lunedì 24 novembre 2014

"Il pallone di Renzi si sta sgonfiando".









Un exploit importante, considerato che nelle precedenti regionali la Lega aveva fatto registrare il 4,8% nel 2005 e il 13,67% nel 2010. Nelle ultime Europee, invece, aveva preso appena il 5,04%. Matteo Salvini ovviamente è su di giri. E va subito all'attacco, pregustando la possibilità di far sentire ancora più forte la propria voce nel centrodestra. "Il pallone Renzi si sta sgonfiando - scrive su Twitter -. La Lega vola, la nostra comunità cresce ovunque. Pochi amici fra i potenti, tanti amici fra la gente".
"Non passerò la mattinata a dire che bello - dice il segretario del Carroccio ad Agorà, su Raitre -. La Lega ha quadruplicato i voti in sei mesi, sono il leader del centrodestra, il mio impegno è di tornare in Emilia-Romagna con i nostri consiglieri, un risultato storico, e di parlare con quel 60 per cento degli emiliano-romagnoli che è rimasto a casa non convinto da nessuno, il mio problema non era superare Forza Italia o fare una prova di forza all’interno del centrodestra, la mia scommessa, da questo punto di vista riuscita perché siamo solo all’inizio, è dimostrare agli Italia, partendo dall’Emilia-Romagna, che l’alternativa a Renzi c’è: è alternativa dei contenuti". Poi dice che vuole "arrivare al 51 per cento, con più elettori". Esultanza a parte (più che legittima), giova ricordare che per vincere il centrodestra deve assolutamente recuperare il voto moderato, da sempre rappresentato da Forza Italia. A meno che la Lega non modifichi il proprio Dna diventando partito moderato, ma viste le ultime scelte non si direbbe.
Salvini alza la voce anche contro l'asse Pd-Forza Italia per le riforme. "Il patto del Nazareno visto dal centrodestra è una follia. Renzi è un pericolo pubblico per l’economia italiana". E ancora: "Io non lo sostengo neanche se si alza per pettinarsi, quindi non capisco perché Berlusconi insista nel sostenere riforme che stanno massacrando il Paese. I dati economici sono da dopo guerra. Non sostengo chi mi sta ammazzando".

La Lega doppia Forza Italia L’urlo di Salvini: «È storico»



BONDENO (Ferrara) La nuova destra lepenista italiana si fa al bar Dal Mister di Scortichino. A ogni aggiornamento sul sito del Viminale corrisponde un commento di Alan Fabbri seguito dalle risate dei suoi sostenitori che gli stanno alle spalle. «Siamo sopra Bonaccini almeno per un paio di minuti» urla il candidato leghista. «Fatemi una foto prima che torno a essere secondo...». Passano il tempo e le voci corrono più o meno incontrollate. Ma verso le due di notte il buonumore diffuso non sembra solo conseguenza delle abbondanti libagioni. Il crollo dell’affluenza rende possibile ogni sogno, compreso quello del sorpasso sui parenti serpenti di Forza Italia, con i primi dati parziali che dopo lo spoglio di 1.171 sezioni su 4.512 forniscono un punteggio impietoso: 21% leghista contro il misero 8,7% dei berlusconiani (19,42% contro l’8,36 il dato finale, ndr). Matteo Salvini chiama sfidando ogni superstizione. «Non ci posso credere - urla al telefono -. Sopra al 20% è un risultato storico».



Qando qualcuno si prenderà la briga di scrivere la storia del Le Pen nostrano, se mai ce ne sarà una, dovrà per forza inserire la notte delle elezioni regionali di Emilia e Romagna trascorsa in questo locale di una frazione di Bondeno, a pochi chilometri dall’argine destro del Po, accanto a un campo sportivo. Fabbri, candidato con barba e codino di un centrodestra unito solo sulla carta sbriga le formalità in anticipo telefonando al suo rivale, il vincitore annunciato Stefano Bonaccini. «Ce le siamo dette ma senza mancarci di rispetto. E guarda che per non c’è problema, se fai cose che mi piacciono sono disposto a collaborare con te». 

Ma la cronaca impone di raccontare di un posto pieno che non ci stava più neanche uno spillo, dove Alan Fabbri, il sindaco di Bondeno che Salvini ha scelto per la prima verifica importante della nuova Lega Nord, trascorre la sua notte bianca in attesa dei risultati. All’ingresso c’è parcheggiato un trattore avvolto nella bandiera con il Sole delle Alpi. Dentro, appese alle pareti di legno c’è il tripudio di ogni possibile bandiera indipendentista, dai baschi fino alla Nazione Romagna. Sono tutte un gentile omaggio del candidato Alan, quando il Mister decise di aprire il bar. La scelta di aspettare circondato dagli amici stempera la tensione di un passaggio che lo stesso Salvini definisce potenzialmente storico, almeno per lui.

