martedì 13 gennaio 2015

Fatima convertita all’odio da una rete segreta di sostenitori e finanziatori

Inchiesta sui contatti della guerrigliera italiana



Foreign Fighter, da Inzago alla Siria per combattere con l'Isis: la scelta di Fatima, jihadista con il velo

La ragazza, 27 anni, si chiamava Maria Giulia ed è nata a Torre del Greco. Convertitasi all'Islam, si è fatta chiamare Fatima finché non ha deciso di partire per la Siria, andando incontro all'Isis


Maria Giulia Sergio, alias Fatima Az Zahra (B & V Photographers)Maria Giulia Sergio, alias Fatima Az Zahra (B & V Photographers)


Ventisette anni. Di origine campana, residente a Inzago, nel Milanese, ma adottata dall’Islam. È Maria Giulia Sergio, la 27enne italiana convertita alla religione di Allah. Definita il «braccio armato dell’Isis» — queste le parole usate dal ministro dell’Interno Angelino Alfano — nell’informativa sulle minacce terroristiche inviata dal Viminale alla Camera. Ma mentre il ministro relazionava ai deputati, a Inzago, nel centro di preghiera musulmano di via Leopardi, il giornale locale «Gazzetta dell’Adda» intervistava il papà di Maria Giulia, alias Fatima Az Zahra, il signor Sergio Sergio, 60 anni.


Il padre: «La conversione all’Islam giusta per tutta la famiglia»«Il 6 gennaio ho compiuto un anno dalla mia conversione — ha detto il padre di Maria Giulia —. Le mie due figlie si sono sposate con dei musulmani. Prima l’hanno fatto loro, poi mia moglie e infine io: non importa quanti anni hai quando ti chiama Allah. Siamo tutti contenti della scelta fatta: io mi sono trovato bene, per me e per la mia famiglia è stata la decisione giusta». Ma in serata — secondo quanto riportato dal settimanale locale — quando la notizia che riguardava la figlia era ormai pubblica, l’uomo non ha più voluto parlare e si è barricato nella sua abitazione nel centro del paese.

Da Inzago alla Siria per combattere con l'Isis: la scelta di Fatima, jihadista con il velo

Milano, 10 gennaio 2015 - Da Torre del Greco a Inzago per arrivare in Siria, a combattere con i fondamentalisti islamici. E' la traiettoria di una giovane donna italiana, nata in Campania e che ha vissuto nell'hinterland milanese, tra i 'foreign fighters' che sarebbero partiti per andare a combattere a fianco dei gruppi fondamentalisti islamici tra cui l'Isis, tra l'Iraq e la Siria. Ne danno conferma in ambienti investigativi dopo che la voce era circolata sulla stampa.
La donna di 27 anni, Maria Giulia S., che dopo un percorso di radicalizzazione ha cambiato il suo nome in"Fatima", è nata a Torre del Greco (Napoli), ma si è poi trasferita assieme alla famiglia ad Inzago, in provincia di Milano. Si è convertita all'Islam, ha sposato un marocchino e ha iniziato ad indossare ilniqab, ossia il velo integrale, e ha assunto posizioni sempre più radicali. Tanto che, nei mesi scorsi, la donna sarebbe partita da Roma con un aereo diretto verso Istanbul per poi attraversare il confine turcoe raggiungere la Siria per combattere a fianco degli integralisti del cosiddetto "Stato Islamico".
Già nei mesi scorsi, era emerso che alcune persone, indagate in un'inchiesta della Procura di Milano ancora aperta, sarebbero partite nel 2012 dall'hinterland milanese per andare a combattere in Siria. In questo caso, però, si trattava di un gruppo di siriani, residenti da anni tra Cologno Monzese e Milano. Tra loro, Haisam Sakhanh, il presunto capo del gruppo che avrebbe reclutato combattenti da inviare nelle zone di guerra, e in particolare in Siria, in un'ottica di "guerra santa".

