenta al fatto che anche nelle piccole attività si cela la tentazione di ingannare l’erario. Lo sguardo di ministero e Fiamme Gialle è rivolto, dunque, anche ai finti poveri. 

ITALIANI PREOCCUPATI - Gli italiani sono perfettamente al corrente della gravità del problema dell’evasione. Intervistati a distanza di decenni sono in pochi a ritenere la questione marginale. 

I BLITZ SERVONO… - I blitz della Guardia di Finanza sono certamente un monito a rispettare le regole anche laddove sembra semplice evadere. Come a Cortina, anche dopo i controlli a tappeto avvenuti a Milano, gli incassi dei locali interessati sono sensibilmente cresciuti. o, meglio, sono aumentati di colpo le entrate dichiarate dai commercianti. Nella località sciistica sono stati riscontrati incassi superiori del 300% rispetto al giorno del blitz in alcuni ristoranti. Nel capoluogo lombardo il picco è stato del 200%. Su 115 esercizi controllati 55 hanno presentato irregolarità. In 33 di essi operavano lavoratori in meno. In una settimana le vendite dichiarate sono aumentate mediamente del 44%. 

…MA NON BASTANO - Stanare gli evasori e punirli per il loro danno alla collettività è molto impotante, non basta. All’interno delle nostre leggi esistono anomalie che facilitano proprio le persone che non intendono adempiere al loro dovere fiscale. La nostra società ha percorso molta strada, anche grazie alla Costituzione, ma molta ancora ne resta da percorrere. La lotta all’evasione, parziale e totale, è bene ricordarlo, si combatte su più fronti. Sul terreno della mancata dichiarazione fiscale e su quello del mancato pagamento dei tributi, sul terreno della lotta all’economia sommersa e su quello della lotta alle frodi fiscali. Sono circa 7.500 gli evasori totali scoperti nel solo 2011.

Terremoto, Maroni a Bondeno "Dalla Lega un milione per ricostruire"



“L’impegno per la Lega e’ di dare al Comune di Bondeno un milione di euro per contribuire alla ricostruzione degli edifici pubblici”: e’ questa la proposta cheil segretario nazionale della Lega Nord, Roberto Maroni ha fatto al sindaco di Bondeno, una delle cittadine emiliane colpite dal terremoto. La proposta e’ stata lanciata da Maroni nell’ambito di un incontro con gli amministratori territoriali della Lega Nord e con le associazioni di categorie sui temi relativi alla ricostruzione post-terremoto.

“E’ l’impegno che avevamo preso e che io confermo - ha detto ancora Maroni - e invito gli altri partiti a fare altrettanto”. Maroni ha poi spiegato che si tratta di una proposta “molto concreta”, una “sorta di gemellaggio con il comune di Bondeno” che garantira’ al Comune una quota del finanziamento assegnato al partito per intervenire sulle opere pubbliche danneggiate. “La quota di finanziamento pubblico che ci verra’ data a fine luglio - ha aggiunto Maroni - sara’ destinata a questa finalita’ da parte della Lega e sarebbe bello che tutti gli altri partiti lo facessero”. Maroni, infine, ha ricordato che la Lega “aveva chiesto che tutti i rimborsi elettorali dei partiti venissero messi nel decreto sul terremoto: cio’ - ha concluso - non e’ avvenuto”.

‘’Ci sono poche risorse, pochi soldi’’ nel decreto per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia, peraltro ‘’molto positivo’’, dove si fa anche ‘’riferimento a un fondo europeo di solidarieta’ che e’ tutto da vedere, e’ tutto ipotetico - prosegue Maroni, parlando della No Tax Area nelle zone del sisma - E anche queste agevolazioni che vengono date - prosegue Maroni - non e’ chiaro poi alla fine come verranno attuate concretamente’’. ‘’Il nostro giudizio alla fine e’ stato molto positivo sul decreto ma con molte riserve’’, aggiunge: ‘’le risorse sono assolutamente insufficienti’’.

Veneto/Patto stabilita': Zaia, Corte costituzionale ci da' ragione

''Avevamo ragione noi e siamo riusciti a spezzare una logica giuridica ingiusta e penalizzante. E' illegittimo l'articolo 5 bis del decreto legge n. 138 del 2011, relativo a misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, poi convertito in legge n. 148/2011, attraverso il quale il Governo assicurava ingiustamente a cinque Regioni meridionali - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - di poter effettuare degli investimenti sforando il tetto del patto di stabilita' a danno delle Regioni piu' virtuose. Ne consegue che anche la legge di stabilita' 2012 dello Stato e' in parte illegittima''. E' il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, a commentare con soddisfazione la sentenza n. 176 del 2 luglio scorso, con la quale la Corte Costituzionale ha accolto i ricorsi promossi distintamente da tre Regioni (oltre al Veneto, la Toscana e la Sardegna), riconoscendo che la norma dello Stato lede le loro prerogative, ''con specifico riguardo all'autonomia finanziaria, poiche' la disposizione impugnata comporterebbe un aggravio del proprio bilancio ed una conseguente rimodulazione piu' onerosa dei rispettivi patti di stabilita'''.



