venerdì 16 novembre 2012

Città metropolitana veneta, Zaia divide i sindaci: contrarie Venezia e Belluno





VENEZIA - Una città metropolitana di Venezia di cui facciano parte non solo Padova e dintorni, ma tutti i 581 comuni del Veneto. La proposta del governatore Luca Zaia per evitare di spaccare la regione, ossia di avere da una parte i favoriti della futura "Città Stato" e dall’altra i cittadini di serie B ancora più penalizzati, fa discutere i sindaci. C’è chi appoggia la proposta, chi tentenna, chi la boccia. Di certo, a due giorni dalla decisione del Governo sul riordino delle province, il dibattito si riaccende.


Approva la proposta di Zaia il collega leghista Gian Paolo Gobbo: per il sindaco di Treviso «la vera area metropolitana è la PaTreVe per le interconnessioni già esistenti e per i progetti di gestione dei servizi. Io penso a tre macroaree - dice Gobbo - La PaTreVe più Rovigo, Vicenza con Verona, Belluno. Il che di fatto coincide con l’area unica di cui parla Zaia». Non ci sarà a Treviso una convocazione del consiglio comunale per deliberare il passaggio con Venezia, come invece sta avvenendo nel padovano: «Vediamo prima cosa fa il Governo».


Si arrabbia, invece, Giorgio Dal Negro, presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni veneti: «Zaia poteva pensarci prima. Certo, la responsabilità non è del governatore, ma del consiglio regionale che non ci ha ascoltato ed è arrivato a decidere di non decidere: noi avevamo proposto di salvare Treviso con pochi metri quadri in più, di puntare sulla specificità di Belluno, di unire Padova e Rovigo. Adesso andrà a finire che il Governo, il cui scopo è diminuire gli enti, farà tre enti: le due province di Vicenza e Verona, poi caccerà tutti gli altri nella città metropolitana di Venezia. L’avevamo detto ai 60 consiglieri regionali, ora vadano tutti i 60 a consolarsi in Chiesa».


La proposta di Zaia non trova sponda in Giorgio Orsoni: «Il suo è un modo elegante per dire di no alla città metropolitana - dice il sindaco di Venezia - Pensare che tutta la regione possa essere città metropolitana è una vecchia idea di alcuni ambienti e forse cerca anche di recuperare un ruolo centrale della Regione. Capisco che Zaia voglia porsi il problema del resto del territorio, ma lo deve affrontare la Regione. E, comunque, la città metropolitana di Venezia potrà portare un beneficio anche al resto del Veneto». Venezia potrebbe "annettere" Padova prima e seconda cintura urbana - dice Orsoni - e «un’appendice di Treviso, ma non certo fino a Vittorio Veneto. Bisogna partire dale relazioni esistenti, ben fotografate da uno studio dell’Ocse».


Di andare con Venezia neanche ci pensa Jacopo Massaro, sindaco di Belluno: «Non convocherei il consiglio comunale per deliberare di far parte della città metropolitana, noi siamo un territorio montano e abbiamo bisogno della nostra provincia, di un ente intermedio, soprattutto per contrastare lo strapotere dei nostri confinanti, Regioni e Province a statuto speciale». Non tutti, nel bellunese, la pensano così: il bastian contrario è Luca De Carlo, sindaco di Calalzo, fedele al programma del 2008 del Pdl che dice abolizione delle Province. «Sono l’unico che non ha difeso la Provincia di Belluno, non sono neanche andato alla manifestazione dei lumini e mi sono piovute non poche critiche addosso: il deputato Maurizio Paniz avrebbe voluto che mi cacciassero, stia tranquillo: sarà lui a essere cacciato». De Carlo non contesta la proposta di Zaia, anzi:«Diciamo che è una provocazione che serve per ridiscutere e soprattutto agire. Di certo questa architettura dello Stato nel 2012 non è più sostenibile, è troppo pesante e la pesantezza ricade sui cittadini: bisogna smantellare le istituzioni che i cittadini percepiscono come inutili, accorpare i comuni, puntare sulle macroaree».


