giovedì 18 ottobre 2012

Salvini: ora basta polemiche. Pensiamo a lavorare per la gente

“Voto in Lombardia? La Lega è orgogliosa di quello che ha fatto per i Lombardi in questi anni, ma di fronte ad infiltrazioni mafiose non si poteva fare finta di niente: siamo noi che abbiamo chiesto e comprato i voti della 'ndrangheta??
Per noi si può votare anche la notte di Natale, ben sapendo che così facendo i Lombardi pagheranno 50 milioni di euro di costi aggiuntivi e resteranno nelle casse della Regione centinaia di milioni di euro che invece potrebbero andare a Comuni, famiglie ed imprese.
Formigoni dice che sarebbe "irrituale" che Maroni si candidasse? Lasciamolo decidere ai cittadini Lombardi, questo week end nei 2.000 gazebo della Lega (www.vieniafirmare.com) e, perché no, fra qualche settimana ai gazebo di tutto il centrodestra.
Con oggi si riparte, basta polemiche su date e voti e al lavoro per tagliare i ticket e aiutare i Lombardi!
Per noi è così, per Formigoni anche. Spero”.

Lo afferma il segretario nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda, Matteo Salvini in relazione al dibattito in corso sul futuro della Regione Lombardia.

SECESSIONE ALLE URNE

L'Inghilterra perde i pezzi, nel 2014 la Scozia vota l'indipendenza
Un solo quesito e risposta sì\no. Il premier inglese Cameron a Edimburgo per fissare il referendum che può cambiare la storia del Regno Unito



Baschi, Catalani, Fiamminghi, Valloni, Kurdi, Lapponi: non manca in Europa chi può prendere spunto dall'esempio scozzese per trovare l'indipendenza con un referendum

Un referendum per l'indipendenza della Scozia. Il primo ministro ingleseDavid Cameron vola ad Edimburgo per siglare l'accordo con il capo del governo scozzese, Alex Salmond, sul quesito referendario che potrebbe cambiare la storia del Regno Unito. Il patto è già raggiunto: il voto si terrà nel 2014, e non nel 2013, e il diritto al voto lo avranno i maggiori di 16 anni, come vuole la parte scozzese per ampliare il bacino di consensi ed avere più tempo per la campagna elettorale. Il quesito sarà uno ("Scozia dentro o fuori dall'Uk?") e con risposta sì/no, come preferisce Cameron per risolvere la faccenda in maniera chiara e senza dare adito ad interpretazioni.

Appuntamento con la storia - Salmond, leader del partito Nazionalista Scozzese, a 700 anni dala battaglia di Bannockburn (ricordata nel Braveheart di Mel Gibson, battaglia cara agli indipendentisti in kilt) e a 300 dall'unificazione formale dei regni di Inghilterra e Scozia, può aprire un nuovo capitolo nella storia del Regno Unito. Ma il percorso è in salita: mentre i Laburisti cominciano la propria campagna per elettorale con tanto di polemiche, un primo sondaggio vede gli unionisti in vantaggio di venticinque punti percentuali. 

Apripista - Il referendum scozzese non è una faccenda che riguarda solo i sudditi della regina. In un'Europa dove ribollono i nazionalismi, un'eventuale vittoria dei secessionisti potrebbe aprire la strada ad altri referendum dello stesso tipo. Gallesi e irlandesi del nord nel Regno Unito, catalani e baschi in Spagna, fiamminghi e valloni in Belgio, curdi in Turchia, veneti e padani in Italia, lapponi in Finlandia, non manca chi può prendere spunto dagli scozzesi per trovare nelle urne l'indipendenza.

SVILUPPO: RIVEDERE CRITERI DI ASSEGNAZIONE


“È necessario rivedere i criteri di ripartizione delle risorse del “Fondo per lo Sviluppo e la Coesione ”, affinché sia garantita una maggiore assegnazione delle risorse al sistema produttivo del Nord. Oggi l’85 per cento dei fondi vanno al Mezzogiorno e il restante 15 per cento al Centro-Nord. È evidente che, alla luce della grave crisi in cui versano tutte le piccole e medie imprese, per agevolare la ripresa economica serve un nuovo meccanismo di investimento industriale”.

Lo ha detto in Aula il responsabile federale del dipartimento Sviluppo Economico, Gianni Fava, illustrando alla Camera la mozione presentata dalla Lega Nord. 