venerdì 19 dicembre 2014

La Lega sbarca al Sud, Salvini presenta il simbolo

Il Carroccio varca il Garigliano e si presenta in Italia meridionale. Il segretario: "No ai riciclati in lista". Nell'emblema si rinuncia al colore verde


ROMA - Quello che colpisce del simbolo con cui la Lega Nord varca il fiume Garigliano e punta alla conquista del Sud è l'assenza del verde padano, colore storico del Carroccio: "Campo bianco con un ovale blu e la scritta in giallo e bianco 'Noi con Salvini'. E poi il nome della regione del Centro e del Meridione", spiega il segretario Matteo Salvini in un'affollata conferenza stampa alla Camera. La sala del Mappamondo, infatti, è gremita di parlamentari leghisti ma manca il fondatore, il 'Senatùr' Umberto Bossi. Che però benedice a distanza lo 'sbarco' e mette in guardia il giovane leader delle camicie non più solo verdi dalle "infiltrazioni da parte di signorotti delle tessere e pregiudicati". 

Per questo "l'altro Matteo" sbarra la strada ai 'riciclati', esponenti di altri partiti pronti a salire sul nuovo Carroccio non più separatista ma nazional popolare. Si sono già fatti avanti personaggi come Silvano Moffa, ex Msi, poi An, poi con Fini e infine Pdl; l'ex finiana Souad Sbai e la berlusconiana Barbara Mannucci; l'Ncd Marco Pomarici, già presidente del consiglio comunale di Roma; Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni di Silvio Berlusconi. Perciò altolà a chi vuole utilizzare "questo soggetto come un tram su cui salire per salvare la poltrona. Diciamo no a riciclati - spiega Salvini- vogliamo energie fresche. Le esperienze politiche verranno valutate singolarmente, ma non ci sarà il rischio di infiltrazioni e di assalto alla diligenza. E comunque per noi l'onestà e la fedina penale pulita restano le condizioni per aderire", conclude.


Riferito allo scandalo di mafia capitale, sottolinea: "Ci chiedono in tanti di candidarci come sindaco a Roma però, nel rispetto delle autonomie, il sindaco di Roma dovrà essere di Roma - sottolinea l'europarlamentare -  Magari tra le tante persone che ci stanno contattando da Roma ci sarà anche il prossimo sindaco o la prossima sindaca, perché no?". In ogni caso "Roma e Lazio sono in ebollizione, è una cosa assolutamente positiva. Ci sono decine di migliaia di richieste entro la fine dell'anno e con gennaio si parte". E promette: "Inizierò a girare in diverse realtà, girando il Sud ho visto che ora c'è consapevolezza del federalismo, dal Salento alla Campania, da Roma alla Sicilia, c'è voglia di autonomia, non alla Crocetta, ma legata alla responsabilità. Adesso c'è maturità al Centro e al Sud che non c'era 15 anni fa"

Nel suo intervento elogia i meridionali, ma un tempo, quando era ancora un semplice deputato della Lega (interamente) Nord e predicava la secessione riempiendo ampolle con l'acqua del Po, li bistrattava a Pontida con cori da osteria Ma lui si giustifica: "Non abbiamo mai attaccato i cittadini, ma il cattivo governo". 


Poi tocca anche altri punti cruciali dell'attualità politica. Primo fra tutti il tema delle alleanze all'interno del centrodestra. "Non parte una guerra nel centrodestra - chiarisce Salvini - il mio competitor non è Berlusconi o Angelino Alfano, ma è Matteo Renzi. L'obiettivo è quello di arrivare al 51% per governare il paese. Questo progetto non sarà una riedizione di vecchie frittate del passato".
 
Il piano salviniano esclude il ministro dell'Interno: "Non faremo accordi a tutti i costi, per Alfano in questo progetto non c'è spazio - aggiunge il segretario della Lega Nord - l'alternativa a Renzi non la costruisco con chi sta governando con Renzi o a metà, sostenendo alcune riforme. Non ci interessa vincere domani mattina ma costruire qualcosa di buono".

