mercoledì 22 agosto 2012

Lombardia: Salvini, Lega non ricatta ma vuole risultati entro l'anno


La Lega non intende ricattare Roberto Formigoni ma ''sara' vigile'' nei confronti del presidente della Regione Lombardia nel tentativo di ''chiudere entro l'anno'' alcuni capitoli come quello della riforma sanitaria. La conferma e' arrivata oggi da Matteo Salvini, il segretetario nazionale della Lega Lombarda che insieme al gruppo consiliare del Carroccio ha incontrato il governatore. ''L'obiettivo della Lega Nord - ha chiarito Salvini - non e' di rompere le scatole o ricattare, ma mantenere il sostegno che c'e' fino a prova contraria, e massimizzare alcune partite su cui stiamo lavorando da anni e che vorremmo chiudere a breve''. D'accordo Formigoni: ''Sono molto soddisfatto di questo metodo che abbiamo perfezionato strada facendo'', ha commentato il governatore lombardo che ha aggiunto: ''La solidita' di un governo sta nella capacita' degli assessori e dei consiglieri di confrontarsi.

Moltiplicheremo questi momenti di confronto''.

La riunione, durata circa un paio d'ore, e' servita soprattutto a individuare gli ambiti di intervento. In cima alla scaletta delle priorita', la riforma sanitaria a partire dalla riduzione dei ticket sanitari, il sostegno alle aziende agricole danneggiate dal sisma, la necessita' di fronteggiare l'eccessivo consumo del suolo. ''Sono tutte partite che vogliamo chiudere entro l'anno'', ha messo in chiaro Salvini assicurando che la Lega Nord ''sara' vigile'' soprattutto sul fronte della riduzione del ticket sanitario per le fasce piu' deboli della popolazione. ''E' come scalare l'Everest con 50 chili di sassi sulla schiena senza bombole d'ossigeno - ha commentato a questo proposito Formigoni - ma e' una sfida che ci piace''.

La Lega parla con Giannino: verso un accordo (Libero)

Il Carroccio dialoga con l'economista, che a settembre sarà ospite agli stati generali del Nord. L'impegno politico di Oscar sarà al fianco di Bobo Maroni?


Giannino alleato con la Lega?
Roberto Maroni dice che le alleanze non sono una priorità, però si sta guardando intorno. Nelle ultime settimane s’è sentito con Oscar Giannino. E sul Pdl ha le idee chiare: finché gli azzurri sosterranno il governo Monti non se ne farà nulla. Potrebbe siglare un nuovo patto solo se le Politiche saranno accorpate alle Regionali in Lombardia, col centrodestra pronto a candidare un leghista per il dopo-Formigoni. Condizioni che al momento sembrano remote: se non si realizzeranno, le truppe padane sono pronte a correre senza gli azzurri. Un’occasione che Maroni cercherà di sfruttare anche per fare un po’ di pulizia interna e liberarsi di quelli che i fedelissimi di Bobo definiscono «gli ultimi giapponesi». In altre parole, i bossiani più intransigenti che non si rassegnano al nuovo corso.

Il segretario del Carroccio trascorrerà un mese di lavoro (prevede due blitz in Sardegna, domenica e a cavallo di Ferragosto), e tra i primi punti in agenda c’è l’organizzazione degli stati generali del Nord del 28 e 29 settembre. Tra gli ospiti ci sarà anche Giannino, che negli ultimi giorni ha parlato proprio con Maroni. Le conversazioni non hanno riguardato il tema-alleanze: d’altronde l’ex direttore di LiberoMercato ha presentato un manifesto politico ma non ha ancora deciso se candidarsi o meno. Tra i lumbard c’è chi tifa per un’intesa. Il più acceso è Matteo Salvini, ma lo stesso Maroni potrebbe pensare a qualche forma di accordo, sul modello di quanto fatto alle ultime amministrative in quel di Verona.

