martedì 19 marzo 2013

PASSAGGIO DI CONSEGNE IN REGIONE,MARONI AL TIMONE AL LEADER DEL CARROCCIO STORICO CAMPANELLINO


Da ieri il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni e' ufficialmente il nuovo presidente della Regione Lombardia. Il via libera e' venuto dalla Corte d'appello e a palazzo Lombardia Roberto Formigoni ha consegnato a Roberto Maroni lo storico campanellino per richiamare in giunta l'attenzione degli assessori.

'Sono molto lieto e onorato di passare a Maroni questa responsabilita' importante di guidare una Regione straordinaria come la Lombardia che entrambi amiamo intensamente', ha sottolineato Formigoni.

'Io - ha proseguito l'ex presidente - ho avuto il privilegio per 18 anni di guidare la Regione Lombardia e sono onorato di passare il testimone a Roberto Maroni che ha vinto una battaglia importantissima'.

CAMERA. PRIME DIMISSIONI, SALVINI (LEGA) OPTA PER PARLAMENTO UE

Prime dimissioni alla Camera. Nel primo giorno della XVII legislatura il deputato della Lega Matteo Salvini ha inviato una lettera, datata 12 marzo, e letta in aula dal presidente provvisorio Antonio Leone, in cui annuncia le "dimissioni irrevocabili" da deputato nazionale scegliendo di rimanere parlamentare europeo. 

Leone ha quindi informato l'assemblea che in tal caso, trattandosi di dimissioni motivate, la Camera ne prende atto senza passare a votazioni. Quindi Salvini risulta gia' cessato dalla carica di deputato.

Dopo che si e' costituita la Giunta per le elezioni provvisoria per vagliare i deputati subentranti, l'aula e' stata sospesa.

L’attacco di Calderoli: “Colpo gobbo in Parlamento così andremo a schiantarci”



