Il Blog ufficiale della Lega Nord di Cassano d'Adda, dedicato a conoscere le tue opinioni. Abbiamo deciso di farti sapere quello che stiamo facendo, ma soprattutto di ascoltare la tua voce, oltre che nelle strade e nelle piazze anche da qui.
sabato 11 maggio 2013
In nome dell'uguaglianza anche la Kyenge va rimossa
Le dichiarazioni della ministra nera sono fuoriluogo più di quelle della Biancofiore a cui sono state tolte le deleghe
Il ministro per l’Integrazione, l’italocongoleseCécile Kyenge, merita il massimo rispetto, sia come individuo che per la carica che riveste, e il fatto che sia la prima persona nera ad avere un incarico di governo non deve in alcun modo essere ragione per trattarla diversamente dai suoi colleghi. Per questo è politicamente corretto chiedersi se non sia il caso che il presidente del Consiglio la rimuova per destinarla a compiti meno spinosi, esattamente come ha fatto tre giorni fa con il sottosegretario pidiellino Michaela Biancofiore, spostata dalle Pari Opportunità alla Semplificazione dopo le sue reiterate dichiarazioni in tema di gay e trans.
Sgombrato il campo da ogni considerazione di merito sulle frasi del ministro, ovvero se sia giusto o meno che chiunque nasca in Italia, anche se da genitori stranieri o addirittura irregolari, diventi per ciò stesso subito cittadino italiano, e se sia giusto o meno che venga al più presto abolito il reato di immigrazione clandestina, la Kyenge andrebbe ridimensionata perché, in carica da una settimana scarsa, ha già piazzato due bombe sotto la poltrona del già di suo traballante premierEnrico Letta, e tutto lascia pensare che non farà nulla per disinnescarle.
Questo governo nasce, nell’espressa volontà di Napolitano e di Letta, come esecutivo di larghe intese e riconciliazione, con due vocazioni: favorire una riforma istituzionale che renda l’Italia governabile e tentare di dare una risposta alla crisi diminuendo le tasse, aumentando i posti di lavoro e riducendo debito pubblico e sprechi. Tutto il resto è corredo, e di tutto il Paese ha bisogno tranne che di spaccarsi su questioni etiche (caso Biancofiore) o di politica migratoria (caso Kyenge). Ma il ministro pare proprio non averlo capito. Comprensibilmente fiera della sua storia di immigrata giunta in Italia con poco o nulla e riuscita addirittura a diventare medico ed entrare in Parlamento, la Kyenge ricorda una concorrente di “Italia’s got talent”, cui la ribalta mediatica concede 120 secondi per convincere il mondo delle sue mille buone ragioni. In una settimana ha scaricato sulla nazione vent’anni di lotte politiche e frustrazioni personali. Si muove su un tema delicato e divisivo come l’integrazione con la delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane.
Non è quello che dice a stupire. È immigrata, nera, profondamente di sinistra, sta scritto che sia a favore dello ius soli e contro il reato di immigrazione clandestina. Sono la tempistica e i toni che la rendono inopportuna. L’integrazione, nei rari casi in cui avviene, è figlia di un lento e dolce processo culturale-economico, non si impone con la forza e non si inculca nell’animo di un popolo con dichiarazioni stentoree. La crociata del ministro Kyenge, personalmente legittima, non è, come non lo erano le dichiarazioni della Biancofiore, quello di cui il governo ha bisogno. E allora perché una viene rimossa e l’altra no? Sul "Giornale"un immigrato come Magdi Allam azzarda: «Non sarà perché è nera?». E di più, in numerosa compagnia, attacca: «Il ministro non fa l’interesse esclusivo dell’Italia, come invece ha giurato di fare quando il governo si è insediato». Frasi forti, che dimostrano come il comportamento della Kyenge anziché favorire l’integrazione stia mettendo molti italiani contro gli immigrati e potenzialmente aizzi il razzismo.