Lo scambio di messaggi tra mentore e delfino non è proprio al livello dell’incontro di Teano, ma questo passa il convento. «Auguri per il derby» scrive Fabbri intorno alle 20. «Mi tocco» risponde Salvini, e non c’è bisogno di scendere nei dettagli. Ai posteri converrà piuttosto consegnare il precedente sms del segretario leghista in pieno afflato obamiano: «Il meglio deve ancora venire». Ancora poche ore e si saprà. Il voto dell’Emilia-Romagna ha rilevanza nazionale quasi solo per questo, per tastare la consistenza del fenomeno Salvini alla prova dei fatti, dopo infiniti rodaggi televisivi. Anche lo scambio preventivo di cordialità con Bonaccini ha un suo senso. Ai convenuti, amici e familiari di Fabbri, non importa un fico secco della vittoria del candidato democratico. La missione emiliano romagnola consiste nel prendere un voto in più di Forza Italia. 

«L’astensione è il nostro primo alleato, come il generale inverno per i russi»ammette Fabbri. Nel bel mezzo dello spoglio il suo distacco da Bonaccini è di 17 punti, 48 a 31%, con posti insospettabili come la provincia di Ferrara dove addirittura è un testa a testa con scarto di poche centinaia di voti. «Saranno anche dati provvisori ma non era mai successo prima, gli stiamo facendo un po’ di paura. Stiamo andando bene, soprattutto come Lega Nord. Quelli di Pd, Forza Italia e Movimento 5 Stelle sono rimasti a casa, i nostri invece hanno votato tutti. Siamo il secondo partito regionale, missione compiuta». 

Fabbri aveva un’asticella da superare, il 13% della vecchia Lega Nord alle Regionali del 2010, ultimo anno prima dell’avvento di Beppe Grillo. Forza Italia è il bersaglio, M5S il granaio dal quale prendere voti. «Come hanno fatto loro con noi. Adesso glieli sfiliamo tutti, uno per volta». La notte è ancora lunga ma partono tutti verso Bologna, con festa per pochi intimi in piazza Maggiore. L’Emilia-Romagna, un tempo rossa, rischia davvero di diventare il primo gradino della scalata di Matteo Salvini al centrodestra italiano. 

mercoledì 5 novembre 2014

Il Sindaco si e' Svegliato!!! infatti sta Piovendo a catinelle !! Cassano, tolleranza zero in centro: proibiti alcol e schiamazzi

Cassano, tolleranza zero in centro: proibiti alcol e schiamazzi

giovedì 23 ottobre 2014

Noleggia un Clandestino anche tu!!

Un bellissimo video  di Umberto Bosco, brillante leghista Emiliano

tutto da guardare!!!

https://www.youtube.com/watch?v=c0UoI75_EL0

martedì 14 ottobre 2014

Salvini e Grillo, fronte comune contro l'euro

Salvini e Grillo, fronte comune contro l'euro
Vuole discutere con Beppe GrilloMatteo Salvini. "I cinque stelle propongono una battaglia contro l'euro? E io chiedo un incontro ufficiale a Grillo. Per confrontare le nostre posizioni sull'euro, sull'immigrazione e sulle proposte di riduzione delle tasse della Lega. Accetterà?", si chiede il leader della Lega Nord. Grillo da parte sua, riporta il Corriere, non commenta. Anche se era stato lui il primo a stuzzicare il Carroccio: "A novembre inizieremo con i banchetti per raccogliere firme per il referendum sull'euro. Vedremo se la Lega manterrà la parola".
In realtà non si sa di che "parola" si tratti. Ma la Lega da anni chiede proprio un referendum anti-euro ed è difficile immaginare che ci saranno due consultazioni separate e distinte. Più facile, invece, è che i due partiti facciano fronte comune. Luca Zaia: "Visto che quella del no all'euro è stata sempre la nostra bandiera Grillo si è finalmente dichiarato e appoggerà le nostre iniziative". E Roberto Maroni: "Noi sosteniamo loro contro l'euro e loro sostengono noi sul referendum per la Lombardia a statuto speciale

mercoledì 8 ottobre 2014

Salvini: «Candidato sindaco? Se me lo chiedono, lo faccio»


Il segretario della Lega si dice disponibile a correre per il vertice di Palazzo Marino: «Piuttosto che continuare con Pisapia...

Io candidato Sindaco di Milano nel 2016? Si, se me lo chiedono lo faccio. Piuttosto che continuare con Pisapia e vedere la città conciata così...»: a dirlo è Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, oggi al programma di Rai Radio2 `Un Giorno da Pecora´, condotto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.

martedì 7 ottobre 2014

se FI vota fiducia centrodestra è finito

Jobs Act, Salvini: se FI vota fiducia centrodestra è finito
Giusto poche ore fa, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi è tornato ad auspicare una "rinascita" della coalizione di centrodestra, puntando sulla Lega di Matteo Salvini e sui Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni per costruire un fronte anti-Renzi. Ma dal numero uno del Carroccio, oggi è arrivato un "avviso" al Cavaliere. Salvini, ospite dell'Associazione stampa straniera in Italia, ha spiegato che "se si votasse domani la Lega andrebbe da  sola. Se invece si vota tra 6-8 mesi bisognerà vedere cosa accade in  Forza Italia, bisogna vedere se nascono altri soggetti a noi affini su battaglie economiche, sociali, diritti civili, scuola... Oggi, essendo la Lega in salute, andremmo orgogliosamente e coerentemente da soli". Ma, attenzione: "Se Forza Italia votasse la fiducia sul Jobs act, il centro destra non esisterebbe più" ha avvertito il leader leghista. "Mi auguro che nessuno in Fi abbia  intenzione di mantenere in vita un governo che sull’economia ha fatto solo danni. Se così fosse sarebbe poi un problema politico intavolare qualsiasi discorso con la Lega Nord".

martedì 30 settembre 2014

Salvini nomina un nigeriano responsabile all'immigrazione

Tony Iwoli, 59enne di origini nigeriane, dopo una lunga militanza nella Lega verrà nominato domani responsabile per l'immigrazione del Carroccio
Raffinatezza politica nella Lega dove il segretario Matteo Salvini ha deciso di rendere responsabile del partito per l'immigrazione il nigeriano Tony Iwoli.



