mercoledì 24 settembre 2014

il giudice ammette: "Per gli stranieri siamo il Paese dell'impunità"

In un'ordinanza d'arresto un gip di Udine denuncia l'inefficienza della giustizia: "I delinquenti vengono qui perché sanno che alla peggio patteggi e poi torni libero"

Lo dice un giudice. Meglio: lo scrive, nero su bianco, in un'ordinanza di custodia cautelare. Razzismo? Improbabile. Francesco Florit, Gip in forza al Tribunale di Udine, parte della sua carriera l'ha costruita all'estero, in una terra difficile come il Kosovo, dove per anni ha guidato la task force inviata dall'Ue ad affiancare la magistratura locale nella ricostruzione del diritto nazionale e dell'amministrazione della giustizia. Rientrato in Friuli, s'è ritrovato a far di conto con criminali di ogni risma. Molti stranieri. Come il quintetto moldavo arrivato in trasferta a Lignano il 9 settembre: preso in affitto un appartamento, i cinque hanno rubato 3 Bmw e in meno d'una settimana tra Udine, Tavagnacco, Monfalcone e Mogliano Veneto hanno svuotato due profumerie ed altrettanti negozi di elettronica, arraffando merce per 200.000 euro. Carabinieri e Polizia li hanno arrestati lunedì, eseguendo il provvedimento emesso da Florit. Un atto da cui trasudano sconforto e senso d'impotenza, con la bandiera bianca che si alza sulle macerie del sistema giudiziario italiano. «L'indagine - sottolinea il Gip - è stata condotta con straordinaria efficienza e coordinazione dalle forze dell'ordine. La mole documentale raccolta è impressionante e incontrovertibile». Eppure non basterà. «Perché alcuni stranieri si fanno migliaia di chilometri per compiere ruberie e altri reati nel nostro Paese?», si domanda Florit. La risposta è al rigo successivo: «Sono convinti che qui da noi se mai ti beccano fai un patteggiamento e ti rimettono in libertà. Sanno che la giustizia non è efficiente e il sistema è tale che, dopo poco, si è rimessi in libertà e si può ricominciare come prima». Suggerimento: «Rispetto a tali condotte, di cui si legge nella cronaca locale con frequenza allarmante, è necessario adottare la giusta severità». Quella che fin qui è mancata, facendo dell'Italia il paradiso dei delinquenti da importazione.
Lo attesta l'Istat: «Il peso della componente straniera tra gli autori dei reati è andato aumentando a partire dagli anni Novanta, mentre prima di allora il fenomeno era trascurabile.
Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5% degli imputati, nel 2009 essi rappresentavano il 24% del totale degli imputati». E nel 2012 i delinquenti stranieri costituivano già «il 32,6% dei condannati, il 36,7% dei detenuti presenti nelle carceri e il 45% degli entrati in carcere», con una predominanza, tra essi, di romeni, marocchini e albanesi. Ognuno di loro, quando diventa ospite delle patrie galere, costa al contribuente italiano (fonte: ministero della Giustizia) 123,78 euro al giorno. Ma nessuno ci fa caso: spesso la permanenza dietro le sbarre è limitata.
Esempi? A iosa. A giugno a Ravenna un bulgaro uccide un bambino investendolo sulle strisce. Scappa. Arrestato, patteggia e torna a casa. Passano un paio di settimane: a Nogara un tunisino serra la catena di una mountain bike e la porta via. Bloccato dal proprietario, reagisce massacrandolo. Tratto in arresto, l'indomani è già a spasso per il Paese, mentre la vittima è immobilizzata in ospedale, con 30 giorni di prognosi. Ancora: a luglio un marocchino viene sorpreso con 130 grammi di droga nel parco dei bambini, ad Avezzano: era destinatario di un provvedimento di espulsione mai eseguito. Nel frattempo ha continuato a spacciare tranquillamente. E nel giro di 24 ore riguadagna la libertà patteggiando. Ad agosto è un nordafricano a finire in manette a Parma per lo stesso motivo. Il copione non cambia: patteggiamento, scarcerazione.
È la conferma: per delinquere in santa pace, si può venire in Italia: male che vada, patteggi e torni libero

martedì 16 settembre 2014

I rifiuti del Sud negli inceneritori del NordI rifiuti del Sud negli inceneritori del Nord LE CONSEGUENZE DEL DECRETO «SBLOCCA ITALIA»

I rifiuti del Sud negli inceneritori
del Nord, la maggior parte a Brescia

L’impianto A2A brucerà il 30% in più (un milione di tonnellate l’anno). L’assessore regionale Terzi: «Assurdo. Faremo ricorso alla consulta»



