In Consiglio Regionale e' stata approvata una Legge importante, quella sul trasporto pubblico locale, una buona legge, finalizzata alla riorganizzazione di un settore importante e delicato per tutti gli utenti lombardi, che passa anche attraverso l’attuazione del sistema tariffario unico regionale, superando così una frammentazione divenuta eccessiva che, alla fine, metteva in difficoltà gli stessi utenti. Un’altra delle novità introdotte è quella relativa all’istituzione delle Agenzie per il trasporto pubblico locale, ciascuna delle quali si occuperà della gestione di un bacino per il trasporto sia su gomma che su ferro, senza introdurre per questo dei costi aggiuntivi. Il dato significativo è che la norma è stata votata all’unanimità dal Consiglio: per questo devo fare prima di tutto i complimenti ai Consiglieri regionali, per la maturità e il grande senso di responsabilità che hanno dimostrato. Un complimento particolare va rivolto agli attori principali di questa norma, come l’Assessore Cattaneo che, insieme al Presidente della quinta commissione, Giorgio Pozzi, al relatore della Lega Nord, Ugo Parolo, ai membri delle commissioni consiliari e ai funzionari, sono riusciti ad elaborare un testo ampiamente condivisibile. Considerato l’ambito di riferimento e la sua ricaduta territoriale, la legge non era certamente oggetto di una facile discussione ma il lavoro compiuto per districare ogni suo aspetto ha portato al grande risultato ottenuto in Aula. Detto ciò, l’unico elemento curioso da segnalare a livello politico è che mentre in Aula si lavorava in un clima di grande condivisione e di collaborazione tra maggioranza e opposizione, dinanzi alla Stazione Centrale le minoranze organizzavano una manifestazione proprio contro la coalizione che regge il governo della Regione. Che dire…misteri della politica…
Il Blog ufficiale della Lega Nord di Cassano d'Adda, dedicato a conoscere le tue opinioni. Abbiamo deciso di farti sapere quello che stiamo facendo, ma soprattutto di ascoltare la tua voce, oltre che nelle strade e nelle piazze anche da qui.
giovedì 5 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
Lega Nord: Calderoli, gazebo 21 aprile per raccolta firme leggi popolari
La Lega Nord, per avviare ufficialmente la raccolta firme a sostegno delle proposte di legge di iniziativa popolare, sotto elencate e gia' depositate nelle scorse settimane presso la Corte di Cassazione, annuncia una grande mobilitazione popolare per sabato 21 aprile, attraverso un'enorme e capillare gazebata in tutto il territorio della Padania.
''I gazebo leghisti - annuncia il Coordinatore delle Segreterie Nazionali, il seatore Roberto Calderoli - saranno pertanto presenti in tutte le piazze del Nord, sabato 21 aprile, per raccogliere le firme in sostegno alle proposte di legge di iniziativa popolare che abbiamo gia' depositato: di fronte ad un Governo nominato dal Palazzo e mai votato dai cittadini, la risposta arrivera' dai cittadini medesimi che scenderanno in piazza e si riprenderanno la democrazia''.
Di seguito, i titoli delle proposte di legge di iniziativa popolare gia' depositate in Corte di Cassazione:
1) Garanzia delle pensioni di anzianita' con anni di contributi e delle pensioni di vecchiaia.
2) Garanzia del credito a famiglie e imprese: separazione tra credito produttivo e attivita' finanziaria speculativa.
3) TFR in busta e prestito del lavoro.
4) Busta paga pesante: abolizione del sostituto d'imposta.
5) Disposizioni atte a garantire l'autonomia finanziaria dei comuni, delle province e delle regioni
6) Attribuzione dell'IMU ai comuni e abrogazione dell'imposta sulla prima casa.
7) Misure dirette ad evitare l'infiltrazione mafiosa nei territori padani.
8) Tutela della sovranita' popolare.
9) Trasformazione in senso federale dello Stato e tagli alla spesa pubblica.
10) Federalismo fiscale portuale: attribuzione al porto di Genova e ai porti di interesse internazionale di quote del gettito derivante dai tributi erariali.
11) Interventi a favore del settore agricolo e abolizione dell'IMU in agricoltura.