La Lega di Tosi è riuscita a vincere grazie ad alleanze con altre liste e formazioni civiche. Certo, con Giannino ci sono anche delle differenze. Per esempio, Maroni non è iper-liberista e intende salvaguardare la componente che definisce di «welfare sociale» del suo partito. Esempio. La Lega non è d’accordo con la vendita dei patrimoni dei Comuni, lasciando ai privati la gestione di risorse primarie quali acqua o trasporti. Il ragionamento lumbard è che, così facendo, sarebbe difficile immaginare operazioni a favore delle classe sociali più deboli, perché non produrrebbero utili. Differenze che non sembrano ostacoli insormontabili sulla strada che collegherebbe Giannino alla Lega. Anche perché il giornalista, qualora decidesse di candidarsi, avrebbe il problema di raccogliere le firme. Ne servono 5mila per ogni circoscrizione elettorale. Che sono due in Piemonte, altrettante in Veneto e tre in Lombardia. In totale, 35mila autografi da rastrellare solo al Nord. Ecco perché l’accordo con la Lega farebbe comodo pure a lui. Per non parlare, poi, della soglia di sbarramento che punirebbe i soggetti più piccoli.

Per ora, sono tutti esercizi teorici. Dopo gli stati generali del Nord potrebbero diventare più concreti. Nella due giorni, la Lega ha invitato anche altre personalità, tra cui Giorgio Squinzi (leader di Confindustria) e il sociologo Ilvo Diamanti. Attesi anche alcuni esponenti del governo Monti. Gira il nome di Corrado Passera, ma al momento non ci sono conferme. Torniamo ai rapporti col Pdl. La Lega ambisce a diventare il partito egemone del Nord, ricominciando a rappresentarne il tessuto produttivo e non solo. In questo disegno, sarebbe fondamentale conquistare la Lombardia, dopo Piemonte e Veneto. Ma è necessario un patto con gli azzurri. «Sarebbe possibile» spiegano in via Bellerio «solo se le Regionali e le Politiche fossero contestuali. Formigoni non può pensare di candidarsi in Senato, come fatto anni fa, e poi decidere se dimettersi o meno. Anche perché la Lega non accetterebbe l’accordo col Pdl senza la garanzia di avere contemporaneamente un suo candidato al Pirellone», che secondo i bene informati potrebbe essere proprio Maroni. Concetti chiari. E che vengono rafforzati dall’ex ministro su Facebook. Ieri ha postato un articolo del nostro quotidiano: «Secondo Libero la grande ammucchiata Bersani-Vendola-Casini farà tornare la Lega alleata di Berlusconi. Ma chi l’ha detto? Ma chi lo vuole?».

Senato, il dl sviluppo diventa legge. Il Cipe sblocca 343 milioni alla Sicilia

CONFINDUSTRIA SODDISFATTA AGGIUNGE: «DOVRANNO FARE SEGUITO ULTERIORI AZIONI PER LIBERARE RISORSE PER GLI INVESTIMENTI, RILANCIARE L'OCCUPAZIONE E LA DOMANDA INTERNA»


Ingente il numero di assenti nelle votazioni al Senato sulla fiducia posta dal governo sul decreto sviluppo. La fiducia è passata con 216 voti a favore, 33 contrari e 4 astenuti, con un totale di 253 votanti. A non rispondere all'appello sono stati circa una settantina di componenti di palazzo Madama.

«Il Decreto Crescita rappresenta un segnale importante nella direzione dello sviluppo. Ad esso dovranno ora fare seguito ulteriori azioni per liberare risorse per gli investimenti, rilanciare l'occupazione, soprattutto giovanile, e la domanda interna.» E' questa la valutazione che dà Confindustria del provvedimento approvato oggi in via definitiva dal Senato. «Il confronto costruttivo con Governo e Parlamento ha fatto sì che, durante l'iter di conversione, siano state accolte molte delle proposte di Confindustria in materia di semplificazioni, infrastrutture, efficienza energetica, edilizia. Queste ultime, in particolare, sono suscettibili di produrre un impatto positivo sull'occupazione e sugli investimenti, con possibili effetti anticiclici». Da Confindustria arriva un giudizio positivo anche sulle misure fiscali, in particolare le novità sull'Iva per cassa e sulla deducibilità delle perdite sui crediti, soprattutto in una fase di forte restrizione del credito che incide in particolare sulle pmi. Sono, invece, necessari ulteriori passi avanti sul tema degli strumenti finanziari per le imprese. Positivi gli interventi sull'agenda digitale, sulla revisione della legge fallimentare, sulla giustizia civile e le modifiche in materia di mercato del lavoro. Quanto alle misure di riordino degli incentivi per il Mezzogiorno, Confindustria auspica che seguano a breve interventi più incisivi per favorire occupazione e crescita. Infine, Confindustria ribadisce l'esigenza di intervenire con decisione e senza ritardo sui temi dell'innovazione e della ricerca, strategici per la crescita e la competitività delle imprese.

