venerdì 2 marzo 2012

GIUSTIZIA: LEGA PROPONE ELEZIONE DIRETTA GIUDICI DI PACE - DDL COSTITUZIONALE AL SENATO PER GIUDICE ELETTO DAL TERRITORIO

L'elezione diretta del giudice di pace da parte dei cittadini. Questa la proposta della Lega Nord che ha presentato un proprio disegno di legge delega alla commissione Giustizia del Senato dove si esamina la riforma della magistratura ordinaria.
''Riteniamo che sia necessario che la giustizia - spiega il
senatore del Carroccio Roberto Mura - diventi sempre piu' vicina e accessibile ai cittadini, attraverso una figura, quella appunto del giudice eletto, che sia moralmente e socialmente legittimato a rappresentare una comunita', rispetto alla quale si senta responsabile. Il fatto che il territorio possa eleggere magistrati e' un momento di grande democrazia e l'espressione piu' completa del primo assunto del titolo IV della seconda parte della Costituzione: ''La giustizia e' amministrata nel nome del popolo''.
Mura sottolinea che ''questa norma costituzionale, che consente l'elezione diretta di chi amministra la giustizia, e' sempre stata ignorata dai poteri centralisti e antidemocratici''. ''Si tratta - afferma il senatore Mura - di una battaglia storica per la Lega Nord, iniziata con l'allora Ministro pro tempore Roberto Castelli, sotto la spinta decisiva del segretario Bossi, ma fino ad oggi non si e' mai riusciti a trovare una maggioranza che facesse fare un passo in avanti alla democrazia italiana''. Secondo l'esponente leghista ''nella situazione attuale l'elezione diretta dei giudici di pace sarebbe quanto mai importante, considerato il ruolo ormai cruciale svolto dai giudici onorari, che esitano piu' di un milione e 200mila cause all'anno, in un ambito di competenza che si e' allargato sempre piu' in ambito sia civile che penale''.

Milano, è bufera su Pisapia per la nomina di Azzolini E la polizia scende in piazza



 


Protesta davanti a Palazzo Marino contro la nomina a capo di gabinetto dell'ex terrorista che sparò contro la polizia. I sindacati: "Una scelta assolutamente inaccettabile"

 

L'appello al    sindaco di Milano  Giuliano Pisapia  cade  nel vuoto.  Nemmeno  li riceve,  nemmeno  si  degna di ascoltare le lamentele dei poliziotti che, ogni giorno, rischiano la vita, nemmeno presta attenzione ai sindacati che si sono riuniti questa sera davanti a Palazzo Marino per chiedergli di rimuovere Maurizio Azzollini dalla carica di capo di gabinetto del vice sindaco Maria Grazia Guida.

 

Nel 1977 l'ex terrorista aveva sparato contro le forze dell’ordine durante una manifestazione studentesca. Tra i poliziotti allora in servizio c’era anche il vicebrigadiere Antonio Custra che rimase ucciso, mentre sul fronte opposto Azzolini: come molti altri sparò ma senza colpre nessuno.

Questa sera i sindacati hanno chiesto, senza successo, un incontro con il sindaco di Milano. Una richiesta che è letteralmente rimasta inascoltata. Da parte sua, Pisapia ha voluto giocare un escamotage per dribblare l'incontro: "Sono assolutamente disponibile a incontrare i rappresentanti dei sindacati della Polizia di Stato. Lo sono stato in passato e naturalmente lo sono anche adesso. Penso che un incontro, per essere proficuo, debba però riguardare la totalità delle sigle sindacali che rappresentano gli agenti della polizia di Stato e non solo una parte di esse. In questo modo si potranno affrontare in modo completo tutte le problematiche di cui si sta discutendo in questi giorni".
I sindacati hanno deposto una corona di fiori sotto la lapide dedicata a Custra, in via de Amicis angolo via Ausonio. "È un vero scandalo - hanno tuonato - che un personaggio che ha sparato contro i poliziotti nella stessa giornata del 1977 in cui è stato ammazzato il vicebrigadiere Antonio Custra, oggi rivesta tale ruolo". "Il dolore per l’assurda morte del nostro collega Custrà - ha sottolineato il Coisp - non può essere cancellato dal tempo e ad un aspirante assassino non è certo sufficiente una brillante carriera nei palazzi della politica per potersi guadagnare il rispetto di quei servitori dello Stato che hanno sempre difeso le Istituzioni democratiche a rischio della propria pelle".
In piazza della Scala, dinanzi al palazzo municipale, era presente oggi anche il segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari: "Non è una questione personale contro Azzolini è solo una questione di opportunità. C’è gente che porta ancora le ferite sulla propria pelle per quanto fatto dai terroristi. Ma noi non ci fermeremo qui, organizzeremo altre manifestazioni". Presenti in piazza anche alcuni familiari delle vittime del terrorismo, tra cui Giovanni Berardi, figlio del maresciallo di polizia Rosario Berardi, assassinato in un agguato a Torino il 10 marzo 1978 dalle Brigate Rosse. Sotto al suo braccio una cartellina con ritagli di giornali e alcune foto, come quella dell’omicidio di Walter Tobagi, il giornalista ucciso a Milano nel 1980.

