martedì 27 gennaio 2015

L'intervento del segretario Matteo Salvini al congresso del Front National: primo obiettivo comune, fermare l'immigrazione selvaggia dopo decenni di falso buonismo

Cari amici, grazie per questo invito; mai avrei pensato di avere l'occasione di salire sul palco del Congresso del Front National. Non per le diversità delle nostre rispettive storie politiche, quanto per la consapevolezza che, insieme, stiamo rappresentando l'unica possibilità di riscatto dei nostri popoli contro il superstato europeo, il pensiero unico e il furto deliberato della nostra sovranità. La gente in Italia premia la Lega perché capace di essere efficace e di offrire risposte ai bisogni reali, sfondando l'ostacolo dell'appartenenza a un partito o ad un altro, cercando di mettere in testa alle priorità il ruolo che dovrebbe essere di tutta la classe dirigente: fare gli interessi del proprio popolo. Per chi credeva di poter svendere la nostra storia, il nostro saper fare, la nostra identità, questi valori sono solo "populismo". Siamo orgogliosi di poter, finalmente, ridare voce al popolo. Su questi valori abbiamo trovato la tenacia e il coraggio di Marine Le Pen e di tutto il Front National. Non è un'alleanza di comodo, ma la scelta di mettere a frutto la nostra esperienza sui punti in comune e che oggi sono indifferibili.

La Lega Nord è e rimarrà, per vocazione, un movimento autonomista e non possiamo nascondere che la nostra gente ha subìto per anni le ingerenze di uno Stato centrale vessatore, sordo alle esigenze del popolo PADANO; oggi però è venuto il momento di unirci per combattere un nemico comune che mette in pericolo l'esistenza stessa delle nostre comunità. Senza la ricostruzione dell'Europa e la riconquista dello spirito di collaborazione e solidarietà tra i suoi Stati non esistono istanze territoriali, perché la minaccia che abbiamo di fronte sta annientando le nostre imprese, la nostra società e ogni prospettiva di benessere e di prosperità per i nostri figli. Continuerò, e la Lega con me, a rivendicare il diritto che popoli diversi ricevano risposte diverse e adeguate alle loro realtà culturali ed economiche, ma il percorso che ci attende, convintamente insieme, è quello di arrivare a smontare il meccanismo che, al contrario, ci vuole sudditi e tutti uguali al cospetto dei grandi interessi che oggi governano l'Europa, semplici "consumatori" di prodotti e servizi che produce qualcun altro.

La Lega Nord difenderà orgogliosamente i "piccoli", che sono la maggioranza e la spina dorsale della nostra società; chiedono di poter esprimere le loro capacità, chiedono legalità e sicurezza e non accettano più che le loro risorse servano ad alimentare politiche di accoglienza che non producono integrazione ma solo degrado e delinquenza. Il primo obiettivo comune è, quindi, la lotta, dopo decenni di falso buonismo e di finta solidarietà, all'immigrazione selvaggia che non è più sostenibile sia socialmente, sia economicamente. Paghiamo il modello fallimentare che, in questi anni, è stato deliberatamente imposto per sfruttare il ruolo che "nuovi poveri" avrebbero potuto avere nell'abbassare le tutele sociali per tutti. Le periferie delle città bruciano e chi ha dato fuoco ad esse accusa noi di fomentare l'odio; hanno smantellato ogni regola che permetteva di fare la differenza tra gli onesti e i disonesti, indipendentemente dalla provenienza. Nel caos, nel degrado, non c'è più giustizia, non c'è sicurezza. Per nessuno. In questa fase storica che vede la politica in continua evoluzione, dove nel tempo di un mese cambiano tutti gli scenari, è ancor più necessario che in passato che i nostri partiti, le nostre idee, si confrontino, si aggiornino, si arricchiscano reciprocamente. Lo scenario internazionale è in continua evoluzione e le scelte scellerate da parte dei governi occidentali ci sgomentano. Basti pensare alla Russia, alla politica folle intrapresa da chi governa l'Europa non certo nell'interesse dei nostri concittadini. Le aziende, gli imprenditori e i lavoratori che rappresentano le eccellenze produttive francesi e italiane ce lo dicono con forza: la guerra commerciale scatenata contro la Russia non solo non porterà alcun vantaggio geopolitico, ma danneggerà duramente le nostre imprese che avevano trovato in quel mercato opportunità di crescita e sviluppo. Che senso ha scatenare una guerra commerciale nei confronti del principale baluardo contro la diffusione della barbarie dell'estremismo islamico? Perché dovremmo invece dare ascolto a chi, con una folle politica estera, ha fornito a sanguinari estremisti possibilità di sviluppo, diffusione e addirittura adesso interi Stati e territori?