“L’Europa ascolti le istanze della Lombardia”
Approvata dal Consiglio Regionale risoluzione sulle politiche comunitarie.
“La risoluzione approvata contiene alcuni elementi di grande importanza per la Lombardia e ritengo sia importante che l’Europa ascolti le istanze del nostro territorio. Particolare attenzione è dedicata alla difesa dei fondi PAC riservati all’agricoltura lombarda contro un possibile taglio paventato dagli organismi comunitari. E’ fondamentale che il Governo nazionale faccia quanto possibile per la difesa degli interessi degli agricoltori lombardi; tagliare su queste risorse significherebbe assestare un duro colpo alla nostra economia.
Si chiede inoltre all’Unione Europea di porre in essere interventi più forti e incisivi a sostegno delle piccole e medie imprese, ad oggi ritenuti assolutamente insufficienti.
A questo riguardo è d’obbligo una considerazione: l’Europa ha fatto davvero poco per aiutare le PMI e ha taciuto difronte a fenomeni di delocalizzazione selvaggia degli stabilimenti produttivi che hanno portato ad un grave impoverimento di molte aree. Troppo spesso infatti si è favorito il grande capitale e non si è prestata la dovuta attenzione alle piccole aziende. Infine viene rafforzata la richiesta di sostenere la candidatura di Milano come sede della Corte Unificata del Brevetto Europeo, un’istituzione che potrebbe portare sul nostro territorio un indotto di oltre 3 miliardi di euro. Il mio personale auspicio è che le richieste contenute nella risoluzione trovinoriscontro positivo ma che soprattutto si possa avviare un percorso reale di riforma che conduca l’Europa a diventare un’Istituzione veramente democratica svestendo finalmente i panni dell’apparato freddo e distante dalle reali esigenze del territorio e dei cittadini.”
Lombardia – Edilizia pubblica
“Troppi stranieri in graduatoria. Avanti con il pacchetto residenzialità”
Sui dati dello studio condotto dal Politecnico di Milano e commissionati dalla Cisl riguardante l’edilizia pubblica in Lombardia.
“I dati presentati al convegno “Offerta e fabbisogno di abitazioni in Lombardia” mettono in evidenza un problema serio riguardante i piani urbanistici dei Comuni. Se le cose resteranno invariate infatti, all’alba del 2018, nella nostra Regione mancheranno 418.324 case popolari a canone sociale e 147.172 alloggi di edilizia convenzionata. Inoltre vengono fornite le cifre anche sul numero esorbitante di domande presentate da parte degli immigrati, quantificate in una percentuale superiore al 35% del totale, di cui il 10,6% riguardano i ricongiungimenti familiari.
Date le cifre sopraesposte e considerata la crisi economica, ritengo sia necessario fare di più per aiutare la nostra gente e impedire agli ultimi arrivati di scavalcare i lombardi in graduatoria grazie a nuclei famigliari più numerosi, dovuti proprio a ricongiungimenti famigliari del tutto incontrollati.
A questo proposito il sottoscritto è stato primo firmatario del “pacchetto residenzialità”, presentato nel dicembre scorso dalla Lega in Regione, che andrebbe a anche normare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica. L’intenzione è quella di elevare gli anni di residenza continuativa necessari da 5 a 15, prevedendo inoltre una quota massima del 5% per l’assegnazione degli alloggi ALER ai cittadini di Stati non aderenti all’Unione Europea.
Personalmente è nosta intenzione premere l’acceleratore perché si possa arrivare presto a discutere e approvare questa legge e si riesca a riequilibrare una situazione assurda che fino ad oggi ha visto premiare gli stranieri a scapito di chi risiede in Lombardia da sempre.”