Peraltro, come dimostrano le reazioni polemiche del Pdl e la freddezza con cui il premier ha accolto le esternazioni del ministro, le battaglie della Kyenge non sono tema all’ordine del giorno, non possono essere argomento sul tavolo di un governo provvisorio di larghe intese. Al di là delle buone (o cattive, secondo i punti di vista) intenzioni del suo titolare, è chiaro fin d’ora che il ministero dell’Integrazione in questa legislatura non potrà far nulla di rivoluzionario. Da pasionaria, sarebbe auspicabile che la Kyenge si trasformasse al più presto in ministra e si desse da fare per far rispettare le leggi in materia di immigrazione che già ci sono (e che non sono certo le più severe in Occidente), anziché battersi per il loro stravolgimento. Non è tempo di talebani. «Chiamatemi nera, non di colore» ha dichiarato la Kyenge appena insediata. Una frase che«Libero» ha applaudito, interpretandola come un sano stop a buonismi e ipocrisie lessicali.
Se invece era qualcosa di più, una potente rivendicazione identitaria e un manifesto programmatico del tipo «sono il ministro degli immigrati prima che dell’integrazione», Letta ne dovrebbe trarre le conseguenze, per usare un’espressione che il premier ha cara.
Sgombrato il campo da ogni considerazione di merito sulle frasi del ministro, ovvero se sia giusto o meno che chiunque nasca in Italia, anche se da genitori stranieri o addirittura irregolari, diventi per ciò stesso subito cittadino italiano, e se sia giusto o meno che venga al più presto abolito il reato di immigrazione clandestina, la Kyenge andrebbe ridimensionata perché, in carica da una settimana scarsa, ha già piazzato due bombe sotto la poltrona del già di suo traballante premierEnrico Letta, e tutto lascia pensare che non farà nulla per disinnescarle.
Questo governo nasce, nell’espressa volontà di Napolitano e di Letta, come esecutivo di larghe intese e riconciliazione, con due vocazioni: favorire una riforma istituzionale che renda l’Italia governabile e tentare di dare una risposta alla crisi diminuendo le tasse, aumentando i posti di lavoro e riducendo debito pubblico e sprechi. Tutto il resto è corredo, e di tutto il Paese ha bisogno tranne che di spaccarsi su questioni etiche (caso Biancofiore) o di politica migratoria (caso Kyenge). Ma il ministro pare proprio non averlo capito. Comprensibilmente fiera della sua storia di immigrata giunta in Italia con poco o nulla e riuscita addirittura a diventare medico ed entrare in Parlamento, la Kyenge ricorda una concorrente di “Italia’s got talent”, cui la ribalta mediatica concede 120 secondi per convincere il mondo delle sue mille buone ragioni. In una settimana ha scaricato sulla nazione vent’anni di lotte politiche e frustrazioni personali. Si muove su un tema delicato e divisivo come l’integrazione con la delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane.
Non è quello che dice a stupire. È immigrata, nera, profondamente di sinistra, sta scritto che sia a favore dello ius soli e contro il reato di immigrazione clandestina. Sono la tempistica e i toni che la rendono inopportuna. L’integrazione, nei rari casi in cui avviene, è figlia di un lento e dolce processo culturale-economico, non si impone con la forza e non si inculca nell’animo di un popolo con dichiarazioni stentoree. La crociata del ministro Kyenge, personalmente legittima, non è, come non lo erano le dichiarazioni della Biancofiore, quello di cui il governo ha bisogno. E allora perché una viene rimossa e l’altra no? Sul "Giornale"un immigrato come Magdi Allam azzarda: «Non sarà perché è nera?». E di più, in numerosa compagnia, attacca: «Il ministro non fa l’interesse esclusivo dell’Italia, come invece ha giurato di fare quando il governo si è insediato». Frasi forti, che dimostrano come il comportamento della Kyenge anziché favorire l’integrazione stia mettendo molti italiani contro gli immigrati e potenzialmente aizzi il razzismo.
Peraltro, come dimostrano le reazioni polemiche del Pdl e la freddezza con cui il premier ha accolto le esternazioni del ministro, le battaglie della Kyenge non sono tema all’ordine del giorno, non possono essere argomento sul tavolo di un governo provvisorio di larghe intese. Al di là delle buone (o cattive, secondo i punti di vista) intenzioni del suo titolare, è chiaro fin d’ora che il ministero dell’Integrazione in questa legislatura non potrà far nulla di rivoluzionario. Da pasionaria, sarebbe auspicabile che la Kyenge si trasformasse al più presto in ministra e si desse da fare per far rispettare le leggi in materia di immigrazione che già ci sono (e che non sono certo le più severe in Occidente), anziché battersi per il loro stravolgimento. Non è tempo di talebani. «Chiamatemi nera, non di colore» ha dichiarato la Kyenge appena insediata. Una frase che«Libero» ha applaudito, interpretandola come un sano stop a buonismi e ipocrisie lessicali.