Anche il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera è soddisfatto: «Con il decreto sviluppo arrivano misure strutturali e risorse nell'immediato, tutti strumenti per finanziare la crescita». Ha espresso in questo modo la sua «grande soddisfazione per l'approvazione di un decreto molto importante e che introduce molti elementi dell'agenda per la crescita che il governo sta portando avanti mese per mese. Le prossime tappe, ha spiegato Passera che già ieri aveva annunciato che nei prossimi mesi arriveranno altre misure per la crescita, riguarderanno le infrastrutture, gli impegni dell'agenda digitale e tante semplificazioni che ci chiedono tutti al nostro sistema oberato da procedure e difficoltà non compatibili con un Paese che vuole tornare a crescere.

A seguito della votazione in Senato, il Cipe ha sbloccato oltre 343 milioni per la copertura del debito sanitario della Regione Siciliana. Lo annuncia la presidenza del consiglio spiegando che si tratta di una quota delle risorse residue del Fondo coesione e sviluppo.

IMMIGRATI: FUGATTI (LN), GOVERNO RAZZISTA CON I NOSTRI LAVORATORI

"È incredibile che mentre nel Paese la disoccupazione raggiunge livelli record, il governo Monti si preoccupa di regolarizzare almeno 150mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno.

Troppo spesso accusano ingiustamente la Lega di razzismo quando il vero razzista è chi si affretta a varare 
una sanatoria per gli immigrati irregolari mentre non fa nulla per aiutare i nostri operai che perdono il posto di 
lavoro e per le aziende costrette a chiudere perché lo Stato non paga i propri debiti". Lo dichiara il 
vicecapogruppo della Lega Nord alla Camera, Maurizio Fugatti.

Spending review: Zaia, ci sono motivazioni per fare rivoluzione

I veneti non comprendono perche' 20 milioni per la sanita' regionale vanno dirottati in Sicilia. Lo ha detto il presidente della Regione, Luca Zaia, a margine dell'inaugurazione di una bretella a Vittorio Veneto.

''Direi che questa della spendig review e' un'occasione per dire che ci sono sempre piu' motivazioni per fare la rivoluzione'', ha detto Zaia, specificando, tuttavia, che i tagli del presidente Monti ''dovevano essere piu' coraggiosi, addirittura quadrupli di quelli fatti, ma non lineari. ''E' una rivoluzione che noi faremo - ha aggiunto Zaia - all'interno delle nostre istituzioni ed e' bene che Roma sappia che anche i nostri cittadini sono molto arrabbiati''.

''Noi non siamo contro la revisione della spesa pubblica - ha poi specificato Zaia - perche', come ho detto, bisognerebbe tagliare molto di piu' di quello che sta facendo Monti, ma non si puo' tagliare il Veneto e lasciare che la Sicilia, piuttosto che altre regioni, abbiano ancora aiuti. E' ora di finirla, siamo stanchi''.

martedì 21 agosto 2012

L'Unita', La Lega Nord insidiata da Grillo non crolla nelle sue Regioni


La Lega Nord, insidiata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, non e' crollata nelle sue Regioni.

E' l'analisi sulla ''questione settentrionale'' di Giuseppe Galasso, docente di Storia Medievale e Moderna all'Universita' di Napoli, esponente del Partito repubblicano italiano, sindaco di Napoli nel 1975 e deputato dal 1983 al 1994, pubblicata da ''L'Unita''' e dal nuovo numero di ''Tam Tam Democratico''.

Galasso rileva che in molti credono che per il Carroccio sia finita ''la parte cosi' rilevante avuta negli ultimi venti o venticinque anni'' evidenziando pero' che si tratta di un giudizio che comporta ''una frettolosa sottovalutazione sia del radicamento territoriale della Lega, sia delle ragioni di fondo che nel corso degli anni ne hanno determinato o favorito il successo, sia, infine, della reale condizione morale e materiale del Nord. Un triplice errore, di cui il terzo appare a noi ancora piu' grave dei primi due''.