Lavorare per costruire le Macroregioni, serve azione più incisiva per tutelare l’autonomia regionale

E’ necessaria un’azione più incisiva da parte delle Regioni nel contrasto all’azione del Governo centrale quando vengono lesi i principi di autonomia consolidati e riconosciuti dalle leggi vigenti”. Così Davide Boni, Presidente del Consiglio della Regione Lombardia, è intervenuto al convegno tenutosi a Bologna sul tema: “Il Federalismo alla prova – Quali Regioni per il rinnovamento del Paese?”. “Credo che si debba lavorare su più ambiti, -ha sottolineato il Presidente Boni- dal superamento del bicameralismo perfetto, alla legge elettorale, dalla Camera delle Regioni alla costituzione delle Macroregioni. A questo proposito –ha aggiunto- bisognerebbe sviluppare una rapida attività in sede europea affinché le Assemblee legislative delle Macroregioni del Nord istituiscano tavoli con altre realtà assembleari europee, potenzialmente predisposte al dialogo macroregionale

giovedì 1 marzo 2012

Il Giorno "Vigile di zona? Propaganda Ci servono più agenti"

"Vigile di zona? Propaganda Ci servono più agenti"

Colombo (Lega) all'attacco della Giunta




Cassano d'Adda, 1 marzo 2012 - «Agente di quartiere, solo fumo negli occhi: in tema sicurezza, il centrosinistra si limita alla propaganda». Ancora all’attacco la Lega Nord, e stavolta su un tema a lei caro, quello della sicurezza, che ha visto più volte nei giorni scorsi alla ribalta la giunta di centrosinistra: la campagna “scuole sicure” e la lotta al parcheggio selvaggio fuori dagli edifici scolastici, il battesimo davanti alle autorità della prima sede dell’Agente di frazione a Groppello d’Adda.
«In tema di sicurezza - accusa Fabio Colombo, consigliere del Carroccio - questa amministrazione comunale sta facendo come Mussolini con gli aerei: i poveri agenti vengono spostati da una parte all’altra del paese per fare finta che ve ne siano di più, laddove niente si è fatto per potenziare davvero gli organici. Apprendiamo che con un mirabolante colpo di teatro i signori della sinistra hanno informato la cittadinanza della creazione di un presidio della Polizia locale nelle frazioni, per renderle più sicure. Ci domandiamo quale sarà la prossima mossa ad effetto».
La realtà infatti, secondo la Lega Nord, è ben diversa. «Questa iniziativa che nelle intenzioni potrebbe essere anche valutata in modo positivo, purtroppo si scontra con la cruda realtà, e cioè una scarsa se non nulla attenzione da parte di chi ci amministra a tutto quello che riguarda la sicurezza dei cittadini. Esempio lampante: nonostante le promesse ufficiali fatte dal sindaco su nuove assunzioni di vigili a fronte di una nostra interpellanza risalente a luglio, ad oggi non abbiamo assistito ad alcun rimpiazzo. Anche il comandante precedente è andato in pensione a fine 2011 e anche in questo caso, nessun rimpiazzo è arrivato. Ma come abbiamo detto in premessa, i nostri amministratori sono davvero bravi nel gioco delle tre carte di ventennale memoria».
E sempre a proposito di sicurezza, ecco gli strali contro le multe comminate davanti ad asili e scuole. «Ecco la sicurezza promossa da questa giunta: accanirsi sui poveri pensionati e i genitori che accompagnano i figli a scuola. Certo multare un pensionato o un genitore è più facile che andare a cercare chi delinque, chi entra nelle case dei cittadini, chi vende abusivamente o fa dell’accattonaggio molesto, chi è presente illegalmente sul territorio comunale e via di seguito; se poi con le sanzioni si rimpinguano le casse del comune e si possono dare dei bei contributi a tutte le associazioni degli amici, tanto meglio».
di M.A.

Flash dal Consiglio Comunale del 29 Febbraio. La maggioranza brancola nel Buio!! FIAT LUX

Di seguito il resoconto del Consiglio di ieri sera, che ha avuto un epilogo a definire Fantozziano, sarebbe solo  eufemistico!! 


Dopo l’approvazione l’approvazione verbali seduta consigliare del 7 febbraio 2012.

Ci è stato confermato che al punto 4 sarebbe stato inserito il nostro ordine del giorno urgente sulla tesoreria comunale, pubblicato nel nostro post precedente.

Si è passato poi al punto:

2) Piano di Governo del Territorio e recupero delle aree dismesse: aggiornamenti e discussioni.


Abbiamo da subito eccepito che non ci era stata fornita la documentazione necessaria per discutere in dettaglio di quello che vuole fare l’amministrazione, abbiamo inoltre chiesto se si trattava di una discussione solo sul Linificio oppure su tutto il PGT.

Dopo una serie d’interventi poco significativi e molto auto incensanti fatti da parte della maggioranza, finalmente un paio di consiglieri hanno ammesso che era difficile discutere senza qualche cosa di concreto.