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Si scrive «sblocca Italia». Ma in Lombardia ed Emilia Romagna si leggerà «sblocca rifiuti». Perché il governo Renzi, per risolvere l’annosa emergenza immondizia che attanaglia buona parte dell’Italia meridionale ha deciso per decreto di smaltirla negli impianti del Nord, portando al massimo il loro carico termico. Significa che diversi impianti (da Brescia a Milano, da Bologna a Parma) potranno bruciare fino al 30% in più di monnezza. Il record spetterebbe all’impianto bresciano di A2A, il più grande d’Italia: potrà ricevere oltre 1 milione di tonnellate a fronte delle attuali 780mila incenerite (solo 430 mila tonnellate sono rifiuti urbani di Brescia e provincia). Dove andranno i rifiuti del sud, in primis quelli di Roma e della Campania, dove si trovano ancora centinaia di migliaia di ecoballe da smaltire? La Regione con maggior numero di inceneritori è la Lombardia (13 dei 55 presenti in Italia). Oltre a Brescia la monnezza potrà essere incenerita anche a Milano (compresi gli impianti di Sesto e Trezzo d’Adda), Dalmine ma anche a Cremona. I rifiuti potranno finire anche nei 9 termoutilizzatori dell’Emilia Romagna (seconda in Italia per numero di impianti), in prevalenza a Parma e Bologna. Nella classifica regionale figura poi la Toscana (7 impianti), seguita dal Veneto (4).
Per decreto cadono anche le «quote» di bacinizzazione regionale. Un esempio: l’impianto di Brescia oggi può funzionare per due-terzi con rifiuti solidi urbani provenienti da Brescia e provincia o dalla regione, e solo per un terzo con rifiuti speciali provenienti dal resto Italia. Tra due mesi A2A potrà liberamente decidere di bruciare quello che vuole. Se il fine del Governo Renzi è quello di smaltire in Italia l’eccesso di rifiuti, evitando sanzioni europee, a farne le spese rischia di essere l’aria già malata del Nord. Visto che 250 mila tonnellate di «monnezza» per Brescia equivalgono a 140 tonnellate l’anno di ossidi d’azoto in più. Regione Lombardia e lo stesso Comune stavano spingendo per l’aumento della raccolta differenziata (ferma al 40%) e quindi alla diminuzione futura del conferimento di rifiuti all’inceneritore A2A: a marzo avevano deciso di non aumentarne in sede di Aia (autorizzazione integrata ambientale) la capacità massima di combustione. Ora è il governo che indirettamente per decreto «soddisfa» il sogno della ex municipalizzata (ovvero arrivare al milione di tonnellate l’anno di rifiuti bruciati). Si avvera quindi lo scenario peggiore paventato dagli ambientalisti nostrani, che chiedevano un ridimensionamento dell’impianto bresciano, bruciando i soli rifiuti e biomasse di città e provincia.

Due mesi per adeguarsi, altrimenti interviene il governo
La volontà del consiglio dei ministri è spiegata all’articolo 35 dello Sblocca Italia, approvato venerdì: «Attuare un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore. Tali impianti, individuati con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata mentre deprimono il fabbisogno di discariche». E ancora: «Tutti gli impianti devono essere autorizzati a saturazione del carico termico», ovvero portati alla loro capacità massima.Negli impianti «deve essere data priorità al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale» e devono essere trattati «rifiuti speciali non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario». Per farlo vengono dimezzati i tempi degli iter burocratici. Le Regioni hanno tempo due mesi per adeguarsi. In caso contrario ci penserà il governo applicando i poteri sostitutivi.
L’assessore Terzi: «inaccettabile, faremo ricorso»
Claudia Terzi
Claudia Terzi
« È una follia quello che vuole fare il Governo Renzi. Una follia che io e il presidente Maroni contrasteremo in tutti i modi, rivolgendoci anche alla Corte Costituzionale». Ha la voce che vibra di rabbia e amarezza l'assessore regionale all'ambiente della Lombardia, Claudia Terzi (Lega Nord): « Un provvedimento altamente ingiusto perché mentre al Nord aumenta la percentuale di raccolta differenziata, altre città del sud come Roma o Napoli continueranno a vivere di rendita, alle spalle di lombardi ed emiliani». La Terzi critica aspramente anche lo strumento del decreto e la minaccia di utilizzare i poteri sostitutivi, qualora le regioni non si piegassero alle volontà del Governo: «Mi chiedo perché Renzi non abbia nominato un commissario per realizzare gli inceneritori laddove non ci sono e invece minaccia di commissariare noi se non accettiamo rifiuti altrui». L'assessore regionale non risparmia un appello e una critica anche al Pd Regionale e locale: «Il Pd a sempre fatto della questione ambientale un suo cavallo di battaglia. Voglio vedere ora che faranno davanti a questa scelta. Se vengono prima le esigenze di cassa di qualche multiutility pubblica o la salute dei cittadini». 

lunedì 8 settembre 2014

Indipendenza della Scozia: per la prima volta in vantaggio i «Sì»



Gli indipendentisti esultano. Il 18 settembre il referendum. Il voto potrebbe sancire la separazione della Scozia dalla Gran Bretagna dopo 307 anni. Vip pro e contro Voglia di indipendenza. In Scozia non è più ormai soltanto il sogno di una minoranza che vuole staccarsi dalla Gran Bretagna. Come in molti pensavano, sbagliando. Per la prima volta, quando mancano meno di due settimane dal referendum del 18 settembre, un sondaggio spiazza tutti e dice che è avvenuta la rimonta e che vinceranno i sì. Il voto del 18 settembre potrebbe sancire la storica e clamorosa separazione della Scozia dalla Gran Bretagna dopo 307 anni.



Sondaggi

La rilevazione, realizzata da YouGov per il Sunday Times e che ovviamente s’è conquistata l’apertura di tutti i media britannici , dice che gli indipendentisti sono ora il 51% degli scozzesi contro il 49% di coloro che difendono secoli di storia e di legami con il Regno Unito. Gli esperti invitano alla cautela perché c’è un margine di errore nelle statistiche e, dunque, quella piccola differenza potrebbe significare pareggio virtuale. Ma la sensazione è che sull’onda dell’entusiasmo tra i sostenitori della divisione, la grande rimonta iniziata mesi fa, quella spinta verso il nuovo , sia irreversibile.

La reazione di Londra. Salmond: «Dettata dal panico»

Il Cancelliere George Osborne ha reagito promettendo che entro la prossima settimana verrà presentato un piano per incrementare i poteri del Parlamento scozzese, una decisione che secondo il primo ministro scozzese Alex Salmond è una «tangente dettata dal panico» che arriva ben dopo che i voti per posta sono stati inviati.