“La politica e i cittadini devono uscire dalla logica dell’automatismo e iniziare a ragionare sulle priorità da mettere in atto. Piuttosto che cercare di sviluppare aree ancora depresse del Sud, o senza alcuna vocazione industriale, è indispensabile assicurare la continuità produttiva e la sopravvivenza delle aziende e delle strutture già esistenti. Se non rivediamo quanto prima il sistema di assegnazione delle risorse, il rischio che corriamo è quello di una desertificazione del sistema industriale del Nord”.

mercoledì 17 ottobre 2012

Magagna della Settimana


Un bell'esempio di come viene gestita la segnaletica

SALVINI OSPITE DE LA7 ABBANDONA STUDIO, LITE CON RIZZO E ANCHE CON MASSIMO RUSSO


- "Non sono venuto qui a farmi dare del razzista e del mafioso, vi ringrazio e vi saluto". Con queste parole Matteo Salvini ha abbandonato lo studio de L'Aria che tira, il programma di approfondimento de La7 condotto da Myrta Merlino. 

Dopo un'accesa discussione con il giornalista Sergio Rizzo in merito alle infiltrazioni mafiose in Lombardia anticipate da Saviano lo scorso anno e emerse adesso in cui Salvini ha affermato: "Sappiamo che abbiamo la 'ndrangheta sotto casa, lo sappiamo benissimo, l'unica cosa che fa arrabbiare qualsiasi cittadino lombardo leghista o non leghista e' far supporre che la 'ndrangheta sia qui anche con la complicita' della Lega. Cio' che disse Saviano ed e' inaccetabile". 

La discussione si e' trasformata in scontro verbale con Massimo Russo, assessore alla Sanita' della Regione Sicilia: "Fino a ieri- ha fatto notare Russo- Salvini parlava male della sanita' siciliana senza conoscere le cose di cui parlava". "Coi problemi che hanno gli ospedali in Sicilia - replica Salvini - la invito ad occuparsi della sua regione. Quanti morti avete per malasanita' avete nei vostri ospedali?".Ma e' l'accusa di Massimo Russo "razzista da strapazzo" a far andare su tutte le furie il Segretario della Lega Lombarda che si congeda dagli ospiti in studio: "Non sono venuto qui a farmi dare del razzista e del mafioso, vi ringrazio e vi saluto".

Veneto: Lega Nord propone piano regionale giovani, 153 milioni in rete


'Partiamo da un dato dal quale non si puo' prescindere: al primo trimestre del 2012 la disoccupazione giovanile in Veneto e' al 29,6%. Sono cifre piu' che preoccupanti, che ci obbligano ad agire. E' arrivato davvero il momento di intervenire e di mettere in pratica quello che e' stato ed e' il primo punto del nostro piano programmatico, col quale ci siamo presentati al governo di questa regione durante le elezioni del 2010: il welfare dei giovani. Il nostro progetto di legge, unitario e operativo, concretizza un piano strategico per le future generazioni, e puo' contare gia' su una dotazione finanziaria di 153 milioni di euro''. Cosi' la consigliera regionale leghista Arianna Lazzarini presenta la nuova proposta del Gruppo Lega Nord di un Piano Regionale per i Giovani, un provvedimento che identifica le possibili strategie di azione sugli scenari occupazionali e sociali futuri, mettendo in rete tutti i soggetti coinvolti e individuando alcune azioni innovative.

''Attualmente in Italia non esiste un quadro normativo statale sulle politiche giovanili, ma semplici norme-spot contenute in leggi finanziarie o decreti - spiega Lazzarini, prima firmataria del testo normativo presentato oggi a Padova dai consiglieri piu' giovani della Liga Veneta (con lei, Nicola Finco, Cristiano Corazzari, Andrea Bassi) e dal capogruppo Federico Caner -. I disoccupati e inattivi continuano ad aumentare, e le tipologie contrattuali esistenti non danno troppe garanzie, impedendo tra l'altro la possibilita' per un ragazzo di fare un mutuo per la casa e di formarsi una famiglia. E percio' urgente adottare una nuova modalita' di azione nell'interesse dei nostri giovani, assegnando alla Regione la regia della programmazione e del coordinamento delle politiche giovanili, che dovranno coinvolgere in rete un gran numero di soggetti pubblici e privati: enti locali, imprenditori, scuole e universita', organizzazioni sindacali, eccetera''.

''L'incertezza lavorativa induce i nostri ragazzi a contrarre mutui relativamente tardi per l'acquisto di una casa: il 38,4% lo fa tra i 35 e i 44 anni, un veneto su 4 addirittura dopo i 45 - afferma Lazzarini -. Questo perche' oltre 4 giovani su 10, al di sotto dei 35 anni, ancora vivono in famiglia (nel 1991 erano 3 su 10, nel 1974 solo uno su 10)''.