Se invece era qualcosa di più, una potente rivendicazione identitaria e un manifesto programmatico del tipo «sono il ministro degli immigrati prima che dell’integrazione», Letta ne dovrebbe trarre le conseguenze, per usare un’espressione che il premier ha cara.
venerdì 10 maggio 2013
UE: BORGHEZIO , RICICLAGGIO NEI PARADISI FISCALI INTERNI
"Con l'approvazione della relazione di medio termine (rel. Iacolino) votata oggi dalla Crim sono state accolte alcune mie indicazioni relative al riciclaggio, là dove, in tema di paradisi fiscali, si legge che gli stessi sono 'talvolta utilizzati dalla criminalità organizzata per l'emissione di obbligazioni da parte di società o banche la cui titolarità è difficile da accertare'. Questa fattispecie, molto pericolosa, è molto più diffusa di quanto sia emerso pubblicamente e chiama in causa la realtà, a dir poco opaca, di piazze finanziarie interne all'UE, a cominciare dal Granducato di Lussemburgo, che tuttora ospita la sede legale di migliaia di società private e di banche. Non è un mistero per gli adetti ai lavori che, oggi, una cospicua attività di riciclaggio avvenga proprio attraverso le emissioni di bonds emessi da società private ed intermediate da banche aventi sedi nei paradisi fiscali". Lo fa sapere in una nota l'On. Borghezio, deputato della Lega Nord al Parlamento europeo.
IMU: MARONI "FAVOREVOLE A CANCELLAZIONE, MA TROVARE RISORSE PER COMUNI"
"Sull'Imu c'e' molta confusione, questo Governo delle larghe intese, e' iniziato come Governo delle larghe confusioni". Cosi' il leader del Carroccio e Governatore lombardo Roberto Maroni, a margine dell'intitolazione a Enzo Jannacci del Belvedere di palazzo Pirelli, oggi a Milano. "E' chiaro che l'IMU deve essere cancellata e non solo sulla prima casa - ha proseguito Maroni - ma non devono essere penalizzati i Comuni e gli Enti locali". "Sono d'accordo con Berlusconi - ha precisato - che il compito del Governo non e' solo cancellare l'Imu, ma anche trovare le risorse per compensare i Comuni". A proposito poi delle preoccupazioni espresse da Attilio Fontana, Maroni ha spiegato, "le preoccupazione del Sindaco di Varese sono quelle che ho anche io come Presidente di Regione". "Se cancellassimo l'Imu e insieme il trasferimento ai Comuni - ha concluso il segretario federale della Lega - non sarebbe una buona cosa".
giovedì 9 maggio 2013
DEF: EMENDAMENTO CALDEROLI SU IMU DIVENTA ODG CON OK GOVERNO
L'emendamento al Def presentato dal senatore Roberto Calderoli sulla sospensione della rata di Giugno dell'Imu e la restituzione della stessa Imu versata per il 2012 e' stato accettato dal Governo e trasformato in 'ordine del giorno'. E' quanto ha detto la relatrice Rita Ghedini.
''Sono soddisfatto e felice che un argomento cosi' delicato sia stato oggetto delle nostre valutazioni'', ha commentato Calderoli.
Lombardia: Lega Nord chiama sindaci a confronto
La Lega Nord ha organizzato sabato a Milano il convegno 'Comuni Lombardi a confronto: criticita' e prospettive per la nostra gente' che vedra' la partecipazione dei sindaci e vicesindaci della Lega Nord in Lombardia.