I vip pro e contro

Sono diversi i personaggi pubblici che si sono schierati a favore o contro l’indipendenza scozzese. Secessionista di ferro l’attore Sean Connery, sangue Scottish, che a più riprese ha sostenuto quanto «l’opportunità dell’indipendenza sia troppo buona per essere mancata». A favore anche la cantante Annie Lennox e la cantautrice Amy Macdonald, il comico Kevin Bridges, e anche l’ex ambasciatrice britannica presso la Nato, Mariot Leslie, per il no l’autrice di Harry Potter J.K. Rowling (che è inglese). Contro, «assolutamente contro» David Bowie (inglese). Ad agosto più di 200 vip e celebrità del Regno Unito, tra cui Mick Jagger, Stephen Hawking e Judi Dench (tutti inglesi), hanno firmato una petizione per chiedere alla Scozia di rimanere con il Regno Unito, lo stesso appello è stato lanciato da diversi calciatori scozzesi “all time”, guidati da Denis Law, Ally McCoist, David Moyes e Ian Durrant.Della stessa opinione anche l’ex guida del Manchester United, Sir Alex Ferguson, e la cantante Susan Boyle, anche loro scozzesi.

Il fronte del no trema

Già quattro giorni fa, per il fronte del «no», era scattato l’allarme. Un precedente sondaggio YouGov accreditava infatti i secessionisti di un 47% dei consensi, a soli tre punti dalla soglia magica della metà più uno. Ora l’ultimo sondaggio è chiaro: sarà battaglia all’ultimo voto. «Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti», ha dichiarato Salmond, capo del governo di Edimburgo e portabandiera del vessillo scozzese con la croce di Sant’Andrea. Il leader indipendentista racconta entusiasta di «code per registrarsi nelle liste elettorali». Secondo le rilevazioni YouGov, nell’ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti, grazie pare agli elettori laburisti:quelli favorevoli all’indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%.

I timori di Cameron e della City


«Il nostro atteggiamento non cambia, conta il voto nel referendum» ha continuato a ripetere in questi giorni il premier britannico David Cameron, assicurando di non essere intenzionato a dimettersi neanche in caso di sconfitta. Ma si sa che è preoccupato. Come preoccupata è la City londinese. La banca d’affari Goldman Sachs ha parlato di «conseguenze seriamente negative» per entrambe le economie, quella scozzese e quella britannica. E la sterlina scende giù: mercoledì ha registrato la seduta peggiore degli ultimi sette mesi.

mercoledì 3 settembre 2014

“Mi autodenuncio per islamofobia”: la mia provocatoria confessione per denunciare la strategia dei taglialingue nostrani




“Mi autodenuncio per islamofobia”: la mia provocatoria confessione per denunciare la strategia dei taglialingue nostrani

Mi sono pentito. Ammetto di aver commesso il reato di islamofobia. Riconosco la legittimità del Tribunale dell’Ordine dei giornalisti. Ho deciso di collaborare per espiare fino in fondo le mie colpe, confessando la lunga serie di reati commessi sin dall’inizio dell’attività giornalistica nel 1976, così come considero doveroso denunciare tutti gli islamofobi che ho conosciuto.
Lo so che sono tanti ma è fondamentale individuarli e condannarli tutti, tanto i processi saranno rapidissimi perché ho le prove inconfutabili della loro colpevolezza. Sono convinto che dobbiamo bonificare l’Italia dall’islamofobia per assicurare l’avvento della nuova civiltà globalista, finanziaria, eurocratica, relativista, immigrazionista, multiculturalista e ovviamente islamofila.
I capi d’accusa che mi sono rivolti, sulla base della denuncia di un avvocato orgogliosamente italianissimo, che ama l’Italia più di se stesso e che darebbe la vita per salvaguardare la nostra civiltà dalle radici ebraico-cristiane, fanno riferimento a soli 9 articoli scritti nel periodo di circa 8 mesi limitatamente al 2011 per l’unico quotidiano Il Giornale. Evidentemente la sua bontà d’animo l’ha indotto a non denunciare tutta la mia produzione giornalistica che, vi assicuro, è un ammasso di islamofobia da destinare al rogo per il bene dell’umanità.
Non sarà facile reperire le migliaia di articoli scritti per l’Agenzia giornalistica “Quotidiani Associati”, che fino al 1990 furono pubblicati da una trentina di testate locali, tra cui Il Secolo XIX, Il Gazzettino, Il Mattino, la Gazzetta del Mezzogiorno, La Sicilia, L’Unione Sarda e persino il Corriere del Ticino. Mentre risulta più agevole disporre di altre migliaia di articoli pubblicati fino al 2003 su la Repubblica e fino al 2008 sul Corriere della Sera. Anche i miei dieci libri, che complessivamente hanno venduto circa 800 mila copie, sono intrisi di islamofobia, devono essere pertanto requisiti e dati alle fiamme. Infine meritano il rogo le registrazioni delle migliaia di partecipazioni televisive e radiofoniche dove ho reiterato il reato di islamofobia.
Mi limiterò a due esempi di indubbia islamofobia pubblicati sul Corriere della Sera dove avevo la qualifica di vice-direttore. Il 29 settembre 2005 pubblicai un articolo dal titolo “Moschea-mania, serve uno stop”, che iniziava così: “In Italia sembra essere esplosa la moschea-mania. Da Genova a Firenze, da Verona a Reggio Emilia, da Napoli a Colle Val d'Elsa, tutti la vogliono. Ebbene, da cittadino italiano, musulmano, laico, lancio un appello a tutte le istituzioni dello Stato affinché sospendano la costruzione di nuove moschee”. Sempre il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina una mia testimonianza sulla mia conversione, in data 23 marzo 2008, in cui dico: “La mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia”; e ancora: “Al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”.
Ebbene per espiare la mia lunghissima serie di reati di islamofobia procederò autonomamente a tagliarmi la lingua con la speranza che mi risparmieranno il taglio della testa. Da oggi non pronuncerò mai più il nome di Allah invano, terrò una copia del Sacro Corano sul comodino e la bacerò prima di coricarmi e al risveglio, tesserò le lodi di Maometto, chinerò il capo al cospetto della moschea, gioirò per la conversione degli italiani all’islam.
Il mio processo sarà una pietra miliare nel percorso che affermerà l’avvento del Califfato islamico globalizzato anche in Italia. La Storia riconoscerà ai taglialingue nostrani il merito di aver epurato da giornali, televisioni, libri e discorsi pubblici qualunque offesa o semplicemente critica ad Allah da venerare inconfutabilmente come il Dio di tutti, all’Islam che dovrà essere l’unica religione che si scrive con la prima lettera maiuscola, al Corano da riconoscere come il Sigillo della profezia, a Maometto da elogiare come l’ultimo dei profeti, alla sharia a cui le nostre leggi dovranno conformarsi. Non posso che essere grato al Tribunale dell’Ordine dei giornalisti che mi concede l’opportunità di redimermi e di estirpare con la mia condanna il male assoluto dell’islamofobia.
di Magdi Cristiano Allam 01/09/2014 

