La Presidenza della Repubblica, nella
persona di Sua Eccellenza Giorgio
Napolitano che ci tiene tanto perché è l’ultima volta e la profezia dei Maya incombe,
comunica di aver deciso di confermare sia la
parata militare del 2 Giugno, ribattezzata per l’occasione “1° Giugno e mezzo”, sia il
ricevimento al Quirinale con duemila invitati, ma in ossequio alla sobrietà
che si deve al Paese in un momento
drammatico contrassegnato da attentati, stragi, spread e movimenti tellurici
ondulatori e sussultori, impartisce le seguenti, inderogabili direttive.
Le illustrissime Autorità civili, finanziarie,
militari e religiose invitate
alla sobria parata militare all’Altare della Patria e in via dei Fori Imperiali dovranno presentarsi sul
palco d’onore in abbigliamento
essenziale, prive cioè dei consueti pennacchi, medaglieri, mostrine, galloni,
uniformi, palandrane, paramenti, stivaloni,
galosce, berretti, cappelli, tricorni, feluche, elmi, corazze, piumaggi, parrucche,
parrucchini anche se in catrame, ciglia e
unghie finte, tacchi col rialzo, anelli in platino, oro e bigiotteria, pròtesi al
silicone, wonderbra, rinforzini e imbottiture da
patta in cotonina. Sempre in ossequio alla sobrietà, i carabinieri a cavallo sfileranno a piedi,
mentre i militari già appiedati marceranno
in ginocchio su distese di ceci.
Chi vorrà portarsi comunque il cavallo, dovrà
evitare i purosangue e prendere
un ronzino da tiro in prestito dalle caratteristiche botticelle romane. I
bersaglieri, dismessi i copricapi con piume e le divise troppo variopinte,
indosseranno il loden e, lasciata a casa la troppo
solenne fanfara, avanzeranno non di corsa, ma molto lentamente fischiettando sottovoce. Idem
per la banda degli alpini, la cui sobrietà
verrà testata da prove del palloncino a sorpresa.
I cani da valanga saranno equipaggiati con le
consuete borracce, ma prive
di sostanze alcoliche: gazzosa e fanta per tutti. I carrarmati avanzeranno privi di cingoli,
dotati di sole ruote, spinti a mano da appositi
fanti o tirati con apposite funi. Gli aerei cacciabombardieri potranno avere una sola ala.
Gli elicotteri da guerra saranno sprovvisti
di elica. I cannoni avranno la bocca coperta da un preservativo in ghisa. Quanto
al ricevimento al Quirinale, non si terrà
nei troppo opulenti giardini del Palazzo, ma nei giardinetti pubblici siti nelle vicinanze.
Al posto dei soliti tavoli imbanditi, si impiegheranno le più spoglie panchine
in pietra, fra l’altro utilissime
affinché vegliardi e cariatidi presenti comincino ad abituarsi.
Gli invitati – alte e basse cariche dello Stato in
servizio o ex, cardinali,
arcivescovi, monsignori, sagrestani, imprenditori e prenditori, manager e
magnager, banchieri e bancarottieri, pregiudicati,
imputati, inquisiti, prescritti, impuniti, colpevoli non
ancora beccati, faccendieri, piduisti, pitreisti,
piquattristi, massoni,
ciellini, opusdeini, papponi, mignotte, poetastri, guitti, schitarranti e pennivendoli di
regime, nani e ballerine – sono pregati di
non sfoggiare abbigliamenti troppo sgargianti e acconciature vistose. È gradito l’abito
loden, anche e soprattutto per le escort. Vietato
l’accesso agli yacht, dunque Formigoni o viene a piedi o resta a casa. Abolito per sobrietà il
tradizionale catering, ciascuno si porterà
il pranzo al sacco in appositi zainetti di tela, gavette e/o giberne metalliche. Resta
inteso che le tartine non potranno contenere caviale
o salmone canadese o foie gras, ma al massimo patè di olive. Vivamente consigliata, accanto
a ogni miliardario, la presenza di un
barbone prêt-à-porter, anche per confondere gli
ispettori dell’Agenzia delle
Entrate di cui non si escludono blitz a sorpresa. I massoni, per questa volta, lasceranno a casa
grembiuli e compassi. Per la delegazione
dei ladri, come sempre folta e variegata, si raccomanda di astenersi almeno per quel
giorno dal borseggiare i vicini di tavolo, anzi
di panchina. O, se proprio non riescono a trattenersi, di devolvere sobriamente la
refurtiva ai terremotati.
di Marco Travaglio