Bruno Piva, sindaco di Rovigo, sta con Zaia: «La mossa di Padova di questi ultimi giorni di passare con Venezia mi ha sconcertato. Sembra che qualsiasi soluzione prospettata sia fatta per penalizzare Rovigo. A me - dice il sindaco - piaceva l’ipotesi di due aree metropolitane, Vicenza con Verona da una parte e la PaTreVe dall’altra. E Rovigo per quanto mi riguarda sarebbe stata più funzionale con Vicenza e Verona, avrebbe potuto costituire la loro "porta d’acqua"». E adesso? «A questo punto - sostiene Piva - direi che fare una sola città metropolitana con tutti i Comuni veneti come ha proposto Zaia, è l’unica ipotesi percorribile».

Riforme: Maroni, difendo burocrazia, non sua degenerazione


''Difendo la burocrazia per come va intesa nella sua definizone'', di servizio corretto al cittadino, ''percio' noi dobbiamo curare la degenerazione dell'apparato burocratico Italiano. E lo stile dell'apparato burocratico italiano sta contagiando l'Ue''. Cosi' Roberto Maroni, segretario federale della Lega Nord, al Forum dei Giovani Imprenditori di Confcommercio. ''Il sistema italiano e' caratterizzato dall'autoreferenazialita'. E il cliente, cioe' il cittadino, che viene a contatto con me e' quasi un fastidio. Lo vediamo dagli orari: quando uno finisce di lavorare trova naturalmente tutto chiuso. Il sistema tutela se stesso e serve per dare risposte all'interno e non all'esterno'', ha concluso Maroni






La contestazione della Lega a Ornaghi (Foto by Davide Perego)


La contestazione della Lega a Ornaghi (Foto by Davide Perego)
Monza - Dura contestazione della Lega Nord brianzola al ministro dei Beni culturali, il villasantese Lorenzo Ornaghi. Diversi esponenti del Carroccio (tra gli altri Paolo Grimoldi, Fabio Meroni, Andrea Monti e Paola Gregato) hanno duramente fischiato il ministro del Governo Monti per il taglio della Provincia di Monza. Ornaghi era stato chiamato come relatore al convegno «Dalla Brianza un contributo unitario di forze popolari, cattoliche e laiche» in programma nella sala congressi Confindustria di Monza e Brianza. La mattinata è stata introdotta e coordinata da Emanuela Baio e vedeva le presenza, oltre che del ministro dei Beni culturali, anche di Lorenzo Dellai e Roberto Mazzotta. All'indirizzo dell'ex rettore della Cattolica sono partiti alcuni cori: "Buffone", "Dove sono i soldi?". I manifestanti hanno protestato per "la sparizione della provincia di Monza e Brianza. E non finirà qui". La protesta è proseguita all'interno della sala. Battibecco anche con la senatrice Baio, accusata dalla trentina di leghisti di aver fatto di tutto per far diventare Monza parte dell'area metropolitana milanese. Solo l'intervento della sicurezza ha disperso l'agguerrito manipolo di leghisti.

giovedì 15 novembre 2012

Il Giorno Politica e tangenti, chiuse le indagini Sala verso il processo


Trentuno indagati fra politici e costruttori


di Monica Autunno Barbara Calderola
Cassano d'Adda, 15 novembre 2012 - Per i magistrati la «cricca» cassanese era un «sistema rodato» fatto di 22 soggetti (tanti sono gli indagati nel complesso per concussione, corruzione, frode fiscale) e 9 società a diverso titolo ad essi riconducibili, per un giro di mazzette , fra consegnate e promesse, di 7 milioni. Nell’inchiesta significativamente battezzata «Quattro orsi sul miele», avviata due anni fa dal pm di Milano Alfredo Robledo e oggi chiusa tornano nomi noti, ne compaiono alcuni inediti e clamorosi, si perfezionano ruoli e compiti: fra i protagonisti emerge a pieno titolo Sergio Bestetti, ex sindaco leghista, ricandidato alla stessa carica dal centrodestra nel 2011, promosso«uomo-trait d’union» della rete corruttiva; fra le new entry illustri Giovan Battista Begnini, ex presidente del Monza Calcio e costruttore: secondo l’accusa con la sua B.F.C. srl avrebbe pagato 50mila euro in contanti al collettore di stecche (tale lo ritengono i pm) Michele Ugliola per ottenere dall’amministrazione le autorizzazioni necessarie a realizzare attività commerciali sui terreni di fianco al suo Park Hotel. Le tangenti, tra il 2007 e il 2009, servivano proprio ad accelerare i piani urbanistici o a rendere redditizi i fondi grazie alle trasformazioni d’uso pilotate.