Poi non risparmia una staffilata al premier: "Renzi rispetta i vincoli di bilancio avendo massacrato il Paese. Si chiude il semestre italiano di presidenza europea e non se ne accorge nessuno, neanche gli uscieri. E una marionetta al servizio di Bruxelles". E sull'elezioni del nuovo Capo dello Stato aggiunge: "Mi auguro che il prossimo presidente della Repubblica non sia un servo di Bruxelles, un complice dell'euro, che è una moneta morta, e dell'Europa, che permetta l'esproprio della sovranità italiana".

Non si dimentica di citare anche il leader del M5s: "Se Beppe Grillo vuole parlare seriamente del dopo euro noi ci siamo. Ha smesso di insultarci e questa mi sembra una buona notizia. Ma il suo referendum contro l'euro - conclude - resta una sòla (usa persino un termine romanesco, sinonimo di 'truffa', ndr), una perdita di tempo".

Salvini lancia la sfida al Sud «Ma il nostro Dna non cambia»

«Al Nord rimane la Lega. Da oggi si parte» al Sud ma «dico no a chi pensa di prendere un tram per salvare la poltrona. Onestà e fedina penale sono i prerequisiti per evitare rischi di infiltrazioni». Così il segretario del Carroccio Matteo Salvini a Montecitorio presentando la nuova formazione «Noi con Salvini», con cui la Lega lancia la sfida al Sud. «Non stiamo a fare “ricicleria”. Le esperienze politiche» precedenti - prosegue - «saranno valutate con attenzione», aggiunge. E nel corso della conferenza stampa precisa comunque: «Non cambiamo il nostro Dna: autonomia, federalismo, diritto all’autodeterminazione dei popoli»



«Prossimo capo dello Stato non sia un servo di Bruxelles»
Nel corso della presentazione, Salvini si è espresso anche sul prossimo presidente della Repubblica: «Mi auguro che al Quirinale non ci sia un servo di Bruxelles, un complice dell’euro e dell’Europa, che permetta l’esproprio della sovranità italiana» dice il segretario della Lega Nord.


lunedì 15 dicembre 2014

Matteo Salvini, il sorpasso su Renzi e Grillo: il trionfo del leghista nelle cifre social

L'ascesa di Matteo Salvini si legge anche nei dati relativi ai social network, arma di "battaglia totale" sia per Beppe Grillo sia per Matteo Renzi. Ma, ora, tocca al leghista. Certo, Salvini per numero di follower su Twitter e "seguaci" su Facebook resta alle spalle di Grillo e Renzi, staccato e non di poco. Ma non è soltanto questo che conta, come sottolinea La Stampa:bisogna andare a fondo. E dall'analisi emergono due importanti considerazioni: il popolo di Salvini, oltre alla notevole crescita settimanale(+8,8% su Facebook e +4,2% su Twitter, mentre Renzi e Grillo sono sotto all'1%), risulta anche essere il popolo più coinvolto. Si parla del cosiddetto engagement, ossia le interazioni giornaliere sui social: il leader della Lega riesce a far commentare, condividere o far mettere un "mi piace" al 44% di chi lo segue. Grillo si ferma al 5,3% mentre Renzi appena allo 0,6 per cento. Chi scalda di più il suo popolo, insomma, è il leghista.



Il guru - Il successo di Salvini su Twitter, però, ha un segreto che ha un nome e un cognome: Luca Morisi, docente di Informatica Filosofica a Verona, e guru del segretario del Carroccio. Dal suo studio di Mantova, Morisi infatti decide la strategia di comunicazione e coordina un gruppo di lavoro che gestisce la comunicazione di Salvini. Mentre Salvini è in una trasmissione, infatti, noterete che i suo messaggi su Twitter piovono senza soluzione di continuità: un escamotage fondamentale per chi vuole intercettare telespettatori che, magari, in quel momento erano davanti ad un altro canale ma con il loro tablet in mano (non a caso, una recente ricerca Demos, ha messo in evidenza come il 44% degli italiani si informa in un modo ibrido, abbinando la Rete a un media tradizionale; percenutale che sale al 60% tra chi afferma di essere un elettore leghista).