''La Lega Nord e' al lavoro per migliorare la qualita' della vita dei lombardi - spiega Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda - ed e' per questo che abbiamo deciso di organizzare un convegno dal titolo 'Comuni Lombardi a confronto: criticita' e prospettive per la nostra gente', al quale parteciperanno sindaci, vicesindaci e presidenti di provincia del nostro Movimento. Si parte dalla consapevolezza che gli amministratori locali rappresentano, nel concreto, le figure istituzionali piu' vicine ai cittadini e sono quindi coloro che hanno le possibilita' maggiori di toccare direttamente con mano i problemi reali della gente. Questo incontro vuole essere un utile appuntamento per confrontarsi e arrivare ad avere una visione d'insieme piu' completa sulle difficolta' e sulle proposte per il futuro, in un contesto economico e sociale che sappiamo essere non facile''. Piu' in generale infatti appare chiaro come, in questo momento di crisi profonda, sia necessario dare respiro ai Comuni per consentire loro di continuare a offrire i servizi essenziali.
Come Lega Nord abbiamo la certezza di come non sia possibile proseguire con la medesima politica, centralista e vessatoria nei confronti degli Enti locali, portata avanti dal passato Governo. L'auspicio quindi - conclude il Segretario Nazionale della Lega Lombarda - e' che il nuovo Esecutivo possa correggere i tanti (e troppi) errori causati nell'ultimo anno dai tecnici''.
mercoledì 8 maggio 2013
Governo/ Maroni: Sì a prospettiva 18 mesi, ma niente sconti
MILANO - Roberto Maroni, segretario federale della Lega nord, ha detto che condivide la prospettiva temporale di diciotto mesi che il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha dato al proprio governo per verificare l'approvazione o meno delle riforme, ma ha aggiunto che la Lega farà comunque la sua "battaglia senza sconti".Intervenuto a margine del congresso della Cisl Lombardia, Maroni ha detto che "la prospettiva temporale di diciotto mesi per fare le riforme è quella che a noi interessa perché in questi diciotto mesi deve nascere la convenzione e il Senato federale. È l'impegno che Letta ha preso e che apprezziamo, per il quale non abbiamo votato contro. Staremo vedere se dalle parole passerà ai fatti"."Noi ci siamo astenuti perché l'intervento di Letta - ha aggiunto il segretario della Lega - è stato positivo sulla questione delle riforme, la convenzione ci piace, siamo interessati, e saremo impegnati anche noi però sulle questioni poste da noi, cioè la macroregione e una diversa ripartizione delle risorse fra centro e periferia è stato molto deludente".
IMMIGRATI: BOLDRINI, SERVE LEGGE SULLA CITTADINANZA
"Oggi una nuova realta' si impone. Gli amici dei nostri figli sono nati in Italia da genitori non italiani, studiano nelle nostre scuole, parlano la nostra lingua. E le politiche migratorie devono includere. E allora mi unisco all'appello del capo dello Stato: all'Italia serve una legge sulla cittadinanza". Lo dice Laura Boldrini in un'intervista ad Avvenire chiedendo al Parlamento di "cominciare a lavorare subito per arrivare in tempi brevi a proposte vere". La Boldrini critica la Lega per le critiche al ministro nero Cecile Kyenge: "E' inaccettabile il livello basso degli attacchi che ha dovuto subire perche' di pelle scura. Un Paese civile non puo' stare in silenzio. Il futuro? Sara' diverso. L'Italia e' indietro, ma sapra' correre. Negli Stati Uniti c'e' un presidente il cui padre veniva da un villaggio del Kenia. Anche da noi - prima o poi - potra' esserci. Anzi, e' inevitabile che ci si arrivi, questo e' il tempo che viviamo e negarlo e' fuori dalla storia
martedì 7 maggio 2013
La sorella di Kyenge: “Gli immigrati che non rispettano le regole devono andare via”
Cécile Kyenge – La sorella del nuovo ministro dell’integrazione italiano: “Chiedere il rispetto delle regole non è razzismo, ci sono tanti immigrati come me che hanno sempre fatto il massimo per integrarsi e hanno sempre seguito la legge”
Cécile Kyenge, il nuovo ministro dell’integrazione italiano, vuole spalancare le frontiere, abolire il reato di clandestinità e tenere in Italia tutti gli immigrati, nonostante i loro precedenti penali. E gli esponenti della Lega Nord che hanno osato mettere in dubbio questa nomina sono stati immediatamente tacciati di razzismo e xenofobia.
Eppure… proprio la sorella di Cécile Kyenge, Kapya, ha chiesto e ottenuto aiuto dalla Lega Nord per sbrogliare una situazione complicata, per la quale non poteva vivere a casa sua.
