martedì 27 maggio 2014

Se domani si votasse, Lega si presenterebbe sola


"Se si votasse domani mattina, la Lega si presenterebbe da sola perché non c'è margine di discussione con altri possibili alleati. Spero che la batosta serva. Nuovo centro destra, a parte il nome, di centrodestra non ha nulla.Alfano non lo vedo, non si vede neanche lui, se non allo specchio". Queste le parole di Matteo Salvini, segretario federale Lega Nord, riconfermato al Parlamento europeo nelle consultazioni di domenica scorsa, ospite ad Agorà su Rai3.

Non ho mai visto Milano così triste e sporca

«Non ho mai visto Milano così triste e sporca: il Pd è il primo partito in città, ma io non mi rassegno, abbiamo due anni di tempo per tornare a far sognare Milano»

Matteo Salvini al seggio (Fotogramma)
«Mi fa piacere che lo sconosciuto Salvini abbia preso, nel Nordovest, cinque volte le preferenze del ministro Lupi (tra i nomi possibili di candidati del centrodestra per la successione di Pisapia, ndr). Da domani comincio la lotta per sfrattare il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. La Lega vuole essere capofila». Lo afferma Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, durante la conferenza stampa in via Bellerio per commentare i risultati delle europee di ieri, che hanno visto il Carroccio attestarsi al 6,2%. Personalmente Salvini ha collezionato 108.661 preferenze. «Non ho mai visto -prosegue Salvini- Milano così triste e sporca: il Pd è il primo partito in città, ma io non mi rassegno, abbiamo due anni di tempo per tornare a far sognare Milano».
 
Gli equilibri in Regione
Il voto europeo non cambiera’ gli equilibri in Regione. Lo ha spiegato il presidente della Regione Roberto Maroni che questa mattina ha assistito seduto assieme alla stampa, all’incontro con cui il leader del Carroccio Matteo Salvini ha commentato i risultati elettorali. «I gruppi consiliari non cambiano, rimangono quelli che sono», ha risposto Maroni a chi che gli chiedeva di possibili nuovi rimpasti di giunta dopo il dato deludente del Nuovo centrodestra.«Ora sento la responsabilita’ di guidare la coalizione con ancora più’ determinazione», ha aggiunto.
 

Milano Salvini prenota la candidatura a Sindaco

Chi sarà il candidato sindaco del centrodestra alle prossime amministrative? Tra gli effetti collaterali dei «sorprendenti» risultati del voto di domenica a Milano c’è anche la lotta intestina nella galassia Fi-Lega-Ncd per la successione a Giuliano Pisapia. Ieri, dall’alto del suo numero di preferenze il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini ha lanciato il guanto di sfida al suo potenziale competitor, il ministro Ndc delle Infrastrutture, Maurizio Lupi che non ha mai nascosto il desiderio di correre alle prossime comunali del 2016: «Mi fa piacere che lo sconosciuto Salvini - dice ironicamente il segretario del Carroccio - abbia preso nel Nord ovest 5 volte le preferenze del ministro Lupi e siccome da domani iniziamo l’azione di sfratto al sindaco di Milano Pisapia la Lega vuol essere capofila». Le cifre parlano chiaro. Salvini è stato il «re» delle preferenze della circoscrizione che mette insieme Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, con 223.103 voti personali, più della capolista del Pd, Alessia Mosca che ha raggiunto le 181.436 preferenze. Lupi si è «fermato» invece a 46.380. Se si guarda il voto milanese la situazione volge sempre a favore di Salvini, anche se la distanza è minore: 19.177 voti al segretario della Lega, 8.809 all’ex assessore della giunta Albertini. Quanto basta al leader del Carroccio per «prenotare» con largo anticipo un posto in prima fila per la sfida del 2016. «Non ho mai visto Milano così triste e così sporca, è vero che il Pd è il primo partito in città, ma io non mi rassegno credo che un centrodestra pulito, serio ce la possa fare, abbiamo due anni di tempo: ci sono».