Quando è stato il nostro turno abbiamo detto le nostre posizioni basate sul nostro programma elettorale che riproponiamo di seguito:
Per un territorio più vivibile
L’amministrazione deve considerare centrale il tema del rispetto del nostro territorio e della nostra terra. Per questo proponiamo di migliorare l’ambiente di vita della città, ma conservando, tutti gli elementi architettonici ed ambientali tradizionali e di interesse storico che caratterizzano l’unicità di un territorio. L’impegno per quanto riguarda i settori dell’urbanistica, dell’ambiente e dei trasporti deve andare proprio in questa direzione, senza nulla precludere allo sviluppo economico o produttivo e al miglioramento dei servizi, ma ponendo allo stesso tempo attenzione alla qualità edilizia, urbana ed ambientale, nell’interesse della comunità residente. Crediamo che l’amministrazione comunale debba garantire un ambiente di vita adeguato ai tempi: il tema della qualità, nelle trasformazioni edilizie e urbanistiche, deve tornare, come era un tempo, al centro dei programmi politici. Una città più bella e più sicura, con maggiori spazi verdi fruibili da tutti e con adeguate e moderne strutture pubbliche va a vantaggio non solo dei residenti ma anche dello stesso mercato edilizio. Non si può più pensare alle trasformazioni urbanistiche solo in termini di aumento degli indici di edificabilità: questo sistema distorto della trasformazione, che purtroppo ha caratterizzato anni e anni di cattiva urbanistica italiana, ci ha lasciato in eredità paesi e città invivibili e tristi, con servizi alquanto carenti e diminuzione progressiva della qualità ambientale. L’Amministrazione ritiene, indispensabile che venga adottato un Piano di Gestione del Territorio che preveda quantità edificabili controllate e ridotte al minimo, il più possibile tendenti allo zero, alle quali affiancare progetti attenti alla qualità del costruito, prevedendo riqualificazioni adeguate, grazie anche alla partecipazione attiva dei residenti, che meglio di chiunque altro conoscono il loro ambiente di vita e sanno di conseguenza suggerire all’amministratore idee per migliorarlo. In una città, la previsione della crescita demografica è un calcolo molto importante perché è da essa che dipende la quota di espansione edilizia. L’Amministrazione ritiene che il dimensionamento di un Piano di Gestione del Territorio si debba fare sulla base delle reali tendenze demografiche e non invece, come spesso accade, su previsioni di crescita sproporzionate e sovradimensionate, dettata dalla richiesta degli operatori del territorio. Riteniamo perciò che un comune debba avviare un dimensionamento realistico della popolazione residente e non su previsioni del tutto inventate, esagerate e slegate dalla realtà. Stessa politica deve essere fatta per le zone produttive: è importantissimo dare la possibilità a chi lavora e a chi produce di ampliare le proprie strutture o di poter edificare su nuove aree più adeguate. Occorre tuttavia dimostrare la reale necessità di espansione e garantire allo stesso tempo nuove offerte di lavoro. Riassumendo La crescita edilizia deve essere ridotta al minimo, possibilmente tendente a zero, in ogni caso controllata, e legata a necessità socioeconomiche oggettive, di maggiore qualità e con minore spreco di suolo. In ogni caso pensiamo che si debba applicare la un concetto di perequazione urbanistica estesa, cioè la volumetria è un bene di tutti e non solo di pochi. Promuoveremo la richiesta di allargare i confini del Paco Adda Nord per comprendere tutta l’area aldilà dell’Adda (Cascine San Pietro e limitrofe) e l’area della Cava di Groppello, evitando in questo modo eventuali scempi futuri.

Recuperiamo i centri storici
La conservazione e la valorizzazione delle tradizioni dei nostri luoghi saranno i temi guida di questa amministrazione. Per noi la cultura dei popoli è un patrimonio da tramandare alle generazioni future. Dal punto di vista edilizio ed urbanistico le “nostre radici” sono da far riaffiorare con azioni mirate alla riqualificazione del tessuto storico dei luoghi e al recupero degli edifici più significativi. Altre azioni collegate sono tuttavia necessarie da parte dell’amministrazione, ad esempio l’impegno economico e progettuale per rendere “vivibili” le piazze e le vie della Città e altri spazi pubblici in cui storicamente si svolgeva la vita sociale. E’ solo l’offerta di ambienti di ritrovo (sia aperti che chiusi) curati e sicuri che può favorire lo svolgersi di quelle attività socio-culturali legate alla tradizione. Naturalmente anche in questo caso, come dovrebbe essere di prassi per una buona amministrazione, la cura, la pulizia e la manutenzione degli spazi pubblici è anche un segno di affezione per un posto e per i suoi abitanti. Il centro storico è “per definizione” il patrimonio più autentico della storia di ogni luogo. I nuclei antichi vanno recuperati e resi vitali, non solo perché rappresentano il palinsesto della tradizione ma anche perché il riutilizzo degli edifici contribuisce a bloccare l’ulteriore spreco di suolo con nuove ed inutili costruzioni periferiche. Si deve dedicare al centro storico un’attenzione prioritaria nella politica urbanistica locale ed investire per la sua riqualificazione le risorse necessarie, anche con incentivi adeguati per chi intende ristrutturare. Il “buongoverno” di un paese e di una città parte anzitutto dall’esistente: il territorio è una risorsa da conservare, per quanto possibile, intatta e quindi è prioritario il recupero del patrimonio edilizio esistente soprattutto se di proprietà comunale. Anche in previsione della apertura della Tangenziale, intendiamo avviare la sperimentazione di un isola pedonale nelle piazze cassanesi, rendendole in questo modo il vero cuore della città ed il Centro Commerciale naturale.

Programmazione commerciale
La particolare crisi di questo settore vitale per l’economia richiede la giusta attenzione e per noi  Cassano deve puntare al ruolo di essere il punto di riferimento per tutti i Comuni limitrofi. Purtroppo i grandi centri commerciali sono una vera e propria calamità per il territorio, in quanto il loro sviluppo incontrollato determina non solo uno spreco di suolo ma anche la chiusura di una rete di piccoli e medi esercizi commerciali che sono la linfa vitale del tessuto economico di un comune. I commercianti che non sono in grado di sostenere la concorrenza della grande distribuzione, non solo chiudono il proprio esercizio subendo un danno economico che si ripercuote sulla società, ma lasciano abbandonato un territorio che via via diventa sempre più degradato. Per questo è necessaria una seria programmazione commerciale che punti a un commercio di qualità, variegato e che si rivedano in particolar modo gli orari di apertura per andare sempre più incontro alle mutate esigenze dei cittadini. Occorre anche tenere presente che il rapporto di fidelizzazione che il commerciante instaura con il cliente, è un servizio sociale aggiunto che viene offerto alla comunità. Avvieremo uno studio per la riduzione delle tasse applicate a quelle piccole rivendite alimentari nelle frazioni perché rappresentano un Servizio importante per tutti ed in particolare per i nostri Anziani. Lavoreremo per la definitiva istituzione del mercato di Groppello e l’individuazione di un area alternativa alla attuale, ritenuta da tutti poco idonea, per il posizionamento il mercato cittadino. Contunderemo ed supporteremo iniziative come il Mercato del Contadino che promuovono la vendita di prodotti di qualità e a chilometro zero.