A Kapya, da tutti chiamata Dora, era stata infatti assegnata una casa popolare nella periferia di Pesaro, dove lavora all’IperCoop e in una sartoria. Dora però non poteva entrare nella casa a lei assegnata perché occupata da alcuni immigrati marocchini illegali che erano entrati abusivamente nell’abitazione e non ne volevano sapere di levare le tende.
La sorella del ministro ha provato a chiedere aiuto, ma i burocrati italiani non sono riusciti a sbrogliare la matassa. Ecco allora che si rivolge al segretario provinciale della Lega Nord, il quale (incredibile ma vero, almeno per i moralizzatori…) le dà ascolto e riesce a coinvolgere i canali giusti per far sgombrare la casa e permettere a Dora di vivere nella casa a lei destinata.
Per il sentito ringraziamento di Kapya “Dora” Kyenge, che racconta: “Quando ho chiamato la Lega Nord per chiedere aiuto pensavo che mi avrebbero chiuso il telefono in faccia, partivo con il pregiudizio che i leghisti ce l’avessero con tutti gli extracomunitari. Invece mi sono dovuta ricredere: quello che abbiamo ottenuto va a favore di tutti coloro che in futuro avrebbero potuto trovarsi nella mia situazione se noi non avessimo vinto questa “battaglia” per la legalità”.
E, alla faccia di tutti quelli che si ostinano a dire che la Lega Nord critica il ministro Kyenge solo per il colore della pelle: “Chiedere il rispetto delle regole non è razzismo, ci sono tanti immigrati come me che hanno sempre fatto il massimo per integrarsi e hanno sempre seguito la legge”.
Lega Nord: Salvini, in Lombardia presidi contro Equitalia
Mobilitazione della Lega Nord in chiave anti-Equitalia. Il Carroccio ha infatti organizzato una serie di presidi davanti alle sedi di Equitalia della Lombardia. Lo slogan della manifestazione sara' ''fuori Equitalia dalla Lombardia'' e, come spiega Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, sara' l'occasione per ''protestare pacificamente contro la morsa tributaria dello Stato centrale che, mai come oggi, rischia di schiacciare definitivamente famiglie e imprese del Nord''.
Il problema, continua Salvini, e' che ''la pressione fiscale di questo Paese infatti e' ormai prossima al 60% e la contropartita in servizi non e' certamente adeguata ai sacrifici richiesti ai nostri cittadini''. Non solo. Per il segretario della Lega Lombarda, ''oltre al danno c'e' la beffa'', perche' ''se da una parte la Pa salda i propri debiti nei confronti delle aziende con ritardi siderali, dall'altra vengono applicati metodi che rasentano lo strozzinaggio per riscuotere le tasse. Come sempre in questo Paese vale la regola di un peso e due misure''.
Salvini non manca di ricordare che ''il Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, si e' gia' messo all'opera per arrivare, entro un anno, alla creazione di un'agenzia di riscossione dei tributi che agisca su base regionale, uno strumento in grado di conoscere la realta' in cui si trovera' a operare, capace di venire incontro alle esigenze dei lombardi e che consentira' finalmente di liberarsi di Equitalia''.
giovedì 2 maggio 2013
Cassano una maggioranza incapace e a pezzi !
Mercoledì in consiglio comunale si è evidenziato
quello che ormai da mesi è sotto gli occhi di tutti coloro i quali seguono
la politica di Cassano e che dopo mercoledì lo dovrebbe essere anche per i
tutti i cittadini.
E’ vero, la maggioranza ha votato all’unanimità l'approvazione del bilancio consuntivo del 2012, ma per capire quello che sta succedendo vi invitiamo a leggere quelle che sono state le dichiarazioni dei consiglieri dell’ IDV (o come si chiamara’ adesso visto che a livello nazionale il partito è imploso) del PD e del PSI.
Questi signori hanno confermato quello che noi sosteniamo da due anni, in poche parole che questa amministrazione fino ad ora è stata capace solo di aumentare la pressione fiscale sui cittadini, tassando ed aumentando tutto quello che è stato possibile aumentare e mettendo loro le mani in tasca, facendo si che ognuno di noi lo scorso anno versasse nelle casse del comune una cifra sopra i 500 euro, quando fino a pochi anni fa la cifra era meno della metà. Inoltre tutti i lavori e gli investimenti sono fermi, la città e' visibilmente trascurata, nulla e’ stato investito per Turismo e Sviluppo Economico, che erano areee strategiche e decantate in campagna elettorale (parole dei consiglieri di minoranza).