Le cifre - Come detto, se Salvini è leader per quel che concerne l'engagement, è ancora indietro su altri fronti. Largo ai numeri. Su TwitterRenzi ha 1,48 milioni di followers contro gli 1,620 di Grillo; Salvini si ferma a 86mila. Quindi su Facebook Grillo primeggia con 1,72 milioni di fan, contro i 760mila di Renzi e i 533mila di Salvini. Come detto, però, su entrambi i social il tasso di crescita settimanale degli adepti vede trionfare Salvini, primissimo anche in termini di coinvolgimento e partecipazione dei fan.

La flat tax di Salvini costa meno degli 80 euro

Flat tax al 15% per tutti, contribuenti ed aziende. E un’unica deduzione di 3mila euro, fissa, per ogni contribuente. Eccola in due parole la rivoluzione fiscale della tassa piatta, unica, propagandata da Matteo Salvini e spiegata ieri a Milano dall’americano Alvin Rabushka, economista dell’università di Stanford, e da Armando Siri del Partito Italia nuova. Detta così sembra un paradiso. La Lega spiega bene gli effetti positivi: «Paghiamo tutti, paghiamo meno» è il motto. In effetti le imprese avrebbero una drastica riduzione del peso tributario e potrebbero essere quindi più concorrenziali: un meccanismo che è sinonimo di più posti di lavoro. Altro che Jobs Act. Si incentiverebbe la ripresa produttiva e dei consumi, con un’ulteriore crescita delle entrate Iva. Ma anche la burocrazia farebbe la fame con la flat tax: meno costi per le dichiarazioni dei redditi (non sarebbe difficile fare i conti) e meno costi per dare la caccia gli evasori. Ultimo sollievo per le imprese sarebbe - secondo la proposta del Carroccio - l’abolizione della trattenuta alla fonte: in busta paga ci sarebbe il lordo, per cui stop alle rotture di scatole per tutti i sostituti d’imposta.
Gli effetti negativi - Visti gli effetti positivi, perché lo Stato italiano non ha ancora adottato la flat tax? Beh, ci sono anche effetti negativi. Al di là degli esempi propugnati dalla Lega, chiaramente positivi, c’è da dire che un cristo che dichiara 9mila euro l’anno, cioè un pensionato da 700 euro al mese, con nessuno a carico, pagherebbe 900 euro di Irpef al posto delle attuali 350. Certo un single che fa sapere al fisco di guadagnare 60mila euro all’anno, invece di incamerare quasi 3mila netti, ne porterà a casa mille in più. Al mese. I critici insomma sosterranno che la flat tax aumenta la disuguaglianza sociale, ma - è brutto da dire - il meno abbiente non fa girare l’economia, semmai questa riforma fiscale potrebbe ricreare la classe media, che invece sta scomparendo perché sempre più povera con questo sistema progressivo e distruttivo della ricchezza creata.
La svolta - La domanda delle domande però è un’altra. Lo Stato potrebbe sopportare una svolta epocale del genere? Secondo un articolo de lavoce.info l’Italia ci smenerebbe 100 miliardi l’anno. Peccato che al calcolo manchino delle voci, cioè le detrazioni e le deduzioni sulle persone fisiche. Seguiamo però i calcoli de lavoce.info: ogni anno l’imponibile Irpef è di 800 miliardo e, vista la media delle dichiarazioni dei redditi, l’incasso Irpef è di 163 miliardi. Il fatturato dichiarato dalle società è invece pari a 155 miliardi, quindi visto che l’Ires è fissata al 27,5% il gettito è di 40 miliardi. Lo Stato insomma porta a casa circa 200 miliardi annui. Vediamo ora la proposta leghista sull’Irpef: innanzitutto c’è una deduzione di 3mila euro per ogni abitante, 180 miliardi, per cui il calcolo si dovrà fare su 620 miliardi (800 di imponibile meno 180 appunto): allo Stato con la flat tax andrebbero 93 miliardi. E qua il buco è di 63 miliardi. Passiamo all’Ires: con l’aliquota al 20 al posto che 27,5 per cento la perdita di gettito sarebbe di altri 17 miliardi. Insomma la voragine nelle casse dello Stato ammonterebbe a 126 miliardi.
I conti - Tralasciamo per un attimo i benefici sul Pil (un punto di tasse in meno vale lo 0,72% del Pil in tre anni)... Restiamo ai numeri: con la flat tax non ci sarebbero più sgravi su lavoro e pensioni, quindi circa 60 miliardi di spesa in meno. Ed ecco che il buco scende a 66. Con meno incentivi a evadere e pene più severe per i furbetti («evasori in galera e buttiamo la chiave», dice Salvini), potrebbe riemergere un terzo dell’imponibile non dichiarato. Altri 15 miliardi. Siamo a 50 miliardi. Ma se togliamo 23,6 miliardi di agevolazioni sulle imposte dirette alle imprese e 21 miliardi delle detrazioni (quelle del 19%), quasi quasi lo Stato ci guadagna. Per dare gli 80 euro e nemmeno a tutti Renzi ha speso 10 miliardi. Per niente.