Industria
L’Amministrazione dovrà porsi come obiettivo prioritario la lotta alla disoccupazione e la promozione di iniziative finalizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro e allo sviluppo economico. Siamo convinti che una città che non offre prospettive di lavoro ai propri cittadini, specialmente ai giovani, è una città a metà L’Amministrazione comunale, pertanto: Compirà ogni sforzo per favorire l’insediamento di nuove aziende in grado di svolgere attività compatibili con la vocazione ambientale della zona. In questa ottica potrà essere considerato il recupero di alcune aree post industriali degradate, Ricercherà forme adeguate per la valorizzazione delle imprese operanti nel territorio del comune, Favorirà iniziative idonee a promuovere piena sinergia con le Categorie Produttive ed il mondo del lavoro. Presterà particolare attenzione nei confronti della piccola impresa (Artigiani – commercianti – coltivatori Diretti, Agricoltori) con l’attuazione di una politica di facilitazioni e riduzioni fiscali legate alla incentivazione dell’occupazione. In tal senso andranno riviste le aliquote ICI – TIA ed altre imposte comunali per l’impresa che assume personale. Dovrà inoltre assicurare il supporto al sistema dei Consorzi di garanzia collettiva fidi che, negli ultimi anni, hanno svolto una encomiabile attività di sostegno alle aziende.Punterà sulla formazione di manodopera specializzata anche attraverso L’utilizzo degli ultimi stanziamenti U.E. del Fondo Sociale Europeo per la Formazione. Avvierà una analisi approfondita sulle nuove opportunità di lavoro offerte dalle iniziative legate al territorio, soprattutto nel campo turistico – ricettivo, della valorizzazione ambientale e delle vie d’acqua. Privilegiare il criterio della Residenza nei concorsi pubblici durante la formazione delle graduatorie, a parità di punteggio, costituirà titolo preferenziale la residenza nel territorio per i posti banditi.

Artigianato
Le nostre imprese Artigiane sono state per troppi anni poco considerate. E’ necessario sviluppare con le Associazioni di categoria una politica di collaborazione tra pubblico e privato per favorire l’accesso alle opere di pubblico interesse. E’ nostra intenzione far sì che l’Amministrazione Comunale assegni a imprese locali l’esecuzione di opere pubbliche anche ove possibile suddividendo in lotti di importo fino a 500 mila euro. Agevolare le imprese locali nella gestione del patrimonio manutentivo pubblico attraverso contratti per singolo edificio-lotto e non con i grandi appalti di gestione dove possono partecipare solo grandi imprese extra-territoriali. Favorire sinergie di coinvolgimento delle realtà imprenditoriali all’associazionismo consortile per accedere alle opere di particolare complessità. Sfruttare l’opportunità delle grandi opere che interesseranno il nostro territorio per creare posti di lavoro stabili all’interno delle aziende artigianali che operano nel terziario e nel manifatturiero. Favorire l’insegnamento nei giovani del cosiddetto “mestiere” al fine di creare una certezza di lavoro nel nostro territorio.

Più attenzione per tutte le zone della città
Una buona programmazione urbana deve altresì considerare come prioritario il tema della riqualificazione delle periferie, in modo particolare pensiamo alle frazioni che sono prive di molti servizi necessari al cittadino.
Per queste zone proponiamo di attuare una serie di programmi specifici che possano riqualificare il tessuto esistente anche dal punto di vista ambientale, al fine di dotarle di servizi pubblici e privati adeguati e di realizzare un insieme diffuso di opere pubbliche. Queste operazioni potranno essere realizzate anche con la partecipazione dei privati e con l’utilizzo del project financing. La nostra amministrazione si impegnerà inoltre a realizzare una serie di interventi di arredo urbano con la creazione di spazi pedonali e percorsi pubblici, elementi di comunicazione, aggregazione sociale e illuminazione. Una buona programmazione del territorio comprende anche la previsione di adeguati servizi di quartiere. Le richieste che provengono da ciascuna zona in particolar modo da Casine San Pietro e Groppello, devono essere considerate con grande attenzione al fine di favorire una localizzazione equilibrata dei servizi e delle strutture sociali. È auspicato un miglioramento ed ampliamento dei servizi nelle frazioni, nonché un supporto a coloro che in stato di difficoltà hanno problemi per raggiungere il centro del paese, anche attraverso un servizio navetta gratuito (finanziato da operatori commerciali, banche del territorio). Verifica della possibile estensione dei capolinea di alcune corse a Casine San Pietro e Groppello.
Case popolari ai residenti
L’amministrazione sostiene una politica della casa che sia a favore dei cittadini residenti. In modo particolare il nostro impegno è volto ad agevolare nell’offerta di alloggi le giovani coppie, gli anziani e le categorie sociali più deboli e svantaggiate come le famiglie con disabili. Per quanto riguarda gli alloggi, crediamo sia necessario favorire i cittadini residenti nell’assegnazione di alloggi pubblici o convenzionati.