Il docente si interroga dunque sulla situazione odierna del Nord Italia: ''Fino a ieri - dice -, lo sfondo sul quale si muoveva la Lega era quello di un Nord fiducioso nella sua profonda convinzione di costituire un'area avanzata d'Italia e d'Europa'' ma ''oggi non e' piu' cosi''' per via del ''morso della crisi globale'' che ha ''attutito orgogli e certezze, senza, pero', far venire meno ne' il risentimento antiromano e antimeridionale, ne' la convinzione di essere diversi e migliori rispetto alla restante Italia''.

Da queste premesse Galasso giunge ad alcune deduzioni: primo, ''e' presto per cantare con sufficiente probabilita' di non sbagliare clamorosamente il De profundis per la Lega'' ma, in ogni caso, se ''fino ad oggi tutti i discorsi politici sul Nord facevano perno sulla Lega'' oggi ''questo punto di riferimento va cercato altrove''.

Dove? ''La risposta - ammette - non e' facile''.

Svanito o attenuato il riferimento alla Lega, ''e' giudizio generale che un ben piu' grave problema, anzi il problema dei problemi, sia costituito dalla crisi economica in atto''. Ma, a Galasso, ''sembra che la crisi politica italiana abbia trovato nel Nord l'amplissima manifestazione e ripercussione che tutti sanno non solo e non tanto in relazione alla crisi economica e alle sue conseguenze sociali, bensi' soprattutto per ragioni interne al mondo politico italiano precedenti alla crisi economica e, in non trascurabile misura, indipendenti da tale crisi''.

In questo quadro ''il successo del Movimento 5 Stelle e' stato preceduto da vari episodi indicativi di insoddisfazioni e di tensioni forti e crescenti nel rapporto fra la societa' e i partiti in tutta l'area settentrionale'' e, questo, ''su tutto l'arco dello schieramento politico, ossia da destra a sinistra. E' facile dedurne una sostanziale inadeguatezza, una notevole incapacita' delle forze politiche''.

Certo, resta pero' che la Lega Nord ''conserva integro tutto il suo apparato politico territoriale di organizzazione politica e anche finanziariamente non deve essere affatto in difficolta''' e nulla ''ci autorizza a credere che mentalita', interessi, pregiudizi, orientamenti morali e basi materiali dell'elettorato che finora ha dato il suo sostegno alla Lega siano spenti''.

L.elettorale/ Calderoli: Proposta Pdl rischiosa. ma riforma serve Porcellum lo feci per Casini-Fini-Cav.Noi e Colle pro Mattarellum

"Quella del Pdl è la più rischiosa delle 41 proposte di riforma elettorale presentate in questa legislatura" e comunque "con tutte queste proposte si va dritti verso una ingovernabilità tipo Grecia...". L'ex ministro leghista dei Governi Berlusconi Roberto Calderoli, autore della legge elettorale da lui stesso ribattezzata 'porcata' e passata alla storia per questo come 'Porcellum'. si è detto convinto della necessità di arrivare a una riforma di quella legge servita al centrodestra per contenere la vittoria di Prodi e dell'Unione nel 2006 prima delle prossime elezioni, tentando di dirottare altrove dalla Lega la responsabilità dell'attuale sistema.

"Noi - ha detto Calderoli, intervistato da 'la Repubblica' - la vogliamo cambiare" e "già nel 2009 - ha raccontato l'allora ministro- andai dal Presidente Napolitano e gli dissi che era meglio tornare al Mattarellum: basterebbero 4 articoli di legge".

E "il presidente - ha riferito ancora- mi incoraggiò: 'è la cosa migliore da fare'...". Insomma, "per farcela Monti e Napolitano dovranno tirarla per i capelli, eppure basterebbe poco. Io per questo sono 'incazzato' come una bestia...".

Quanto al 'Porcellum', "mi deprime - ha affermato Calderoli- che sarò sempre 'quello della porcata'. Vorrei semmai essere ricordato per il federalismo fiscale. Sulla legge elettorale io nel 2005 ci misi la faccia. Ma le liste bloccate di cooptati le ha volute al 90% Fini e al 10% Berlusconi. Così come Silvio ha insistito in particolare per il premio di maggioranza. E l'Udc di Casini ci intimò: 'o si torna alla proporzionale o noi non votiamo la riforma costituzionale federalista...'