Iwoli ha 59 anni e vive in Italia da 38 anni. Dopo aver studiato informatica a Perugia si è sposato a Bergamo con un'italiana con la quale ha avuto due figli. Cittadino italiano milita nel Carroccio sin dagli anni '90. 
Proprio la militanza dalla prima ora lo ha premiato con questo incarico che Salvini annuncerà ufficialmente domani nella sede di via Bellerio, al margine della comunicazione dell'adunata anti immigrazione prevista per il 18 ottobre a Milano. "Per favore, non paragonatemi alla Kyenge, io ho avuto questo incarico perchè sono in Lega da molto tempo, non certo per il colore della mia pelle". Ricorda Iwoli che garantisce di non essere mai stato oggetto di insulti o discriminazione dentro il partito. 

Appena ricevuta la notizia ha fatto sapere che il suo primo pensiero sarà visitare Lampedusa "per verificare la situazione che già sappiamo intollerabile; l'operazione Mare Nostrum è un'autentica follia". 

mercoledì 24 settembre 2014

il giudice ammette: "Per gli stranieri siamo il Paese dell'impunità"

In un'ordinanza d'arresto un gip di Udine denuncia l'inefficienza della giustizia: "I delinquenti vengono qui perché sanno che alla peggio patteggi e poi torni libero"

Lo dice un giudice. Meglio: lo scrive, nero su bianco, in un'ordinanza di custodia cautelare. Razzismo? Improbabile. Francesco Florit, Gip in forza al Tribunale di Udine, parte della sua carriera l'ha costruita all'estero, in una terra difficile come il Kosovo, dove per anni ha guidato la task force inviata dall'Ue ad affiancare la magistratura locale nella ricostruzione del diritto nazionale e dell'amministrazione della giustizia. Rientrato in Friuli, s'è ritrovato a far di conto con criminali di ogni risma. Molti stranieri. Come il quintetto moldavo arrivato in trasferta a Lignano il 9 settembre: preso in affitto un appartamento, i cinque hanno rubato 3 Bmw e in meno d'una settimana tra Udine, Tavagnacco, Monfalcone e Mogliano Veneto hanno svuotato due profumerie ed altrettanti negozi di elettronica, arraffando merce per 200.000 euro. Carabinieri e Polizia li hanno arrestati lunedì, eseguendo il provvedimento emesso da Florit. Un atto da cui trasudano sconforto e senso d'impotenza, con la bandiera bianca che si alza sulle macerie del sistema giudiziario italiano. «L'indagine - sottolinea il Gip - è stata condotta con straordinaria efficienza e coordinazione dalle forze dell'ordine. La mole documentale raccolta è impressionante e incontrovertibile». Eppure non basterà. «Perché alcuni stranieri si fanno migliaia di chilometri per compiere ruberie e altri reati nel nostro Paese?», si domanda Florit. La risposta è al rigo successivo: «Sono convinti che qui da noi se mai ti beccano fai un patteggiamento e ti rimettono in libertà. Sanno che la giustizia non è efficiente e il sistema è tale che, dopo poco, si è rimessi in libertà e si può ricominciare come prima». Suggerimento: «Rispetto a tali condotte, di cui si legge nella cronaca locale con frequenza allarmante, è necessario adottare la giusta severità». Quella che fin qui è mancata, facendo dell'Italia il paradiso dei delinquenti da importazione.
Lo attesta l'Istat: «Il peso della componente straniera tra gli autori dei reati è andato aumentando a partire dagli anni Novanta, mentre prima di allora il fenomeno era trascurabile.
Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5% degli imputati, nel 2009 essi rappresentavano il 24% del totale degli imputati». E nel 2012 i delinquenti stranieri costituivano già «il 32,6% dei condannati, il 36,7% dei detenuti presenti nelle carceri e il 45% degli entrati in carcere», con una predominanza, tra essi, di romeni, marocchini e albanesi. Ognuno di loro, quando diventa ospite delle patrie galere, costa al contribuente italiano (fonte: ministero della Giustizia) 123,78 euro al giorno. Ma nessuno ci fa caso: spesso la permanenza dietro le sbarre è limitata.
Esempi? A iosa. A giugno a Ravenna un bulgaro uccide un bambino investendolo sulle strisce. Scappa. Arrestato, patteggia e torna a casa. Passano un paio di settimane: a Nogara un tunisino serra la catena di una mountain bike e la porta via. Bloccato dal proprietario, reagisce massacrandolo. Tratto in arresto, l'indomani è già a spasso per il Paese, mentre la vittima è immobilizzata in ospedale, con 30 giorni di prognosi. Ancora: a luglio un marocchino viene sorpreso con 130 grammi di droga nel parco dei bambini, ad Avezzano: era destinatario di un provvedimento di espulsione mai eseguito. Nel frattempo ha continuato a spacciare tranquillamente. E nel giro di 24 ore riguadagna la libertà patteggiando. Ad agosto è un nordafricano a finire in manette a Parma per lo stesso motivo. Il copione non cambia: patteggiamento, scarcerazione.
È la conferma: per delinquere in santa pace, si può venire in Italia: male che vada, patteggi e torni libero

martedì 16 settembre 2014

I rifiuti del Sud negli inceneritori del NordI rifiuti del Sud negli inceneritori del Nord LE CONSEGUENZE DEL DECRETO «SBLOCCA ITALIA»