Sappiamo che, insieme a voi, rappresentiamo la vera Europa, quella che oggi è sotto la polvere del relativismo e dell'omologazione, ma che esiste e che va riscoperta. Esiste nei cuori e nelle storie personali, nelle tradizioni familiari di ciascuno di noi. È quell'Europa che si richiama al valore della famiglia tradizionale, al concetto del lavoro come base necessaria per la dignità dell'uomo. Il lavoro deve essere liberato dal giogo della moneta unica, non c'è un'altra soluzione possibile, e il popolo francese, come quello italiano, lo sta comprendendo. L'aver smantellato il sistema dei cambi flessibili e le monete nazionali ha impedito ai nostri settori produttivi di reagire in modo adeguato alla crisi; stiamo, inutilmente, percorrendo una corsa al ribasso sui salari, sulle tutele sociali, per rimanere competitivi sui mercati non potendo più contare su una moneta nostra, che renda competitivo e reale il prezzo dei nostri prodotti.

La fortezza dell'euro si sta sgretolando sotto i colpi dei principi fondamentali dell'economia; solo chi ha avuto la presunzione di poter "costruire" un "sentimento europeo" partendo dal vincolo esterno e da una moneta uguale per tutti poteva pensare che sarebbe stato un modello sostenibile; non è stato un errore in buonafede, sappiamo che da questo stato di cose pochi, in Europa, guadagnano e molti perdono. Stiamo assistendo, tutti i giorni, alla retromarcia di tanti fautori di quelle scelte di fronte alla realtà dei fatti e alla disperazione della gente. I meno avveduti pensano che proclamarsi semplicemente contro l'austerità, che è solo l'effetto dell'euro e non la causa, possa permettere loro comunque di mantenere lo "status quo" strizzando l'occhio al consenso popolare; solo fumo negli occhi, esattamente come i proclami di voler investire, oggi, sulla crescita. La storia ricorderà perfettamente ciascuno di loro, tutti quelli che hanno consegnato le nostre chiavi di casa in mano di altri, dei grandi interessi, delle banche. La storia, allo stesso modo, ricorderà chi ha avuto il coraggio di alzare la testa e di non svendere le proprie comunità e il loro lavoro in cambio di qualche prebenda o di qualche garanzia sulle proprie posizioni di rendita. Tutti quelli che vi dicono che "ci vuole più Europa" per uscire dalla crisi pensa in realtà che l'Europa, quella vera, dei popoli, non se ne debba occupare.

In Italia stiamo costruendo l'alternativa a questo scenario di desolazione e di recessione; siamo un'avanguardia coraggiosa contro il mostro europeo che, oggi, ha solo imparato a mostrarsi con facce più mansuete e accattivanti rispetto al passato. Tutto inutile, i popoli iniziano a capire chi fa davvero i loro interessi e auspichiamo che, in questo senso, nasca davvero un coordinamento europeo nel quale, facendo fede alla propria storia, il popolo francese possa fare da "ariete" dando la prima, e decisiva, spallata. Le rêve européen est le nôtre. Réveillons-nous du cauchemar. Vive l'Europe des peuples et des nations !

Stipendi sindaci e consiglieri in Sicilia, Crocetta dice no ai tagli

L’assessore al Bilancio li vuole tagliare, il governatore invece è assolutamente contrario: in Sicilia gli stipendi di sindaci e consiglieri comunali non vanno toccati. Anche perché abbassando lo stipendio degli amministratori locali, i deputati regionali rischierebbero involontariamente di auto tagliarsi la busta paga: concetto che dalle parti dell’Assemblea regionale siciliana è tutt’altro che ben visto. Dopo le polemiche sull’applicazione del decreto Monti (che ha fissato in “appena” undici mila euro al mese lo stipendio dei novanta onorevoli regionali) le buste paga dei politici spaccano nuovamente il vertice governativo siciliano.


Da una parte c’è Alessandro Baccei, assessore al Bilancio e “subcommissario” inviato a Palermo da Graziano Delrio eMatteo Renzi per mettere a posto i conti della Regione Siciliana. Dall’altra c’è il presidente Rosario Crocetta, da sempre ottimista sullo stato di salute della situazione economica siciliana. “I soldi ci sono fino ad aprile” aveva però confessato Baccei alla prima uscita pubblica. Ed è proprio per questo che l’assessore ha inserito nella bozza di riforme da far varare all’Assemblea Regionale Siciliana anche una piccola nota, contenuta in un rigo. C’è scritto: “equiparazione dei costi della politica negli enti locali dell’Isola a quelli del resto d’Italia”. Una legge chiara e comprensibile, per rispondere ad una domanda che da Palazzo Chigi si pongono da un bel po': perché il consiglio comunale di Palermo deve costare un milione di euro in più (5 milioni e centomila euro in totale) ogni anno rispetto a quello di Milano, che ha una popolazione nettamente superiore? E perché i sindaci e i consiglieri dei comuni siciliani devono essere di più rispetto ai colleghi eletti nelle altre città italiane che hanno lo stesso numero di abitanti?