I pilastri del progetto di legge leghista sono quattro e riguardano rispettivamente il lavoro, il credito e l'impresa, la casa, l'Europa e il mondo.

1) Lavoro: sono previste alcune tipologie di progetti innovativi, tra cui master in azienda, laboratori per i progetti europei, officine dei talenti e per la ricerca e l'innovazione, l'istituzione del Portale del Lavoro Giovani (POLG), strumento che dovra' raccogliere dati su servizi e attivita' utili, informare tempestivamente sulle aziende e i settori che offrono impiego e fornire opportunita' di incontro e di interscambio. I progetti sperimentali possono fornire crediti formativi riconosciuti dai percorsi scolastici e universitari, da parte sua, la Giunta regionale puo' istituire il premio ''Innovidea giovane veneto'' per il miglior studio o progetto.

2) Credito e imprenditorialita': la Giunta e' autorizzata ad adottare azioni di sostegno al credito e a promuovere l'imprenditorialita' dei giovani, ad agevolare l'accesso al credito per le imprese a prevalente conduzione giovanile, a favorire lo sviluppo di una nuova imprenditorialita' in agricoltura.

3) Casa: la Regione interviene per agevolare i giovani nell'accesso o nell'acquisto dell'abitazione attraverso diverse azioni, come l'integrazione del canone di locazione, il sostegno a progetti che realizzino forme di vicinato solidale, il sostegno al reddito di anziani che consentano la coabitazione con giovani in comodato d'uso o con canone locativo ridotto (co-housing), il sostegno nell'acquisto di abitazioni con mutui a tasso agevolato o con integrazioni nelle garanzie.

4) Europa e mondo: la Regione intende favorire la mobilita' europea e internazionale nei settori dell'istruzione, della formazione e della cittadinanza attiva, in coerenza con i programmi comunitari, promuovendo scambi internazionali, attivita' di volontariato, progetti e seminari realizzati da giovani. E' prevista anche l'istituzione di borse di studio triennali per neolaureati residenti in Veneto, stage e tirocini in Italia e all'estero.

''Il campo da gioco su cui si muovono i nostri giovani - aggiunge Nicola Finco - non e' certamente meritocratico: 60.000 di loro ogni anno emigrano, il 51% dei diplomati, e il 70% dei laureati, dichiara di esser disposto ad andare via dalla propria terra. In questo scenario, non possiamo stare a guardare e limitarci ad interventi a spot come si e' sempre fatto. Dobbiamo assumerci, come giovani amministratori, la responsabilita' di disegnare noi le nostre prospettive, senza lasciare che lo facciano altri alla stessa (fallimentare) maniera che abbiamo visto fino ad oggi''.

L'attuazione. Il progetto di legge leghista individua alcuni organismi preposti per l'attuazione delle Politiche giovanili, in primo luogo il Comitato regionale, che avra' per la prima volta il compito di coordinare gli interventi e favorirne l'integrazione attraverso l'Autority e il ''Forum regionale dei giovani'', luogo d'incontro, proposta e verifica delle politiche di settore.

Viene poi definito il Piano Locale Giovani, adottato dai Comuni anche in forma associata: esso contiene progetti, azioni e interventi in sinergia con il Piano regionale delle Politiche giovanili e costituisce il principale raccordo con il territorio in base al principio di sussidiarieta'.

Infine, altro importante strumento e' il gia' citato POLG (Portale del Lavoro Giovani), che tra le altre attivita' promuove la stipula di ''Accordi o Percorsi di inserimento lavorativo'' e istituisce, aggiorna e diffonde tramite il primo sito web la Rete Europea-Eurodesk sui programmi e concorsi dell'UE, la Banca veneta dei mestieri e delle professioni, la Banca veneta della formazione, la Borsa del lavoro o Borsa delle opportunita' d'impiego, la Borsa dell'imprenditorialita' giovanile.

''Ad oggi il governo Monti non e' riuscito a dare una risposta ai bisogni reali delle nuove generazioni, che continuano a vivere la crisi con enorme sofferenza, spesso trasferendosi all'estero - conclude Andrea Bassi -. Il nostro progetto di legge intende pertanto riservare ai giovani un posto d'onore, affinche', attraverso la regia della Regione e con il coinvolgimento costante delle aziende, degli enti di ricerca e delle universita', siano individuati i punti focali su cui concentrare risorse ed energie. Un vero lavoro di squadra, allo scopo di fornire soluzioni concrete alle esigenze dei nostri ragazzi''.