Orbene dopo tutte queste critiche la maggioranza ha votato compatta per approvare il consuntivo, ciò è facilmente comprensibile, la paura di perdere la "cadrega" è un collante che tiene insieme anche la maggioranza più scalcagnata.
Tornando al Bilancio, oltre al solito piagnisteo del Sindaco sul patto di Stabilità (noi gli abbiamo ricordato che prima di farsi eleggere sapeva benissimo che avrebbe dovuto convivierci, visto che esiste da anni), Patto che è stato rispettato, per circa 200 mila euro euro ma solo per l'intervento della tanto "vituperata" Regione Lombardia che tramite il Patto Territoriale Regionale Lombardo che ha versato al comune oltre 600 mila euro, senza il quale avrebbero sforato di 400 mila euro.
I paladini del "ghe pensi mi" hanno dimostrato una lungimiranza nella pianificazione di bilancio che fa impallidire anche il peggior Ragionier Fantozzi. Le previsioni delle due principali fonti di entrata, alienazioni immobiliari e vendita della farmacia comunale, quantificate il oltre 2 milioni di euro hanno portato ZERO. Visto questo risultato l'assessore al bilancio dovrebbe trarre da solo le proprie conclusioni sulle proprie capacità di pianificazione...
Per questo noi come tutta la minoranza, abbiamo votato contro a questo atto che ha palesemente dimostrato l'incapacità e l'inadeguatezza di questa amministrazione che gestisce Cassano, ricordiamo sempre, non per propri meriti, ma solo per i demeriti di qualcuno di coloro che li ha preceduti.
Abbiamo
anche proposto provocatoriamente, che l’avanzo di amministrazione di oltre 500
mila euro venisse restituito ai cittadini, ma apriti cielo, ci hanno detto che
la legge non lo permette. Grazie signori lo sapevamo, anche noi, ma prima di
aumentare le tasse potevate e dovevate fare i vostri calcoli meglio!!
Ora visto anche quello che gli stessi consiglieri di maggioranza hanno detto, se solo questi signori avessero un minimo di dignità dovrebbero trarre le proprie considerazioni e fare l’unica cosa possibile, DIMETTERSI, ridando ai cittadini la possibilità di sceglie, da chi farsi governare.
Un ultima considerazione su un tema che in questi giorni sta appassionando la cittadinanza la ciclabile del naviglio. Questa e’ l’ennesima dimostrazione della incapacità di questi signori, infatti oltre ai tempi biblici per la realizzazione dell'opera, avendo il complesso dei primi della classe, hanno pensato bene di stravolgere il progetto che hanno ereditato, per produrre il risultato che è sotto gli occhi di tutti, insomma oltre ad una incapacità cronica non sono nemmeno in grado di copiare.
Il Pirellone contro le slot machine: "Sgravi per i locali che rinunciano"
Nella sola Milano la spesa è stimata in 4,7 miliardi l'anno. Maroni: "Presto un vertice sulle ludopatie". La Lega: "Lo Stato incassa i soldi e a noi tocca curare i dipendenti dal gioco". Palazzo Marino è pronto a collaborare
La Regione Lombardia è pronta a dichiarare guerra alle slot machine. Lo ha annunciato lo stesso Roberto Maroni. Il governatore è preoccupato per i dati sempre più allarmanti relativi agli effetti provocati dal gioco d’azzardo sulle fasce più deboli della popolazione e accentuati dalla crisi economica. «La ludopatia — sostiene Maroni — è un tema su cui mi voglio impegnare. Nei prossimi giorni è previsto un incontro con gli assessori competenti. Per vedere come si possa intervenire per stringere al massimo la possibilità di diffusione di queste macchinette che rischiano di portare a situazioni gravi».