Bossi, governo? Spero vada in malora. A Monti ''bisogna dare una sveglia''
- ''Speriamo proprio di no, spero vada in malora'': con questa battuta il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha risposto con una risata ai giornalisti che a margine dell'inaugurazione di una sede del movimento gli hanno chiesto se ritenga che il governo di Mario Monti arrivi fino alla fine della legislatura. Nel suo intervento dal palco, Bossi ha ripetuto le sue critiche a Monti, al quale ha suggerito di ''dare una sveglia'
martedì 3 aprile 2012
Lega, Maroni: "Bisogna fare pulizia Avevamo chiesto dimissioni di Belsito"
L'accusa dell'ex ministro . "Si poteva fare qualche cosa". "Ora serve un'operazione di trasparenza" bisogna mettere "le persone giuste al posto giusto"
L'ex ministro leghista, Roberto Maroni, lancia il suo atto di accusa sul terremoto giudiziario che ha colpito la Lega Nord e che coinvolge il tesoriere Francesco Belsito, ora indagato. Per Maroni si poteva fare qualche cosa prima, ma nulla è stato fatto. "L'abbiamo anche chiesto - ha sottolineato Maroni prima di un incontro sul mercato del lavoro all'Università Cattolica - . Abbiamo chiesto in un consiglio federale che ci portassero i conti, che si facesse chiarezza e si facesse un passo indietro". Questo non è accaduto. E chi non ha ascoltato è stato chiesto all'ex ministro? "chi doveva decidere" ha risposto Maroni. Un j'accuse quello di Maroni contro l'attuale gruppo dirigente della Lega Nord. "E' il momento di cogliere l'occasione di fare pulizia, perché queste cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti. E' il momento di fare un'operazione trasparenza e mettere le persone giuste al posto giusto", ha aggiunto Maroni.
Maroni,Monti somiglia al Barbarossa Sta schiacciando i comuni, dobbiamo ribellarci
''Non e' il Barbarossa, ma qualche similitudine col Barbarossa c'e' e noi dobbiamo ribellarci, perche' come il Barbarossa questo governo sta schiacciando i nostri Comuni''. Lo ha detto l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni inaugurando insieme a Umberto Bossi una sezione della Lega Nord in provincia di Varese. ''Questo governo - ha aggiunto - si batte con la forza popolare e con la piazza, ecco perche' e' giusta l'iniziativa delle leggi popolari'
IMU - UN SALASSO PER I COMUNI E PER TUTTO IL NORD
Da una logica federalista, ad una centralista: questa è stata la scelta consapevolmente compiuta dal Governo Monti che con l’introduzione della nuova IMU snatura a tutti gli effetti quanto previsto la scorsa primavera dal decreto legislativo sul federalismo municipale. L’imposta federalista, sarebbe prima di tutto entrata in vigore dal 2014 e applicata sul possesso di immobili diversi dalla prima casa, andando a sostituire alcune delle tasse già presenti sul nostro territorio, e con il Comune come unico destinatario degli introiti. La nuova IMU, invece, è realmente una nuova tassa statale, perché il 50% di quanto ricavato andrà allo Stato. In questo modo viene completamente snaturata l’imposta federalista, che prevedeva un legame diretto tra tassazione e territorio e che avrebbe permesso ai Comuni una maggiore autonomia finanziaria. Un’entrata che, seppure posta ai minimi, avrebbe comunque consentito di potenziare servizi basilari per la popolazione, affidando la gestione di questa imposta agli amministratori locali. Niente di tutto questo purtroppo avverrà, anche perché dal punto di vista economico l’impatto della combinazione prima casa-revisione dei moltiplicatori sarà disastrosa per i cittadini, tanto che rispetto alla vecchia Ici si arriverà anche a spendere il 160% in più, con la metà degli incassi da versare allo Stato centrale. L’ultimo paradosso di questa situazione finanziaria è che i Comuni hanno la possibilità di fissare le aliquote entro settembre ma la tassa scatterà a giugno. Ogni giorno che passa diventa poi sempre più comprensibile il motivo per cui la manovra Monti è stata battezzata “Salva Italia”: nel caso dell’IMU il denaro andrà a finire a Roma e sarà il Nord a pagare, perché solo nel Mezzogiorno ci sono oltre due milioni di immobili fantasma! Mentre è risaputo che nelle nostre Regioni la percentuale di case e altri stabili non registrati è davvero bassa. Al contrario di quanto avviene in altri Paesi europei, sicuramente più moderni, come Germania e Svizzera, la manovra Monti porta denaro nelle casse dello Stato. In questo modo viene distrutto il principio dell’autonomia fiscale, necessaria per arrivare all’autonomia amministrativa.