In Sicilia succede che le galline hanno la scorta

In Sicilia succede anche che delle galline vengano scortate dalla polizia. Si tratta di una dozzina di esemplari padovane di proprietà del governatore uscente Raffaele Lombardo, che dovendo traslocare da Palermo a Catania per via del suo ritiro dalla vita politica, si è trovato costretto a spostare i suoi leggendari volatili dalla residenza ufficiale a quella privata. Trattasi di una dozzina di esemplari in tutto, trasportati a bordo del van solitamente utilizzato dagli uomini della scorta e accompagnati dal rarissimo esemplare di gallo Orpington. Tutti hanno lasciato il palazzo della presidenza sotto scorta.

Rimarrà invece a Palermo il cavallo arabo dal pelo marrone chiamato Zorro che l'ex governatore ha ricevuto in dono dal Sultano dell'Oman: rimane a disposizione del presidio ospedaliero "Villa delle Ginestre" per i programmi di ippoterapia. Non fosse che solo di mantenimento costa alla regione 2300 euro al mese, si potrebbe considerare un regalo. Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, Lombardo ha dichiarato all'Assemblea regionale siciliana di essersi dimesso (il 31 luglio 2012) per affrontare meglio le vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto. Il trasloco lo vede quindi impegnato non solo col bestiario, ma con una serie di oggetti personali che risultano piuttosto impegnativi da spostare fino alla sua residenza catanese.

È il caso della sua collezione d'armi di circa quaranta esemplari tra pistole e fucili antichi o da caccia ben custoditi in un armadio blindato; oppure della sua mini spa personale, che si compone di una piccola sauna e di un tapis roulant professionale, entrambi impossibili da spostare da Palazzo d'Orleans. Anche un fornetto pagato quasi duemila euro rimarrà tra le mura dell'appartamento: sono tutti oggetti comprati con i fondi della Presidenza siciliana.

martedì 16 ottobre 2012

Lombardia verso il voto, Maroni: «Mi piacerebbe fare il governatore»


Il nuovo patto tra Lega e Pdl. «La massima ambizione di un federalista è guidare la propria Regione»


Roberto Maroni e Roberto FormigoniRoberto Maroni e Roberto Formigoni
Ma insomma, l'accordo raggiunto a Roma quale era? 

«Era su tre punti: l'azzeramento dell'attuale giunta, una nuova legge elettorale, l'approvazione della legge di bilancio entro Natale. Cose che io torno certamente a sottoscrivere anche ora. E dunque, la Lega non ha rotto alcun patto. Io non ho preso alcun impegno per arrivare al 2015».

E perché, allora, si era diffuso il malcontento nella base leghista? 

«Il perché è ovvio, e io in quella riunione l'ho anche fatto presente. La Lega, e io personalmente, non può accettare di stare in una giunta in cui c'è un assessore accusato di aver preso voti dalla 'ndrangheta. La reazione istintiva è quella di rovesciare subito il tavolo. Staccare la spina. Dire basta. È stato il mio istinto, figuriamoci cosa può aver pensato un militante della base».

E poi? Perché non lo ha fatto? 
«Il primo motivo è perché l'esperienza di governo degli ultimi dieci anni in Lombardia è un'esperienza di successo. Un'esperienza che può e deve continuare. In secondo luogo, il far cadere la giunta avrebbe significato rompere l'alleanza e consegnare la Regione alla sinistra. E non è questo quello che vuole la Lega».

E cosa vuole la Lega? Il prossimo presidente della Regione Lombardia? 
«La Lega certamente aspira a indicare come presidente della Regione un suo uomo».

E lei? Lo farebbe? Si vede nei panni del governatore? 
«La massima ambizione di un federalista, senza dubbio, è quella di poter governare la propria Regione. Per quanto mi riguarda, ne sarei onorato, e posso anche dire che sarebbe per me certamente più importante e gratificante che non fare il ministro. Posso dirlo, visto che ministro sono stato già tre volte. Ma è ovvio che non sarà certo questa la condizione per la prosecuzione dell'alleanza. Non è certo una questione personale».

E l'election day? La coincidenza del rinnovo della Regione Lombardia con le elezioni politiche sarebbe di aiuto per il rinnovo dell'alleanza con il Pdl a livello nazionale? 
«Di certo sarebbe di grande aiuto. Detto questo, ricordo che la decisione definitiva sulle alleanze non la prendo io, ma l'assemblea della Lega che si svolgerà a febbraio».