lunedì 24 novembre 2014

"Il pallone di Renzi si sta sgonfiando".









Un exploit importante, considerato che nelle precedenti regionali la Lega aveva fatto registrare il 4,8% nel 2005 e il 13,67% nel 2010. Nelle ultime Europee, invece, aveva preso appena il 5,04%. Matteo Salvini ovviamente è su di giri. E va subito all'attacco, pregustando la possibilità di far sentire ancora più forte la propria voce nel centrodestra. "Il pallone Renzi si sta sgonfiando - scrive su Twitter -. La Lega vola, la nostra comunità cresce ovunque. Pochi amici fra i potenti, tanti amici fra la gente".
"Non passerò la mattinata a dire che bello - dice il segretario del Carroccio ad Agorà, su Raitre -. La Lega ha quadruplicato i voti in sei mesi, sono il leader del centrodestra, il mio impegno è di tornare in Emilia-Romagna con i nostri consiglieri, un risultato storico, e di parlare con quel 60 per cento degli emiliano-romagnoli che è rimasto a casa non convinto da nessuno, il mio problema non era superare Forza Italia o fare una prova di forza all’interno del centrodestra, la mia scommessa, da questo punto di vista riuscita perché siamo solo all’inizio, è dimostrare agli Italia, partendo dall’Emilia-Romagna, che l’alternativa a Renzi c’è: è alternativa dei contenuti". Poi dice che vuole "arrivare al 51 per cento, con più elettori". Esultanza a parte (più che legittima), giova ricordare che per vincere il centrodestra deve assolutamente recuperare il voto moderato, da sempre rappresentato da Forza Italia. A meno che la Lega non modifichi il proprio Dna diventando partito moderato, ma viste le ultime scelte non si direbbe.
Salvini alza la voce anche contro l'asse Pd-Forza Italia per le riforme. "Il patto del Nazareno visto dal centrodestra è una follia. Renzi è un pericolo pubblico per l’economia italiana". E ancora: "Io non lo sostengo neanche se si alza per pettinarsi, quindi non capisco perché Berlusconi insista nel sostenere riforme che stanno massacrando il Paese. I dati economici sono da dopo guerra. Non sostengo chi mi sta ammazzando".