Mini alloggi per i nostri anziani
L’amministrazione dovrebbe investire risorse adeguate per realizzare mini alloggi da assegnare agli anziani residenti a prezzi calmierati. Questo allo scopo di evitare il loro ricovero nelle strutture di riposo e viceversa consentirne una prolungata permanenza nel loro tessuto urbano e sociale abituale.

Progettiamo gli spazi urbani insieme ai bambini ed agli anziani
In una società nella quale la maggior parte dei cittadini utilizza gli spazi pubblici solo nei giorni festivi è importante coinvolgere chi, invece, fruisce di questi spazi durante tutto l’arco della settimana: gli anziani e i bambini. Sono loro che, se interpellati ed ascoltati nelle loro esigenze e desideri, possono “vivere la città” evitando che spazi come parchi e giardini vengano abbandonati nelle mani della microcriminalità. Coinvolgere le scuole in progetti mirati significa creare parchi giochi e strutture sociali veramente aperti a tutti. Anziani e i bambini sono un patrimonio inestimabile: l’invio di un questionario su come vorrebbero la città e su cosa desidererebbero per viverla al meglio, potrebbe essere un utile contributo.

Una politica concreta per le pari opportunità
I modi e i tempi della vita, soprattutto nei grandi centri urbani, sono di importanza fondamentale per la qualità dello sviluppo della società e vanno di pari passo con la concreta tutela di una politica delle pari opportunità in campo lavorativo e in tema di facile accesso ai servizi e agli spazi pubblici o sociali. L’Amministrazione ritiene che le politiche urbane nei settori dell’urbanistica e dei trasporti debbano essere affrontate con grande attenzione alle esigenze dei disabili e di chi porta anche lievi disagi fisici. A questo scopo l’abolizione di tutti gli ostacoli fisici sul territorio deve diventare perno della programmazione urbana. Abbattimento delle barriere architettoniche, accessi sicuri e facili alle strutture pubbliche, realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili sicuri anche per i portatori di handicap, per i bambini, per gli anziani sono la chiave in una pubblica amministrazione.
Per tempi e modi della città si intende inoltre la qualità della vita di una donna, madre di famiglia e lavoratrice. Una città deve essere in grado di offrire tutti i servizi fondamentali in maniera capillare e diffusa sul territorio: asili nido, scuole materne facilmente raggiungibili in tempi ridotti.

Opere di manutenzione
Le opere di manutenzione di una città sono il segnale di un’amministrazione attenta ai bisogni della sua comunità così come un attenta vigilanza che miri a non lasciare abbandonata a se stessa alcuna zona cittadina. Le opere di manutenzione necessarie devono essere costantemente monitorate, nello specifico faremo si che ci si occupi con maggiore attenzione alla manutenzione delle strade, dei marciapiedi, del decoro urbano e di tutto il patrimonio pubblico, pensiamo di implementare un programma informatico che evidenzi le manutenzioni periodiche, ma che possa segnalare anche quelle urgenti tramite la segnalazione dei singoli cittadini.

Più verde urbano
La dotazione complessiva del verde urbano, la creazione di nuovi parchi attrezzati di quartiere fruibili dal cittadino sono obiettivi prioritari per l’amministratore. Il verde pubblico non deve essere inteso solo in termini quantitativi ma dal punto di vista della reale fruizione che ciascuno può farne per migliorare la qualità della vita. Per questo studieremo un “progetto del verde” che fissi un disegno coerente degli spazi pubblici per renderli fruibili in ogni quartiere e in modo che gli stessi vengano distribuiti in modo equo nelle città. Ed inoltre che si effettuino le regolari manutenzioni del patrimonio verde pubblico, anche attraverso convenzioni per la gestione da parte dei privati. Anche in questo caso l’arredo degli spazi pubblici e una buona illuminazione dei percorsi saranno parte integrante della programmazione.
Meno traffico, meno inquinamento e più parcheggi
Il traffico nel centro di Cassano ha raggiunto livelli insostenibili,  è diventato una piaga per la vita dei cittadini sia per l’inquinamento che ne deriva, sia per il conseguente peggioramento della qualità della vita. In attesa che si ultimino i lavori della realizzando Tangenziale, ma anche per la realizzazione della Cassano del futuro, appare evidente la necessità di un maggior numero di parcheggi alle esterno del centro storico e la razionalizzazione di quelli sia liberi che a pagamento nel centro storico stesso, con l’introduzione di parcometri automatici o anche attraverso le nuove tecnologie sms, smartphone, etc, che  permettano la gratuità dei primi 15-30 minuti e il pagamento del reale periodo di sosta. Inoltre, particolare attenzione dovrebbe essere confermata  per i parcheggi destinati ai disabili.

Bike Sharing
Realizzazione di un sistema integrato bicicletta, mezzi pubblici, in particolare e lungo la pista ciclabile dell’Adda in collaborazione con le altre amministrazioni progettare una sistema di Bike Sharing sul modello di quello di Milano che permetta di prendere una bicicletta a Milano e lasciarla a Lecco, ma anche che permetta di girare all’interno di tutto il territorio comunale.

Sul tema del Linificio

Cui volutamente abbiamo fatto solo un breve accenno. Secondo noi in primo luogo deve essere valutato da tutti i cittadini, attraverso lo strumento principe che è quello del Referendum e in ogni caso deve essere discusso in Consiglio solo quando sarà inserito con una scheda d’ambito all’interno del PGT e non prima.