E adesso, che cosa vuole la Lega? 
«Esattamente quanto previsto dall'accordo di giovedì scorso. Legge elettorale, legge di bilancio e un accordo su come fare in modo che quanto è accaduto dal punto di vista giudiziario non si ripeta. Ma c'è anche qualcosa da dire sul contenimento di certe spese, e tra l'altro non è soltanto una nostra richiesta. Voglio ricordare che il dl del 10 ottobre sui costi della politica sancisce che l'80% dei trasferimenti alle Regioni sia subordinata a un gran numero di adempimenti in quella direzione. Non vorrei davvero che, per la fretta, la Regione dovesse perdere l'80% di quanto le spetta».

Ma se quello che voi chiedete fosse completato in fretta, perché non andare alle urne subito dopo? 
«Io penso che quanto abbiamo davanti richieda qualche mese. Fatte queste tre cose, si può andare al voto, lo stesso Alfano ha detto che non si può andare al voto nel 2015. Sennonché, l'accorpare le politiche alle regionali consentirebbe di risparmiare qualcosa come 50 milioni di euro. Mi chiedo: in un momento di crisi come questo, è giusto spendere una cifra del genere per anticipare le elezioni lombarde di qualche settimana?».

A quale legge elettorale pensate? 
«Primo: bisogna eliminare il listino bloccato. Secondo: già oggi proporremo una modifica allo Statuto per ridurre i consiglieri regionali da 80 a 60. Infine, occorre un premio di governabilità di coalizione per consentire al presidente di avere i numeri per svolgere il suo lavoro».

E le preferenze? Se ne parla molto. 
«Io sono contrario all'abolizione delle preferenze. È la strada più semplice per evitare il voto di scambio, ma elimina il potere di scegliere. Per questo io dico al Pdl: teniamo le preferenze, ma accordiamoci per mettere a punto un rigoroso codice etico per le candidature capace di impedire che accadano ancora cose come quelle che sono accadute».

Ma lei ha sentito nelle ultime ore Alfano o Berlusconi?
«Certo. Ho sentito tutti e due. E li ho trovati entrambi preoccupati per questo irrigidimento del governatore. Ed entrambi consapevoli della necessità di trovare una soluzione concordata per questa crisi».

Per concludere, che cosa vuole dire a Formigoni? 
«Vorrei ricordargli che non c'è stato alcun tradimento da parte nostra, ma in queste condizioni continuare come nulla fosse era impossibile. In Lombardia siamo alleati e la Lega non ha rotto questa alleanza, che anzi può continuare. Ma la sola idea di contiguità con la 'ndrangheta è insopportabile e richiede la massima discontinuità».

Zaia: «Se non danno l'autonomia al Veneto, ce la prendiamo» - Tosi "Non rinunciamo all'identità"

IL PRESIDENTE: BUONI SCUOLA E CASE POPOLARI PRIMA AI NOSTRI CITTADINI. TOSI DIFENDE LE PROVINCE: NON RINUNCIAMO ALL'IDENTITÀ

VENEZIA - «Se non mi danno l'autonomia me la prendo»: così il governatore del Veneto Luca Zaia, nel corso del suo intervento a Venezia, alla festa dei popoli padani della Lega Nord, provocando applausi a scroscio. Rivolto al pubblico, Zaia ha detto «mi sembrate poco convinti» e gli applausi si sono fatti più forti e molti hanno gridato «secessione». 

«Abbiamo bloccato a due il numero dei mandati, la politica si fa con il cambiamento». Parla della politica attuata in Regione, Zaia ha anche aggiunto: «I buoni scuola devono andare prima ai ragazzi veneti, così anche le case popolari, se siamo per "Prima il Veneto" dobbiamo ricordare che abbiamo 162mila disoccupati, quindi prima i nostri veneti e poi il resto del mondo». Zaia ha quindi ricordato che alcuni giorni fa «i lavoratori della Vinyls sono saliti sul campanile di San Marco per dire che non c'è più lavoro, sono saliti per i 1.200 euro al mese che servono per sfamare le loro famiglie». Per il governatore veneto, «non è più la Lega a fare la secessione, sono le nostre imprese che vanno in Slovenia, che emigrano da altre parti, a farla».