L’ostacolo maggiore è rappresentato dal fatto che la regolamentazione del gioco lecito è di stretta competenza statale e non regionale. Quando i sindaci hanno tentato con alcune ordinanze di regolarizzare gli orari di apertura e chiusura dei luoghi di gioco o di stabilire le distanze minime da alcuni punti sensibili delle città come scuole, ospedali, luoghi di culto, hanno visto i loro interventi respinti dal Tar. In tutta Italia le slot machine nei bar e nelle sale da gioco sono circa 380mila, di cui il 16 per cento, circa 60mila, sono in Lombardia. Solo a Milano lo scorso anno il giro di affari è stato pari a 4,7 miliardi di euro. Cifra che riferita a tutto il territorio regionale ha raggiunto in ambito record di 9,9 miliardi.
Ecco perché alla fine la Regione potrebbe scegliere per esempio la strada di concedere degli sgravi fiscali agli esercenti che decideranno di non mettere le macchinette nei loro locali. Ipotesi caldeggiata dal capogruppo della Lega in Regione, Massimiliano Romeo, che spiega come il suo partito sta lavorando a un nuovo progetto di legge sul tema: «C’è un aspetto di costi sanitari che non va sotto valutato. Se da un lato lo Stato continua a guadagnare sul gioco d’azzardo, dall’altro la Regione è costretta a spendere risorse per curare i giocatori che hanno già rovinato le loro famiglie. Spesso sono anziani, pensionati. Persone indifese».
Il co-capogruppo del Pdl al Pirellone, Claudio Pedrazzini, suggerisce invece la via parlamentare: «Serve una nuova legge. Tutte le regioni del Nord potrebbero farsi portavoce di una proposta».
L’idea di un lavoro bipartisan contro la dipendenza dal gioco d’azzardo piace anche al Comune. L’assessore comunale alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, rilancia: «È da giorni che chiediamo alla Regione di collaborare e fare la sua parte sul tema delle ludopatie, magari dando anche più poteri ai comuni». Il Carroccio, però, lamenta che Palazzo Marino abbia fatto cadere nel vuoto una mozione in consiglio comunale per usare il nuovo piano edilizio per aggirare le ultime sentenze del Tar.
Il centrosinistra in Regione si dice pronto al confronto. «Le parole di Maroni vanno nella direzione che auspicavamo da tempo — osserva il capogruppo del Pd in Regione, Alessandro Alfieri — Ricordo che già nel marzo del 2012 avevamo proposto una particolare attenzione al problema presentando una nostra proposta di legge per contrastare il gioco d’azzardo patologico».
mercoledì 1 maggio 2013
Zaia non c'è integrazione senza legalità
VENEZIA - «Il nuovo Ministro dell'Integrazione Kyenge venga a Vicenza a rendere visita alla vittima, con il coraggio di affrontare i problemi per quello che sono e per ribadire a tutti che non ci può essere integrazione senza legalità». È quanto chiede al neo ministro Cecile Kyenge il presidente del Veneto, Luca Zaia (Lega), commentando il fermo nel vicentino di due ghanesi presunti violentatori di una giovane austriaca. Dopo aver ringraziato i carabinieri per l'operazione Zaia dice di augurarsi ora «che la magistratura applichi il codice penale con la massima severità perchè di fronte a una efferatezza del genere non c'è alternativa se non la tolleranza zero». «Colgo l'occasione - prosegue Zaia - per ricordare a tutti che il Veneto è la prima Regione d'Italia per immigrazione legale. Chi viene legalmente e lavora qui è il benvenuto, ma tutti devono rispettare la legge e chi delinque deve essere espulso. Il rispetto della donna e della sua identità è uno dei pilastri della nostra cultura veneta. Chi viene da noi deve accettare questo principio sociale e rispettarlo senza se e senza ma».
Scandalo a Modena: ministro dell’integrazione fece liberare delinquente
Un anno fa Senad Seferovic, oggi 25enne, era diventato il simbolo di chi vuole un’immigrazione senza controlli, insieme con suo fratello vittima – secondo loro – di un’ingiusta reclusione al Cie: i due fratelli di origini bosniache “cresciuti” a Sassuolo erano stati liberati dopo un mese a causa della dissennata sentenza del giudice di pace di Modena che aveva considerato il fatto che fossero privi di qualsiasi documento come un motivo per liberarli. Tale è la mente degli xenofili.
Di questa vicenda si occupò l’attuale ministro dell’integrazione Cécile Kyenge e la “sua” rete Primo Marzo che lotta per la chiusura dei Cie. Sul caso intervenne anche il senatore Pdl Carlo Giovanardi: questi ricordò le pendenze giudiziarie dei due fratelli e, appoggiando la Questura, chiedeva la loro espulsione dall’Italia. Alla fine i due fratelli furono fatti uscire dal Cie grazie ai “buoni uffici” del ministro.