ARTICOLO 18 E RIFORMA DEL LAVORO…
La riforma dell’Articolo 18, fortemente voluta dal Governo Monti e dall’esecutivo tecnico, contraddistingue un passaggio importante e significativo nella storia di questo Paese. Le modalità che hanno portato alla luce le modifiche introdotte segnano da un lato un nuovo modo di considerare e di rapportarsi con i Sindacati e dall’altro superano, in maniera del tutto brusca, quanto previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che, dagli anni Settanta, disciplina il reintegro nel posto di lavoro a coloro che venivano licenziati senza una giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. L’elemento che soprattutto da un punto di vista politico dovrebbe fare riflettere, è che passati solo pochi giorni dalla formulazione della proposta piovono dagli schieramenti che appoggiano questo Governo, Pd e Pdl, proposte di modifiche e correzioni varie che da un lato rilanciano un modello che si ispira alla Germania e dall’altro rivendicano maggiore coraggio da parte dell’esecutivo. Prima della riforma Monti il licenziamento sostanzialmente era valido solo se avveniva per giusta causa, in assenza di tali condizioni il Giudice poteva di fatto obbligare il reintegro del lavoratore. Ora il reintegro può avvenire in caso di licenziamenti discriminatori, perché per quelli economici è previsto un indennizzo fino a 27 mensilità, senza il reintegro, e per quelli disciplinari il giudice deciderà tra reintegro o indennizzo, variabile per mensilità. In pratica chi si trova con in tasca un’indennità dovrà comunque cercare una nuova occupazione, senza dimenticare che un 45enne che esce dal mercato del lavoro ha una grande difficoltà a ricollocarsi. Nella riforma del lavoro, i Ministri tecnici hanno anche favorito l’occupazione degli immigrati disoccupati già presenti in Italia, prevedendo che la perdita del posto di lavoro non comporterà più la privazione del permesso di soggiorno. In pratica la Fornero ribadisce la necessità di prolungare il periodo in cui il lavoratore può essere iscritto alle liste di collocamento, estendendo di fatto anche il permesso di soggiorno sino al nuovo lavoro. Ci sono voluti anni per introdurre nel nostro Paese una legislazione per il controllo del territorio e per legare i flussi migratori ai posti di lavoro, - anche in considerazione del fatto che il disoccupato non perde automaticamente il permesso di soggiorno – e così facendo i tempi non sono più certi e viene incentivata di conseguenza la permanenza illegittima dello straniero sul territorio. Peraltro il licenziamento per ragioni economiche, che non prevede il reintegro ma solo un indennizzo, rischia di spingere le aziende a liberarsi dei lavoratori con un grado maggiore di anzianità e che costano maggiormente al datore di lavoro. Lavoratori che, difficilmente, riusciranno a trovare un altro impiego nel breve termine. Il punto è che da un lato si avranno lavoratori anziani in mobilità e dall’altro l’allungamento dell’età pensionabile che genererà numerosi lavoratori precari. Un pericoloso circolo vizioso che non può dare risposte concrete neppure alle aziende stesse. Il problema non è infatti la riforma del lavoro in sé, quanto il fatto che manca il lavoro. Anche altri Paesi europei hanno provveduto a riformare il mercato del lavoro: in Germania il reintegro è obbligatorio se il lavoratore è ingiustamente licenziato e non è previsto il licenziamento per motivi economici, in alternativa il datore di lavoro deve spiegare le ragioni che rendono impraticabile il reintegro e il dipendente ha diritto a prestare la sua attività durante la vertenza giudiziaria. In Francia, invece, il reintegro non può essere imposto dal giudice ma spetta comunque un risarcimento e un’indennità del danno subito dal lavoratore. Altra questione riguarda il fatto che molte aziende difficilmente apriranno nuovi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, con l’effetto che le norme che reclamano oggi maggiore flessibilità creeranno più disoccupazione effettiva di quella presunta. Non dimentichiamo poi anche i lavoratori cosiddetti “esodati” che, incentivati ad uscire dalla propria azienda in cambio di una quota di reddito sufficiente per raggiungere l’età pensionabile, con le nuove regole legate all’età pensionabile introdotte proprio da Monti, - con il cosiddetto “scalone” -, si trovano ora senza più un reddito. Gli incentivi, infatti, che avrebbero dovuto aiutarli per un periodo di due o tre anni, non sono più sufficienti a coprire un arco temporale diventato anche di nove anni. Un fenomeno che oggi riguarda oltre 350 mila persone. Uno dei tanti paradossi dell’azione perpetrata dal Governo Monti che, non solo non riesce a dare risposte, ma mette in difficoltà una parte consistente della popolazione. Una rivoluzione lavorativa mancata e conseguenze che da qui ai prossimi anni investiranno le famiglie italiane, con il beneplacito imbarazzante di Pd e Pdl.