La nostra indicazione è comunque quella riportata all'interno del nostro programma

Confermare  l’attuale indicazione urbanistica, come da PGT in vigore, ossia di un area destinata a polo tecnologico, nella quale secondo noi si potrebbe pensare alla creazione di un incubatore tecnologico per promuovere l’imprenditoria giovanile e le nuove tecnologie, in alternativa ad un area museale archeologica industriale sul esempio di Crespi d’Adda. Ribadiamo che in ogni caso non prevediamo nessuna destinazione urbanistica abitativa.


Ed ecco il colpo di scena, mentre il Sindaco rispondeva alle domande dei Consiglieri, il Vice con una mossa maldestra faceva saltare la corrente dell’aula consigliare, impedendo cosi la prosecuzione del Consiglio che veniva rinviata alla prossima settimana per la discussione dei rimanenti punti, ogni commento è superfluo… se non Fiat Lux !!

ORDINE DEL GIORNO richiesta di cancellazione dell’obbligo di trasferimento delle disponibilità liquide del Comune alla Tesoreria Statale.

Cassano d’Adda 29 Febbraio 2012

Ordine del Giorno


Oggetto: ORDINE DEL GIORNO richiesta di cancellazione dell’obbligo di trasferimento delle disponibilità liquide del Comune alla Tesoreria Statale.


Premesso che:
il regime di Tesoreria Comunale riconosce a tutti gli Enti Locali una adeguata autonomia nel gestire le proprie risorse finanziarie, autonomia dalla quale, se gestita in modo oculato, responsabile e professionale, può derivare anche un incremento delle entrate;

il Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.19 del 24/01/2012, all’articolo 35, comma 8 e seguenti stabilisce il ripristino della Tesoreria Unica Statale;

la norma prevede che le tesorerie degli Enti Locali abbiano l’obbligo di versare le disponibilità liquide esigibili (depositate presso le tesorerie comunali alla data di entrata in vigore del decreto) presso la tesoreria statale. Il versamento dovrà avvenire per il 50% entro il 29 febbraio 2012 e per la restante quota entro il 16 aprile 2012;

Ritenuto che

con il ritorno al vecchio sistema di tesoreria unica, gli Enti Locali non avranno più disponibilità diretta delle proprie risorse depositate presso il sistema bancario; il tesoriere di ciascun Ente potrà e dovrà soltanto curare pagamenti e riscossioni, senza però potere gestire la liquidità dell’Ente, secondo le disposizioni e le decisioni di quest’ultimo; ciò è una grave limitazione dell’autonomia degli Enti Locali così privati di un importante strumento di gestione finanziaria che è risultata ampiamente vantaggiosa per le casse pubbliche negli ultimi anni;

in particolare, per i Comuni ciò comporterà elasticità di cassa drasticamente ridotte, e soprattutto vantaggi finanziari più bassi e non contrattabili: il servizio e i relativi interessi, infatti, non potranno più essere messi a gara tra gli istituti di credito; i Comuni dovranno prendere quanto stabilirà la Banca d'Italia;

inoltre, per i municipi che avessero investito le loro risorse, la legge stabilisce che «Gli eventuali investimenti finanziari sono smobilizzati»;

Considerato che

la norma in questione è quantomeno dubbia sotto il profilo della costituzionalità in quanto lesiva del principio di autonomia finanziaria riconosciuto agli Enti Locali dalla Costituzione e del principio di sussidiarietà;
l’Ifel, il centro studi dell'Anci, valuta in circa 8,6 miliardi di euro all'anno, fino a tutto il 2014, il drenaggio di risorse dagli enti locali a Roma;

anche il mondo delle Imprese esprime le proprie perplessità sulla Tesoreria Unica Statale dicendosi preoccupato per gli effetti peggiorativi che si otterranno unificando ed allontanando geograficamente la tesoreria, in termini di velocità nei pagamenti (fonte ANCE Veneto);

Tutto ciò premesso Il Consiglio Comunale

Esprime la propria ferma contrarietà al trasferimento delle disponibilità liquide del Comune di Cassano d’Adda alla tesoreria unica statale;

e contestualmente

impegna il Sindaco e la Giunta a trasmettere il presente documento ai Parlamentari del territorio e al Governo per richiedere l’eliminazione dell’obbligo di versamento alla Tesoreria Unica Statale delle disponibilità attualmente in capo agli Enti Locali, così come previsto all’articolo 35, comma 8 e seguenti del DL 24 gennaio 2012, n.1.

No al Kebab


Continuano i divieti al più noto dei piatti tipici arabi in Italia, il kebab. I negozi etnici sono stati banditi dal centro storico di Spirano, in provincia di Bergamo.
NO AI NEGOZI ETNICI - Il divieto fa parte di un piano del sindaco, a capo di una maggioranza leghista, per tutelare le attività tradizionali. Le minoranza insorgono: “E’ razzismo”, ripetono. L’amministrazione ha imposto lo stop anche ai luoghi di culto non cattolici. Lo racconta L’Eco in un articolo a firma di Elena Tiraboschi:
No a kebab e negozi etnici nel centro storico di Spirano. Questo il diktat inserito nel Piano di governo del territorio. Un divieto che si è concretizzato in una seduta consiliare fiume (due serate) durante la quale è stata approvata in via definitiva la corposa variante al Pgt. La proposta è stata presentata con un emendamento della maggioranza leghista guidata da Giovanni Malanchini: «Per preservare i caratteri storici e di tradizione del vecchio nucleo del nostro paese – recita – si chiede di inserire nel comma “a” dell’articolo 27 del piano delle regole, fra le destinazioni d’uso non compatibili, la frase “apertura di negozi etnici nell’abitato del centro storico”, come previsto dall’articolo numero 150 del Testo unico del commercio approvato dalla Regione Lombardia nel 2010». In sostanza si mettono al bando i negozi etnici di qualunque tipo: niente phone center, transfer money, kebab, ristoranti e via dicendo. «Una norma non legata all’etnia del titolare – specifica il sindaco – bensì alle categorie merceologiche e soprattutto all’alimentare. Vogliamo tutelare le attività tipiche e tradizionali del centro anche nell’ottica della riqualificazione che sta subendo, pensiamo al rifacimento di alcune vie principali e al divieto inserito, sempre nel Pgt, di installare parabole e impianti di condizionamento in facciata, con l’obbligo di rimuovere quelli esistenti».
 LE MINORANZE PROTESTANO: “RAZZISMO” – Le minoranze bollano il provvedimento degli uomini del Carroccio come negazione della libertà di espressione. Continua ancora L’Eco di Bergamo:

Ma la decisione della Giunta leghista coglie impreparate le minoranze presenti alla seduta, che nulla sapevano dell’intenzione del Carroccio, motivo per cui il dibattito sull’argomento è stato breve. Questo non toglie che alcuni consiglieri dell’opposizione abbiano da ridire. «È inaudito negare la libertà di espressione a una cultura diversa dalla nostra, quando potrebbe invece arricchirci», ha detto durante la seduta l’ex sindaco Gabriella Previtali (Lista civica Spirano), aggiungendo, in separata sede, che «si tratta di puro razzismo». Da parte sua il voto contrario all’emendamento, così come per «Spirano democratica » di Giuseppe Zanotti, ormai sempre più a braccetto con la lista Previtali. «Ritengo sia un emendamento assurdo e illogico, che non favorisce l’integrazione – ha sottolineato Romeo Dossena del Pd –. Secondo questa modifica, a questo punto, non si potrebbe nemmeno aprire, per esempio, una bottega tipica siciliana. Si tratta di un atto coercitivo, che non qualifica questa amministrazione e che potrebbe avere anche ripercussioni negative. Ci chiediamo inoltre se non possa essere considerata anticostituzionale: ci documenteremo a riguardo». Astensione invece per Carmen Gatti di «ViviAmo Spirano» mentre il Pdl di Emilio Nozza Bielli era assente alla seduta per incompatibilità dei consiglieri con alcune aree trattate nel Pgt. «È indifferente che ci siano oppure no negozi etnici nel centro storico – ha specificato il consigliere Gatti –, l’importante è che rispettino le norme».
NIENTE MOSCHEE - Il Pgt ha detto no anche ai luogi di culto non cattolici. Racconta Tiraboschi:
Ma oltre alle limitazioni per gli esercizi commerciali non tradizionali nel centro storico, all’interno del piano, precisa il primo cittadino, viene confermata l’impossibilità di realizzare sul territorio edifici di culto diversi da quelli cattolici. Infatti viene individuata come unica area per edifici di culto quella ora occupata dalla chiesa parrocchiale. Per gioco forza non sarà dunque possibile costruire qualcosa di diverso, «a meno che non si abbatta la chiesa», specifica il sindaco. Questa è una questione che era già emersa nel febbraio 2009, quando la Lega era in minoranza e la Previtali guidava la maggioranza. All’epoca, all’approvazione del Piano di governo del territorio, la Lega chiedeva di stralciare il punto in cui si rendeva possibile sul territorio la rea-lizzazione di edifici di culto diversi da quelli cattolici. «Abbiamo accolto la proposta – spiegava Vittorino Pata, all’epoca assessore all’Urbanistica – perché effettivamente si tratta di una questione che si riprenderà solo sulla base degli sviluppi futuri del paese. Ora non è essenziale ». «Di fatto – dice Malanchini – si conferma quanto già previsto dal Pgt dell’amministrazione Previtali. Non si deve interpretare questo come una limitazione alla libertà di culto, ma come la volontà di prevenire quei problemi legati alla sicurezza che spesso derivano da edifici di culto non tradizionali».

Napolitano E' la favolosa corte di Re Giorgio: costa sette volte quella della regina d'Inghilterra

In sei anni i costi del Quirinale sono saliti di 12 milioni di euro. Il Capo dello Stato aumenta anche lo staff