giovedì 28 agosto 2014

Nella mia Inghilterra gli immigrati sono liberi di stuprare

 

Un gruppo di pachistani abusò per anni di 1.400 bambine. Le autorità tacquero per paura di essere tacciate di razzismo

Sembra l'ennesima deprimente notizia proveniente da un Paese musulmano della cosiddetta Primavera araba. Invece, no, proviene dal mio Paese natale - la cosiddetta Gran Bretagna.



E mi fa orrore anche perché ho tre figlie piccole di origini anglo-italiane. Nella città di Rotherham (popolazione 117.000) nella contea di Yorkshire al nord del Paese, branchi organizzati di inglesi musulmani, di origini pakistani, hanno sistematicamente abusato di 1.400 ragazze minorenni (la maggior parte sotto i 16 anni) dal 1997 al 2013 - a livelli industriali.
Le hanno trattate da schiave. Davano loro dell'alcol e delle droghe e le sottomettevano ad ogni umiliazione sessuale, stupro di gruppo compreso. Le minacciavano con pistole e a volte le innaffiavano di benzina pure. Le chiamavano «white trash» (spazzatura bianca). E dovevano stare zitte - altrimenti… La cosa ancora più allucinante è che tante di queste ragazzine erano affidate - o erano state affidate nel passato - ai servizi sociali del Comune e perciò sotto la loro protezione. Tante di loro, nonostante la paura e lo stato d'animo confuso, hanno cercato di denunciare i colpevoli. Ma nessuno le ascoltava. Erano trattate come prostitute, non solo dai loro aggressori ma anche dai loro protettori.
Ora, una commissione indipendente diretta dalla professoressa Alexis Jay ha pubblicato un rapporto sullo scandalo e ha concluso: gli assistenti sociali e la polizia di Rotherham sono colpevoli di grave negligenza.
Entrambi erano in possesso di tutti gli elementi necessari per arrestare quei mostri musulmani di provenienza pakistana ma non hanno mosso un dito. Per un motivo: avevano paura di essere etichettati come «razzisti». Dunque, nel loro mondo idiota i diktat della political correctness e della paura di non offendere i musulmani contavano più del benessere di quelle ragazzine.
Ecco, cari lettori, dove ci porta la beata ideologia sinistroide del multiculturalismo e della diversità, e della tolleranza: alla loro intolleranza nel nostro Paese. Ci porta anche allo stupro di massa delle nostre ragazze (a casa nostra) - definite appunto «white trash» - da pakistani musulmani. Non vi illudete. Se succede in Inghilterra una cosa simile, può succedere e succede anche qui da voi. Perché in Italia come in Inghilterra, come ovunque in Europa, regna la stessa maledetta ideologia.
Proviamo ad immaginare il contrario: 1.400 ragazze musulmane abusate sistematicamente per più di 10 anni da branchi organizzati di uomini bianchi che le chiamano «black trash» (spazzatura nera) e lo Stato che sa tutto, ma tace. Sicuramente, gli imam residenti in Inghilterra, tutti, dichiarerebbero una jihad. Non finisce qui. Come potrebbe? I colpevoli nel caso di Rotherham hanno scelto apposta delle vittime bianche - piuttosto che nere o scure. Volevano stuprare solo ragazze bianche. Beh sì, cari lettori, non ci sono dubbi: i nostri amici musulmani dal Pakistan sono dei razzisti. L'abuso quindi fu non solo sessuale ma razziale.
Ancora adesso però gran parte della sinistra inglese fa lo struzzo e continua a blaterare: non c'entrano le motivazioni razziali dei colpevoli, figuriamoci la loro religione. Ma va là! La Bbc (baluardo della political correctness) e The Guardian ( La Repubblica inglese) non parlano, a riguardo, di «pakistani», figuriamoci di «musulmani», ma solo al limite e sottovoce, di «asiatici».
Lo scandalo è venuto alla luce solo grazie ad un'indagine della stampa inglese, in particolare del quotidiano The Times . I giornalisti coinvolti sono stati diffamati dai politici locali di sinistra come bugiardi e razzisti. Alla fine però cinque musulmani residenti di Rotherham e di origini pakistane sono stati processati e mandati in galera nel 2010 per reati sessuali nei confronti di ragazze dai 12 ai 16 anni, stupro compreso. Scandali simili sono stati scoperti in altre 13 città al nord dell'Inghilterra. Finora, 56 uomini di origini pakistane e di fede musulmana sono stati condannati. Ma questi sono forse solo la punta dell'iceberg. Non è un nostro diritto dire che quelle povere ragazze sono state vittime di abuso sessuale e razziale: è un nostro dovere.