lunedì 2 aprile 2012
Marcallo con Casone, Bossi inaugura viale Padania
La strada, frutto della riqualificazione viaria del territorio del Magentino in coincidenza con il progetto TAV, viene ribattezzata per scelta dell'amministrazione comunale. Il leader del Carroccio: "Pochi vogliono l'Italia, nessuna speranza per i tricoloristi"
Marcallo Concasone, 1 aprile 2012 - La strada più lunga di Marcallo con Casone, che dalla rotonda per Mesero – all’altezza della gelateria ‘Regazzi’ – conduce sino all’innesto con l’ex Statale 11, si chiama viale Padania. Con i suoi oltre 3.200 metri di lunghezza si presenta come un’arteria di collegamento importante sulla direttrice Sud Nord tra Magentino e Castanese ed è frutto della riqualificazione viaria del territorio del Magentino in coincidenza con il progetto TAV.
Il sindaco leghista di Marcallo Massimo Olivares ha spiegato: "La nostra è una scelta forte. Vogliamo ribadire che la Padania esiste, piaccia o no". La decisione, si legge nel comunicato apparso sul sito web comunale, è quindi stata presa dall’amministrazione “al fine di lasciare un segno tangibile sul territorio del proprio operato e del riconoscimento della realtà lombarda in tutti i suoi aspetti politici, economici, sociali che ne hanno caratterizzato la storia, il tessuto sociale locale e nazionale”. Per evitare troppe polemiche sul battesimo della circonvallazione il Comune ha deciso di aspettare il benestare della Prefettura, in modo tale da evitare scontri con i partiti all’opposizione. Una volta arrivato, è stata scelta domenica 1 aprile come data d'inaugurazione.
INAUGURAZIONE TRA LE CONTESTAZIONI - La cerimonia è iniziata a mezzogiorno, alla presenza del segretario federale della Lega Nord Umberto Bossi, che ha approfittato dell’occasione per lanciare la campagna elettorale dei candidati leghisti alle poltrone di sindaco nei comuni della zona. Una decina di contestatori, che sventolavano i tricolori, hanno contestato il leader del Carroccio: hanno urlato 'vergogna', mentre brandivano cartelli su cui era scritto 'La Padania come Disneyland Ocopoli e Topolinia' o 'Marcallo con Casone non è Padania, è Italia' o, ancora, 'Viva Bossi e Paperino, ma anche Minnie e Topolino'.
Bossi, quasi in risposta ai contestatori, ha detto: "L'Italia la vogliono solo gli ultimi rimasti e chi vuole rubare al Nord, non c'è speranza per i tricoloristi, anche i paesi europei vogliono la Padania. E Il tricolore è un segno che c'è stato, la bandiera della Padania è più bella". Il leghista ha aggiunto: "Se la Padania verrà, è perchè tutti i popoli dell'Europa si stanno unendo. La gente voleva l'Europa delle Regioni e non di Stati, la storia ritorna". Poi, ha spiegato: "La priorità per ora non è la guerra tra padani e tricoloristi. Ma la raccolta firme nelle piazze per avere proposte di legge da portare in aula. Una sulle pensioni, nella quale dopo 40 anni di contributi si va in pensione e una sulle banche, ovvero le banche che prendono soldi dall'Europa hanno l'obbligo di darli e non di fare speculazione".