La Lega doppia Forza Italia L’urlo di Salvini: «È storico»



BONDENO (Ferrara) La nuova destra lepenista italiana si fa al bar Dal Mister di Scortichino. A ogni aggiornamento sul sito del Viminale corrisponde un commento di Alan Fabbri seguito dalle risate dei suoi sostenitori che gli stanno alle spalle. «Siamo sopra Bonaccini almeno per un paio di minuti» urla il candidato leghista. «Fatemi una foto prima che torno a essere secondo...». Passano il tempo e le voci corrono più o meno incontrollate. Ma verso le due di notte il buonumore diffuso non sembra solo conseguenza delle abbondanti libagioni. Il crollo dell’affluenza rende possibile ogni sogno, compreso quello del sorpasso sui parenti serpenti di Forza Italia, con i primi dati parziali che dopo lo spoglio di 1.171 sezioni su 4.512 forniscono un punteggio impietoso: 21% leghista contro il misero 8,7% dei berlusconiani (19,42% contro l’8,36 il dato finale, ndr). Matteo Salvini chiama sfidando ogni superstizione. «Non ci posso credere - urla al telefono -. Sopra al 20% è un risultato storico».



Qando qualcuno si prenderà la briga di scrivere la storia del Le Pen nostrano, se mai ce ne sarà una, dovrà per forza inserire la notte delle elezioni regionali di Emilia e Romagna trascorsa in questo locale di una frazione di Bondeno, a pochi chilometri dall’argine destro del Po, accanto a un campo sportivo. Fabbri, candidato con barba e codino di un centrodestra unito solo sulla carta sbriga le formalità in anticipo telefonando al suo rivale, il vincitore annunciato Stefano Bonaccini. «Ce le siamo dette ma senza mancarci di rispetto. E guarda che per non c’è problema, se fai cose che mi piacciono sono disposto a collaborare con te». 

Ma la cronaca impone di raccontare di un posto pieno che non ci stava più neanche uno spillo, dove Alan Fabbri, il sindaco di Bondeno che Salvini ha scelto per la prima verifica importante della nuova Lega Nord, trascorre la sua notte bianca in attesa dei risultati. All’ingresso c’è parcheggiato un trattore avvolto nella bandiera con il Sole delle Alpi. Dentro, appese alle pareti di legno c’è il tripudio di ogni possibile bandiera indipendentista, dai baschi fino alla Nazione Romagna. Sono tutte un gentile omaggio del candidato Alan, quando il Mister decise di aprire il bar. La scelta di aspettare circondato dagli amici stempera la tensione di un passaggio che lo stesso Salvini definisce potenzialmente storico, almeno per lui.

Lo scambio di messaggi tra mentore e delfino non è proprio al livello dell’incontro di Teano, ma questo passa il convento. «Auguri per il derby» scrive Fabbri intorno alle 20. «Mi tocco» risponde Salvini, e non c’è bisogno di scendere nei dettagli. Ai posteri converrà piuttosto consegnare il precedente sms del segretario leghista in pieno afflato obamiano: «Il meglio deve ancora venire». Ancora poche ore e si saprà. Il voto dell’Emilia-Romagna ha rilevanza nazionale quasi solo per questo, per tastare la consistenza del fenomeno Salvini alla prova dei fatti, dopo infiniti rodaggi televisivi. Anche lo scambio preventivo di cordialità con Bonaccini ha un suo senso. Ai convenuti, amici e familiari di Fabbri, non importa un fico secco della vittoria del candidato democratico. La missione emiliano romagnola consiste nel prendere un voto in più di Forza Italia. 

«L’astensione è il nostro primo alleato, come il generale inverno per i russi»ammette Fabbri. Nel bel mezzo dello spoglio il suo distacco da Bonaccini è di 17 punti, 48 a 31%, con posti insospettabili come la provincia di Ferrara dove addirittura è un testa a testa con scarto di poche centinaia di voti. «Saranno anche dati provvisori ma non era mai successo prima, gli stiamo facendo un po’ di paura. Stiamo andando bene, soprattutto come Lega Nord. Quelli di Pd, Forza Italia e Movimento 5 Stelle sono rimasti a casa, i nostri invece hanno votato tutti. Siamo il secondo partito regionale, missione compiuta». 