L'intreccio politica-costruttori si basava su quattro menti e da qui il nome dell’inchiesta: l’ex primo cittadino Pdl Edoardo Sala, arrestato nel maggio 2011 per corruzione e concussione, il suo vice Ambrogio Conforti, della civica Cascine-Groppello, e il consigliere della Lega (poi dimissionario dal Carroccio), allora assessore al Bilancio, Marco Paoletti. Il quarto era come detto Bestetti. A lui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, titolare di uno studio tecnico a Cassano, gran conoscitore sia del mestiere imprenditoriale che della macchina comunale, spettava il prezioso compito d’intermediazione fra imprenditori e amministrazione. I quattro avevano stretto un «patto» con Ugliola, l’architetto con grattacapi anche nella prima tangentopoli del ’92 e con suo cognato Gilberto Leuci, che riscuoteva le stecche per i politici. 

Fra gli indagati c’è anche Fausto Crippa, patron dell’Alauda srl, titolare del recupero dell’ex Linificio. Le accuse sono corruzione e frode fiscale. Gli altri politici coinvolti sono Alessandro e Paolo Casati, padre e figlio, rispettivamente ex assessore ai Lavori pubblici ed ex consigliere, mentre sul fronte imprenditori ci sono Vito Catoio (titolare della Gadeca srl dell’ex Veca), Antonio Repici, Renato Bosisio, Bruno Cella, Germano Crotti, Francesco Monastero (coinvolto anche nell’altro filone partito da Cassano che ha portato ai piani alti del Pirellone e a Davide Boni), Antonio Rapisarda, Mario Micheloni, Paolo Rimoldi, Fabio Cogliati e Davide Colnaghi. Nei guai anche Pierluigi Amati, il commercialista di Vaprio cugino di Sala, che mise in contatto Crippa con l’amministrazione cassanese. Le società citate: Hydra srl, Sile Costruzioni srl, Ciemmebi srl, Mariposa srl, El.Pa sas, Treviglio Auto srl, B.F.C. srl, Gadeca srl, Stella srl.

Giannino: non fidatevi di chi dice che è possibile uscire da euro

Oscar Giannino invita a “diffidare di chi dice ‘usciamo dall’Euro’ o ‘non paghiamo il nostro debito pubblico’, perche’ chiunque nella storia abbia tentato di credere che i debiti pubblici siano diversi da quelli privati ha sbagliato.

Se un privato non paga i debiti – ha aggiunto il promotore di Fermare il declino durante un incontro a Novara – va in malora. Non credete, quindi, a chi vi dice che sia una cosa possibile da farsi

LEGA:LOMBARDIA; ALLEANZA O 'MODELLO VERONA'



Il consiglio federale della Lega e decidera' se ci sono le condizioni per verificare la possibilita' di tornare a fare un'alleanza o se andare noi con un nostro candidato che crei intorno a se' un sistema di coalizione e di liste civiche'.


'Questo e' il modello - ha aggiunto - il 'modello Verona' per intenderci'.

Quello che fanno gli altri partiti mi interessa relativamente'. 'Qualcuno dice che bisogna fare le primarie nel centrosinistra - ha detto tra l'altro - ho letto che non va bene questo candidato e che bisogna fare le primarie'.

Terremoto: Maroni, che ci stiamo a fare in Europa? Vergogna



''Fondi ai terremotati dell'Emilia, no dell'Unione Europea. Ma che ci stiamo a fare in questa Europa? Vergogna''. Lo scrive su Facebook il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, dopo il 'no' di Olanda, Finlandia, Germania, Svezia e Gran Bretagna alla proposta di bilancio rettificativo per il 2012 presentata dalla Commissione europea, riguardante l'esborso da 670 milioni di euro per il terremoto in Emilia Romagna da parte del fondo d'emergenza sulle catastrofi naturali.

mercoledì 14 novembre 2012

Maroni, Grillo simpatico, mi ricorda noi all'inizio

''Grillo mi sta simpatico, mi ricorda noi quando abbiamo cominciato''. Lo ha ammesso Roberto Maroni, segretario federale della Lega Nord, al Forum dei Giovani imprenditori di Confcommercio a Venezia.