Rom a Milano Il fortino dei sinti in via Chiesa Rossa Armi e rapine, sono tutti pregiudicati

IL CORRIERE

Doveva essere il «campo modello». Nell’area attrezzata alla periferia Sud vivono 250 nomadi italiani.


Lasciate ogni speranza, voi che entrate. Anzi, se potete statene alla larga. L’inferno ha questo indirizzo: via della Chiesa Rossa 351. Una stradina asfaltata che corre sulla sinistra del Naviglio, quasi al confine con Valleambrosia e Rozzano. Un recinto di metallo dal quale sbucano poche lussuosissime roulotte e casette prefabbricate negli anni trasformate in ville, con statue da giardino e figure mitologiche. 
Nei quattro vialetti che dividono questo enorme rettangolo «urbano» circondato dai campi di mais e frumento, ci sono auto parcheggiate ridotte ormai a scheletri e altre, Bmw e Mercedes, con pochi mesi di vita. Nuove e lussuose. E anche le case nascondono tesori e televisori al plasma dalle dimensioni esagerate, mobili pregiati e un infinito campionario di oggettistica dal dubbio gusto ma dal valore consistente. 
Ecco il campo nomadi comunale di via Chiesa Rossa. Gli abitanti sono poco più di 250. Ma i numeri sono «variabili» in barba ai regolamenti comunali e a quei patti per la legalità voluti dal Comune. Perché le famiglie - quasi tutti si chiamano Hudorovich, Braidich e Deragna - sono imparentate tra loro e hanno legami stretti con quelle del campo di via Negrotto. Così succede che chi finisce agli arresti domiciliari possa indicare di volta in volta la dimora in un insediamento piuttosto che nell’altro. Tanto sempre di terra amica si tratta.



Gli assalti agli spedizionieri

Amica per qualcuno e ostile per molti altri. Autotrasportatori, corrieri, rappresentanti di merce preziosa o di alta tecnologia, non importa. Tutti vengono invitati a presentarsi all’anonimo indirizzo di via Chiesa Rossa 351 (indicato da un cartello lungo la strada) e poi finiscono regolarmente minacciati e derubati, se non aggrediti e cacciati a colpi di fucile. Succede spesso, quasi ogni giorno. Tanto che il famigerato «351» è ormai segnalato in tutti gli archivi degli spedizionieri come territorio da evitare, consegna da rifiutare. Il camion resta imprigionato nella via a fondo chiuso che circonda il campo, dalle case escono venti o trenta ragazzini e qualche adulto con i «ferri» in mano: pistole, vecchie doppiette o kalashnikov dell’ex Jugoslavia. L’autista è messo in fuga con le buone, altrimenti sono pistolettate sparate sull’asfalto accanto ai piedi, come nei cartoni animati sul vecchio West. Se tutto va bene il furgone viene riconsegnato dopo una mezz’ora, svuotato ma salvo. 
«Tutti i residenti del campo di via Chiesa Rossa 351, maggiorenni o minori, purché di età imputabile, hanno precedenti», recita un recente rapporto delle forze dell’ordine. Tutti, donne e uomini, esclusi i minori di 14 anni che per legge non possono essere accusati di reati. Un record fatto di furti (la stragrande maggioranza), rapine, aggressioni e resistenza a pubblico ufficiale. Non mancano però reati ben più seri, dalle bande di rapinatori (25 arresti nel 2008) al tentato omicidio. L’ultimo caso è della scorsa settimana quando due nomadi di via Chiesa Rossa sono stati arrestati (tre sono ancora ricercati) dopo aver cacciato a pistolettate alcuni africani che si erano accampati nei dintorni. 




Difficoltà anche per le forze dell’ordine

Sembrerà assurdo a molti, ma qui anche polizia e carabinieri hanno enormi difficoltà a mettere piede. L’ultimo episodio riguarda una gazzella dei carabinieri presa a sassate. Se arriva una segnalazione la procedura non prevede interventi solitari. Anzi, si entra solo quando si sono radunati almeno quattro equipaggi e solo se strettamente necessario. Spesso il blitz finisce in un nulla di fatto, altre si riesce ad aprire una trattativa con i «leader» del campo: se si è fortunati la refurtiva, il Tir, l’auto o lo scooter, compaiono come per incanto un paio d’ore dopo fuori dalle recinzioni, in un’area comune così da non poter attribuire responsabilità ai singoli. 
Entrano con un po’ più di facilità quelli del commissariato competente (Scalo Romana) e della stazione dei carabinieri (Gratosoglio) o alcuni, selezionati, agenti della polizia locale, presenze ormai «tollerate». In questo modo, solo la polizia ha recuperato negli ultimi mesi una cinquantina di ruspe Bobcat rubate dai cantieri. La specialità dei nomadi di Chiesa Rossa. Ma per ottenere risultati servono prove di forza massicce. In un caso, ad esempio, i poliziotti avevano avuto la certezza che nell’area si trovassero delle statue rubate in una villa. Blitz con 150 agenti e statue lasciate, il mattino dopo, fuori dal commissariato di via Chopin: trasportate di peso e riconsegnate. 