''Eravamo assolutamente convinti delle nostre ragioni - afferma con soddisfazione il presidente veneto Luca Zaia -, perche' era parsa da subito incostituzionale, oltre che priva di ogni e qualsiasi logica di buon senso, la scelta del Governo di far pesare su chi amministra con correttezza, lungimiranza e responsabilita', il lassismo e le inefficienze di talune Regioni''.


La Regione del Veneto, nel novembre 2011, aveva impugnato vari articoli del decreto legge 138, sostenendo che in particolare il 5 bis, aveva solo apparentemente lo scopo di predisporre strumenti di sviluppo territoriale tali da attuare una perequazione finanziaria tra le Regioni, ma di fatto introduceva un meccanismo di finanziamento indiretto a destinazione vincolata tale da favorire proprio quelle meno virtuose, consentendo loro di eccedere in termini di competenza e di cassa i limiti di spesa fissati dalla normativa. ''Cio' avrebbe significato - spiega Zaia - che le Regioni come il Veneto, proprio per aver tenuto, nel pieno rispetto delle leggi, in perfetta regola i propri conti, non solo non avrebbero beneficiato in alcun modo del finanziamento indiretto, ma avrebbero addirittura dovuto contribuire ai maggiori oneri determinati da tale meccanismo, a tutto vantaggio di chi i propri i conti non ha voluto o saputo tenerli. In sintesi, sarebbe stato il danno e la beffa''.


E tutto cio' in assoluto spregio, aveva rilevato il Veneto nel ricorso che la Corte Costituzionale ha ritenuto fondato, del principio della piena responsabilita' finanziaria di ciascun ente in relazione alle funzioni di cui e' titolare, sancito dall'articolo 119 della Costituzione, che prevede solo due ipotesi di perequazione, ma entrambe a carico dello Stato.


La Consulta ha ritenuto ''non pertinenti'' le eccezioni sollevate dall'Avvocatura dello Stato, chiamata dal Presidente del Consiglio dei ministri a difendere il provvedimento, concentrate sul fatto che la norma garantiva il contenimento della spesa pubblica e il risanamento del debito, obiettivi al cui perseguimento, sosteneva l'Avvocatura, sono tenute a collaborare anche le Regioni in base al sistema di solidarieta'.


Ma la conclusione dei ''giudici delle leggi'' e' che ''L'analisi letterale e sistematica della norma impugnata porta dunque a concludere che essa non si limita ad autorizzare la spendita dei fondi integrativi dei contributi comunitari in deroga alle prescrizioni del patto di stabilita', ma attribuisce piuttosto le conseguenze finanziarie di tale disposizione allo Stato e alle altre Regioni, al fine di assicurare il rispetto della clausola di invarianza dei tetti. E' proprio questa ''chiamata in solidarieta''', lamentata dalle ricorrenti, che rende concretamente possibile ed attuabile la deroga contenuta nel comma 1 dell'art. 5-bis, gravando dei correlati oneri non solo lo Stato ma anche le altre Regioni''.


La Regione del Veneto, inoltre, nel suo ricorso, aveva evidenziato un ulteriore profilo di illegittimita' per l'irrazionale preferenza riconosciuta alle sole ''regioni dell'obiettivo convergenza e del piano per il sud'': Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.


''Fa davvero piacere constatare che la Corte Costituzionale abbia condiviso il nostro punto di vista - ribadisce Zaia - e impedito allo Stato di riconoscere ingiustificati privilegi a chi ne ha gia' avuti sin troppi e per di piu' ai danni di chi ha sempre fatto il proprio dovere. Possiamo capire la ''chiamata in solidarieta'', ma questa non puo' trasformarsi in continua fregatura per le amministrazioni e i cittadini seri e corretti. Mi auguro che questa sentenza segni una svolta e che i concetti di responsabilita' e giustizia diventino un patrimonio piu' diffuso, dallo Stato alle diverse Regioni del Paese''.


''Questa sentenza - conclude il Governatore veneto - esplicitando il sacrosanto principio che il legislatore nazionale non puo' fissare ingiustificati privilegi e diseguaglianze a vantaggio delle Regioni meno virtuose, rafforza la mia opinione che il D.L. 95/2012 sulla spending review ha spiccati profili di incostituzionalita' che la Regione del Veneto e' gia' pronta a far rilevare''.

mercoledì 18 luglio 2012

Caro Vice Sindaco ...