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I titoli dei telegiornali hanno già annunciato l’elezione dei nuovi rappresentanti di Camera e Senato quando, un quarto d’ora dopo le 20 di sabato 16 marzo, il senatore Roberto Calderoli richiama.
Devo riconoscerlo: è un uomo di parola. Alle miei insistenti telefonate non ha risposto "Perchè ero in aula" ammette, ma è bastato un sms in dialetto per rammentargli la mia richiesta. E ha richiamato.
Lo avevo intervistato qualche mese prima delle elezioni sulla possibilità che il “porcellum”, la “sua” legge elettorale, fosse cambiato. Disse che non se ne sarebbe fatto nulla, che sia Bersani che Berlusconi sarebbero andati al voto con quella porcata. Andò così. Non che Calderoli sia un indovino, ma bisogna riconoscerlo: è un abile politico, conosce perfettamente i meccanismi del Parlamento, gli equilibri e le trattative di palazzo.
Da dove partiamo senatore? La botta è ancora calda. Il centrosinistra ha conquistato sia la presidenza della Camera che quella del Senato. Che scenario si prospetta ora?
“Il Pd ha dimostrato quale sia la sua intenzione: rinunciare all’atteggiamento costruttivo. Il fatto di volere accaparrarsi tutte le cariche di Camera e Senato chiude qualsiasi possibilità di un dialogo per le riforme. Onestamente non capisco dove vogliono andare. Hanno pure preso qualche voto dai grillini, ma l’elezione alle maggiori cariche dello Stato deve avere una maggioranza più ampia che, in questo caso, non si è cercata. Anzi si è cercato lo scontro, la prova di forza”.
Nell’aula del Senato ha ricordato che la legislatura è nata alle idi di marzo, che si votava con le schede viola. Insomma, ci sono tutti i segni premonitori: questo parlamento durerà poco?
“Sicuramente. E presto torneremo alle urne. Stiamo andando a schiantarci contro un muro. E la mia legge elettorale, tanto criticata, ha dimostrato che il Paese è diviso in tre. Come è emerso in Parlamento. Tutte e tre le maggiori forze politiche non vogliono rinunciare al loro ruolo e intanto ogni giorno diventiamo più poveri. L’Italia e soprattutto il Nord, stanno andando a fondo, ma in Parlamento non si è capita la gravità della situazione, della fatica delle famiglie e delle imprese. In aula è emerso il peggiore aspetto della politica”.
Boldrini e Grasso non le piacciono?
“Come si fa a proporre Boldrini alla presidenza della Camera? Una di estrema sinistra che per tre anni ha attaccato il ministro dell’Interno Maroni. Ha fatto un discorso di insediamento che sembrava un comizio elettorale del 1968. E Grasso? No, oggi è mancata la strategia politica”.
Teme per il Quirinale?
“Il centrosinistra ha adottato la tecnica del carciofo, ma devono fare i conti con Monti che aspira al Quirinale. Per la carica del Capo dello Stato serve una maggioranza ampia, condivisa. Servono voti e appoggi determinanti che oggi sono stati bruciati”.
Avete sempre avuto un atteggiamento durissimo su Monti: lo facevate perché conoscevate bene le sue mire o è stato un caso fortuito?
“Noi abbiamo contrastato Monti e il suo governo perché non erano stati eletti democraticamente dal popolo, ma avevano un mandato tecnico. Mentre tutti lo elogiavano, ha fatto disastri: non c’è un parametro economico che sia migliorato e la valutazione dei cittadini alle urne lo ha dimostrato. Onestamente non conoscevamo né le sue mire, né le sue ambizioni. Ma davanti alle richiede odierne di Monti posso affermare che certi squali della Prima Repubblica in confronto a lui sembrano dei pesciolini rossi. Si è messo a capo di un partito, voleva fare il presidente del Consiglio, poi voleva la presidenza del Senato e ora punta al Quirinale. Me lo lasci dire: è proprio salito in politica. Orco cane che voracità”.
Siamo in vena di giudizi. Quando ha visto Silvio Berlusconi a Palazzo Madama con gli occhiali scuri che cosa gli ha detto?
“Gli detto scherzando: “Mi hai deluso. Dovevi presentarti almeno con il bastone e accompagnato da un pastore tedesco, allora sì che saresti stato credibile”.
A parte il sorriso per Berlusconi è stata una giornata nera.
“Sì, io non mi aspettavo questo atteggiamento. Pensavo proprio che di fronte a questa frammentazione fortissima del Parlamento si arrivasse a cercare un equilibrio, venisse proposta alle minoranze almeno una camera. Ed invece hanno tirato dritto per la loro strada. Sarà difficile venire in Parlamento con un governo di minoranza a chiedere la fiducia. E, soprattutto, in vista delle elezioni che mi sembrano prossime, mi chiedo con che coraggio i grillini si possano ripresentare ai loro elettori dopo il sostegno di oggi al candidato di centro sinistra. Sia ben chiaro, il mio non è un attacco ai grillini: è una considerazione. La situazione è molto critica, mi creda”.
Napolitano riuscirà a gestirla?
“Questa volta sarà dura”.

lunedì 18 marzo 2013

Lombardia/Lavoro: Maroni, chiedero' a Fornero 300 mln per Cig in deroga



Faccia a faccia questo pomeriggio a Roma tra Roberto Maroni ed Elsa Fornero, con il neo presidente della Regione Lombardia che chiedera' al ministro uscente del Lavoro di mettere sul piatto 300 milioni di euro da stanziare a favore del rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga. Proprio questa mattina, Maroni ha incontrato al Pirellone bis i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil per fare il punto della situazione.


''Ho voluto incontrarmi con i sindacati in previsione dell'incontro che avro' oggi a Roma con il ministro Fornero visto che i soldi per la Cassa integrazione in deroga sono finiti a febbraio''. Maroni ha sottolineato che da parte del ministero ''ci sono altri 49 milioni gia' stanziati'', ma che ''in Lombardia il fabbisogno per il 2013 e' di 300 milioni di euro''. Percio' ''la richiesta che faro' al governo e' di stanziare per la Lombardia questa cifra a favore dei lavoratori delle piccole imprese che hanno perso il lavoro''.