Tradotto: gli stipendi di sindaci e consiglieri non si toccano. Un’opinione largamente diffusa tra i banchi del Parlamento regionale. E non solo per spirito di solidarietà nei confronti dei colleghi sindaci e consiglieri. “I deputati sanno che il governo Renzi punta a equiparare gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei sindaci del capoluogo della Regione: tagliando lo stipendio diLeoluca Orlando rischiano inavvertitamente di auto tagliarsi la loro busta paga” spiega Giancarlo Cancelleri, leader delMovimento 5 Stelle all’Ars. “Personalmente – continua il deputato del Movimento di Beppe Grillo – penso che lo stipendio dei deputati regionali vada tagliato ancora rispetto al tetto stabilito dal decreto Monti: i sindaci però li tutelerei. Lavorano molto più dei deputati, rischiano di più: Baccei e Crocetta dovrebbero tagliare gli stipendi ai deputati, abbassandoli almeno cinquemila euro al mese”.È proprio per sciogliere quell’interrogativo, e magari provare a risparmiare qualche euro nel disastrato bilancio regionale, che Baccei propone di cancellare 1.231 consiglieri comunali e 674 poltrone da assessore. In più l’esponente del governo regionale punta a un taglio dei gettoni di presenza degli amministratori locali. Ed è proprio lì che è scoppiata la polemica. A sconfessare l’assessore regionale è arrivato direttamente Rosario Crocetta. “Ho fatto il sindaco e so quali sono i loro sacrifici e i rischi che corrono. Rischi che derivano dal confronto quotidiano con le categorie più disagiate e dal controllo sugli atti amministrativi da parte della Corte dei conti. Il tutto a fronte di stipendi che spesso non superano quello di un operaio”ha detto il governatore, in un’intervista all’edizione locale di Repubblica.

Ipotesi improbabile, quella formulata da Cancelleri, dato che lo stesso Baccei ha parecchie difficoltà persino a tagliare i gettoni di presenza dei consiglieri comunali. Un anno fa, quando l’Ars era stata costretta a recepire il decreto Monti dopo dodici mesi di accese polemiche, il consiglio di presidenza del Parlamento regionale aveva ben pensato di correre in sostegno dei poveri deputati, costretti a guadagnare “solo” 11 mila euro al mese. In che modo? Varando un bonus da 1.160 euro in più al mese per ognuno degli undici capigruppo. Adesso Crocetta ha due opzioni: tirare dritto per la sua strada, ignorando le richieste di Baccei e del governo centrale, oppure varare una spending review senza quartiere, spaccando nuovamente la maggioranza.

Proprio per questo motivo il governatore ha convocato un vertice con i partiti che lo sostengono: nelle prossime ore a Palazzo d’Orleans sfileranno i rappresentanti dell’Udc e del Pd. “La salvezza dell’Italia è legata fortemente alle politiche di sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno. Ciò può avvenire se, insieme al consolidamento delle linee di cambiamento che stanno coinvolgendo la nostra Regione, ci sarà una nuova attenzione europea nei confronti delle politiche di sviluppo del Sud” ha detto il governatore. Una dichiarazione sobria per prendere tempo, in attesa di capire se tagliare o meno gli stipendi ai sindaci e ai consiglieri.

venerdì 23 gennaio 2015

“RENZI A CASA!”



MANIFESTAZIONE “RENZI A CASA!”

Mettiamo fine al disastroso Renzi! Nel pieno di una crisi economica e politica, dove l'economia muore e il terrorismo dilaga, il chiacchierone fiorentino pensa solo a leggi elettorali e a presidenti della repubblica, come se queste cose possano risollevare le sorti di un paese allo sfascio.

E' ora di dire basta, è ora di dire #Renziacasa, perché: 


#Renziacasa vuol dire basta euro
#Renziacasa vuol dire meno tasse
#Renziacasa vuol dire stop invasione
#Renziacasa vuol dire lotta vera al terrorismo
#Renziacasa vuol dire tornare a battersi per autonomia, federalismo e indipendenza


Ma per mandare a casa Renzi, dobbiamo andare a gridarglielo da vicino, in modo che la nostra richiesta di libertà faccia tremare i muri del potere e non possa rimanere inascoltata.

Per questo il 28 di febbraio io sarò in Piazza del Popolo a Roma, a gridare a pieni polmoni #renziacasa, e a proporre l'unica vera alternativa a questo governo delle tasse, schiavo dell'Europa e di Bruxelles.
Per questo sono convinto che non sarò da solo.

A breve vi daremo le informazioni necessarie su come raggiungere Roma, ma che sia in treno in pullman o in auto, l'importante fin da subito è non prendere impegni per quel giorno.


Il 28 febbraio faremo la Storia, non mancare!


Matteo Salvini

Venti minuti di terrore in treno Ragazza violentata e rapinata - Grazie ai Buonisti

Clandestino con precedenti per reati sessuali tradito dall’Iphone che si era fatto consegnare dalla sua vittima, una 22enne di Bergamo: la polizia lo ha arrestato.