I rifiuti del Sud negli inceneritori
del Nord, la maggior parte a Brescia

L’impianto A2A brucerà il 30% in più (un milione di tonnellate l’anno). L’assessore regionale Terzi: «Assurdo. Faremo ricorso alla consulta»



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Si scrive «sblocca Italia». Ma in Lombardia ed Emilia Romagna si leggerà «sblocca rifiuti». Perché il governo Renzi, per risolvere l’annosa emergenza immondizia che attanaglia buona parte dell’Italia meridionale ha deciso per decreto di smaltirla negli impianti del Nord, portando al massimo il loro carico termico. Significa che diversi impianti (da Brescia a Milano, da Bologna a Parma) potranno bruciare fino al 30% in più di monnezza. Il record spetterebbe all’impianto bresciano di A2A, il più grande d’Italia: potrà ricevere oltre 1 milione di tonnellate a fronte delle attuali 780mila incenerite (solo 430 mila tonnellate sono rifiuti urbani di Brescia e provincia). Dove andranno i rifiuti del sud, in primis quelli di Roma e della Campania, dove si trovano ancora centinaia di migliaia di ecoballe da smaltire? La Regione con maggior numero di inceneritori è la Lombardia (13 dei 55 presenti in Italia). Oltre a Brescia la monnezza potrà essere incenerita anche a Milano (compresi gli impianti di Sesto e Trezzo d’Adda), Dalmine ma anche a Cremona. I rifiuti potranno finire anche nei 9 termoutilizzatori dell’Emilia Romagna (seconda in Italia per numero di impianti), in prevalenza a Parma e Bologna. Nella classifica regionale figura poi la Toscana (7 impianti), seguita dal Veneto (4).
Per decreto cadono anche le «quote» di bacinizzazione regionale. Un esempio: l’impianto di Brescia oggi può funzionare per due-terzi con rifiuti solidi urbani provenienti da Brescia e provincia o dalla regione, e solo per un terzo con rifiuti speciali provenienti dal resto Italia. Tra due mesi A2A potrà liberamente decidere di bruciare quello che vuole. Se il fine del Governo Renzi è quello di smaltire in Italia l’eccesso di rifiuti, evitando sanzioni europee, a farne le spese rischia di essere l’aria già malata del Nord. Visto che 250 mila tonnellate di «monnezza» per Brescia equivalgono a 140 tonnellate l’anno di ossidi d’azoto in più. Regione Lombardia e lo stesso Comune stavano spingendo per l’aumento della raccolta differenziata (ferma al 40%) e quindi alla diminuzione futura del conferimento di rifiuti all’inceneritore A2A: a marzo avevano deciso di non aumentarne in sede di Aia (autorizzazione integrata ambientale) la capacità massima di combustione. Ora è il governo che indirettamente per decreto «soddisfa» il sogno della ex municipalizzata (ovvero arrivare al milione di tonnellate l’anno di rifiuti bruciati). Si avvera quindi lo scenario peggiore paventato dagli ambientalisti nostrani, che chiedevano un ridimensionamento dell’impianto bresciano, bruciando i soli rifiuti e biomasse di città e provincia.

Due mesi per adeguarsi, altrimenti interviene il governo
La volontà del consiglio dei ministri è spiegata all’articolo 35 dello Sblocca Italia, approvato venerdì: «Attuare un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore. Tali impianti, individuati con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata mentre deprimono il fabbisogno di discariche». E ancora: «Tutti gli impianti devono essere autorizzati a saturazione del carico termico», ovvero portati alla loro capacità massima.Negli impianti «deve essere data priorità al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale» e devono essere trattati «rifiuti speciali non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario». Per farlo vengono dimezzati i tempi degli iter burocratici. Le Regioni hanno tempo due mesi per adeguarsi. In caso contrario ci penserà il governo applicando i poteri sostitutivi.
L’assessore Terzi: «inaccettabile, faremo ricorso»
Claudia Terzi
Claudia Terzi
« È una follia quello che vuole fare il Governo Renzi. Una follia che io e il presidente Maroni contrasteremo in tutti i modi, rivolgendoci anche alla Corte Costituzionale». Ha la voce che vibra di rabbia e amarezza l'assessore regionale all'ambiente della Lombardia, Claudia Terzi (Lega Nord): « Un provvedimento altamente ingiusto perché mentre al Nord aumenta la percentuale di raccolta differenziata, altre città del sud come Roma o Napoli continueranno a vivere di rendita, alle spalle di lombardi ed emiliani». La Terzi critica aspramente anche lo strumento del decreto e la minaccia di utilizzare i poteri sostitutivi, qualora le regioni non si piegassero alle volontà del Governo: «Mi chiedo perché Renzi non abbia nominato un commissario per realizzare gli inceneritori laddove non ci sono e invece minaccia di commissariare noi se non accettiamo rifiuti altrui». L'assessore regionale non risparmia un appello e una critica anche al Pd Regionale e locale: «Il Pd a sempre fatto della questione ambientale un suo cavallo di battaglia. Voglio vedere ora che faranno davanti a questa scelta. Se vengono prima le esigenze di cassa di qualche multiutility pubblica o la salute dei cittadini». 