«Il governo Monti vuole costringere il nostro Veneto a una guerra tra poveri» ha detto il segretario veneto della Lega Nord Flavio Tosi parlando della riduzione delle province: «Non ci devono costringere a rinunciare alla nostra identità per ridurre le spese dello Stato. A Roma fanno i maiali con i nostri soldi. Dice ai rodigini se vogliono andare a Verona, dice ai bellunesi che la loro provincia non esiste più, ma l'identità è sacra e non si tocca. Chi è veronese è di Verona, chi è bellunese è di Belluno e chi è del polesine è di Rovigo».

SCANDALOSA DECISIONE CONSULTA

''Questa decisione della Consulta grida vendetta. Siamo ancora in una Repubblica parlamentare, non e' possibile che si voglia trasformarla in una regime governato dai 'mandarini'. Il Parlamento decide in modo sacrosanto di mettere dei limiti a stipendi fuori da ogni logica e la vera casta si difende''. E' la reazione della Lega con il responsabile del Dipartimento Fisco, Finanze ed Enti Locali, Massimo Garavaglia alla sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto illegittimi i tagli agli stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione. Garavaglia ricorda, a tal proposito, come la proposta della Lega ''era anche piu' drastica'', e il fatto che ''i megadirigenti della Pubblica Amministrazione possono avere stipendi fuori da ogni logica di mercato, quando per esempio nel privato un dirigente al massimo arriva ad avere 90 mila euro di pensione, significa essere fuori dal mondo''. Poi un appello a Napolitano: ''speriamo che dal Colle, il Presidente della Repubblica intervenga con la sua autorevolezza per eliminare questa vergogna. Non si puo' chiedere alla gente di andare in pensione a 70 anni e di vedere aumentare disoccupazione e crisi per rispetto dei vincoli europei, quando poi i cosiddetti dirigenti dello Stato, veri e propri burocrati nel senso peggiore del termine, continuano ad avere privilegi INgiustificati''. Per dirla tutta, rileva infine Garavaglia ''visto che le professionalita' sono cosi' elevate perche' questi superburocrati non si dimettono e vanno cercaresul mercato stipendi analoghi ?'

Regione, la sfida di Fontana: "La Lega può correre da sola"


Secondo l'esponente del Carroccio è meglio votare ad aprile confidando nell'abrogazione della legge elettorale. E rispedisce al Celeste le accuse di "ribaltone" dei lumbàrd: "Ingenerose"



Il sindaco di Varese, Attilio Fontana (Newpress)

Varese, 15 ottobre 2012 - Il sindaco di Varese Attilio Fontana ha rilanciato la corsa in autonomia della Lega: "I tatticismi valgono fino ad un certo punto: noi abbiamo la capacità di andare avanti anche da soli". Il primo cittadino ha commentato ai microfoni di Radio Città Futura la crisi in Regione e le possibili elezioni. "Correre da soli in Lombardia è una delle ipotesi".

MULTIMEDIA CORRELATI Una scelta, per il sindaco di Varese, che spetterebbe al consiglio federale e al segretario. "Credo che le dichiarazioni di Formigoni siano ingenerose", dice poi riguardo alle accuse di ribaltone rivolte al Caroccio dal governatore lombardo. "Si tratta di un legittimo tentativo di mantenere in piedi questa amministrazione, ma così Formigoni dimostra di non rendersi conto della gravità della situazione, che la Lega non poteva e non può ignorare".

Sulla possibilità di una sua candidatura in Lombardia Fontana ha detto: "Non ne so nulla, salvo quello che leggo sui giornali". Quanto alla data del voto Fontana ha concluso: "Sono scelte che competono a Formigoni. Credo comunquesia meglio votare ad aprile poiché per allora si potrebbe arrivare alla modifica di quella legge elettorale che non piace a nessuno"