Berlusconi dovrebbe lasciare

Salvini: Berlusconi dovrebbe dimettersi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, in un'intervista al sito Affari italiani.it, spiega la sua strategia, il suoi progetti per il futuro. Fa un'analisi della situazione attuale del centrodestra e guarda al futuro. Su Berlusconi sembra non avere dubbi, usa il paragone con Sacchi che "dopo aver vinto tutto al Milan...". Insomma, sostiene che dovrebbe lasciare ma non si sbilancia sulla figlia Marina liquidando la domanda del giornalista con uno sbrigativo: "Non mi piacciono le dinastie". 
La vittoria di Renzi - Fa autocritica sul centrodestra ma prima si concentra su Renzi. Sostiene che il suo 40% è costruito sulle promesse "e le promesse vanno poi mantenute e purtroppo la situazione economica non è certo positiva". Salvini inoltre si concentra su quel 40% di italiani che non sono andati a votare "Quiondi c'è un mare di gente alla finestra con cui io voglio parlare. Se il Centrodestra si sveglia dopo la mazzata torna a fare il Centrodestra. Ma a fare il Centrodestra, perché non lo ha fatto in questi tre anni. Un Centrodestra che sostiene Monti, Letta, Renzi e fa le riforme con la sinistra non è il Centrodestra".
La strategia - Per Salvini, quindi il centrodestra dece "fare il centrodestra sui temi dell'immigrazione, dell'economia, della lotta allo statalismo, del non andare accompagnati alla Merkel. Che Centrodestra è? Io domani sono con la Le Pen mentre Forza Italia e Ncd se non cambiano le cose siederanno con la Merkel. C'è un problema di identità, per assurdo la Lega è l'unica forza di Centrodestra che è cresciuta". E infine a proposito di Fratelli d'Italia si sbilancia: "Conto di costurire qualcosa con loro"
 

lunedì 7 aprile 2014

Secessionisti «Fuori subito o li liberiamo noi»

Secessionisti, la minaccia di Salvini
«Fuori subito o li liberiamo noi»

Il segretario della Lega Nord a Verona per la manifestazione di solidarietà ai 24 arrestati: «Stiamo difendendo la libertà di parola e di pensiero».




«Siamo qua pacificamente ma non siamo dei fessi: o tornano a casa subito e qualcuno chiede scusa o andiamo a tirarli fuori noi. Magari occupando le prefetture». Lo ha detto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini arrivando in piazza dei Signori a Verona per la manifestazione di solidarietà per i 24 indipendentisti arrestati. Su finestre e balaustre questi striscioni indicano l’aria che tira: «Stato italiano terrorista», «Rocchetta come Martin Luther King», «Chiavegato come Mandela». Molti modellini di «tanko» tra le mani. Sul palco anche i figli di alcuni di quelli ammanettati dai carabinieri. Sulle presenze, cifre ondeggianti: dai 1000 ai 3000 manifestanti. Tra cui tutto lo «stato maggiore» della Lega, fronte veneto e lombardo. Oltre a Salvini ci sono Tosi, Zaia. E anche Bossi. La parola che riecheggia più di frequente è «indipendenza». Oppure: «Secessione», scandita come slogan.


«Le galere sono fatte per i delinquenti»
«Liberi subito - ha proseguito Salvini -. Le galere sono fatte per i delinquenti e per i mafiosi, non per i padri e le madri di famiglia. Gli investigatori non hanno trovato nemmeno una fionda e sfido chiunque a chiamare carro armato quella ruspa spara supposte». Salvini ha quindi ribadito la vocazione pacifista della manifestazione di Verona. «Siamo qua per difendere la libertà di pensiero e di parola. La scelta della Lega è una scelta non violenta. Contrariamente a quanti la vorrebbero sotto terra noi vogliamo seppellire la Fornero sotto 500 mila firme».


«Indagine sbagliata»
Salvini quindi dà l’appuntamento al popolo Padano per il 25 aprile: «Sarà la festa di San Marco, sarà la festa della nostra liberazione, vogliamo discutere di politica senza galera in mezzo. Questa è un’indagine sbagliata con milioni di euro spesi per trovare una ruspa».


Sul palco il sindaco Tosi: «Arrestati per difendere libero pensiero»
Sul palco compare anche il sindaco di Verona Flavio Tosi. «Parla di persone arrestato per aver difeso la libertà di pensiero».