lunedì 8 settembre 2014

Indipendenza della Scozia: per la prima volta in vantaggio i «Sì»



Gli indipendentisti esultano. Il 18 settembre il referendum. Il voto potrebbe sancire la separazione della Scozia dalla Gran Bretagna dopo 307 anni. Vip pro e contro Voglia di indipendenza. In Scozia non è più ormai soltanto il sogno di una minoranza che vuole staccarsi dalla Gran Bretagna. Come in molti pensavano, sbagliando. Per la prima volta, quando mancano meno di due settimane dal referendum del 18 settembre, un sondaggio spiazza tutti e dice che è avvenuta la rimonta e che vinceranno i sì. Il voto del 18 settembre potrebbe sancire la storica e clamorosa separazione della Scozia dalla Gran Bretagna dopo 307 anni.



Sondaggi

La rilevazione, realizzata da YouGov per il Sunday Times e che ovviamente s’è conquistata l’apertura di tutti i media britannici , dice che gli indipendentisti sono ora il 51% degli scozzesi contro il 49% di coloro che difendono secoli di storia e di legami con il Regno Unito. Gli esperti invitano alla cautela perché c’è un margine di errore nelle statistiche e, dunque, quella piccola differenza potrebbe significare pareggio virtuale. Ma la sensazione è che sull’onda dell’entusiasmo tra i sostenitori della divisione, la grande rimonta iniziata mesi fa, quella spinta verso il nuovo , sia irreversibile.

La reazione di Londra. Salmond: «Dettata dal panico»

Il Cancelliere George Osborne ha reagito promettendo che entro la prossima settimana verrà presentato un piano per incrementare i poteri del Parlamento scozzese, una decisione che secondo il primo ministro scozzese Alex Salmond è una «tangente dettata dal panico» che arriva ben dopo che i voti per posta sono stati inviati.

I vip pro e contro

Sono diversi i personaggi pubblici che si sono schierati a favore o contro l’indipendenza scozzese. Secessionista di ferro l’attore Sean Connery, sangue Scottish, che a più riprese ha sostenuto quanto «l’opportunità dell’indipendenza sia troppo buona per essere mancata». A favore anche la cantante Annie Lennox e la cantautrice Amy Macdonald, il comico Kevin Bridges, e anche l’ex ambasciatrice britannica presso la Nato, Mariot Leslie, per il no l’autrice di Harry Potter J.K. Rowling (che è inglese). Contro, «assolutamente contro» David Bowie (inglese). Ad agosto più di 200 vip e celebrità del Regno Unito, tra cui Mick Jagger, Stephen Hawking e Judi Dench (tutti inglesi), hanno firmato una petizione per chiedere alla Scozia di rimanere con il Regno Unito, lo stesso appello è stato lanciato da diversi calciatori scozzesi “all time”, guidati da Denis Law, Ally McCoist, David Moyes e Ian Durrant.Della stessa opinione anche l’ex guida del Manchester United, Sir Alex Ferguson, e la cantante Susan Boyle, anche loro scozzesi.

Il fronte del no trema

Già quattro giorni fa, per il fronte del «no», era scattato l’allarme. Un precedente sondaggio YouGov accreditava infatti i secessionisti di un 47% dei consensi, a soli tre punti dalla soglia magica della metà più uno. Ora l’ultimo sondaggio è chiaro: sarà battaglia all’ultimo voto. «Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti», ha dichiarato Salmond, capo del governo di Edimburgo e portabandiera del vessillo scozzese con la croce di Sant’Andrea. Il leader indipendentista racconta entusiasta di «code per registrarsi nelle liste elettorali». Secondo le rilevazioni YouGov, nell’ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti, grazie pare agli elettori laburisti:quelli favorevoli all’indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%.

I timori di Cameron e della City


«Il nostro atteggiamento non cambia, conta il voto nel referendum» ha continuato a ripetere in questi giorni il premier britannico David Cameron, assicurando di non essere intenzionato a dimettersi neanche in caso di sconfitta. Ma si sa che è preoccupato. Come preoccupata è la City londinese. La banca d’affari Goldman Sachs ha parlato di «conseguenze seriamente negative» per entrambe le economie, quella scozzese e quella britannica. E la sterlina scende giù: mercoledì ha registrato la seduta peggiore degli ultimi sette mesi.

mercoledì 3 settembre 2014

“Mi autodenuncio per islamofobia”: la mia provocatoria confessione per denunciare la strategia dei taglialingue nostrani




“Mi autodenuncio per islamofobia”: la mia provocatoria confessione per denunciare la strategia dei taglialingue nostrani