Quando gli uomini della Squadra mobile di Bergamo lo hanno bloccato in stazione, mercoledì sera, nascosto nei pantaloni aveva uno dei coltelli da cucina che aveva puntato contro la sua vittima, una ragazza di 22 anni residente in città. Era il 12 dicembre, sul treno regionale per Milano Porta Garibaldi, ore 21. La ragazza era su un vagone vuoto. Modou Niang Ndir, 32 anni, senegalese clandestino con una sfilza di alias e con precedenti per violenza sessuale e per reati contro il patrimonio, una sfilza di alias, le si siede accanto. E l’incubo ha inizio.



Modou Niang Ndir, 32 anni

Intuite le intenzioni, la giovane fa per alzarsi, ma il nordafricano, un metro e 85, la blocca mostrandole uno zaino pieno di coltelli. Le mette le mani ovunque, la costringe a baciarlo. Lei piange, lo supplica di lasciarla andare, ma la tortura prosegue per 20 interminabili minuti, alla fine dei quali l’uomo si fa consegnare l’Iphone 6 che le ha visto nella borsa. Il giorno successivo, il 13 dicembre, la ventenne si presenta alla polizia per denunciare l’accaduto e la Procura di Monza, competente per territorio, dispone subito l’analisi del tabulato telefonico. Nello smartphone il senegalese aveva lasciato la Sim della ragazza. Si scopre così, da una telefonata fatta cinque minuti dopo la rapina, che lo ha venduto per 300 euro a un marocchino, regolare, di professione muratore e venditore ambulante al mercatino dell’usato di Cormano. Sentito dagli investigatori, spiega di aver conosciuto il senegalese proprio al mercatino, di non sapere indicare il suo nome, ma che in rubrica si era registrato i numeri dai quali lo aveva contattato in passato. Attraverso le utenze telefoniche, gli agenti risalgono a Ndir, nullafacente e con domicilio a Merate. Sia il marocchino sia la vittima lo riconoscono in una fotografia.

Mercoledì, alle 21, è stato rintracciato nella zona della stazione ferroviaria di Bergamo proprio mentre stava per prendere il treno. Controllato, aveva tra i pantaloni un coltello da cucina a lama liscia e una bomboletta al peperoncino non a norma di legge. A casa gli sono stati sequestrati altri cinque coltelli simili. Dopo le formalità di rito, considerati i gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza del pericolo di fuga (in un’intercettazione diceva di voler partire per la Francia), il senegalese è stato fermato. La Procura di Bergamo ha disposto il trasferimento in carcere in attesa della convalida.
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mercoledì 21 gennaio 2015

Salvini: "Se mi rapiscono non date una lira"

Il segretario della Lega Nord a Mattino 5: "I terroristi vanno bombardati, non pagate"
"Se dovessero rapirmi, non pagate una lira". Sul punto Matteo Salvini, ospite di Mattino 5, è stato molto chiaro.




"Se pagate qualcosa per me mettete a rischio la salute di migliaia di italiani che sono in giro per il mondo per lavoro e rischiano di diventare il bancomat dei terroristi", ha detto il segretario della Lega Nord dopo le polemiche sorte sul presunto riscatto pagato per liberareGreta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite in Siria. "La mia posizione – conclude Salvini – è quella di non dare una lira, di non pagare questa gente. I terroristi vanno combattuti, vanno bombardati non finanziati".

martedì 20 gennaio 2015

Salvini: «L’Italia fa schifo, hanno fottuto un diritto sacrosanto. «Inammissibile referendum sulla legge Fornero»

L’ira del leader del Carroccio Salvini: «L’Italia fa schifo, hanno fottuto un diritto sacrosanto. Tra i giudici della Corte anche Giuliano Amato, non lo voteremo mai come presidente della Repubblica». 



No dei giudici costituzionali alla ammissibilità del referendum sulla legge Fornero, proposto dalla Lega Nord, di riforma delle pensioni. Ira Matteo Salvini: i giudici della Corte Costituzionale hanno «fottuto un diritto sacrosanto», ha detto il leader del Carroccio a Radio Padania. « La Consulta, con un atto gravissimo, ha stabilito la fine per la gente, per il popolo, di esprimersi su un referendum per l’abrogazione della riforma Fornero, una decisione fuori da ogni precedente. È una infamata nei confronti di milioni di italiani che non arrivano a fine mese. Altro che legge elettorale... Prendiamo atto che l’Italia è uno Stato di m... Sono deluso e arrabbiato e ho le balle che mi girano a mille. Questa Italia mi fa schifo e mi batterò per ribaltarla».