La truffe ai danni dei mobilieri brianzoli

Dai «cugini» di via Negrotto, quelli di via Chiesa Rossa hanno appreso il gusto per il design. Lo sanno bene i mobilieri della Brianza truffati e rapinati con maxi ordinazioni di arredi di lusso che puntualmente venivano «svaligiati» dai camion. «Noi siamo operai, ci spacchiamo la schiena nei cantieri. Sono tutte bugie», si giustificano gli abitanti. Nel 2009 ad alcuni nomadi vennero sequestrati beni per 2 milioni di euro: una villa con piscina a Dairago e auto di lusso. Il campo è stato creato nel ‘99 per gli sfollati di via Palizzi, via Fattori e Muggiano. Secondo i piani di Palazzo Marino doveva diventare «l’insediamento modello» per Milano. Chissà se la pensano ancora così.

martedì 26 agosto 2014

Matteo Salvini, guerra al Fisco: "Non fatevi fare lo scontrino, evadete l'Iva"

Matteo Salvini, guerra al Fisco: "Non fatevi fare lo scontrino, evadete l'Iva"












La Lega Nord dichiara guerra al Fisco. “Non fatevi dare lo scontrino, non pagate l’Iva allo Stato”, ha detto Matteo Salvini ad Alzano Lombardo, pochi giorni dopo aver annunciato lo sciopero fiscale per il prossimo novembre. Il segretario del Carroccio ha scaldato gli animi dei suoi ascoltatori, provocandoli: “Quanti pagano ancora il canone Rai pur ritenendo la Rai un servizio poco pubblico per paura dell’accertamento? Posso anche capire, ma le tasse si possono pagare anche in ritardo, con una minima sanzione”. E ancora: “Fare la spesa è far politica: non andare al grande supermercato ma al negozio sotto casa che conosci ed è in difficoltà e magari chiedendogli 'io non voglio lo scontrino' perché l’Iva allo Stato non la voglio dare. Siamo l’unico paese dove paghi in anticipo su quello che non hai ancora incassato”.

Sicilia, Salvini e il reportage da Mineo: "I Pod e cuffie, la bella vita degli immigrati"

Sicilia, Salvini e il reportage da Mineo: "I Pod e cuffie, la bella vita degli immigrati"

"Aria condizionata, tv satellitare, palme in giardino, negozi di foto, mercatini, servizi wi-fi, ristoranti etnici e menù internazionali. E ancora: giardini, sigarette di contrabbando. Il tutto a disposizione dei clandestini sbarcati sulle coste italiane". Così vivrebbero gli immigrati del centro d'accoglienza di Mineo in Sicilia. A raccontarlo è Matteo Salvini in un reportage fotografico "sul campo" e pubblicato su twitter.  "Pazzesco - commenta dalla sua pagina Facebook - 400 villette, con giardino davanti e dietro e parabole sui tetti. Così gli italiani mantengono, anche oggi, 4.000 Immigrati" nel solo centro di Mineo. Salvini la chiama la "megalopoli degli immigrati".


La "bella vita" - Un comunicato della Lega spiega che "tra le immagini postate sui social anche quella di due ospiti della struttura con "cuffie, ipod e telefonini ultimo modello. Ai 'poveri immigrati', che sono liberi di uscire dal centro dalle 8 alle 20, non manca niente". "In un'altra foto Salvini immortala altalene, scivoli e altri giochi per bambini presenti nelle aree verdi interne al centro", spiega un comunicato della lega. "Se penso a come sono ridotti alcuni giardini pubblici a Milano, mi incazzo", scrive Salvini sul suo profilo twitter.

"Vendono di tutto" - Alcuni scatti di Salvini ritraggono anche improvvisate boutique fotografiche. "Chissà se valgono anche per loro gli studi di settore", rileva il segretario leghista. Quanto ai bazar in mezzo alla strada: "vendono di tutto - segnala - chissà se vale anche per loro l'obbligo del bancomat". "Due casse per la frutta diventano invece un improvvisato banco per la vendita di sigarette di contrabbando. Immigrati subito ambientati in italia", conclude Salvini. 

martedì 22 luglio 2014

La Magagna della settimana



Mobilità sostenibile .... e le biciclette d'oro


 Se mio nonno avesse avuto le ruote ..... qui qualcuno ha preso alla lettera, 

Ma la telecamera del piazzale avrà visto qualche cosa, oppure è cieca come questa amministrazione!!

Salvini lancia la sfida al renzismo «Tagliamo le tasse e apriamo al Sud»




Plebiscito per Matteo Salvini al congresso della Lega Nord a Padova. Con un solo voto contrario il segretario federale del Carroccio ha ottenuto la proroga del suo mandato, che sarebbe scaduto nell’estate 2015, fino al 15 dicembre 2016. Una riconferma che appartiva scontata e che ha ottenuto anche il via libera di Umberto Bossi, che dalle colonne del Fatto quotidiano aveva spiegato che «Matteo è in gamba, viene a trovarmi, chiede consigli poi magari fa di testa sua, ma lui è un combattente, poi magari è mal consigliato e lo vedo molto solo... ma quell’altro...(riferimento a Roberto Maroni, ndr)».
Centrodestra categoria dello spirito
Nel suo intervento al congresso, il segretario ha presentato la sua Lega come unica «alternativa al renzismo. Oggi il centrodestra non esiste, è una categoria dello spirito, così come non esiste il centrosinistra. Poi c’è anche un centrodestra in ordine sparso un po’ qui un po’ là, un po’ al governo, un po’ a favore dell’immigrazione, un po’ per le coppie gay, un po’ con la Merkel. E poi c’è la Lega che si batte contro il “renzismo” che vuole radere al suolo tutto ciò che è diverso e ha i mezzi mediatici e giudiziari per farlo». A chi gli ha chiesto se la sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi può cambiare i rapporti tra Carroccio e FI, Salvini ha replicato: «Non cambia nulla: non si fanno le alleanze in base alle sentenze». Poi ha aggiunto: «Se sei accondiscendente ti assolvono, non credo alle casualità. Berlusconi è il leader di un partito che spero riesca a ripartire ma non dò lezioni e consigli ad altri anche perché Forza Italia ha appena votato con la Merkel a Bruxelles e sta dando una mano a Renzi per una legge elettorale schifosa, quindi chi va a braccetto con Renzi e la Merkel non può andare a braccetto con la Lega».
Rivoluzione fiscale
Naturalmente Salvini non ha risparmiato critiche all’asse Renzi-Berlusconi: «Il patto di stabilità deve essere strappato. Oggi la Lega è qui, il 20 luglio, anziché essere al mare, per proporre agli italiani di dire “ciao ciao” a questa Europa, a Bruxelles e alle sue regole folli. Ma anche per proporre la nostra rivoluzione fiscale, il dimezzamento delle tasse, l’addio agli studi di settore». La riforma fiscale a cui accenna il leader del Carroccio è una rivoluzione: «Oggi lanciamo una rivoluzione fiscale che in ottobre spero porti in piazza milioni di italiani: proporremo un’aliquota fiscale secca al 20% uguale per tutti, dal nord al sud, per ricchi e poveri. La nostra scommessa è quella di far pagare di meno a chi oggi paga troppo e di costringere a pagare chi oggi non lo fa».
Scommettiamo sul Sud
A sorpresa, ma non troppo visto i recenti tour al Sud, Salvini apre al Mezzogiorno d’Italia: «Il nostro è un messaggio rivolto al Nord e a tutta l’Italia. Rimaniamo Lega Nord, ma accettiamo la scommessa di aiutare chi al centro e al sud ha voglia di liberarsi e di riprendersi energie, libertà, lavoro. Se arriveremo al 51% al Nord e a livello nazionale, vuol dire che avremo raggiunto il nostro obiettivo». Ma sullo sbarco al Meridione arriva lo stop di Umberto Bossi: «Che la Lega vada al Sud è una cosa un po’ negativa...». «Sembra un’operazione coloniale - ha aggiunto dal palco del congresso -. Se nascono leghe autonomiste» al Sud va bene, ma la strada è Lega Nord per l’indipendenza della Padania: non abbiamo mai sbandato su quella via. È scritto nell’articolo uno dello Statuto».