Mi sono pentito. Ammetto di aver commesso il reato di islamofobia. Riconosco la legittimità del Tribunale dell’Ordine dei giornalisti. Ho deciso di collaborare per espiare fino in fondo le mie colpe, confessando la lunga serie di reati commessi sin dall’inizio dell’attività giornalistica nel 1976, così come considero doveroso denunciare tutti gli islamofobi che ho conosciuto.
Lo so che sono tanti ma è fondamentale individuarli e condannarli tutti, tanto i processi saranno rapidissimi perché ho le prove inconfutabili della loro colpevolezza. Sono convinto che dobbiamo bonificare l’Italia dall’islamofobia per assicurare l’avvento della nuova civiltà globalista, finanziaria, eurocratica, relativista, immigrazionista, multiculturalista e ovviamente islamofila.
I capi d’accusa che mi sono rivolti, sulla base della denuncia di un avvocato orgogliosamente italianissimo, che ama l’Italia più di se stesso e che darebbe la vita per salvaguardare la nostra civiltà dalle radici ebraico-cristiane, fanno riferimento a soli 9 articoli scritti nel periodo di circa 8 mesi limitatamente al 2011 per l’unico quotidiano Il Giornale. Evidentemente la sua bontà d’animo l’ha indotto a non denunciare tutta la mia produzione giornalistica che, vi assicuro, è un ammasso di islamofobia da destinare al rogo per il bene dell’umanità.
Non sarà facile reperire le migliaia di articoli scritti per l’Agenzia giornalistica “Quotidiani Associati”, che fino al 1990 furono pubblicati da una trentina di testate locali, tra cui Il Secolo XIX, Il Gazzettino, Il Mattino, la Gazzetta del Mezzogiorno, La Sicilia, L’Unione Sarda e persino il Corriere del Ticino. Mentre risulta più agevole disporre di altre migliaia di articoli pubblicati fino al 2003 su la Repubblica e fino al 2008 sul Corriere della Sera. Anche i miei dieci libri, che complessivamente hanno venduto circa 800 mila copie, sono intrisi di islamofobia, devono essere pertanto requisiti e dati alle fiamme. Infine meritano il rogo le registrazioni delle migliaia di partecipazioni televisive e radiofoniche dove ho reiterato il reato di islamofobia.
Mi limiterò a due esempi di indubbia islamofobia pubblicati sul Corriere della Sera dove avevo la qualifica di vice-direttore. Il 29 settembre 2005 pubblicai un articolo dal titolo “Moschea-mania, serve uno stop”, che iniziava così: “In Italia sembra essere esplosa la moschea-mania. Da Genova a Firenze, da Verona a Reggio Emilia, da Napoli a Colle Val d'Elsa, tutti la vogliono. Ebbene, da cittadino italiano, musulmano, laico, lancio un appello a tutte le istituzioni dello Stato affinché sospendano la costruzione di nuove moschee”. Sempre il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina una mia testimonianza sulla mia conversione, in data 23 marzo 2008, in cui dico: “La mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia”; e ancora: “Al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”.
Ebbene per espiare la mia lunghissima serie di reati di islamofobia procederò autonomamente a tagliarmi la lingua con la speranza che mi risparmieranno il taglio della testa. Da oggi non pronuncerò mai più il nome di Allah invano, terrò una copia del Sacro Corano sul comodino e la bacerò prima di coricarmi e al risveglio, tesserò le lodi di Maometto, chinerò il capo al cospetto della moschea, gioirò per la conversione degli italiani all’islam.
Il mio processo sarà una pietra miliare nel percorso che affermerà l’avvento del Califfato islamico globalizzato anche in Italia. La Storia riconoscerà ai taglialingue nostrani il merito di aver epurato da giornali, televisioni, libri e discorsi pubblici qualunque offesa o semplicemente critica ad Allah da venerare inconfutabilmente come il Dio di tutti, all’Islam che dovrà essere l’unica religione che si scrive con la prima lettera maiuscola, al Corano da riconoscere come il Sigillo della profezia, a Maometto da elogiare come l’ultimo dei profeti, alla sharia a cui le nostre leggi dovranno conformarsi. Non posso che essere grato al Tribunale dell’Ordine dei giornalisti che mi concede l’opportunità di redimermi e di estirpare con la mia condanna il male assoluto dell’islamofobia.
di Magdi Cristiano Allam 01/09/2014 

giovedì 28 agosto 2014

Nella mia Inghilterra gli immigrati sono liberi di stuprare

 

Un gruppo di pachistani abusò per anni di 1.400 bambine. Le autorità tacquero per paura di essere tacciate di razzismo

Sembra l'ennesima deprimente notizia proveniente da un Paese musulmano della cosiddetta Primavera araba. Invece, no, proviene dal mio Paese natale - la cosiddetta Gran Bretagna.