Salvini: «Bocciatura per non disturbare Renzi»
Il segretario della Lega Salvini, intervenendo a «L’aria che tira» su La 7, ha poi messo nel mirino il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: «Oggi Renzi è il solo a festeggiare. Questa bocciatura della Consulta è una scelta politica per non disturbare Renzi e il Pd - ha affermato - Evidentemente a lui non interessano esodati, cassintegrati e operai. Hanno detto che questo referendum è incostituzionale, ma il costituzionalista che abbiamo interpellato noi per scrivere il testo della proposta ha detto esattamente il contrario, quindi si tratta di una scelta meramente politica. E adesso Renzi e Berlusconi si incontrano per parlare di legge elettorale...ma cosa volete che gliene freghi agli italiani della legge elettorale? Giuliano Amato, che è uno dei giudici della Consulta che ha bocciato il nostro referendum, è perfino papabile al Quirinale. Non lo voteremo mai».

lunedì 19 gennaio 2015

Matteo Salvini da Fabio Fazio a "Che tempo che fa": "Greta e Vanessa? Io non avrei pagato il riscatto. Via le prostitute dalle strade"

"Sono soddisfatto. Penso si essere riuscito a parlare chiaro". A botta calda, appena finita la sua intervista a Che tempo che fa su Raitre, Matteo Salvini esulta su Facebook e raccoglie l'ovazione della sua torcidaleghista. "Vai capitano, l'hai asfaltato!", scrivono in tanti. L'asfaltato sarebbe Fabio Fazio, il padrone di casa che non gode di molte simpatie presso il popolo (e i telespettatori) di centrodestra. Nella tana del nemico il segretario del Carroccio entra col sorriso. Sempre su Facebook Salvini prima di andare in onda regala anche una chicca: "Chiacchierata prima della trasmissione con Fazio. Che dire... Su alcune cose pare che siamo anche d'accordo!". Su Twitter, poi, il martellamento è stato costante e "in tempo reale".



Il caso Greta e Vanessa - Poi però, a telecamere accese, inizia la bagarre. Il piatto forte naturalmente è la liberazione delle due cooperanti lombardeGreta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria lo scorso luglio. "Ho rispetto per chi fa volontariato, ma sarebbe meglio non farlo nelle zone di guerra o pericolose - spiega Salvini incalzato da Fazio -. La prossima volta, sarebbe meglio se facessero volontariato un po' più vicino". Sul presunto riscatto pagato ai jihadisti sequestratori, il leghista è categorico: "Io non pago il riscatto a nessuno. Se dovesse capitare a me, non pago perché metto a rischio altre centinaia di lavoratori. Fossi stato in Renzi, non avrei pagato, avrei provato a portarle a casa in altra maniera". Il botta e risposta si sposta rapidamente sul tema Islam: "Nel nome dell'Islam troppi ritengono il resto del mondo inferiore, da sottomettere - spiega Salvini -. Quando arrivi a casa mia e mi dici che non ti fai curare da un medico donna, io ti rispondo allora torna da dove sei venuto". "L'Islam interpretato in maniera fanatica è un problema, non è una religione come le altre", puntualizza ancora il segretario ed eurodeputato leghista che propone poi di "controllare chi finanzia moschee e luoghi di culto islamici, ad esempio se è l'Arabia Saudita".

"Via le prostitute dalle strade" - Fazio chiede conto anche delle posizioni etico-sociali della Lega su prostituzione e nozze gay. "Non do giudizi morali, ma la prostituzione c'è e va regolamentata, togliendola dalle strade", prosegue Salvini, che sulla questione dei diritti agli omosessuali è netto: "Non scimmiottiamo matrimoni, un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà". Fazio prova a incastrarlo virando sui suoi apprezzamenti per Putin, non un esempio di liberalità: "Putin sui diritti umani ha i suoi limiti, ci mancherebbe altro. Io sono perché lo stato non entri nella camera da letto. Ognuno deve vivere la propria sessualità con chi vuole e come vuole, ma ritengo che la società abbia bisogno di un nucleo fondante e che un bambino adottato va dove c'è una mamma e un papà". Di sicuro, però, "tra Renzi e Putin scelgo Putin con tutti i suoi limiti".
"Io più di sinistra di Renzi" - Al pubblico di Fazio strappa più di qualche applauso, stupendo i prevenuti. "Fossimo per conto nostro, senza la gabbia di matti europea, staremmo meglio", dice, o ancora "Non trovo posti al mondo dove si viva meglio che in Italia, ma ci stan togliendo voglia di vivere, tanti emigrano" e "L'Italia può stare insieme se valorizza le sue bellezze e le sue diversità, da Nord a Sud", Salvini di sinistra? "Io sicuramente sono più a sinistra di Renzi. Ci vuole poco, lo so, ma io conosco tanti operai, tante fabbriche. Lui conosce, probabilmente, più banchieri". Fazio incassa, i leghisti davanti al televisore festeggiano come se fossero allo stadio.