Riorganizzazione dei tribunali, Mura (Lega): ecco la geografia giudiziaria dopo il lavoro della Commissione Giustizia al Senato, il governo ne tenga conto

La Commissione Giustizia del Senato, grazie al voto favorevole della Lega Nord, ha votato e approvato lo schema di revisione degli uffici giudiziari varato dal Ministro della Giustizia Severino. Il parere sulla riorganizzazione dei giudici di pace è stato votato all'unanimità, mentre quello sul taglio di 37 tribunali ordinari e 220 sedi distaccate ha visto l'astensione del Pd. 

"Il parere - ha dichiarato il senatore Roberto Mura, capogruppo della Lega Nord in Commissione Giustizia al Senato - è frutto di un lungo lavoro. È stata fatta una attenta ricognizione della realtà e delle esigenze dei territori, valutando anche la dotazione infrastrutturale, il tasso di criminalità e l'estensione delle aree di competenza. Il parere mira a garantire da un lato il servizio e l'efficientamento del sistema giustizia, dall'altro il necessario contenimento dei costi. Il grande auspicio è che il governo tenga in considerazione questo schema, seppur non vincolante, e recepisca le indicazioni del Parlamento provenienti dalle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Ricordo che quanto inserito è nel pieno rispetto della legge delega".
Questa la geografia giudiziaria del Nord stabilita dalla Commissione. 

Verrà mantenuto, in ragione del tasso di impatto della criminalità organizzata calabrese, nonché della specificità territoriale del bacino di utenza, il tribunale di Vigevano. Al tribunale di Pavia è accorpato il tribunale di Voghera. Inoltre, in considerazione della specificità territoriale del bacino di utenza e dell'incidenza eccessiva sui costi dell'amministrazione della giustizia che deriverebbero dalla loro soppressione, la Commissione ha stabilito che siano mantenuti i seguenti tribunali: Bassano del Grappa (accorpa la sezione distaccata di Cittadella); Pinerolo, che accorpa le sezioni distaccate di Moncalieri e Susa; Chiavari (cui va ampliata la competenza territoriale fino a Genova); Crema (accorpa la sezione distaccata di Treviglio); Sanremo, che ingloba la sezione distaccata di Ventimiglia. 

Si pone in Piemonte il caso della provincia di Cuneo, nella quale si trova anche il tribunale di Mondovì.. Poichè si tratta di provincia caratterizzata da un tessuto produttivo di rilievo internazionale e nazionale con oltre 80 mila grandi, piccole e medie imprese e non appare condivisibile il decreto governativo che in modo del tutto contraddittorio ed illogico prevede la soppressione di tutti e tre i tribunali subprovinciali (Alba, Mondovì e Saluzzo). 

Infine la Commissione ha stabilito che siano apportate le seguenti correzioni: che la sezione distaccata di Casale Monferrato sia scorporata dal circondario del tribunale di Alessandria per essere accorpata al tribunale di Vercelli e che la sezione distaccata di Chivasso sia mantenuta nel circondario del tribunale di Torino. Per quanto concerne il tribunale di Lodi è disposto l'accorpamento dei comuni di San Donato Milanese, Peschiera Borromeo e Pantigliati, in luogo della sezione di Cassano d'Adda, i cui comuni sono collegati a Milano con autostrada, treno e metropolitana. Infine la sezione distaccata di Palmanova deve essere mantenuta nel circondario del Tribunale di Udine e non accorpata al Tribunale di Gorizia per ragioni di natura logistica e funzionale.

Per quanto riguarda le sezioni distaccate saranno mantenute Albenga, Desio, Legnano (sezione di Busto Arsizio), Gallarate, Legnago, Moncalieri, Rho, San Donà di Piave, Schio, Cesena, Treviglio (sezione distaccata di Crema), Imola e Chioggia.