Anche se il governo uscente e' in carica per sbrigare gli affari correnti, Maroni si aspetta un impegno concreto su questo capitolo. Soprattutto perche', ha evidenziato il neo governatore lombardo prima di concludere, ''questo non e' un affare corrente ma un affare importante''.

Lega Nord: Maroni, non ragioniamo su asse destra-sinistra ma su Nord-

'La Lega Nord non vuol ragionare sull'asse orizzontale destra-sinistra, ma su quello verticale Nord-Sud'. Lo ha precisato Roberto Maroni, governatore della Lombardia e segretario federale del movimento, precisando che il confronto avverra' "prima sul territorio che in Parlamento" sui grandi problemi del Nord, dal patto di stabilita' all'infrastrutturazione, all'Expo. 'Noi non tratteremo passando per Roma, ma per le Regioni e le citta' del nord. Ne ho parlato con Pisapia, sindaco di Milano, a proposito, ad esempio, dell'Expo. Su tutto cio' che riguarda il territorio, noi - ha sottolineato - vogliamo coinvolgere gli amministratori al di la' del loro colore politico. Sono convinto che questo sia' anche 'l'interesse degli amministratori di Lega, Pdl, Centrosinistra in Veneto'.

domenica 17 marzo 2013

Lombardia/lavoro: Cisl, bene Maroni che raccoglie nostro allarme



 ''Siamo partiti con il piede giusto, il presidente Maroni ha raccolto il nostro allarme sui fondi per gli ammortizzatori sociali in deroga ed auspichiamo un esito positivo dall'incontro di oggi col ministro Fornero. Alla Lombardia non puo' andare solo il 17% delle risorse nazionali, quando in passato aveva il 22%''.


Cosi' il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni, commenta a caldo l'incontro informale avuto questa mattina con il neopresidente della Regione e i segretari generali di Cgil e Uil regionali.



''Siamo soddisfatti, perche' le nostre preoccupazioni sono state condivise dal presidente - ha sottolineato Petteni -.



Lo abbiamo sollecitato a fare pressioni sul ministro affinche' aumenti lo stanziamento delle risorse, oggi assolutamente insufficiente, destinate alla Lombardia per gli ammortizzatori sociali in deroga''. Secondo il sindacalista, ''bisogna dare immediatamente risposte concrete a migliaia di lavoratori colpiti dalla crisi, che non possono pagare l'eccessivo centralismo delle procedure. Per questo abbiamo chiesto a Maroni di attivarsi anche perche' la regione provveda con strumenti propri ad anticipare la cassa integrazione, in attesa dei fondi Inps''.



Sono gia' circa 6mila le aziende che in questi primi mesi dell'anno hanno presentato domanda per la cassa integrazione in deroga, oltre35mila i lavoratori interessati. Gli 87 milioni ripartiti in queste settimane dal ministero del Lavoro alla Regione, pero', non sono sufficienti a coprire tutte queste richieste.

Lombardia: Maroni, combattero' senza tregua il malaffare in sanita'


 ''Il mio impegno prioritario e' mettere in sicurezza il sistema sanitario lombardo e le sue eccellenze, combattendo senza tregua il malaffare''. Lo scrive su twitter il neo presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dopo l'ennesimo scandalo che ha colpito il sistema sanitario regionale con 7 persone arrestate e altre 13 indagate dalla Dia per presunta corruzione.