Pericolo degli isolati votati alla Jihad Caccia ai combattenti dalla Siria







Giulia Maria Sergio(Daniele Bennati)
Giulia Maria Sergio(Daniele Bennati)
Gli attentati di Parigi hanno rafforzato una convinzione negli investigatori del pool anti terrorismo: il rischio più alto riguarda gli ex combattenti rientrati dalla Siria e addestrati da al Qaeda e Isis nei campi di Yemen e Libia. Esattamente come i fratelli Kouachi, gli attentatori di Charlie Hebdo. O come alcuni dei 48 «foreign fighters», combattenti stranieri, partiti verso la Siria per attaccare il regime di Assad e indicati nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. O ancora come il caso di Giulia Maria Sergio, la 27enne di Inzago convertita all’Islam radicale e partita verso la Siria.squadre antiterrorismo di Digos e Ros. Il secondo riguarda un’altra donna, stavolta di origini straniere, anche lei partita da Milano verso i campi di addestramento. Il terzo, e più corposo, filone ruota intorno alla figura di Haisam Sakhanh, sospettato di guidare un «gruppo» che reclutava combattenti per la Siria e attivo tra Milano e Cologno Monzese . Il reato ipotizzato è il 270 bis del Codice penale che punisce, appunto, il reclutamento di combattenti. «Al momento, parlare dell’esistenza di vere “cellule” è prematuro - spiegano gli inquirenti milanesi -. Non tutti coloro che sono andati a combattere in Siria lo hanno fatto attraverso “reclutatori”». In diversi casi, infatti, gli investigatori hanno scoperto «soldati» partiti in modo autonomo dopo aver preso contatti attraverso Internet.
Il suo è uno dei tre fascicoli aperti in Procura e affidati alle indagini delle squadre
Il secondo obiettivo delle indagini è quello di monitorare il ritorno dei «foreign fighters». «Gli ultimi attentati in Europa dimostrano che chi ha avuto un addestramento militare in un campo terroristico rappresenta un’effettiva minaccia una volta rientrato dal Medio Oriente». Non è un meccanismo automatico, però. «In molti casi chi è tornato non ha abbracciato teorie estremiste. Il fronte della resistenza ad Assad è molto composito. La gran parte dei combattenti è ispirata da principi laici. E questi gruppi sono contrapposti anche all’Isis». Gli investigatori devono quindi verificare eventuali legami tra i fondamentalisti e l’effettivo rischio di una minaccia.
I due «espulsi» milanesi, un egiziano e un marocchino, sono invece vecchie conoscenze del pool guidato da Maurizio Romanelli. «Si tratta di individui che hanno espresso posizioni fondamentaliste e che da lungo tempo sono monitorati dalle forze dell’ordine. Nei loro confronti non sono emersi reati, ma soltanto una condivisione della Jihad, espressa magari attraverso i siti web radicali». 

La legge prevede che possano essere considerati come persone «non gradite» al nostro Paese: «Sono una minaccia “latente”, perché possono essere facilmente istruiti e manipolati per eseguire attentati qualora dovessero entrare in contatto con una cellula terroristica». 


venerdì 16 gennaio 2015

Salvini: “Se il governo ha pagato riscatto è uno schifo”

Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il governo avesse pagato un riscatto di 12 milioni, sarebbe uno schifo!”. Sono durissime le parole con le quali il segretario della Lega NordMatteo Salvini commenta la liberazione di Greta Ramelli eVanessa Marzullo, le due cooperanti rapite vicino ad Aleppo a fine luglio 2014 e detenute dal fronte Al Nusra, jihadisti vicini adAl Qaeda che operano in Siria e Libano. La cifra di cui parla il leader del Carroccio è quella diffusa dall’account Twitter@ekhateb88, ritenuto vicino ai ribelli anti-Assad

giovedì 15 gennaio 2015

Il nuovo che avanza (Capitolo 2) Azienda di famiglia Renzi, Regione Toscana: “Regolamento su iter finanziamenti violato”