«I veri delinquenti sono per strada a rubare e lo stato italiano pensa ad arrestare povera gente che esprime opinioni come avrebbe diritto di fare liberamente in uno stato normale» grida il sindaco. Che poi scherza (ma non troppo) sugli ambasciatori russi che vogliono annettersi il Veneto 


Bossi: «Spero di vedere la Lega delle origini»
Anche il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, è arrivato alla manifestazione che la lega Nord ha convocato a Verona per chiedere la liberazione dei secessionisti veneti arrestati. Parlando coi giornalisti, il Senatur, ha detto di «sperare» di vedere la Lega delle origini in piazza dei Signori. «D’altra parte Roma non mantiene mai mai le promesse quindi questa è la normale reazione», ha detto, sottolineando che «questo è il mio popolo».


Il Senatur: «Noi lombardi dovremmo ringraziarvi...»
Bossi dal palco poi dice: «Io ricordo che sono venuto a fare accordo con la Liga Veneta, senza la Liga non sarebbe stato nulla. Noi lombardi dovremmo sempre ringraziarvi: la canaglia romana non riuscirà a fermare il diritto alla libertà dei popoli». E poi la conclusione, quel che vuole essere un grido: «Veneto libero»

venerdì 4 aprile 2014

Referendum sulla Lombardia a statuto speciale

La proposta della Lega e di tutto il centrodestra




La bandiera con il leone di San Marco, in solidarietà ai Serenissimi. Seduti dietro, al tavolo della conferenza stampa convocata al Pirellone, ci sono il capogruppo della Lega e quello della Lista Maroni. Meno scontata la presenza del forzista Claudio Pedrazzini e, soprattutto, di Riccardo De Corato, una vita nel Msi a difendere Tricolore e Patria. Non si parla di secessione, però. La proposta è quella anticipata da Roberto Maroni, sulla quale l’ideologo del nuovo corso leghista, Stefano Bruno Galli, sta lavorando da mesi. Trasformare la Lombardia in una Regione a statuto speciale. Semplice a dirsi, complicatissimo a farsi. 


Il referendum
Il primo passaggio è quello di un referendum consultivo, un referendum «vero», non la consultazione online tentata in Veneto. Con un quesito secco: volete che la vostra diventi la sesta Regione «speciale», dopo Val D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia? La ragione e la storia stanno dalla nostra parte, dice Galli. La Lombardia è terra di confine e «vanta una dimensione economica, produttiva e sociale che costituisce un oggettivo elemento di diversità, come lo furono a suo tempo valori come la lingua , la cultura e le tradizioni per quello Regioni alle quali fu concessa la specialità dall’Assemblea Costituente. I benefici sarebbero altrettanti evidenti: poteri e facoltà speciali anche su materie altrimenti in capo allo Stato centrale e, soprattutto, il tema della tasse. Le Regioni a statuto speciale gestiscono in proprio una percentuale variabile di fiscalità che oscilla tra il 75 e il 100 per cento. 

Il sogno del tandem con le Europee
Il referendum consultivo costerebbe venti milioni di euro. A meno che non venga «allegato» a un’altra consultazione elettorale. E il sogno leghista sarebbe proprio quello di abbinare il quesito autonomista alle elezioni europee. Praticamente impossibile. Anche perché la proposta di referendum andrà approvata con il voto dei due terzi del Consiglio: vuol dire che la maggioranza di centrodestra dovrà trovare in aula qualche sponda anche nell’opposizione. Il Ncd, che è in polemica più o meno aperta con Maroni e con la Lega, giura di essere d’accordo nel merito, ma la firma in calce al documento ancora non c’è. «Proprio perché questa è una battaglia importante in cui crediamo  - spiega Mauro Parolini -, non possiamo prestarci a strumentalizzazioni alimentate da posizioni equivoche. Non comprendiamo, infatti, il motivo per cui davanti al tavolo della conferenza stampa sia stata esposta una bandiera che richiama la Serenissima, non la bandiera di Regione Lombardia, e il messaggio che viene lanciato rischia di sminuire e confondere un tema di così grande importanza come è il ruolo delle autonomie locali». 
Dagli autonomisti ai secessionisti. L’assessore leghista (alla Sicurezza) Simona Bordonali e il vicecapogruppo dei lumbard in Regione Fabio Rolfi, domani mattina entreranno nel carcere di Canton Mombello per incontrare gli indipendentisti bresciani arrestati mercoledì.