Governo, Garavaglia: sembra di vedere ultimo film Tarantino


''Sembra di vedere scene dell'ultimo film di Tarantino, 'Django Unchained', si sparano tra loro, da tutte le parti, tra blog, facebook, twitter, comunicati stampa e streaming. Se questa è la politica italiana, meglio  concentrarci sul progetto della macroregione. Ha ragione Maroni. A meno che non ci sia uno scatto di responsabilità da parte di tutti, per un governo di larghe, larghissime intese che affronti seriamente il lavoro, il sociale, l'economia e le riforme''. Così Massimo Garavaglia della Lega Nord sulla attuale situazione politica nazionale.

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sabato 16 marzo 2013

PATTO STABILITA': ZAIA, LO CANCELLERA' MACROREGIONE DEL NORD


Lo sfondamento del Patto di Stabilita' da parte di Regioni e Comuni del settentrione potrebbe costituire il debutto della nuova Macroregione del Nord promossa dalla Lega.

Lo ha indicato oggi il presidente del Veneto Luca Zaia sottolineando come solo l'unione tra amministrazioni puo' provocare un terremoto su questo tema. 'Insieme si fa molta piu' strada - ha detto il governatore - mentre da soli si va al massacro perche' lo sforamento singolo o a macchia di leopardo porta alla decurtazione dei trasferimenti dalla Stato e un danno erariale' Zaia ha spiegato che il nuovo laboratorio rappresentato dalla macroregione del Nord sara' preparato dai capigruppo leghisti in Parlamento, nelle regioni e dai presidenti di Piemonte, Lombardia e Veneto. 'Smettiamola di dire - ha evidenziato - che il Patto di Stabilita' e' una scelta europea perche' e' una cosa solo italiana. E' un'equa divisione del malessere che non togli ai ricchi per dare ai poveri ma toglie a tutti per dare agli spreconi. Noi abbiamo un miliardo e 300 milioni di euro bloccati con pagamenti a 429 giorni. Sfondare il Patto vorrebbe dire in Veneto liberare pagamenti immediati per un paio di miliardi'.

Stop a extracomunitari, priorita’ a cittadini europei per lavoro



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L’Unione europea deve chiudere la porta ai lavoratori extracomunitari ”che andrebbero a saturare un mercato del lavoro gia’ in sofferenza e ad aggravare la condizione sociale ed economica dei nostri cittadini”.

E’ quanto sostiene l’eurodeputata della Lega Nord Mara Bizzotto, la quale ha presentato una risoluzione sull’argomento a nome del gruppo Europa della liberta’ e della democrazia (Eld). ”E’ ora di smetterla con questa ipocrita politica di aprire le porte a tutti”, ha sottolineato la Bizzotto. ”Tutti gli sforzi da intraprendere e le misure da adottare per uscire dalla crisi devono essere rivolte verso un unico obiettivo, quello di dare un lavoro e una vita dignitosa ai cittadini europei: stop, dunque, all’arrivo di nuovi immigrati all’interno dell’Ue”, ha aggiunto.
La risoluzione e’ stata presentata a Strasburgo in alternativa alla relazione dell’europarlamentare liberaldemocratica tedesca Nadja Hirsch, che invita invece l’Europa a considerare l’immigrazione ”come un elemento essenziale per lo sviluppo economico e sociale”. La votazione in assemblea sui due documenti e’ prevista per domani. (ANSA)

Regione Lombardia, pronta la giunta. Maroni tiene delega alla Sicurezza



Regione Lombardia, pronta la giunta. Maroni tiene delega alla Sicurezza

I nomi non sono ancora ufficiali. Per la Lega Garavaglia e Fava nomi pesanti. Mentre il Pdl propone la giornalista sportiva Paola Ferrari, moglie di Marco De Benedetti
La squadra è quasi pronta. E la giunta regionale potrebbe essere a un passo dalla sua definitiva ufficializzazione.

Il presidente Roberto Maroni si è recato stamattina a colloquio con il leader del Pdl per completare la lista di nomi della nuova squadra.

Maroni terrà la delega alla Sicurezza. 

Si occuperà anche di Expo. "Ci sono due commissari nominati dal governo che non posso cambiare — commenta ai giornalisti Maroni — ma il nuovo presidente della giunta si occuperà di Expo. Non fosse altro perché la Regione fa parte della società di gestione".