''Avevamo un grande progetto che e' ancora da realizzare per nostra incapacita' ma anche perche' il sistema ha dimostrato di avere anticorpi che non hanno consentito di far partire il federalismo - ha aggiunto il leader del Carroccio -. La democrazia e' un sistema imperfetto a volte puo' mandare al governo chi non ha cinque lauree, il che non e' detto sia un bene visti gli esiti del governo Monti''.

Legge stabilita': Lega Nord, nostri emendamenti salvano i Comuni

''La Lega Nord salva i Comuni. I Comuni possono continuare a trattenere i tributi statali derivanti dalla loro attivita' di accertamento. Sono stati accolti dai relatori i nostri emendamenti al Fondo riduzione pressione fiscale''. Lo rendono noto i deputati della Lega Nord, Roberto Simonetti, Massimo Bitonci e Massimiliano Fedriga, impegnati in Commissione Bilancio sulla Legge di stabilita'.

Province: Zaia, governo sospenda decreto in attesa Consulta

''Forse vale la pena che il Governo sospenda il decreto sulle Province e le citta' metropolitane, in attesa che si pronunci la Consulta, che oggi ha sospeso il giudizio sui ricorsi presentati dalle Regioni, ma la cui sentenza fara' giurisprudenza''. Lo ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, conversando con i giornalisti.

''La sentenza arrivera' postuma e, quindi - ha continuato Zaia - potrebbe dar ragione alle Regioni e alle Province''.

LOMBARDIA: SALVINI MARONI GARANZIA DI LOTTA A CORRUZIONE = SIAMO PIU' VIVI CHE MAI, APRIAMO TRE N


"Crescono le adesioni da tutta la Lombardia per Maroni presidente, garanzia di poche chiacchiere, di concretezza, di buona amministrazione e di lotta alla corruzione". Lo afferma il segretario nazionale della Lega Nord - Lega Lombarda, Matteo Salvini, in relazione alle dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, secondo il quale una corsa autonoma del Carroccio alle urne in Lombardia "sarebbe un suicidio".

Per Salvini "la Lega Nord e' piu' viva che mai. Solo questo fine settimana inauguriamo tre nuove sezioni: Volta Mantovana (Mantova), Landriano (Pavia) e Pregnana Milanese (Milano)".

martedì 13 novembre 2012

Regione, la Lega candida Maroni


L'annuncio ufficiale dopo la riunione del Consiglio federale. L'ex ministri ha accettato: «Costruirò coalizione»

Roberto Maroni (Eidon)Roberto Maroni (Eidon)
MILANO - Il Consiglio federale della Lega Nord ha «deliberato all'unanimità di candidare» alla presidenza della Regione Lombardia Roberto Maroni. È quanto si legge in una nota. «Maroni ha accettato la candidatura con l'impegno di costruire, intorno alla sua figura, un ampia coalizione con il sostegno di altre forze politiche e di una o più liste civiche che siano rappresentative del tessuto sociale ed economico della Lombardia». Maroni aveva già anticipato domenica dal palco della manifestazione leghista di Bologna: «Se me lo chiederanno, accetterò». La strategia è chiara: intorno alla figura dell'ex ministro dell'Interno dovrà coagularsi una serie di liste civiche capaci di allargare il consenso tradizionale, rubando magari voti in casa degli ex alleati del Pdl.

Crisi:livello imposte fa chiudere un'impresa al minuto

''Le aziende perdono 36 giorni l'anno per pagare le imposte, imposte che sono per le aziende superiori al 65 per cento, per i cittadini al 55 per cento.

Un livello di imposte che fa chiudere una impresa al minuto perche' Imu e Irap che si pagano anche se sei in perdita''.

Lo dice il senatore Massimo Garavaglia, che e' responsabile del dipartimento Fisco, Finanze ed Enti Locali della Lega Nord, commentando i dati delle associazioni imprenditoriali come la Confcommercio.