mercoledì 2 aprile 2014

Salvini: «L’arresto dei secessionisti? È una follia, lo Stato non ci fa paura»Salvini: «L’arresto dei secessionisti? È una follia, lo Stato non ci fa paura»

Dopo l’arresto di Franco Rocchetta e altri 23 indipendentisti


«Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arrestano chi vuole l’Indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia». Lo scrive su Facebook il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, dopo l’arresto di Franco Rocchetta e altri 23 secessionisti, o indipendentisti, veneti. Poco prima aveva scritto: «Giù le mani dagli Indipendentisti!».


L’ex leghista
All’alba di mercoledì i carabinieri del Ros di Brescia hanno eseguito un blitz per terrorismo ed eversione del sistema democratico arrestando 24 persone, 16 delle quali in Veneto, fermando anche l’ex parlamentare ed ex leghista Rocchetta, che nel 1994 - espulso dal partito di Bossi -era tornato alla Liga Veneta. Di recente è stato tra i promotori del referendum online per la secessione della Regione.

martedì 1 aprile 2014

Pesce d'aprile di Radio Padania, Renzi firma i referendum leghisti

Dalla radio del Carroccio scherzano: in cambio del sostegno della Lega Renzi sarebbe pronto a votare i referendum



Da Radio Padania, infatti, hanno preparato una simpatica notizia falsa sul premierMatteo Renzi. Il presidente del Consiglio - secondo la notizia che la radio del Carroccio attribuisce, tra gli altri, al nostro sito - avrebbe aderito ai refendum leghisti su legalizzazione della prostituzione, legge Fornero, burocrazia, abolizione della legge Mancino e stop ai concorsi pubblici per gli immigrati.
Il fantomatico endorsement di Renzi sarebbe stato comunicato con un tweet mattutino, in cui si cercava l'appoggio della Lega in cambio dell'adesione ai cinque quesiti referendari.
Il premier avrebbe poi addirittura rivolto un appello a tutti gli italiani a fare altrettanto. Un simpaticoscherzo per celebrare la giornata dei "pesci".

venerdì 21 marzo 2014

Veneto libero

Nei Paesi evoluti è riconosciuta ai cittadini la facoltà di stabilire dove andare e con chi. L'autodeterminazione dei popoli è un dogma indiscutibile. Forse che il Veneto vale meno della Catalogna o della Scozia e non può aspirare a essere autonomo?

Il risultato che sta riscuotendo il referendum online per l’indipendenza veneta, lanciato domenica scorsa, fa esultare gli organizzatori, raccolti sotto la sigla di plebiscito.eu. Le votazioni si chiuderanno venerdì alle 18. «Alle 19 - spiega il presidente, Gianluca Busato, dichiareremo l’indipendenza del Veneto». Il sondaggio, prima un po’ snobbato a livello politico-istituzionale, ha trovato ora l’appoggio della Lega Nord e di altri gruppi separatisti, che però frenano: «Il vero referendum è quello che scaturirà dal progetto di legge regionale 342, che sarà presentato in Consiglio ad aprile».

Siamo alle solite. La Crimea ha deciso il proprio destino con un referendum: si distacca dall'Ucraina e si annette alla Russia per volontà popolare.