Soddisfatto dell'inaugurazione anche il senatore Massimo Garavaglia, ex sindaco di Marcallo: "L'amministrazione ha fatto bene a scegliere questo nome simbolico per questa via. A chi dice che la Padania non esiste, rispondo che è un insieme di Regioni abitate da un popolo che mantiene il resto del Paese"
Paraculo Calearo! Cacciatelo via e basta
Che Massimo Calearo fosse la prova vivente del patto tra imprenditoria e lavoratori lo dimostrano le parole dette a Radio 24 ieri dall’onorevole voluto da Veltroni nel Partito Democratico, transitato poi nell’Api di Rutelli e infine finito a reggere il moccolo a Scilipoti in quell’operazione frankenstein denominata Movimento di Responsabilità Nazionale.
Ma che ieri Calearo abbia deciso di vantarsi per la sua Porsche con targa slovacca per pagare meno tasse e della sua assenza dal parlamento che dura ormai da tre mesi, insieme allo stipendio da onorevole che gli serve per pagarsi il mutuo della sua nuova casa è francamente troppo anche per uno come lui.
E per una volta ci vorrebbe che la caccia all’onorevole non sia quella classica e noiosissima che si scatena sui giornali: dovrebbero essere i suoi colleghi, insieme al presidente della Camera, a certificare la sua insostenibile inutilità e lo schiaffo alle miserie del paese chiedendogli di dimettersi e di non farsi più vedere in pubblico almeno finché la sua Porsche non sarà diventata vecchia e da cambiare.
A tutto ci siamo abituati. Ma uno che sbandiera il suo paraculismo militante mentre il paese paga tasse su tasse è davvero troppo. La regina di Alice chiederebbe “Tagliategli la testa”. Per noi, sarebbe uno spreco anche montare il patibolo. Cacciatelo via e basta.
Governo: Calderoli, Monti implodera' e cadra' a luglio
Il governo ''non superera' i secondi 100 giorni di esistenza. Implodera' a luglio e cadra' non per i partiti, ma per i numeri''. Lo dice Roberto Calderoli in un'intervista a La Padania di domani. Secondo l'ex ministro leghista, ci sara' una sorta di tregua, di 'pax', per la campagna elettorale per la amministrative, e poi, verso luglio, i nodi verranno al pettine: ''Non credo - spiega - che a far cadere Monti saranno i partiti, ma i numeri. Che lo obbligheranno a mollare. E che stanno certificando il suo fallimento. Il botto, pero', avverra' a luglio''
domenica 1 aprile 2012
Le proposte del Pd sull’immigrazione: Regolarizzazioni, voto e cittadinanza.
Sono contenute in un documento programmatico approvato dal Forum Immigrazione del partito di Bersani. Ecco i punti principali
Roma – 27 marzo 2012 - Abolizione del reato di clandestinità e regolarizzazioni, una di massa e altre “ad personam”. Un nuovo sistema per i flussi d’ingresso, diritto di voto per gli immigrati e riforma della cittadinanza.
Sono alcune delle proposte contenute in un documento programmatico (qui la sintesi) approvato dal Forum immigrazione del Partito democratico.
Tra le norme “immediatamente applicabili”, il documento indica l’abolizione del reato di clandestinità e il superamento dei Centri di identificazione ed Espulsione “per ricondurre l’istituto del trattenimento al limitato e temporaneo scopo dell’identificazione dello straniero”. Andrebbero inoltre rivisti subito i requisti per il ricongiungimento, che oggi sono un ostacolo all’unità familiare, e allungata la durata dei permessi di soggionro per “rendere più stabile il soggiorno regolare” e sottrarre i titolari “alla precarietà indotta dalla perdita del lavoro”.
Il Pd propone poi di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con un disegno di legge delega. Questo dovrebbe introdurre, tra l’altro, “elementi di flessibilità” nella definizione dei flussi di ingresso, con quote triennali adeguabili anno per anno anche in base ai suggerimenti delle le parti sociali e dell’associazionismo.
Interventi importanti sono previsti sul fronte degli irregolari. Innanzitutto, la regolarizzazione che nel 2009 ha dato un permesso solo a colf e badanti andrebbe estesa “alle altre categorie di lavoratori”, ma si dovrebbero prevedere anche regolarizzazioni “ad persona” concesse dal prefetto su proposta di una commissione territoriale e ridefinire le forme di rimpatrio volontario.