Fabbri aveva un’asticella da superare, il 13% della vecchia Lega Nord alle Regionali del 2010, ultimo anno prima dell’avvento di Beppe Grillo. Forza Italia è il bersaglio, M5S il granaio dal quale prendere voti. «Come hanno fatto loro con noi. Adesso glieli sfiliamo tutti, uno per volta». La notte è ancora lunga ma partono tutti verso Bologna, con festa per pochi intimi in piazza Maggiore. L’Emilia-Romagna, un tempo rossa, rischia davvero di diventare il primo gradino della scalata di Matteo Salvini al centrodestra italiano. 

mercoledì 5 novembre 2014

Il Sindaco si e' Svegliato!!! infatti sta Piovendo a catinelle !! Cassano, tolleranza zero in centro: proibiti alcol e schiamazzi

Cassano, tolleranza zero in centro: proibiti alcol e schiamazzi

giovedì 23 ottobre 2014

Noleggia un Clandestino anche tu!!

Un bellissimo video  di Umberto Bosco, brillante leghista Emiliano

tutto da guardare!!!

https://www.youtube.com/watch?v=c0UoI75_EL0

martedì 14 ottobre 2014

Salvini e Grillo, fronte comune contro l'euro

Salvini e Grillo, fronte comune contro l'euro
Vuole discutere con Beppe GrilloMatteo Salvini. "I cinque stelle propongono una battaglia contro l'euro? E io chiedo un incontro ufficiale a Grillo. Per confrontare le nostre posizioni sull'euro, sull'immigrazione e sulle proposte di riduzione delle tasse della Lega. Accetterà?", si chiede il leader della Lega Nord. Grillo da parte sua, riporta il Corriere, non commenta. Anche se era stato lui il primo a stuzzicare il Carroccio: "A novembre inizieremo con i banchetti per raccogliere firme per il referendum sull'euro. Vedremo se la Lega manterrà la parola".
In realtà non si sa di che "parola" si tratti. Ma la Lega da anni chiede proprio un referendum anti-euro ed è difficile immaginare che ci saranno due consultazioni separate e distinte. Più facile, invece, è che i due partiti facciano fronte comune. Luca Zaia: "Visto che quella del no all'euro è stata sempre la nostra bandiera Grillo si è finalmente dichiarato e appoggerà le nostre iniziative". E Roberto Maroni: "Noi sosteniamo loro contro l'euro e loro sostengono noi sul referendum per la Lombardia a statuto speciale

mercoledì 8 ottobre 2014

Salvini: «Candidato sindaco? Se me lo chiedono, lo faccio»


Il segretario della Lega si dice disponibile a correre per il vertice di Palazzo Marino: «Piuttosto che continuare con Pisapia...

Io candidato Sindaco di Milano nel 2016? Si, se me lo chiedono lo faccio. Piuttosto che continuare con Pisapia e vedere la città conciata così...»: a dirlo è Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, oggi al programma di Rai Radio2 `Un Giorno da Pecora´, condotto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.

martedì 7 ottobre 2014

se FI vota fiducia centrodestra è finito

Jobs Act, Salvini: se FI vota fiducia centrodestra è finito
Giusto poche ore fa, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi è tornato ad auspicare una "rinascita" della coalizione di centrodestra, puntando sulla Lega di Matteo Salvini e sui Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni per costruire un fronte anti-Renzi. Ma dal numero uno del Carroccio, oggi è arrivato un "avviso" al Cavaliere. Salvini, ospite dell'Associazione stampa straniera in Italia, ha spiegato che "se si votasse domani la Lega andrebbe da  sola. Se invece si vota tra 6-8 mesi bisognerà vedere cosa accade in  Forza Italia, bisogna vedere se nascono altri soggetti a noi affini su battaglie economiche, sociali, diritti civili, scuola... Oggi, essendo la Lega in salute, andremmo orgogliosamente e coerentemente da soli". Ma, attenzione: "Se Forza Italia votasse la fiducia sul Jobs act, il centro destra non esisterebbe più" ha avvertito il leader leghista. "Mi auguro che nessuno in Fi abbia  intenzione di mantenere in vita un governo che sull’economia ha fatto solo danni. Se così fosse sarebbe poi un problema politico intavolare qualsiasi discorso con la Lega Nord".