Molti osservatori affermano che il plebiscito non è legittimo per vari motivi oscuri, e non si capisce perché la consultazione dovrebbe essere invalidata. Questo lo abbiamo già scritto. Se però ribadiamo il concetto, una ragione c'è: adesso anche la Catalogna andrà alle urne e così pure la Scozia; entrambe le regioni reclamano indipendenza. Che c'è di male? Nulla. Tanto è vero che nessuno protesta.
Nei Paesi evoluti è infatti riconosciuta ai cittadini la facoltà di contarsi allo scopo di stabilire dove andare e con chi. Ancora una volta debbo ricordare che l'autodeterminazione dei popoli non è un principio astratto, ma un dogma indiscutibile.
Le nazioni rischiano così di spezzettarsi? E chi se ne importa. Prima di tutto viene la libertà della gente di amministrare il proprio territorio come le garba. Ecco perché trasecoliamo nell'apprendere che il referendum via Web (www.plebiscito.eu) in corso dal 16 al 21 marzo nel Veneto, finalizzato a uno strappo della regione dall'Italia, sia considerato un'attentato all'unità del Paese. Ma quale attentato?
I veneti desiderano ardentemente andarsene per conto proprio, ovvero essere padroni in casa loro, rigettando il patto nazionale (peraltro mai sottoscritto)? Liberi di verificare alle urne se si tratta di un sentimento maggioritario o minoritario. Nel primo caso bisognerà prenderne atto e agire di conseguenza; nel secondo, pace amen, la situazione rimarrà quella attuale: cioè il Veneto resterà integrato nella penisola con capitale Roma. Dov'è il problema? Perché scandalizzarsi se una quota di cittadini invoca l'uso di uno strumento - il plebiscito - altamente democratico per stabilire se mantenere lo statu quo oppure se mutare registro? Forse che il Veneto vale meno della Catalogna o della Scozia e non può aspirare, a differenza delle altre due regioni, a essere autonomo rispetto al potere centrale?
Non ha senso dividere i popoli tra figli e figliastri; ciascuno di essi deve godere della facoltà di fare ciò che vuole, a condizione che non infranga le regole democratiche, delle quali il plebiscito è la principale. Ognuno ovviamente ha le proprie opinioni e non stupisce che voglia imporle ad altri attraverso il metodo del confronto, ma se alla fine dei dibattiti non c'è intesa, si ricorre al referendum, il cui esito è legge. Non c'è molto d'aggiungere.
Un tempo certi contenziosi si dirimevano con le guerre, non esisteva alternativa. Oggi si vota e vince la maggioranza. Chi non accetta il verdetto elettorale si pone fuori dal contesto civile, automaticamente, e non può pretendere di essere apprezzato. Il referendum in Veneto non ha nulla di eversivo e va accolto come una manifestazione di correttezza istituzionale. D'altronde, quella dei veneti non è neppure una ribellione scomposta; è la speranza di un ritorno all'antico, alla Repubblica cosiddetta Serenissima, le cui prerogative sono giustamente rimpiante, visto che all'epoca del suo fulgore i «sudditi» si trovavano, con il Doge, meglio che con Matteo Renzi e affini, probabilmente.
Lasciate che i veneti si facciano la loro vita lontano da Roma, e che altri, per esempio campani e calabresi, si facciano la loro ai piedi della Città Eterna. Vedremo chi camperà di più e più comodamente.

martedì 18 marzo 2014

Veneto, parte il referendum per la secessione

Veneto, parte il referendum per la secessione















Non solo Crimea, pure il Veneto chiede la secessione. Unreferendum autogestito per chiedere l’indipendenza dall’Italia. È l’iniziativa del comitato Plebiscito.eu che è in corso in questi giorni e si concluderà il 21 marzo a Treviso, con la proclamazione dei risultati e l’eventuale dichiarazione di sovranità veneta. Il voto si è aperto ieri, domenica 16 marzo, e ad esprimersi sono stati in tanti. Oltre 700mila persone. 

Il voto - Le province con più partecipazione sono Vicenza, Treviso, Padova. E così dal Veneto parte un filo diretto con la Crimea, che proprio ieiri ha votato la secessione dall'Ucraina e il ricongiungimento con la Russi. L’iniziativa veneta ha così attirato l’attenzione dei media russi: la tv statale russa Vesti 24 ha trasmesso un servizio sul “referendum” in corso sull'indipendenza del Veneto. 