Napolitano E' la favolosa corte di Re Giorgio: costa sette volte quella della regina d'Inghilterra
Le cifre dei comunicati ufficiali sono mirabolanti ogni anno. Se si presta attenzione al segretario generale del Quirinale, Donato Marra, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe un destino già segnato: sarà sua la poltrona di Sergio Marchionne in Fiat-Chrysler. Perché è sicuro: un manager così, capace di rivoltare come un calzino i conti del Quirinale, di risparmiare 60,5 milioni di euro (comunicato Quirinale del 12 febbraio scorso), di mandare a casa 394 dipendenti (stesso comunicato) senza che Susanna Camusso aggrotti un sopracciglio e senza nemmeno gli accordi di Pomigliano, dove mai lo puoi trovare?
Lasciata passare l’euforia delle autocelebrazioni quirinalizie, Libero è andato a spulciare i conti veri del Quirinale. Scoprendo tutt’altra realtà. Che peraltro fa sobbalzare sulla sedia quando è messa a confronto con i conti del presidente della Repubblica più importante d’Europa (Nicolas Sarkozy) e con la monarchia più potente e tradizionale del vecchio continente (quella della Regina Elisabetta di Inghilterra). Se gli altri hanno dei re, guardando solo quanto si spende, in Italia è certo che abbiamo un imperatore. Che - propaganda a parte - è sempre più costoso.
Già perché la sorpresa è quella. La fiction dei risparmi del Quirinale non trova corrispondenza nei numeri della realtà. L’anno dell’addio di Carlo Azeglio Ciampi - il 2006 -  il Quirinale aveva un fondo di dotazione di 216 milioni di euro. Nel 2012 sarà di 228 milioni di euro. Se la matematica non è un’opinione, si tratta di 12 milioni di euro in più. Quando si taglia la spesa, questa si riduce, non aumenta. I 60,5 milioni di risparmi calcolati da Napolitano sono quello che grazie a un trend di spese pazze, il Quirinale avrebbe pensato di spendere di più, e che invece non ha osato buttare via dalla finestra come era costume. Lodevole intento, ma non si tratta di una riduzione dei costi. Il complesso di spese per la monarchia inglese nel 2006 contava su una dotazione pubblica (fra contributo diretto e prestiti) di 38,5 milioni di euro. Oggi quella somma è di 34,2 milioni di euro. Questa è una riduzione di spesa vera. Nello stesso periodo dunque la Regina Elisabetta è costata ai contribuenti inglesi l’11,1% in meno, mentre il presidente Napolitano è costato ai contribuenti italiani il 5,5% di più. Anche la dotazione dell’Eliseo è cresciuta nello stesso periodo. Era di 108,9 milioni di euro, ed è diventata di 110,6 milioni di euro. In percentuale significa un rincaro dell’1,5%, e cioè una crescita di costi quasi quattro volte inferiore a quella del Quirinale.
Di vero nelle celebrazioni del Colle c’è solo la riduzione numerica del personale. Che è consistente, essendo passata dai 2.158 dipendenti dell’ultimo anno di Ciampi agli attuali 1.787 dipendenti. Però è a stata a doppia velocità: grazie al blocco del turn over e alla riduzione del personale militare e di ruolo e dei comandi da altre amministrazioni, il totale si è ridotto. È  aumentato però il personale a contratto legato al mandato del presidente della Repubblica (in sostanza il suo staff): da 85 a 103. Il numero è clamoroso, perché è il doppio dello staff della Regina di Inghilterra (49) e superiore del 25% allo staff del presidente francese (78). Anche il totale - ridotto - del personale della presidenza della Repubblica italiana è clamoroso quando viene messo a confronto con la monarchia inglese (423 dipendenti fra Regina, addetti alle proprietà immobiliari della Corona e impiegati nelle compagnie di trasporto reali) e con lo stesso Eliseo (943 dipendenti).
Nonostante la riduzione numerica, fra Ciampi e Napolitano è riuscita ad aumentare anche la spesa per il personale, passata da 205,8 a 221 milioni di euro. Gli stipendi in sé sono diminuiti (da 134,6 a 132,8 milioni di euro), ma sono aumentati i contributi previdenziali e assistenziali (da 71,2 a 88,2 milioni di euro). Anche qui salta all’occhio una differenza sorprendente con la monarchia inglese e con la presidenza francese. Ogni dipendente del Quirinale costa mediamente 123.670 euro all’anno. È quasi il doppio dei 74.160 euro che spende per dipendente l’Eliseo, ed è esattamente il triplo di quanto costa ogni dipendente della casa reale inglese: 43.546 euro. Se per il Quirinale si dovesse usare lo stesso confronto internazionale fatto per politici e manager pubblici, bisognerebbe dimezzare gli stipendi con effetto immediato. Peraltro - a parte la volenterosa notarella emessa ogni anno dal segretario generale Marra (con perimetro spesso differente e non confrontabile con gli anni precedenti) -  il Colle più alto della politica italiana ha un altro primato assoluto in Europa: è l’istituzione meno trasparente che esista. L’Eliseo trasmette i suoi conti dettagliati alla Corte dei Conti francese, che pubblica ogni anno un rapporto a disposizione di tutti. La Regina di Inghilterra pubblica ogni anno un rapporto di oltre un centinaio di pagine con tutti i conti e le spese della monarchia. Si trovano tutti gli stipendi del suo staff, si racconta che è stato restaurato perfino il water della toilette reale, e quanto è costato. Sono indicati costi e consumi volumetrici di gas, elettricità, combustibile. È  indicato con i costi nel dettaglio ogni volo o treno preso dalla Regina, dal suo staff e dai membri della famiglia reale per spostamenti dentro e fuori il Paese.

Franco Bechis

Monti salva i trasferimenti all’estero ma non la virtuosità delle Regioni…

“Il Governo Monti sta dando ampia dimostrazione di non essere un esecutivo che guarda con rispetto alle Regioni del Nord e quindi alla parte più produttiva e virtuosa del Paese. E’ infatti inammissibile che, mentre da un lato l’esecutivo sottrae risorse che appartengono agli enti locali facendole confluire in un’unica tesoreria nazionale, dall’altro toglie l’imposta sui trasferimenti all’estero delle risorse degli immigrati. In questo modo Monti e suoi tecnici danno prova di calpestare qualsiasi cenno federalista e ogni principio di autonomia locale, consentendo peraltro che una parte di ricchezza, guadagnata da cittadini stranieri sul nostro territorio, lasci le cassi pubbliche italiane per andare all’estero. Non si può chiedere sacrifici ai nostri Comuni e alle Regioni virtuose, come Veneto e Lombardia, per poi consentire che stranieri che lavorano nel nostro Paese non siano minimamente colpiti dalle restrizioni introdotte e dalla crisi che ha investito anche l’Italia. Cancellare questa tassa, a fronte di tutta una serie di nuovi tributi introdotti, significa infatti non rispettare tutti quei cittadini e le imprese che soffrono questa situazione economica, così come gli enti locali che fanno fatica a garantire i servizi alla propria popolazione. Invece che togliere la tassa sulle rimesse, Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto inasprirla”.