Vorremmo rispondere al Vice Sindaco Caglio ed alle sue affermazioni, visto che siamo stati i primi a sollevare il suo presunto conflitto d’interessi e lo abbiamo fatto nella sede deputata cioè il Consiglio Comunale. Noi  abbiamo portato in Consiglio ben tre interpellanze sul suo ruolo di Vice Sindaco e su quello che ha nella Punto d’incontro ma anche una per il suo ruolo nella cooperativa Ellpeikappa. Noi abbiamo inviato una segnalazione al Prefetto di Milano per verificare la sua incompatibilità, segnalazione alla quale stiamo ancora aspettando una riposta dopo poi di un anno.

Se la cosa può tranquillizzarlo, non lo abbiamo fatto perché lui ci da fastidio, anzi come persona c’e’ anche simpatico, lo abbiamo fatto perché per chi parla si trasparenza e legalità e’ giusto che, le regole siano rispettate e che tutti sappiano le cose come stanno nella realtà.

Per uscire da questa situazione  noi gli suggeriamo una soluzione semplice visto che ritiene il suo ruolo indispensabile per garantire i cittadini che si dimetta dal Punto d’incontro, come ci ha detto avere fatto con EllepiKappa, che ceda le sue quote e che lasci il ruolo di Direttore Generale .

A questo punto non vi sarebbe più nessuna ragione per essere attaccato su questo aspetto, lo sarebbe su quello che sta facendo o non facendo come Vice Sindaco,.

Lasciateci infine fare un'altra considerazione, il Vice Sindaco ha candidamente confermato di percepire uno stipendio netto mensile di 4500 euro, 3500 dal Punto d’incontro e 1000 dal Comune, buon per lui, visto che per noi la proprietà non è un furto!
Questo perché usando lo scudo del socio lavoratore, oltre a percepire un lauto stipendio come Direttore Generale della cooperativa Punto d’incontro il Vice Sindaco percepisce anche l’indennità’ piena per il suo mandato, cosa che per un normale lavoratore dipendente non sarebbe possibile, potrebbe, infatti, al massimo percepire il 50% della indennità se continuasse a lavorare e fare il Vice Sindaco, oppure solo l’indennità’ di 1000 euro se facesse solo il Vice Sindaco,

Come diceva qualcuno: “a pensar male si fa peccato”, ma non vorremmo che questa sia la ragione che lo frena dal dimettersi?

Ripetiamo la soluzione e’ semplice, faccia un gesto d’orgoglio e disinteressato, si dimetta dalla Punto d’incontro e tutto finirà !!

Lombardia # Consiglio anticipa la spending review e destina 4.182.896 euro a terremotati e famiglie colpite dalla crisi

Destinare l’avanzo di bilancio del Consiglio regionale pari a 4milioni e 182.896 euro alle famiglie terremotate e a quelle maggiormente colpite dalla crisi economica, tenendo conto che 300mila euro sono già stai impegnati per iniziative umanitarie. Lo ha chiesto stamattina all’unanimità il parlamento lombardo approvando così un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi consiliari con cui invita la Giunta regionale ad assumere formalmente questo impegno.

La decisione è stata presa all’interno del dibattito sul Conto consuntivo 2011 del Consiglio, approvato dai gruppi PdL, Lega Nord, UdC, PD, SEL, Pensionati e Penati: astenuta l’Italia dei Valori. Il Consiglio regionale della Lombardia nel 2011 ha risparmiato 2 milioni e 714.389 euro rispetto al 2010, passando da una spesa complessiva di 73 milioni e 788.923 euro a una spesa di 71 milioni e 64.534 euro: ciò nonostante l’aggravio dei costi sostenuti per il trasloco dalla precedente sede alla nuova sede di Palazzo Pirelli, quantificabili in circa 500mila euro.

Nello specifico nel 2011 sono stati risparmiati 817mila euro per il personale delle segreterie, per gli staff e per il funzionamento dei gruppi consiliari; le spese di rappresentanza della Presidenza del Consiglio sono state dimezzate passando da 150.680 euro a 72.400 euro; le spese per convegni, congressi, seminari e patrocini hanno subito un taglio di 302.332 euro, pari al 35% in meno rispetto al 2010; per iniziative editoriali e pubblicazioni periodiche sono state risparmiati 153.237 euro, passando da 200mila a 46.748 euro, mentre ancora maggiore è stato il risparmio per il piano di ricerche e studi promosso dal Consiglio regionale, pari a complessivi 240mila euro (da 340mila a 100mila); le spese per i servizi di gestione informatica sono a loro volta diminuite di 305.736 euro, quasi il 25% in meno rispetto al 2010. Infine il trasloco dalla vecchia sede alla nuova di Palazzo Pirelli ha permesso sui canoni di locazione un risparmio di 649.975 euro.

Infine approvato all’unanimità un ordine del giorno che invita l’Ufficio di Presidenza a formulare proposte per cercare di contenere ulteriormente le spese di rappresentanza del Presidente del Consiglio, peraltro nel 2011 già dimezzate.