Quattordici saranno in tutto gli assessori, più due sottosegretari.
Dalle prime indiscrezioni la squadra sembra così composta:
Mario Mantovani, coordinatore regionale del Pdl, sarà vicepresidente e assessore alla Sanità.

Nella Lega entrano Massimo Garavaglia al Bilancio, Gianni Fava all'Agricoltura, Antonio Rossi allo Sport,Claudia Terzi alla Protezione civile e Maria Cristina Cantù (unica varesina) alla Famiglia e solidarietà sociale. Nel Pdl rimane assessore all'Istruzione Valentina Aprea, Alberto Cavalli al Commercio e artigianato e Mario Del Tenno alle Infrastrutture e trasporti, assessorato che prima era al varesino del Pdl Raffaele Cattaneo. La giornalista Paola Ferrari, conduttrice della Domenica sportiva e moglie di Carlo De Benedetti, politicamente vicina a Daniela Santanchè che l'avrebbe segnalata per l'incarico, dovrebbe andare alla Cultura. Infine, per Fratelli d'Italia Viviana Beccalossi. Rimangono da chiudere le caselle per l'assessore di Cielle, che probabilmente andrà alle Attività produttive, e per due assessorati leghisti, che vedono in gioco Fabio Rolfi eSimona Bordonali. Mancano pochi giorni. E il nuovo esecutivo sarà ufficializzato. 

venerdì 15 marzo 2013

Lega/ Maroni: Cambiare patto stabilità, obiettivo è macroregione



Ne discuteremo con questo governo, con quello che verrà, con Pd




La Lega nord mette al primo posto come macroregione del Nord il cambio del patto di stabilità. Lo ha ribadito il segretario federale del Carroccio e neo-presidente della Lombardia, Roberto Maroni in visita al collega governatore del Veneto, Luca Zaia. "Sarà il primo punto - ha spiegato Maroni - su cui le Regioni del nord svilupperanno un'azione comune con il governo che c'è o con quello che ci sarà".

"È la prima volta che, da presidente del Veneto, ho l'onore di ospitare il governatore della Lombardia", aveva sottolineato poco prima Zaia, assicurando che "all'interno di questo grande progetto che abbiamo, della macroregione, il nostro blocco di interessi sarà difeso dai governatori e faremo pesare le nostre richieste a Roma".

L'obiettivo, ha rilanciato Maroni dopo un incontro "molto utile", è confermare "il nostro totale impegno a realizzare la Macroregione", una strada "non ideologica ma utile per risolvere i problemi delle nostre Regioni, che sono comuni"; le linee guida tracciate sono tre, legate a struttura economica, mobilità e infrastrutture, e comunità.

"Su questi tre temi si concentrerà la nostra azione - ha detto - dotare il nord di un'infrastrutturazione degna del ruolo che ha in Europa, dove è la prima regione, andando da Torino a Trieste, coordinando e collegando le iniziative. Affrontando, sul terreno economico, la crisi: ci sono strumenti finanziari che vanno rifinanziati, come la cassa integrazione in deroga. Proprio ieri ho incontrato il ministro Fornero, che mi dice che soldi non ci sono più e su questo svilupperemo un'azione comune".

Terzo punto, ma primo nell'agenda, è "il sostegno ai Comuni, con il tema centrale del patto di stabilità, che impedisce loro di operare, investire, di pagare i fornitori anche se hanno i soldi". "Questo grida vendetta, c'è un'iniziativa dell'Anci e noi come Regioni sosteniamo urgenza di modificare il patto per premiare i comuni virtuosi e dare loro la possibilità di usare le risorse che hanno", ha aggiunto Maroni.