Il referendum - La domanda del referendum non lascia scampo a dubbi su quale sia l'obiettivo della consultazione: "Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?” Dopo aver votato al quesito principale si possono votare i delegati Veneti e altre tre decisioni: Se il Veneto debba rimanere nella UE, se il Veneto debba mantenere l'Euro, se il Veneto debba stare nella Nato.
Sul sito www.plebiscito.eu, oltre a potere votare online (nel caso si sia fuori dal Veneto nei giorni del voto per lavoro, studio od altri motivi) vengono anche indicati i luoghi dei seggi, si trova il materiale che spiega la battaglia sia dal punto di vista dei SI', sia da quello dei NO, ed inoltre si può interagire proponendo le proprie osservazioni, consigli o perplessità. Insomma la macchina è partita e il governatore Luca Zaia avverte Renzi con un'intervista a Libero: "Renzi, come tutti da Roma, ci guarda dall’alto in basso, crede che stiamo al Luna Park. Ma il fermento indipendentista è sempre più forte, e non dipende dalla gente del nord sempre più strozzata, dipende da Roma". 

Veneto, da oggi referendum per l'indipendenza. Zaia: "Attento Renzi, vogliamo scappare"

Veneto, da oggi referendum per l'indipendenza. Zaia: "Attento Renzi, vogliamo scappare"

Luca Zaia, governatore veneto, la saggezza pop dice che nel cuore d’ogni veneto ghe xè on Leon, miga on cojon. Da oggi da oggi on line fino al 21 marzo -giorno dello spoglio in piazza dei Signori a Treviso- c’è il «Plebiscito per l’Indipendenza del veneto». 
«Eviterei le domande: va a votare? O Cosa ne pensa del Plebiscito?».
E allora, perdoni, cosa le chiedo?
«Per carità, ben venga il Plebiscito, è la terza o quarta volta che si tenta di farlo; e solo la Lega ha raccolto nei gazebo 100mila firme. Ma è l’iniziativa di un partito che si chiama appunto “Plebiscito 2013”, costola di un altro partito , “Indipendenza veneta”. Bisogna fare delle riflessioni. Il sospetto è che la gente voglia l’indipendenza perché, strangolata dalla crisi chiede tassazioni più basse, mi piacerebbe che pensassero all’indipendenza come movimento culturale, tipo Catalogna o Scozia»
Diciamolo: dovevate votare l’indipendenza in Consiglio regionale, ma c’eravate solo voi 20 leghisti e pochi altri. Ed è saltato.
«Tecnicamente per fare un referendum sul tema ci vuole una legge regionale, e un Consiglio che voti la legge; l’anno scorso non la votò e la fece tornare in commissione, perché quella legge non aveva la maggioranza e non sarebbe passata».
Ma sarebbe stata comunque incostituzionale: «La Repubblica è una e indivisibile», articolo 5 della sacra Carta...
«Vero, però il diritto di autodeterminazione e il diritto internazionale ci danno ragione, e noi avremmo fatto volentieri scoppiare il dibattito sul referendum. Ma, fosse stato fatto così, da qualcuno per vezzo, non avrebbe avuto efficacia giuridica. La verità è che è importantissimo seguire quel che avviene in Catalogna».