In questo contesto, ricorda Garavaglia ''il governo pretende che le aziende paghino a 30 giorni quando la pubblica amministrazione paga a 300 giorni per via del patto di stabilita'. La lega vuole che il governo si dia una mossa: abbassi le imposte alle imprese riducendo incentivi inutili come piu' volte detto da Giavazzi, autorevole economista vicino al governo, il quale dice che almeno 10 miliardi sono disponibili. Inoltre bisogna che si riduca la spesa pubblica non con operazioni di facciata. Ricordiamo che nel 2011 sono andati in pensione 137.500 dipendenti pubblici e' sufficiente - e' la ricetta della Lega Nord - che se ne riassumano solo 37 mila e in questo modo in 10 anni riducendo di 100 mila unita' l'anno si riduce di un milione di unita' il perimetro della pubblica amministrazione senza licenziare nessuno. Una operazione del genere farebbe risparmiare 5 miliardi il primo anno, 10 il secondo e via via a regime 50 miliardi. Il che significa - conclude - trovarsi meta' degli interessi del debito pagati''.

lunedì 12 novembre 2012

Maroni al corteo anti-Monti: "Ritireremo i parlamentari" Ai grillini: "Non buttate via il voto"

Bossi arringa la piazza: "Monti bis? Ma chi ti vuole"

COMMENTI
Sceglie la piazza di Bologna, Maroni, per lanciare la bordata all'odiatissimo governo Monti: dopo i prossimi due adempimenti parlamentari - ovvero la legge di stabilità e la legge elettorale - la Lega intende ritirare le sue delegazioni da Camera e Senato. Ai grillini: "Non buttate via il vostro voto"

Bologna, manifestazione della Lega Nord


Bologna, 11 novembre 2012 - Sceglie la piazza di Bologna, il leader della Lega Roberto Maroni, per lanciare la bordata all'odiatissimo governo Monti.
VIA I PARLAMENTARI - E nel corso del corteo contro le tasse sotto le due Torri spara ad alzo zero l'iniziativa del Carroccio: dopo i prossimi due adempimenti parlamentari - ovvero la legge di stabilità e la legge elettorale - la Lega intende ritirare le sue delegazioni da Camera e Senato.
“La legge elettorale - ha spiegato dal palco il leader del carroccio - si deve fare prima di Natale, dopodiché la vicenda del governo Monti è chiusa”.
ATTACCO AL GOVERNO - "Il governo Monti prima se ne va a casa e meglio è", risponde Maroni a chi gli chiedeva di sintetizzare il senso dell’iniziativa di oggi a Bologna. "è un governo - ha aggiunto - che ha messo in difficoltà le famiglie, portato le imprese a chiudere, ha tagliato i fondi ai comuni e ha attaccato il mondo delle autonomie".
“Non abbiamo paura di nessuno, nemmeno di Monti e del suo governicchio”, ha detto il segretario della Lega al termine della manifestazione. “Monti è nemico del Nord” ha aggiunto Maroni precisando che quella contro il governo “è una battaglia di democrazia perchè il popolo è sovrano, non il burocrate di Bruxelles o chi sta sugli alti colli”. “Per noi la vicenda Monti è chiusa, Monti è nemico del Nord, delle aziende del Nord strozzate dalle tasse” ha aggiunto il leader del Carroccio.
AI GRILLINI - "A chi non vota piu', agli elettori di Grillo dico: non buttate via il vostro voto. Cittadini del nord, votate per voi stessi, votate per la Lega''.
NIENTE ALLEANZE - “L’ambizione che abbiamo - continua poi il leader del Carroccio - è diventare il primo partito del Nord, non ci interessano le alleanze” dice a margine della manifestazione del Carroccio contro il governo Monti e le tasse.
BEFFA ESODATI - “L’ultima beffa è quella degli esodati, il governo dice che ha trovato i soldi ma in realtà sono sempre gli stessi che vengono presi da una parte e messi dall’altra, è una presa per i fondelli delle persone che sono state messe instrada senza lavoro e senza pensione”, afferma il leader della Lega concludendo il comizio della manifestazione di partito contro il governo e le tasse.
FISCO E SCIOPERO DEI SINDACI - “Bisogna abolire le tasse sulla casa perchè per noi è un bene sacro”, ha ribadito Maroni parlando dal palco. Il governo Monti ha realizzato, secondo Maroni, “la più grossa batosta sulla casa mai fatta in un paese occidentale, con aumenti del mille per cento come se la casa fosse un bene rifugio o un modo per riciclare denaro”.
I sindaci della Lega Nord fanno sul serio: contro i provvedimenti del governo Monti che strozzano i piccoli Comuni si va verso “lo sciopero fiscale e le dimissioni di massa”. Sono le “azioni concrete” che verranno discusse il 24 novembre vicino a Brescia alla manifestazione che il Carroccio ha organizzato invitando “tutti i sindaci”. Lo ha annunciato il segretario Roberto Maroni, dal palco della manifestazione contro l’esecutivo a Bologna.
GOVERNO LOMBARDO - “Se qualcuno mi chiederà di candidarmi dirò di sì, per me è un orgoglio e non c’è niente di meglio che essere al governo nella propria Regione, in Lombardia ho i miei affetti e il mio mondo”, ha detto. “Sara’ una battaglia dura, ma ho le idee chiare”, ha aggiunto Maroni citando due punti fondamentali di quello che è un anticipo di programma elettorale. “Per la Lombardia il 75% delle tasse deve rimanere li’ - ha precisato il leader del Carroccio - e lotta senza quartiere alla criminalita’ organizzata”.
BOSSI - ''E' un piacere essere qua. E' una certezza sapere che Bologna e' una delle capitali della Padania''. E' il passaggio riservato da Umberto Bossi al capoluogo emiliano-romagnolo, scenario della manifestazione anti-Monti della Lega Nord: ''Bononia docet, e' un detto passato alla storia. E' una citta' dalle grandi teste, sotto questi portici hanno camminato i piu' grandi, come Pascoli e Carducci'', ha sottolineato il leader leghista.