E mi fa orrore anche perché ho tre figlie piccole di origini anglo-italiane. Nella città di Rotherham (popolazione 117.000) nella contea di Yorkshire al nord del Paese, branchi organizzati di inglesi musulmani, di origini pakistani, hanno sistematicamente abusato di 1.400 ragazze minorenni (la maggior parte sotto i 16 anni) dal 1997 al 2013 - a livelli industriali.
Le hanno trattate da schiave. Davano loro dell'alcol e delle droghe e le sottomettevano ad ogni umiliazione sessuale, stupro di gruppo compreso. Le minacciavano con pistole e a volte le innaffiavano di benzina pure. Le chiamavano «white trash» (spazzatura bianca). E dovevano stare zitte - altrimenti… La cosa ancora più allucinante è che tante di queste ragazzine erano affidate - o erano state affidate nel passato - ai servizi sociali del Comune e perciò sotto la loro protezione. Tante di loro, nonostante la paura e lo stato d'animo confuso, hanno cercato di denunciare i colpevoli. Ma nessuno le ascoltava. Erano trattate come prostitute, non solo dai loro aggressori ma anche dai loro protettori.
Ora, una commissione indipendente diretta dalla professoressa Alexis Jay ha pubblicato un rapporto sullo scandalo e ha concluso: gli assistenti sociali e la polizia di Rotherham sono colpevoli di grave negligenza.
Entrambi erano in possesso di tutti gli elementi necessari per arrestare quei mostri musulmani di provenienza pakistana ma non hanno mosso un dito. Per un motivo: avevano paura di essere etichettati come «razzisti». Dunque, nel loro mondo idiota i diktat della political correctness e della paura di non offendere i musulmani contavano più del benessere di quelle ragazzine.
Ecco, cari lettori, dove ci porta la beata ideologia sinistroide del multiculturalismo e della diversità, e della tolleranza: alla loro intolleranza nel nostro Paese. Ci porta anche allo stupro di massa delle nostre ragazze (a casa nostra) - definite appunto «white trash» - da pakistani musulmani. Non vi illudete. Se succede in Inghilterra una cosa simile, può succedere e succede anche qui da voi. Perché in Italia come in Inghilterra, come ovunque in Europa, regna la stessa maledetta ideologia.
Proviamo ad immaginare il contrario: 1.400 ragazze musulmane abusate sistematicamente per più di 10 anni da branchi organizzati di uomini bianchi che le chiamano «black trash» (spazzatura nera) e lo Stato che sa tutto, ma tace. Sicuramente, gli imam residenti in Inghilterra, tutti, dichiarerebbero una jihad. Non finisce qui. Come potrebbe? I colpevoli nel caso di Rotherham hanno scelto apposta delle vittime bianche - piuttosto che nere o scure. Volevano stuprare solo ragazze bianche. Beh sì, cari lettori, non ci sono dubbi: i nostri amici musulmani dal Pakistan sono dei razzisti. L'abuso quindi fu non solo sessuale ma razziale.
Ancora adesso però gran parte della sinistra inglese fa lo struzzo e continua a blaterare: non c'entrano le motivazioni razziali dei colpevoli, figuriamoci la loro religione. Ma va là! La Bbc (baluardo della political correctness) e The Guardian ( La Repubblica inglese) non parlano, a riguardo, di «pakistani», figuriamoci di «musulmani», ma solo al limite e sottovoce, di «asiatici».
Lo scandalo è venuto alla luce solo grazie ad un'indagine della stampa inglese, in particolare del quotidiano The Times . I giornalisti coinvolti sono stati diffamati dai politici locali di sinistra come bugiardi e razzisti. Alla fine però cinque musulmani residenti di Rotherham e di origini pakistane sono stati processati e mandati in galera nel 2010 per reati sessuali nei confronti di ragazze dai 12 ai 16 anni, stupro compreso. Scandali simili sono stati scoperti in altre 13 città al nord dell'Inghilterra. Finora, 56 uomini di origini pakistane e di fede musulmana sono stati condannati. Ma questi sono forse solo la punta dell'iceberg. Non è un nostro diritto dire che quelle povere ragazze sono state vittime di abuso sessuale e razziale: è un nostro dovere.

Rom a Milano Il fortino dei sinti in via Chiesa Rossa Armi e rapine, sono tutti pregiudicati

IL CORRIERE

Doveva essere il «campo modello». Nell’area attrezzata alla periferia Sud vivono 250 nomadi italiani.


Lasciate ogni speranza, voi che entrate. Anzi, se potete statene alla larga. L’inferno ha questo indirizzo: via della Chiesa Rossa 351. Una stradina asfaltata che corre sulla sinistra del Naviglio, quasi al confine con Valleambrosia e Rozzano. Un recinto di metallo dal quale sbucano poche lussuosissime roulotte e casette prefabbricate negli anni trasformate in ville, con statue da giardino e figure mitologiche. 
Nei quattro vialetti che dividono questo enorme rettangolo «urbano» circondato dai campi di mais e frumento, ci sono auto parcheggiate ridotte ormai a scheletri e altre, Bmw e Mercedes, con pochi mesi di vita. Nuove e lussuose. E anche le case nascondono tesori e televisori al plasma dalle dimensioni esagerate, mobili pregiati e un infinito campionario di oggettistica dal dubbio gusto ma dal valore consistente. 
Ecco il campo nomadi comunale di via Chiesa Rossa. Gli abitanti sono poco più di 250. Ma i numeri sono «variabili» in barba ai regolamenti comunali e a quei patti per la legalità voluti dal Comune. Perché le famiglie - quasi tutti si chiamano Hudorovich, Braidich e Deragna - sono imparentate tra loro e hanno legami stretti con quelle del campo di via Negrotto. Così succede che chi finisce agli arresti domiciliari possa indicare di volta in volta la dimora in un insediamento piuttosto che nell’altro. Tanto sempre di terra amica si tratta.