lunedì 15 ottobre 2012

Referendum Lega


Nicole Minetti in pensione a 27 anni?? NO ecco perchè... Legge Regionale


di Riccardo Ghezzi

“Il sogno di ogni giovane precario”. Così è stata definita, in molti articoli pubblicati on line, la notizia sul consigliere regionale della Lombardia Nicole Minetti che andrebbe in pensione alla giovanissima età di 27 anni, con il solo merito di aver rivestito tale carica per 30 mesi. “Non si è dimessa per poter godere del vitalizio”, è l’accusa più tenera mossa ad uno dei bersagli più facili del momento, simbolo della scarsa meritocrazia e dei favoritismi che ammorbano la politica. Per carità, non sono accuse campate per aria in toto: Nicole Minetti è approdata in Consiglio regionale solo perché inserita nel listino bloccato, non è stata quindi eletta grazie alle preferenze, né ha un curriculum o meriti politici che giustifichino l’inserimento nel listino che vale come premio di maggioranza per la coalizione vincente. Una delle principali accusatrici è stata Sara Giudice, giovanissima esponente del Pdl milanese che invocava “meritocrazia all’interno del partito”, sino ad essere definita da giornali come Il Fatto Quotidiano una “eroina dell’attuale politica”. Peccato che poi non abbia avuto la pazienza necessaria per aspettare tale meritocrazia all’interno del Pdl, perché ha deciso di approdare ben presto in un altro partito, Fli, forte della pubblicità mediatica che si è garantita ponendosi come anti-Minetti. Ed è notizia di questi giorni quella secondo cui il padre di Sara Giudice sarebbe indagato per aver cercato di strappare accordi con le cosche della ndrangheta al fine di far ottenere 300-400 voti alla figlia nelle elezioni del 2010. “Un complotto, mio padre non c’entra”, urla Sara Giudice, e fino a indagini terminate non abbiamo alcun motivo per non crederle. Ma nel polverone mediatico ora c’è anche lei, come Nicole Minetti.
Ma cosa ha fatto Nicole Minetti stavolta per finire nel mirino di molti blogger? Semplice, il 21 ottobre maturerà i requisiti per poter ottenere il vitalizio.
La notizia, nei casi di disinformazione più blanda, è stata riportata da alcune testate on line con un titolo-bufala (“Nicole Minetti in pensione a 27 anni”) e un articolo che smentisce lo stesso titolo. E’ proprio dal titolo però che scaturiscono le condivisioni sui social network e la conseguente indignazione del popolo della rete, perché ben pochi si prendono la briga di leggere come stanno effettivamente le cose. In casi peggiori, invece, è stata riportata la bufala completa, tanto nel titolo quanto nell’articolo.
Facciamo chiarezza: Nicole Minetti non va in pensione a 27 anni.
Ma, il prossimo 21 ottobre maturerà i requisiti per percepire un vitalizio di 1.300 euro al mese a partire da quando avrà compiuto 60 anni, ossia tra 33 anni. E soltanto se continuerà a pagare i contributi. Altrimenti, niente vitalizio.
La legge regionale, peraltro citata dagli stessi blogger o utenti che diffondono la bufala, è la numero 12 del 20 marzo 1995 ed è molto chiara, agli articoli 2, 3 e 4 recita quanto segue:

Art. 2.
Assegno vitalizio.
1. L’assegno vitalizio mensile compete ai consiglieri cessati dal mandato che abbiano compiuto 60 anni di età e che abbiano corrisposto il contributo di cui all’art. 4 per un periodo di almeno cinque anni di mandato svolto nel consiglio regionale e, se inferiore, che abbiano esercitato la facoltà di cui all’art. 5.
2. L’assegno vitalizio, tanto nella forma diretta quanto nella quota prevista dall’art. 8, è cumulabile, senza detrazione alcuna, con ogni altro eventuale trattamento di quiescenza spettante, a qualsiasi titolo, al consigliere cessato dal mandato o agli aventi diritto alla quota di cui all’art. 8.
3. Ai fini del computo del periodo di mandato di cui al comma 1, la frazione di anno si considera come anno intero, purché sia di durata non inferiore a sei mesi e un giorno. Per il periodo così computato come mandato deve essere corrisposto il contributo obbligatorio mensile di cui all’art. 4.

Art. 3.
Indennità di fine mandato.(2)
1. Ai consiglieri cessati in corso di legislatura, a quelli non rieletti, o che non si ripresentino candidati, nonché ai loro aventi causa in caso di decesso, spetta una indennità di fine mandato nella misura dell’ultima indennità annuale di funzione lorda percepita per ogni legislatura; nel caso di frazione della medesima il conteggio è determinato proporzionalmente.
2. Per la frazione di anno si applica quanto previsto dal comma 3 dell’art. 2.
Art. 4.
Trattenuta sulla indennità di funzione.
1. Sull’indennità di funzione è disposta una trattenuta obbligatoria nella misura del 25 per cento a titolo di contributo per la corresponsione dell’assegno vitalizio di cui all’art. 2 e dell’indennità di fine mandato di cui all’art. 3.
2. Ai fini dell’applicazione della presente legge, l’indennità di funzione è quella stabilita dalla lett. f), comma 1, art. 1 della l.r. 6 febbraio 1984, n. 7.
3. Il consigliere che, ai sensi dell’art. 71, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , opti in luogo dell’indennità di funzione per il trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, ha facoltà di versare mensilmente un contributo nella misura di cui al comma 1, per ottenere, ai fini dell’assegno vitalizio e dell’indennità di fine mandato, la valutazione del periodo in cui ha avuto effetto la predetta opzione.
4. Ai contributi di cui al comma 3 si applicano le disposizioni stabilite dalla presente legge per la trattenuta obbligatoria di cui al comma 1.