INCREDIBILE CHE FORNERO SIA ANCORA MINISTRO

"Davanti ai dati record della disoccupazione riteniamo che sia incredibile che Fornero sia ancora ministro. Credo che molti deputati della maggioranza che la salvarono dalla nostra mozione di sfiducia individuale si siano pentiti della scelta che fecero allora. Ci risparmino però, oggi, le loro lacrime di coccodrillo". Lo afferma Massimiliano Fedriga, vicecapogruppo alla Camera e responsabile del Dipartimento Welfare e Occupazione della Lega Nord. "I dati sono allarmanti - ricorda Fedriga - nel mese di giugno il tasso di disoccupazione si attesta al 10,8% ed è il livello più alto dall'inizio delle serie mensili (2004) e trimestrali (1992). La riforma Fornero non creerà neppure un solo posto di lavoro in più, anzi, - aggiunge Fedriga - se il governo continuerà in politiche recessive c'è da aspettarsi che la disoccupazione aumenterà ancora di più. Del resto - conclude l'esponente leghista - è opinione concorde delle forze sindacali, imprenditoriali e politiche che la riforma del lavoro varata dal governo Monti è inadatta al nostro mercato del lavoro ed inefficace a rilanciare l'occupazione.

Bossi: via dall'Italia, secessione. Roma vuole solo il nostro portafoglio.

La parola 'secessione' finora si era levata dal basso, nei raduni e nei comizi, non dalla viva voce di Umberto Bossi. Che questa sera, a una festa della Lega in provincia di Varese, e' tornato invece a invocarla, pur nella prospettiva di quella macroregione "padano-alpina" che sembra diventata la sua fissazione. 

"Il punto di non ritorno - ha detto l'ex leader diventato presidente a vita - e' gia' passato, non possiamo restare in Italia: c'e' solo una strada, la secessione". Del resto, e' la sua convinzione, "non dobbiamo padanizzare l'Italia ma mandarla affanculo: non e' possibile pensare che Roma possa cambiare, Roma vuole solo il nostro portafoglio".

Riforme, Calderoli: la piu’ urgente e’ mandare a casa Monti

”La prima riforma da fare, la piu’ urgente, e’ quella di mandare a casa il governo Monti il prima possibile”. Lo ha detto il senatore della Lega Nord, Roberto Calderoli intervenendo in Aula in sede di dichiarazione di voto sul ddl sulle riforme costituzionali.

”Le riforme fatte dal governo Monti hanno fatto fallire il Paese – ha aggiunto – non c’e’ un parametro che non sia peggiorato dal momento del suo arrivo, dal debito pubblico, allo spread, alla disoccupazione, alla pressione fiscale, giunta oltre il 55% portando le aziende a chiudere e i lavoratori disoccupati a suicidarsi”.
Per Calderoli l’elezione diretta del Capo dello Stato ”sancisce il diritto del popolo di scegliere chi guida il Paese” contro ”i peggiori giochini di Palazzo e politici” che si sono consumati nel passato proprio con l’elezione del Presidentge della Repubblica, sempre secondo Calderoli.
L’esponente del Carroccio ha infine rivolto un appello alle forze politiche contrarie alla riforma a ripensarci nel passaggio alla Camera, ”perche’ anche senza i due terzi e quindi passando per il referendum confermativo, il popolo italiano approvera’ la riforma” e le proteste avranno come unica conseguenza quella di produrre un prossimo Capo dello Stato eletto ”a scadenza, come fosse uno yogurt”.

lunedì 6 agosto 2012

Qualche giorno di Vacanza


Nei prossimi giorni ci prenderemo qualche giorno di vacanza, non siamo certi di riuscire ad aggiornare il blog con tempesitvita'. 

Ci scusiamo con tutti i nostri lettori, tra pochissimo saremo quotidianamente ancora con voi.

Lega: Maroni, continuiamo su strada pulizia e rinnovamento

"Continuiamo sulla strada della pulizia e del rinnovamento. Le risorse verranno gestite con queste finalita' e con queste priorita'. Stiamo sistemando le cose". Lo ha detto Roberto Maroni ai cronisti che, al suo arrivo alla festa della Lega Nord a Grignasco, nel Novarese, gli chiedevano se anche il Carroccio avesse inziato a fare una 'spending review' al suo interno. "Largo ai giovani - ha proseguito il segretario federale - che sono pieni di energia, sono pieni di idee, senza dimenticare i vecchi, gli anziani di militanza, come me...".