“Quando ho detto che i debiti contratti dall’azienda di famiglia di Renzi erano stati ripianati dal governo Renzi, davo per scontato che almeno l’iter di concessione fosse stato corretto. Invece emerge che non è così”. Giovanni Donzelli, capogruppo FdI nel consiglio regionale della Toscana, parla della ‘Chil’ - l’azienda di famiglia del premierMatteo Renzi – che attualmente ha cambiato nome. Pochi giorni fa, fuori dalla sede di Fidi Toscana, la finanziaria regionale che avrebbe reso possibile un prestito alla Chil di circa 400 mila euro, Donzelli aveva spiegato: “I debiti dell’azienda della famiglia Renzi sono stati pagati dal governo Renzi, con i soldi dei cittadini”. Così il capogruppo FdI nel consiglio regionale della Toscana,Giovanni Donzelli, denuncia i trascorsi economici della “Chil” – l’azienda di famiglia del premier Matteo Renzi che attualmente ha cambiato nome – fuori dalla sede di Fidi Toscana, la finanziaria regionale che avrebbe reso possibile un prestito di circa400mila euro. “Dopo la scissione del ramo aziendale, il finanziamento è stato lasciato alla ‘bad company’ che è andata in fallimento – spiega Donzelli – con questo fallimento i soldi ce li ha rimessi Fidi, ma Fidi aveva una controgaranzia: quindi l’erogatore finale è stato il governo Renzi tramite il Fondo di garanzia nazionale“. Il consigliere, infine, conclude: “Quando è stato chiesto il finanziamento Renzi era presidente della Provincia – che è socia di Fidi – quando il finanziamento è stato erogato era sindaco di Firenze – socio di Fidi – e la controgaranzia viene erogata quando Renzi èpresidente del Consiglio“. Poi chiosa: “Renzi dica qualcosa, dovrebbe renderli questi soldi” Oggi la questione passa dal piano politico a quello del rispetto delle norme. L’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini (Pd), rispondendo ad un’interrogazione sulla ‘Chil’, afferma: “Fidi Toscana avrebbe dovuto essere informata della cessione del ramo di azienda, infatti il regolamento prevede che la banca finanziatrice ha l’obbligo di comunicare le informazioni in suo possesso. Tali informazioni non sono state comunicate”. La banca è la Bcc di Pontassieve, attualmente presieduta da Matteo Spanò, amico e sostenitore del premier. Poi l’assessore aggiunge: “Nel caso in cui le verifiche effettuate sulle imprese risultino non rispettate dal regolamento, l’impresa è tenuta a corrispondere un importo pari a due volte l’agevolazione ricevuta”. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi (Pd), interrogato sulla questione, risponde: “Se ci sarà da prendere azioni e provvedimenti lo faremo, senza scadere nella strumentalizzazione politica che mi sembra piuttosto ampia su questa vicenda”  di Max Brod

Ecco il nuovo che avanza (Capitolo 1) - Matteo Renzi: assunto, candidato e pensionato in undici giorni

Renzi e' stato assunto dall'azienda di famiglia, la Chil srl, il 27 ottobre 2003, otto mesi prima dell'elezione in Provincia e undici giorni prima che l'Ulivo lo candidasse. E così, da nove anni, i contributi per la sua pensione da dirigente li paga la collettività.

Matteo Renzi è stato assunto come dirigente dalla società di famiglia, la Chil Srl, undici giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della Provincia di Firenze nel 2004
IL COMUNE di Firenze e prima la Provincia, hanno versato alla società di famiglia i contributi previdenziali per Matteo Renzi, nel rispetto del Testo Unico Enti locali che prevede il rimborso dei contributi alla società presso la quale lavora l’amministratore pubblico collocato in aspettativa non retribuita. Quando l’assunzione è molto vicina alla candidatura però sorge il dubbio che sia motivata più dall’ottenimento del rimborso dei contributi che dalla reale necessità dell’azienda di disporre di un dirigente distratto dalla politica. Nicola Zingaretti a Roma è finito nell’occhio del ciclone perché è stato assunto da un Comitato legato al Pd il giorno prima dell’annuncio della sua candidatura a presidente della Provincia. Ora si scopre che Renzi è stato assunto – non uno ma undici giorni prima dell’annuncio della sua candidatura – dalla società della sua famiglia. Il sindaco è inquadrato dal 27 ottobre 2003 nella Eventi 6 che oggi è intestata alle sorelle Matilde e Benedetta Renzi (36 per cento a testa), alla mamma Laura Bovoli (8 per cento) e al fratello del cognato, Alessandro Conticini, 20 per cento. Come spiega il vice-sindaco Saccardi nella sua risposta all’interrogazione: “Renzi ha avuto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa fino al 24 ottobre 2003 presso la Chil srl. Dal 27 ottobre 2003 è stato inquadrato come dirigente”. Ecco la cronologia degli eventi di nove anni fa, ricostruita sulla base dei documenti camerali: il 17 ottobre 2003 il “libero professionista” Matteo Renzi e la sorella Benedetta cedono le quote della Chil Srl ai genitori; il 27 ottobre 2003, dieci giorni dopo avere ceduto il suo 40 per cento, Renzi diventa dirigente della stessa Chil Srl, amministrata dalla mamma; il 7 novembre 2003, solo 11 giorni dopo l’assunzione, l’Ulivo comunica ufficialmente la candidatura del dirigente alla Provincia; il 13 giugno 2004 Renzi viene eletto presidente e di lì a poco la Chil gli concede l’aspettativa. Da allora Provincia e Comune versano alla società di famiglia una somma pari al rimborso dei suoi contributi. Se Renzi non avesse ceduto le sue quote nel 2004, sarebbe stata una società a lui intestata per il 40 per cento a incassare il rimborso: una situazione ancora più imbarazzante di quella attuale, con le quote intestate a sorelle e mamma.