La questione, hanno spiegato Maroni e Zaia, "si risolve convincendo il governo a modificarlo o costringendolo". "Se un allentamento non c'è - ragionano - uno sfondamento del patto, se fatto come Regioni del nord, è una detonazione: se 1000 sindaci della Lombardia e 581 del Veneto lo violano, con le Regioni davanti, il patto di stabilità si cambia". Da venerdì, poi, ci sarà il nuovo Parlamento "e noi porremo loro questa questione".

Un tema su cui sarà coinvolto anche il Partito democratico, seppur "non passando da Roma", dove domani ci sarà un incontro con i nuovi capigruppo della Lega. "Ne ho già parlato con il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, così come gli ho parlato di altre questioni, come l'Expo", ha assicurato Maroni, che ha spiegato come l'obiettivo leghista sia, per tutto cio' che riguarda il territorio, "coinvolgere gli amministratori al di la' del colore politico". "Non ragioneremo più sull'asse orizzontale destra-sinistera, ma su quello verticale nord-sud", ha chiosato. La conclusione del suo ragionamento, poi, Maroni l'ha dedicata al ruolo 'istituzionale' della Macroregione, che, all'interno della 'Regione Alpina' e del modello europeo che rappresenta, "vuole essere un motore di accelerazione", "un'anticipazione della nuova Europa".

Lega Nord: Maroni, capigruppo Giorgetti e Bitonci

Giancarlo Giorgetti e Massimo Bitonci: questi i capigruppo della Lega Nord alla Camera e al Senato. Lo ha annunciato, a Venezia, dopo un incontro con il presidente del Veneto, Luca Zaia, Roberto Maroni, segretario federale della Lega Nord.

'Oggi indichero' i capigruppo alla Camera, Giancarlo Giorgetti, e al Senato, Massimo Bitonci', ha detto. 

'Non ho guardato a logiche geopolitiche, ma alla capacita' degli uomini: credo siano le persone giuste - ha sottolineato Maroni -. Avranno il compito di organizzare la nostra azione a Roma, sapendo che la nostra azione principale non e' piu' li', ma si fa qua al Nord e loro ci devono aiutare: e' utile avere dei gruppi in Parlamento, ma devono svolgere la funzione di assecondare iniziative politiche che partono dal Nord'. 




MAR 10 Zaia: «Suicidi, è un bollettino di guerra, e lo Stato si comporta da rapinatore»


 «È ormai un bollettino di guerra. Questo dei suicidi degli imprenditori è soprattutto, per noi del Veneto, un fatto epocale, nuovo e complesso da gestire». A dirlo è il presidente della Regione Luca Zaia.


«La notizia di un altro industriale che si è tolto la vita a Schio - aggiunge Zaia - è il sintomo delle profonde e insormontabili difficoltà in cui si dibatte un intero territorio. Cifre che assumono proporzioni drammatiche proprio perché il territorio stesso è disseminato di imprese. Oltre 600mila partite Iva che non vivono di assistenzialismo e chiedono soltanto di poter lavorare bene e tanto, che si ritrovano di fronte a una pressione fiscale che sfiora il 70 per cento e le mette definitivamente fuori mercato, che vivono nell'incubo di ritrovarsi nel capannone qualcuno che non esce se non ha comunque elevato un verbale, a una burocrazia che riempie di inutili passaggi ogni pulsione alla crescita, a enti locali messi nelle condizioni di letterale impotenza», continua. 


«Vale la pena ricordare - prosegue il presidente - quel che ripeto fino allo sfinimento. A fronte di 18 miliardi di imposte qui in Veneto non torna un euro sotto forma di assistenza, servizi e sostegno alle imprese. Qui in Veneto si applicano meccanismi virtuosi di finanza pubblica che se estesi a tutto il territorio nazionale porterebbero a un risparmio di spesa di complessivi 28 miliardi: basterebbe trattenerne un ventesimo per ridare un minimo di slancio alla nostra economia e alle nostre produzioni. Invece nulla, continuiamo a regalare le nostre imposte a chi le spreca. Uno Stato che si comporta così è uno Stato rapinatore».