Due i capisaldi indicati per le politiche di integrazione. Sono una “nuova disciplina dell’acquisto della cittadinanza” e il “riconoscimento del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari”. Non a caso, il Pd ha partecipato attivamente alla raccolta di firme per i progetti di legge popolare della campagna l’”Italia sono anch’io”.
Altra novità indicata nel documento programmatico è l’istituzione di un “ministro per le politiche migratorie”, che riunisca le competenze oggi divise tra Ministero dell’Interno e Welfare. Infine, un “Codice dell’Immigrazione”dovrebbe accorpare tutta la legislazione sugli extracomunitari, per “garantire coerenza logica, sistematica e lessicale a tutta la normativa emanata e contenuta in diversi testi di legge”.
Bossi: Possiamo dichiarare guerra alla Svizzera e arrenderci subito
Il leader della Lega Umberto Bossi tuona contro Monti e il suo governo a margine dell'inaugurazione di una sede della Lega Nord a Castiglione Olona in provincia di Varese. "Spero che il governo vada in malora. Bisogna dare una sveglia al signor Monti, quella "disgrazia" è pure di Varese" ha detto il Senatur parlando ai militanti. Secondo Bossi, Monti "si illude che basta avere alle spalle il presidente della Repubblica che lo sostiene per andare avanti all’infinito ma non è così". Per il leader del Carroccio "Monti non si rende conto che la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese, bisogna andare a ricordaglielo: noi, in aula, a picchiare i pugni sul banco e la forza popolare davanti alla Camera che ci dà una mano". Poi Bossi commenta con entusiasmo la petizione lanciata sul web che chiede un referendum per l'annessione della Lombardia alla Svizzera. "E' una bellissima idea. Possiamo dichiarare guerra alla Svizzera e arrenderci subito" ha scherzato, ma non troppo, il Senatur. Infine Bossi, dopo aver criticato il governo di "sole tasse", sferra l'affondo finale a Monti: "Un Monti, in Germania, non ci sarebbe stato: lo avrebbero bastonato, che è giusto".
Lega Nord incontra presidente Napolitano. Roberto Maroni: “Governo Monti-Dracula è da licenziare”
LEGA NORD – Nel pomeriggio di ieri al Quirinale è giunta una delegazione della Lega Nord composta dai due ex ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli e dai due capigruppo di Camera e Senato Gianpaolo Dozzo e Federico Bricolo, al fine di parlare dei rapporti tra governo e Parlamento, con le opposizioni relegate sempre più a ruolo antidemocraticamente marginale. Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “abbiamo chiesto di intervenire presso i presidenti di Camera e Senato per ristabilire il rispetto delle regole democratiche – scrive Maroni sulla sua pagina Facebook -. Napolitano ci ha ascoltato con grande attenzione, vedremo se il colloquio darà frutti”, sebbene sia da sottolineare il fatto che anche lo stesso Capo dello Stato sia stato bersaglio, in più occasioni, dei dardi infuocati lanciati dal Carroccio.
La delegazione padana ha illustrato al presidente Napolitano tutte le difficoltà che la Lega è costretta a subire in Parlamento essendo l’unica forza di opposizione: “Diritti negati, discussione azzerata, fiducia del governo su tutti i provvedimenti per cancellare il dibattito e le nostre proposte di modifica, commissioni di garanzia e di controllo che spettano per legge all’opposizione e che vengono invece occupate dalla maggioranza, eccetera eccetera”, ha proseguito l’ex responsabile del Viminale sul social network che si augura un risvolto positivo da questo incontro cui non ha partecipato, invece, il leader Umberto Bossi.
Infine Roberto Maroni ha attaccato, dalle pagine di Facebook, l’operato del governo Monti sulla base degli ultimi dati emersi dal Rapporto Eurispes circa le difficoltà delle famiglie italiane ad arrivare a fine mese, causate a suo dire dall’”effetto diretto e perverso delle politiche anti-sociali e recessive del governo Monti-Dracula. Ministro Fornero, ha qualcosa da dirci in merito? Gli unici da licenziare siete voi!”, ha concluso l’ex ministro. Ma siamo davvero sicuri che chi ha preceduto il governo Monti sia esente da colpe?
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