Il senatur ha arringato la piazza. ''Anche Hansel e Gretel si ribellano alla strega e la buttano in un calderone di acqua bollente. Attenti a voi che schiacciate il popolo, attenti! Questa piazza e' un paiolo d'acqua bollente''. Bossi usa la favola dei fratelli Grimm come metafora della situazione del Paese,paragonando il
Governo del premier alla 'vecchietta' che prima accoglie i due bambini abbandonati per poi rivelarsi invece una strega.

''Ci avete rotto le scatole, e' arrivato il momento di stringerci agli ideali di liberta' che tutti i Padani hanno nel cuore'', ha scandito Bossi, guadagnando uno degli applausi piu' caldi della giornata, tagliando corto a un'ipotesi di Monti-bis: ''Ma chi ti vuole? Ci sono economisti molto meglio di te, che almeno fingono di rispettare la democrazia''. Insomma, ha concluso il leader leghista rivolgendosi sempre direttamente al presidente del Consiglio: ''Devi imparare a rispettare la gente''.
E dalla piazza si sono levati cori anche macabri nei confronti di Monti e Fornero: "Monti e Fornero al cimitero".

COTA ATTACCA - "Questo è il peggiore governo che ci sia mai stato: non lo diciamo noi, lo dicono i risultati". A scandirlo, dal palco della manifestazione contro Monti di Bologna, il governatore del Piemonte Roberto Cota.
"Nonostante la sbandierata credibilità nazionale - sostiene Cota - tutto è peggiorato. Niente va meglio rispetto a prima", ha aggiunto, sottolineando che ‘’l’unica soluzione è l’euroregione del Nord,speriamo di governare anche la Lombardia con un grande, grandissimo, presidente della Lega".

Inno di Mameli Obbligatorio nelle scuole

Obbligatorio studiare inno di Mameli a scuola, è legge. L'aula del Senato ha approvato il ddl per l'istituzione della Giornata dell'unità nazionale, il 17 marzo, e l'insegnamento dell'Inno di Mameli a scuola. A favore 208 voti, 14 i no e 2 gli astenuti. Proteste da parte della Lega Nord, secondo cui si tratta di un provvedimento "inutile, retorico, ideologico e coercitivo". Il provvedimento ora è legge