In Catalogna? Intende al referendum omologo di Artur Mas?
«Sì, loro sono avantissimo: dobbiamo capire se sull’indipendenza riescono ad aprirci un varco. La loro deadline è il 9 novembre 2014. Se l’indipendenza la ottiene Barcellona, seguendo il loro metodo potrebbe ottenerla Venezia».
Il premier Renzi si è espressamente dichiarato per il contro-referendum.
«Renzi, come tutti da Roma, ci guarda dall’alto in basso, crede che stiamo al Luna Park. Ma il fermento indipendentista è sempre più forte, e non dipende dalla gente del nord sempre più strozzata, dipende da Roma. Matteo l’ha detto chiaramente di non credere alle regioni, anzi fosse per lui le abolirebbe. É un neocentralista che ha un ideale di sviluppo fordista; noi siamo quelli del distretto industriale diffuso. Fosse per Renzi la Bavaria industriale autonoma non esisterebbe. Lui giustifica questa cosa affermando che “ci sono regioni non virtuose”; io rispondo: “ma scusa, perché non punisci quelle?”. La verità è che ci vogliono le palle».
Una visione testicolare della politica che richiama la Lega bossiana, e un po’ i toni odierni del suo segretario Salvini, oserei...
«Salvini sta facendo un buon lavoro. Ma è Renzi che deve avere il coraggio di dire: che metà d’Italia -il sud- è tecnicamente fallita, e bisogna mandare i curatori fallimentari. Vendere le auto blu non risolve il problema, e neanche tassare le rendite finanziarie; è vero che in Germania le aliquote sono al 26%, ma lì hanno la pressione fiscale al 46% , da noi è al 68%..».
Però il governo, oggi, lavora in direzione opposta al federalismo come lo volevate voi (che, tra l’altro non ebbe un gran successo). La trasformazione del Senato è diversa dal modello di Miglio, la cancellazione del titolo V° non ne parliamo.
«Guardi, il Veneto è la regione più identitaria d’Italia: 7 persone su 10, trasversalmente pensano e parlano in Veneto. Il federalismo, per noi, era un passaggio obbligatorio, una forma di educazione. Abbiamo bussato alla parta con i fiori in mano, ci siamo puliti i piedi sullo zerbino, ma non ci hanno aperto. A ’sto punto, la porta noi la sfondiamo. Ormai siamo al Big bang delle istituzioni, le rivoluzioni nascono dalla fame; e ci siamo, alla fame. Il Veneto può scappare. Perchè siamo incazzati: abbiamo perso 85mila posti di lavoro, siamo quelli che ogni anno lasciano a Roma 21 miliardi di tasse, e ci ignorano...».
Però, ora, guarda caso, il ritorno ai regionalismi tentano di cavalcarlo in molti. Grillo, per dire, evoca la «Repubblica di Venezia», roba sua, Zaia. O no?
«Grillo non si capisce cosa voglia; se vuole l’indipendenza venga a firmare ai gazebo, ma non penso che i suoi siano d’accordo»
A Treviso, però nell’ex «Zaiastan» il sindaco è renziano del Pd...
«Onore ai vincitori. Ma io non ho problemi nel mio rapporto con gli elettori. Votano per me ancora 6 su 10. La verità, veda, è che la ricreazione è finita».
Questo lo dice anche Renzi.
«Questo lo tolga...».