domenica 5 agosto 2012

Rivoluzione mediatica Lega Nord - La Comunicazione passa dal Web

Account ufficiali – Il nuovo corso 2.0 leghista si fonda innanzitutto su una pagina ufficiale di fresco conio, denominata Lega Nord Padania e declinata su tutti si servizi più diffusi: Facebook , Google Plus e Twitter . Le informazioni sono per lo più istituzionali, a cominciare dalle dichiarazioni alle agenzie di parlamentari e dirigenti del partito e video di discorsi pronunciati in aula. Neonata (data di creazione 17 luglio) anche la pagina su Facebook di Prima il Nord , slogan di riferimento della segreteria Maroni lanciato su Twitter in occasione del congresso che ha incoronato “Bobo” numero uno del partito e che dovrebbe servire da riferimento programmatico per i militanti. Della rinnovata batteria degli spazi web fanno parte anche un account Twitter , appena aperto, che raccoglie i cinguettii de la Padania e relativa pagina Facebook del quotidiano leghista. Le novità “social” si vanno ad aggiungere a Lega Nord Duepuntozero (su Facebook e Google Plus ), spazi di interazione nati nel gennaio scorso su impulso proprio di Maroni e a cui la nuova Lega, ovviamente, non rinuncia. 

Strategia Due Puntozero – “Abbiamo oltre 200 siti registrati ufficialmente come account o come domini e gestiti in periferia in modo diverso e con linguaggi diversi. A questi si aggiunge una miriade di account su Facebook e Twitter di sedi locali e associazioni a noi legate. Volevamo dare un'ufficialità, un punto di riferimento a questa galassia”, spiega Caparini. Secondo il nuovo uomo-media del partito, la riorganizzazione della presenza “social” della Lega dovrebbe rinnovare quel rapporto “biunivoco” con i militanti che da sempre ha caratterizzato il movimento e che finora non è stato adeguatamente tradotto online. La Lega infatti non è sembrata all'avanguardia nell'uso dei new media, anzi. Nella strategia appena varata, a ogni spazio è affidato un ruolo specifico: “Lega Nord Padania è la pagina ufficiale ed è una bacheca istituzionale in cui il livello di interazione è minore”, racconta Caparini. “Lega Nord Due Puntozero è invece il riferimento social e interattivo, la piazza aperta a un confronto meno paludato”. Quanto a Prima il Nord, si tratta di uno spazio dove la linea politica della segreteria si salda con i militanti in vista degli Stati Generali del Nord, incontro tra Lega e categorie produttive previsto per la fine di settembre a Torino. “Lo utilizziamo in una logica del basso verso l'alto in vista dell'evento del Lingotto dove incontreremo gli stakeholder e faremo una sintesi dei contributi e presenteremo a tutti il nostro manifesto”. 

Militanti virtuali - Nella speranza che i luoghi appena aperti si popolino (per ora, “amici” e “follower” non sono tantissimi), per la gestione dell'interazione virtuale la via scelta da Maroni & C è quella della militanza. La moderazione delle pagine – spiega il responsabile comunicazione - è stata infatti affidata a una serie di volontari che in questi anni sono stati molto presenti nelle conversazioni virtuali leghiste. A coordinarli, nel ruolo di community manager, c'è Stefano Fantinelli , responsabile comunicazione del Gruppo Lega Nord della Regione Emilia-Romagna, militante dal 1991 e voce assai attiva e ascoltata in rete. “Al momento la squadra è composta da 19 persone che si occupano di tenere sotto controllo le pagine, rispondere alle sollecitazioni degli utenti, valutare le strategie migliori. Ma siamo solo all'inizio”, spiega. Il prossimo passo sarà dare una struttura omogenea a tutti gli account proliferati in modo un po' anarchico sul web e fare attività di alfabetizzazione e help desk: “Andremo in giro nelle regioni a illustrare strumenti e servizi, dopodiché faremo in modo che se qualcuno avrà bisogno per la soluzione di problemi tecnici noi lo aiuteremo”.

SPENDING REVIEW: GARAVAGLIA (LNP), 500 MILA EURO A NORD AFRICA? VENGONO PRIMA NOSTRE FAMIGLIE

La Lega Nord voterà no alla fiducia posta dal Governo sul decreto spending review.

Lo annuncia Massimo Garavaglia, senatore leghista, in Aula al Senato. "Ci sono tagli lineari", dice Garavaglia 
e aggiunge: "Spicca la spesa di mezzo miliardo per l'emergenza Nord Africa. Ci sembra possibile? Non c'è un euro per l'economia reale". "La vera emergenza oggi è sostenere le nostre famiglie e le nostre imprese, altro che Nord Africa. Viene prima il Nord, per noi della Lega".