Maroni e l'ira delle Regioni in tilt: basta scaricabarile sugli sbarchi

Sbarcano. Vivi, malconci, privi di vita. Sbarcano. Arrivano, oramai quasi ogni giorno, a centinaia sulle nostre coste. E il governo che fa? Sostanzialmente se ne frega, o, meglio, gioca a scaricabarile.

Lasciando ad altri, magari ad alcuni governatori regionali, il compito di trovare una soluzione al problema. È lo sfogo amaro del presidente Roberto Maroni che ieri, a margine di un convegno, ha tuonato contro le inadempienze dell'esecutivo centrale. 
«Il governo deve rispettare la legge, cosa che non sta facendo. Se queste persone sono clandestini, devono essere messi in luoghi dove possono essere tenuti, identificati ed eventualmente espulsi. Se sono profughi, cioè se hanno ottenuto lo status dopo le opportune verifiche, devono essere trattati come tali. Oggi invece succede che queste persone sbarcano in Sicilia, vengono messe su un treno e viene chiamato il prefetto di Milano al quale viene detto di arrangiarsi. Il prefetto, al quale va tutta la mia solidarietà, non sa che cosa fare e, magari, è costretto a metterli in luoghi che non hanno nemmeno l'abitabilità». 
Poi l'affondo del governatore della Regione Lombardia: «Si tratta di una situazione caotica, che non è gestita. Per questo lancio l'allarme. Il governo deve darsi una mossa, mettendo in campo risorse e strutture. Cosa che, purtroppo, ad oggi, non sta facendo. L'esecutivo, almeno riguardo a questo problema in particolare, sta chiudendo gli occhi, chiede l'aiuto dell'Europa e poi scarica il problema sulle regioni, sui prefetti e sui sindaci».
D'altra parte un intervento coordinato, secondo Maroni non è più rinviabile «perché - ha aggiunto- io sono sicuro che si succederanno altri sbarchi e i problemi aumenteranno a dismisura. E ribadisco quanto ho già detto: non spendo i soldi dei Lombardi per mantenere i clandestini. Un conto sono i profughi, ma una persona acquisisce questo status alla fine di un percorso, dopo che ha presentato una domanda che viene vagliata e accolta da una commissione in base a requisiti precisi, altrimenti è un clandestino, che deve essere tenuto in un centro di identificazione ed espulsione, cosa che purtroppo non avviene.
«Mi hanno criticato per questo perché nell'aggiornamento di bilancio ci sarebbero i soldi, 30 milioni di euro, ma sono lì per finanziare il referendum Lombardia regione a statuto speciale, e lì rimarranno. La Lombardia a statuto speciale ci risolverebbe i problemi, ci teniamo tutti i nostri soldi e fine delle trasmissioni per chi ha continuato a rubarceli».
D'altra parte l'allarme lanciato dal governatore lombardo è tutt'altro che fuori luogo visto e considerato che nei primi quattro mesi dell'anno sono stati già rilevati 42mila ingressi irregolari contro i 12.400 dello stesso periodo del 2013. E, in questo contesto, il dato relativo all'afflusso in Italia è decisamente ancora più drammatico: nei primi quattro mesi del 2014 l'aumento è stato, infatti, dell'823 per cento in più rispetto al passato, come aveva rilevato di recente il vice direttore di Frontex, l'agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Ue, Gil Arias Fernandez. 
Da gennaio ad aprile 2014 sono stati, infatti, censiti e registrati 25.650 arrivi in Sicilia e 660 in Puglia e Calabria. Attraverso il settore del Mediterraneo centrale, sostanzialmente diretti in Italia, sono passati oltre 25mila migranti, contro i 40mila dell'intero 2013. 
Gran parte dei migranti è partita dalle coste libiche, in arrivo soprattutto dalla Siria e dall'Africa subsahariana. Ma la situazione, come ben sappiamo, è ulteriormente precipitata nelle settimane successive. Quindi il perentorio invito di Maroni al governo perché si dia finalmente una mossa e faccia qualcosa di concreto appare notevolmente giustificato.

lunedì 30 giugno 2014

La Magnagna della Settimana

Un bel cumulo di macerie che giacciono ormai da almeno 2 settimane in Corso Europa, proprio sotto 2 telecamere.