Da allora si persero le loro tracce. Fino a mercoledì mattina, quando in Tribunale i carabinieri di Anzola (Bologna) hanno portato una banda di cinque nomadi sorpresa a Fiorano mentre trasportava un carico di rame appena rubato del valore di 40mila euro. Nel gruppo c’era anche Senad. Per tutti il giudice ha convalidato l’arresto con custodia cautelare in carcere (uno solo ai domiciliari). Senad ora è a Sant’Anna per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale in attesa del processo.
Uno scandalo: un ministro che è stato responsabile della scarcerazione di un delinquente.
Per Giovanardi è una rivincita personale: «Sono stato coperto di insulti da un comitato che si era mobilitato per due “innocenti” che stavano al Cie chissà perché. La Questura mi aveva confermato che avevano una sfilza impressionante di denunce. Quanto alla vicenda burocratica, se volevano potevano diventare italiani e invece hanno preferito restare apolidi. È chiaro che loro erano al Cie in attesa di espulsione. Non avevano patria? Ricordo solo che il Cie si chiama Centro di identificazione perché lì devono essere identificati, non fuori. Bisognava espellerli; invece un giudice di pace di Modena ha preferito non applicare la legge e appellarsi alla sua coscienza». Conclude il senatore Pdl: «Parliamo chiaro: a Modena la gente è preoccupata per i reati predatori. Se polizia e magistrati mettono in carcere o al Cie, un giudice di pace può prendere simili decisioni? Se fossero stati innocenti o vittime di un errore sarei stato il primo a chiedere la loro liberazione. Sono per l’integrazione tra modenesi e immigrati onesti ma non quando c’è di mezzo il crimine».
La domanda: può, chi si è reso responsabile di un fatto del genere fare il ministro della Repubblica?
martedì 30 aprile 2013
Maroni: saremo all'opposizione
Il segretario della Lega Nord: la nostra agenda è l'agenda del Nord, macroregione, no allo stato centralista, il 70% delle tasse del Nord restino al Nord
La lega sarà all'opposzione. "Non entreremo nel governo", diceRoberto Maroni al termine delle consulazioni con il premier incaricato Enrico Letta. "Per prudenza asolteremo in Aula l'intervento del Presidente del Consiglio ma questa sarà la nostra posizione", spiega Roberto Maroni che aggiunge: "Non siamo interessati a farlo, abbiamo dato a Letta la nostra agenda che è l'agenda del Nord: attendiamo di sapere che questi punti saranno quelli del programma di governo, in caso contrario, all'opposizione. Un occposione oncreta, non ideologica e con un rapporto dialettico che punta a risolvere i problemi". Lo dice Roberto Maroni dopo il colloquio con Enrico Letta.
I tre punti del Governatore - Maroni ha indicato a Letta tre punti: macroregione del Nord, il 75% delle tasse del nord rimanga al nord, no allo Stato centralista. Maroni, in quanto Presidente della regione Lombardia ("una regione più grande del Belgio"), non vuole avere come interlocutore a Roma "il ministro per la Coesione territoriale, ma direttamente il Presidente del Consiglio". Maroni ha aggiunto che la Lega è soddisfatta per l’incarico a Letta perchè "l'incarico non è stato dato alle persone su cui avevamo una netta e totale pregiudiziale. La nascita di un governo è l’unico modo per risolvere i problemi: delle imprese che chiudono, del lavoro che manca e delle famiglie non arrivano a fine mese"
L'attacco a Grillo - "Sono rimasto deluso dai grillini. Invece che avere un atteggiamento di sana politica, stanno all’opposizione perché sanno che avranno le poltrone garantite all’opposizione. Nè più nè meno di quello che si faceva nella Prima Repubblica. Noi della Lega non chiediamo nulla", ha precisato Maroni. E poi su Enrico Letta spiga di averlo visto consapevolo delle sue responsabilità: "Non so se ottimista o pessimista, ma determinato, concreto e consapevole della sua responsabilità. E’ consapevole che il suo tentativo è decisivo.Se fallisce si va dritti al voto anticipato".
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