di Francesco Specchia

venerdì 7 febbraio 2014

Corrire Extracomunitari, Fuggono in Africa con i soldi dell’Inps Tre indagati per truffa aggravata

L’inchiesta della Procura di Padova sul fenomeno 

delle partite Iva per attività fantasma

Richard Antwi l’ha pensata così: apro una partita Iva, chiedo i soldi allo Stato e scappo. Gli è andata bene. Ora è in Ghana, nel villaggio ashanti di Jamasi che aveva lasciato nel 1991, e con quei 29 mila euro punta forse a fare il principe. Stessa scelta ha per un suo connazionale, Oscar Owusu, anche lui ghanese, anche lui protagonista di un mordi e fuggi con le casse pubbliche che gli ha fruttato 28 mila euro, incassati e portati in fretta fra le colline della foresta pluviale dell’Africa nera, dicono gli inquirenti.
FINTO KEBAB - Mentre Youssef Mohamed avrebbe scelto il ritorno al suo deserto marocchino per ripartire da zero, o meglio, da quei 18 mila euro versati sul suo conto dall’Inps per finanziare un kebab che nessuno ha mai visto. Tre storie analoghe di altrettanti stranieri, forse solo i primi tre di una lunga lista, come sospetta la procura di Padova dopo aver aperto in rapida successione diversi, distinti fascicoli. L’ipotesi è quella di una truffa colossale ai danni dello Stato italiano, sulla quale stanno indagando gli uomini della Guardia di Finanza coordinati dal pm Sergio Dini che ha deciso di passare al setaccio i registri delle partite Iva aperte negli ultimi anni per capire quanti sedicenti artigiani e imprenditori hanno ricevuto somme per ditte esistenti solo sulla carta ma di fatto fantasma. Negli uffici delle Fiamme Gialle stanno così affluendo i dati dell’Agenzia delle Entrate e delle Camere di Commercio che gli inquirenti dovranno incrociare.
LA LEGGE - In sintesi: Antwi, Owusu e Mohamed avrebbero ottenuto le somme dall’Inps in modo fraudolento, sfruttando un articolo una legge, la 223 del 1991, che consente l’erogazione di finanziamenti pubblici a chi rimane senza lavoro se avvia una nuova attività. La forma è quella dell’anticipo in blocco dell’indennità di mobilità che altrimenti sarebbe diluita nel tempo. Nel caso specifico stiamo parlando di tre extracomunitari regolari, che hanno lasciato i loro paesi perché lì non vedevano un futuro; tre uomini che hanno lavorato molto e pagato le tasse in Italia, che si sono fatti ben volere a Tombolo, Cittadella e Campo San Martino, nel Padovano, dove hanno vissuto a lungo e dove si sono integrati e dove Antwi ha pure ottenuto la cittadinanza italiana. Tre operai di tre diverse imprese che hanno poi vissuto un dramma comune: il licenziamento. Detto questo, bisogna anche dire che hanno deciso di chiudere la loro esperienza italiana interpretando in un modo decisamente riveduto e scorretto la legge: con una truffa e una fuga.
OSCAR IN GHANA - Partiamo da Owusu. Arrivato dal Ghana nel 1991, operaio della Gs engineering di Galliera Veneta fino al novembre del 2012, una volta ricevuta la lettera di licenziamento non ci ha pensato due volte: ha aperto la sua partita Iva per «commercio al dettaglio di abbigliamento ed accessori», ha quindi chiesto il finanziamento e ha atteso l’incasso. Tre mesi dopo i 28 mila euro erano sul suo conto. «E tre giorni dopo ha chiuso la partita Iva - scrive il magistrato nell’atto di conclusione delle indagini preliminari - percependo così una somma giustificata con l’avvio di un’attività autonoma in realtà insussistente». L’hanno cercato a casa ma Oscar Owusu era sparito. La signora Stragliotto, che abita nel suo stesso condominio di Tombolo, ne è certa: «Oscar lo conoscevo bene, sarà tornato in Africa un anno fa, dopo che l’hanno licenziato. Erano una persona seria, un grande lavoratore». La signora ignora naturalmente la storia del tesoretto. Ma le Fiamme Gialle hanno passato al setaccio i suoi conti e della nuova ditta non ha trovato traccia. «A quell’impresa individuale risultano intestato solo un bloccasterzo da 60 euro, alcuni detersivi e un bagnoschiuma».
ANTWUI E IL BAGNOSCHIUMA - Quasi fotocopia la storia di Richard Antwi, che sembra non conoscesse il suo connazionale. Anche lui operaio, anche lui licenziato a fine 2012, sposato, un figlio. Antwui ha aperto un’attività con questo oggetto: «Vendita di prodotti di pelletteria». Poi ha chiesto i suoi 29 mila euro che l’Inps gli ha accreditato il 18 marzo del 2013 per l’acquisto dei materiali e dei mezzi necessari alla start-up. Ma il 21 marzo Antwui chiude l’attività e scompare. «Saranno sette otto mesi che non lo vedo più - ricorda Renzo Baretta, vicino di casa - So che la moglie e il figlio se n’erano andati prima di lui, in Inghilterra. Li avrà raggiunti lì (per gli investigatori è invece più probabile in ritorno al villaggio ghanese, ndr)». Alla sua impresa di pelletteria risulta intestato un solo acquisto: «Per flaconi di bagnoschiuma». Dieci euro. Che è più o meno la stessa cifra scovata nei conti del kebab di Youssef. In definitiva, sarebbe andata così: il terzetto si è ritrovato improvvisamente per strada, con moglie e figli da mantenere, ha visto l’opportunità offerta dalla leggina, che un po’ suggerisce l’inganno, e ha proceduto.
IL RE DI JAMASI - «Una norma stravangante - l’ha definita lo stesso pm - che consente anticipi medi di 20 mila euro aprendo una semplice partita Iva. Lo spirito sarebbe anche giusto se la cultura fosse quella della legalità. Ma siccome così non è, bisognerebbe almeno rafforzare i controlli preventivi. E così deve intervenire repressivamente la magistratura». Gli inquirenti sorridono immaginando Antwi in una reggia fra le palme e i mango del Ghana. Sarà lui, l’italiano Richard Antwui, il nuovo re di Jamasi.