Citta' Ecologica e pulita ....

Esplora il significato del termine: Emergenza immigrati, Salvini: «Renzi e Alfano sporchi di sangue»Emergenza immigrati, Salvini: «Renzi e Alfano sporchi di sangue»

Toni sempre più aspri sull’emergenza immigrazione. Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha scritto su Facebook: 



«Altri 30 morti su un barcone. Altri 30 morti sulla coscienza di chi difende Mare Lorum. Fermare le partenze, aiutarli a casa loro, subito! Le camicie di Renzi e Alfano sono sporche di sangue. O no?».

lunedì 9 giugno 2014

Salvini riparte da Padova: "Il 20 luglio congresso per un nuovo centrodestra"

Il segretario della Lega pronto ad "aggiornare l'offerta politica". Maroni: "Serve un rinnovamento"

Forte dell'ottimo risultato elettorale, sia alle Europee che alle Amministrative, la Lega Nord è pronta ripartire.
"Il congresso che dovevamo fare per aggiornare lo statuto alla nuova legge sul finanziamento ai partiti abbiamo scelto di trasformarlo in un congresso politico per aggiornare l’offerta politica della Lega e accogliere la sfida di un centrodestra in libera uscita", ha spiegato Matteo Salvini, "Per noi la politica non va in vacanza e c’è’ tutto un ampio spazio da riempire in alternativa a Renzi". E lo farà con un congresso federale "politico" che si terrà il 20 luglio, "probabilmente a Padova", dove il candidato del Carroccio si è imposto al ballottaggio.
"Immeritatamente l’attuale segretario della Lega gode della maggiore fiducia nell’elettorato di centrodestra, prima ancora di Renzi e dello stesso Berlusconi", ha aggiunto il segretario citando un sondaggio Swg, "Ci mettiamo a disposizione del centrodestra, che anche queste elezioni dicono di essere un po' tanto in difficoltà. Dobbiamo ricostruire il centrodestra - ha continuato - senza ripensare a una riproposizione di minestroni di sigle del passato. Lega e Forza Italia in questi ultimi anni sono state dalle parti opposte della barricata. Non è ipotizzabile una riedizione, non ci interessano edizioni amarcord del passato. Le elezioni ci dicono che il vecchio ha stufato".
"Serve un nuovo centrodestra", ha ammonito intanto Roberto Maroni, che punta i riflettori sulle amministrative: "I candidati forti, da soli, non bastano. Bisogna convincere la gente, prima di tutto, ad andare a votare e la vera sfida adesso è rinnovare il centrodestra. Bisogna far capire che serve un rinnovamento. La Lega lo ha fatto con Matteo Salvini e ha funzionato", ha detto il governatore della Lombardia, "Mi auguro che i colloqui in corso con Forza Italia possano portare a questo".

giovedì 5 giugno 2014

Ecco le casette prefrabbricate con mobili e giardino privato: i rom pagano 90 euro al mese

Ciascuna delle 20 casette costa circa 20mila euro. Il Comune di Milano: "È il più bel campo   d'Europa". Ma i rom: "Preferiamo costruirci una casa e abitarci gratis"

"Ci chiedono 90 euro al mese per vivere in baracche. Preferisco costruirmi una casa e abitarci gratis, piuttosto che finire in una scatola come quelle, dove i miei figli non hanno spazio per giocare".
Le "baracche" contro cui inveiscono i rom che abitano nel campo abusivo a pochi passi dal cimitero di Baggio sono, in realtà, vere e proprie casette con tanto di mobili e giardinetti privati costruite dal Comune di Milano per far rientrare i nomadi in una sorta di "percorso di legalità" che li porti all'integrazione. Ma ai rom dell'integrazione non importa un granché.
Le casette di via Martirano 71 sono quasi pronte. A breve ci andranno a vivere un centinaio di rom. Per i tecnici di Palazzo Marino sono un fiore all'occhiello. "È il migliore campo rom d'Italia - dicono - forse d'Europa"Un giornalista di Repubblica ha già visitato i prefabbricati tanto invisi ai nomadi. Le nuove strutture, venti in tutto, non hanno niente a che fare con le roulotte fatiscenti che popolano gli innumerevoli campi rom abusivi che, dopo l'elezione di Giuliano Pisapia a sindaco, sono spuntati come funghi lungo tutta la cintura più esterna di Milano. Nelle casette, spiega Franco Vanni, "c’è il bagno con doccia, il salotto con cucina a incasso, e i comodini in entrambe le stanze da letto, una pensata per i genitori e l’altra per i bimbi". Il Comune di Milano ha fatto le cose in grande e ha pensato anche ai letti e ai pavimenti in linoleum per dare un "effetto parquet" in tutta la casa. E ancora: ciascuna struttura abitativa ha un giardino privato che sarà delimitato da una rete. Sul cancello esterno è già stato scritto il nome della famiglia che ci vivrà.
Ciascuna casetta è costata poco meno di 20mila euro. "Tutto il villaggio - assicurano da Palazzo Marino - è stato finanziato esclusivamente con i fondi del decreto Maroni, vincolati alla realizzazione del Piano rom e con fondi di un progetto europeo anch’esso mirato all’inclusione sociale dei rom". E, come spiega l’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Milano"le abitazioni sono riservate a rom italiani residenti a Milano, già domiciliati nel campo regolare di via Martirano e con figli iscritti a scuola". Le famiglie rom dovranno contribuire pagando 90 euro al mese. Quota che comprende anche le bollette di luce, gas e rifiuti.
Il nuovo campo di via Martirano è una sorta di progetto pilota. Dovesse avere successo, il Comune di Milano vorrebbe replicarlo anche nei campi di via Novara, via Idro, via Chiesa Rossa, via Bonfadini e via Negrotto.