Gli assalti agli spedizionieri

Amica per qualcuno e ostile per molti altri. Autotrasportatori, corrieri, rappresentanti di merce preziosa o di alta tecnologia, non importa. Tutti vengono invitati a presentarsi all’anonimo indirizzo di via Chiesa Rossa 351 (indicato da un cartello lungo la strada) e poi finiscono regolarmente minacciati e derubati, se non aggrediti e cacciati a colpi di fucile. Succede spesso, quasi ogni giorno. Tanto che il famigerato «351» è ormai segnalato in tutti gli archivi degli spedizionieri come territorio da evitare, consegna da rifiutare. Il camion resta imprigionato nella via a fondo chiuso che circonda il campo, dalle case escono venti o trenta ragazzini e qualche adulto con i «ferri» in mano: pistole, vecchie doppiette o kalashnikov dell’ex Jugoslavia. L’autista è messo in fuga con le buone, altrimenti sono pistolettate sparate sull’asfalto accanto ai piedi, come nei cartoni animati sul vecchio West. Se tutto va bene il furgone viene riconsegnato dopo una mezz’ora, svuotato ma salvo. 
«Tutti i residenti del campo di via Chiesa Rossa 351, maggiorenni o minori, purché di età imputabile, hanno precedenti», recita un recente rapporto delle forze dell’ordine. Tutti, donne e uomini, esclusi i minori di 14 anni che per legge non possono essere accusati di reati. Un record fatto di furti (la stragrande maggioranza), rapine, aggressioni e resistenza a pubblico ufficiale. Non mancano però reati ben più seri, dalle bande di rapinatori (25 arresti nel 2008) al tentato omicidio. L’ultimo caso è della scorsa settimana quando due nomadi di via Chiesa Rossa sono stati arrestati (tre sono ancora ricercati) dopo aver cacciato a pistolettate alcuni africani che si erano accampati nei dintorni. 




Difficoltà anche per le forze dell’ordine

Sembrerà assurdo a molti, ma qui anche polizia e carabinieri hanno enormi difficoltà a mettere piede. L’ultimo episodio riguarda una gazzella dei carabinieri presa a sassate. Se arriva una segnalazione la procedura non prevede interventi solitari. Anzi, si entra solo quando si sono radunati almeno quattro equipaggi e solo se strettamente necessario. Spesso il blitz finisce in un nulla di fatto, altre si riesce ad aprire una trattativa con i «leader» del campo: se si è fortunati la refurtiva, il Tir, l’auto o lo scooter, compaiono come per incanto un paio d’ore dopo fuori dalle recinzioni, in un’area comune così da non poter attribuire responsabilità ai singoli. 
Entrano con un po’ più di facilità quelli del commissariato competente (Scalo Romana) e della stazione dei carabinieri (Gratosoglio) o alcuni, selezionati, agenti della polizia locale, presenze ormai «tollerate». In questo modo, solo la polizia ha recuperato negli ultimi mesi una cinquantina di ruspe Bobcat rubate dai cantieri. La specialità dei nomadi di Chiesa Rossa. Ma per ottenere risultati servono prove di forza massicce. In un caso, ad esempio, i poliziotti avevano avuto la certezza che nell’area si trovassero delle statue rubate in una villa. Blitz con 150 agenti e statue lasciate, il mattino dopo, fuori dal commissariato di via Chopin: trasportate di peso e riconsegnate. 




La truffe ai danni dei mobilieri brianzoli

Dai «cugini» di via Negrotto, quelli di via Chiesa Rossa hanno appreso il gusto per il design. Lo sanno bene i mobilieri della Brianza truffati e rapinati con maxi ordinazioni di arredi di lusso che puntualmente venivano «svaligiati» dai camion. «Noi siamo operai, ci spacchiamo la schiena nei cantieri. Sono tutte bugie», si giustificano gli abitanti. Nel 2009 ad alcuni nomadi vennero sequestrati beni per 2 milioni di euro: una villa con piscina a Dairago e auto di lusso. Il campo è stato creato nel ‘99 per gli sfollati di via Palizzi, via Fattori e Muggiano. Secondo i piani di Palazzo Marino doveva diventare «l’insediamento modello» per Milano. Chissà se la pensano ancora così.

martedì 26 agosto 2014

Matteo Salvini, guerra al Fisco: "Non fatevi fare lo scontrino, evadete l'Iva"

Matteo Salvini, guerra al Fisco: "Non fatevi fare lo scontrino, evadete l'Iva"












La Lega Nord dichiara guerra al Fisco. “Non fatevi dare lo scontrino, non pagate l’Iva allo Stato”, ha detto Matteo Salvini ad Alzano Lombardo, pochi giorni dopo aver annunciato lo sciopero fiscale per il prossimo novembre. Il segretario del Carroccio ha scaldato gli animi dei suoi ascoltatori, provocandoli: “Quanti pagano ancora il canone Rai pur ritenendo la Rai un servizio poco pubblico per paura dell’accertamento? Posso anche capire, ma le tasse si possono pagare anche in ritardo, con una minima sanzione”. E ancora: “Fare la spesa è far politica: non andare al grande supermercato ma al negozio sotto casa che conosci ed è in difficoltà e magari chiedendogli 'io non voglio lo scontrino' perché l’Iva allo Stato non la voglio dare. Siamo l’unico paese dove paghi in anticipo su quello che non hai ancora incassato”.