Lega Nord: Maroni, venderemo diamanti e finanzieremo scuole formazione



''Appena ci sara' permesso, venderemo i diamanti e con il ricavato finanzieremo le scuole di formazione per i nostri amministratori, in modo da renderli unici, senza una politica arlecchino di tanti colori. L'amministratore della Lega ha un colore unico, il verde''. E' l'annuncio del Segretario Federale della Lega Nord Roberto Maroni, che e' intervenuto a Mestre alla prima giornata della Scuola di Formazione politica-economica organizzata dalla Liga Veneta, che ha ospitato circa 250 iscritti del Veneto, del Trentino (col segretario nazionale Maurizio Fugatti), dell'Alto Adige e della Toscana.


Un percorso, quello della formazione per consiglieri regionali, amministratori, militanti e sostenitori, giunto ormai al settimo anno, ed ''istituzionalizzato'' a livello federale dopo la nomina nella Segreteria politica leghista del capogruppo Federico Caner. ''Le scuole sono fondamentali per lo studio di materie tecniche coniugate all'aspetto politico - ha aggiunto Maroni -, perche' forniscono agli amministratori strumenti interpretativi ed amministrativi per capire il contesto sociale ed economico, utili per portare avanti la nostra battaglia: quella di trattenere sul territorio il 75% delle tasse, mentre oggi cio' che ci resta non supera il 36%. La differenza, il netto che guadagneremo, sara' destinata ai servizi al cittadino e al sostegno all'impresa''.


Nel pomeriggio, a Mestre e' intervenuto anche il governatore del Veneto Luca Zaia, che ha elencato le caratteristiche necessarie per un buon amministratore: ''Preparazione, senso del dovere, onesta', responsabilita', senso civico. Le nuove leve non possono nascere che da Scuole come questa, e devono avere una mentalita' chiara: non occupatevi di cio' che non conoscete, abbandonate la superficialita' nell'organizzazione e credete al lavoro di squadra. Bisogna essere pignoli ed ordinati, perche' il cittadino percepisca pulizia dell'amministrazione.


Nell'attuale crisi del modello democratico che tocca tutti noi amministratori, la sfida e' l'assunzione di responsabilita', la pulizia e il rigore nel governare''.


Da parte sua, il capogruppo veneto e vicesegretario federale Federico Caner ha accompagnato durante tutta la giornata gli iscritti alla Scuola di Formazione, invitandoli a scelte etiche, coraggiose e consapevoli: ''In questo momento le Autonomie locali sono sotto attacco: ma se noi ripartiamo dai territori, dalla forza dei nostri amministratori, non permetteremo che Roma elimini prima le Province, poi le Regioni, poi i Comuni... e gia' lo stanno facendo con le partecipate, che il Governo dei tecnici vuole privatizzare per fare gli interessi dei singoli e non dei cittadini. E mentre la stampa sostiene che il debito pubblico schizza per colpa delle Regioni, il Governo da' 900 milioni di soldi nostri alla Sicilia, mentre al Veneto taglia milioni per la Sanita'. Di tutto questo sembra che la colpa sia del federalismo, ma io dico invece che serve il vero federalismo, quello che Monti non ha mai attuato per affidare tutto all'Europa dei tecnocrati. Costoro ci diranno che non va bene la nostra agricoltura, i nostri prodotti di nicchia, che servono standard comuni sempre piu' bassi per accontentare tutti, e intanto finiamo nelle mani dei poteri forti. Oggi e' doveroso tagliare i costi della politica. Io dico comunque che chi lavora bene in ogni settore va pagato, mentre chi ruba va in galera. Questo e' il concetto''.

Tassa sui disabili, Salvini: una vergogna! Manifesteremo davanti alle prefetture

"Le nuove tasse su pensioni di invalidità e assegni di accompagnamento sono un insulto per chi è già meno fortunato. Sono una vergogna da regime nazista. Le associazioni dei disabili sono indignate. La settimana prossima il nostro Movimento manifesterà davanti a tutte le prefetture della Lombardia".
Lo afferma il segretario nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda, on. Matteo Salvini in relazione alle ultime decisioni assunte dal Governo in materia fiscale.