LA CHIL è una società fondata da papà Tiziano che si occupa di distribuzione di giornali e di campagne pubblicitarie. Dal 1999 al 2004 è intestata a Matteo e alla sorella. Poi, come visto, subentrano i genitori. Nel 2006 Tizia-no Renzi vende il suo 50 per cento alle figlie Matilde e Benedetta. Chil arriva a fatturare 7 milioni di euro nel 2007. Poi cambia nome in Chil Post Srl e nell’ottobre del 2010 cede il suo ramo d’azienda a un’altra società creata dalla famiglia: la Eventi 6 Srl. La vecchia Chil, ormai svuotata, finisce a un imprenditore genovese e fallisce. Mentre la Eventi 6 decolla dai 2,7 milioni di fatturato del 2009 ai 4 milioni di euro del 2011. Dopo il suo collocamento in aspettativa, il dirigente Matteo Renzi segue il destino del ramo d’azienda e oggi è collocato nella Eventi 6, di Rignano sull’Arno, sede storica della famiglia.

Per anni Renzi è stato socio e lavoratore parasubordinato dell’azienda di famiglia, la Chil srl. Forse perché il co.co.co ha una contribuzione Inps bassa, non ha fondi previdenziali aggiuntivi e non matura Tfr.
Il 27 ottobre del 2003, però, due giorni prima dell’annuncio della sua candidatura da parte della Margherita a presidente della Provincia, viene assunto come dirigente. La Chil gli paga i contributi sino all’elezione del giugno del 2004. Quindi tocca alla Provincia versargli le «marchette», parametrate sullo stipendio da dirigente e non su quello da precario. Versamenti per i fondi compresi. per esempio, che nel periodo compreso tra l’1 aprile e il 21 giugno del 2009 (fine del mandato) vengono versati per Renzi 2893,94 euro per il fondo di previdenza per dirigenti «Mario Negri», 906,61 per il Fondo assistenza sanitaria e 1185,27 euro a titolo di contributo per l’associazione «Antonio Pastore», altra ’assicurazione contrattuale. Terminato l’incarico in Provincia Renzi torna al lavoro dal 22 al 24 giugno 2009, periodo in cui usufruisce di tre giorni di ferie, quindi ripiomba in campagna elettorale.


I rimborsi versati sino a quel momento per il Tfr alla Chil da Provincia (quasi 19 mila euro) e Comune (15 mila euro): in tutto circa 34 mila euro dal 2006 al 2013 con un picco di 5112 euro per l’anno scorso. Siccardi deve anche ammettere che «se al momento dell’assegnazione della carica fosse stato occupato con un rapporto di co.co.co il dottor Matteo Renzi non avrebbe avuto diritto ai contributi figurativi». «Sembra proprio che finché i contributi del "dipendente" Renzi li pagava l’azienda del padre, il premier aveva un contratto super-economico, mentre non appena il peso dei suoi contributi è passato sulle spalle dei cittadini, in famiglia hanno deciso di garantirgli una ricca pensione».

martedì 13 gennaio 2015

Fatima convertita all’odio da una rete segreta di sostenitori e finanziatori

Inchiesta sui contatti della guerrigliera italiana



Foreign Fighter, da Inzago alla Siria per combattere con l'Isis: la scelta di Fatima, jihadista con il velo

La ragazza, 27 anni, si chiamava Maria Giulia ed è nata a Torre del Greco. Convertitasi all'Islam, si è fatta chiamare Fatima finché non ha deciso di partire per la Siria, andando incontro all'Isis


Maria Giulia Sergio, alias Fatima Az Zahra (B & V Photographers)Maria Giulia Sergio, alias Fatima Az Zahra (B & V Photographers)


Ventisette anni. Di origine campana, residente a Inzago, nel Milanese, ma adottata dall’Islam. È Maria Giulia Sergio, la 27enne italiana convertita alla religione di Allah. Definita il «braccio armato dell’Isis» — queste le parole usate dal ministro dell’Interno Angelino Alfano — nell’informativa sulle minacce terroristiche inviata dal Viminale alla Camera. Ma mentre il ministro relazionava ai deputati, a Inzago, nel centro di preghiera musulmano di via Leopardi, il giornale locale «Gazzetta dell’Adda» intervistava il papà di Maria Giulia, alias Fatima Az Zahra, il signor Sergio Sergio, 60 anni.


Il padre: «La conversione all’Islam giusta per tutta la famiglia»«Il 6 gennaio ho compiuto un anno dalla mia conversione — ha detto il padre di Maria Giulia —. Le mie due figlie si sono sposate con dei musulmani. Prima l’hanno fatto loro, poi mia moglie e infine io: non importa quanti anni hai quando ti chiama Allah. Siamo tutti contenti della scelta fatta: io mi sono trovato bene, per me e per la mia famiglia è stata la decisione giusta». Ma in serata — secondo quanto riportato dal settimanale locale — quando la notizia che riguardava la figlia era ormai pubblica, l’uomo non ha più voluto parlare e si è barricato nella sua abitazione nel centro del paese.

Da Inzago alla Siria per combattere con l'Isis: la scelta di Fatima, jihadista con il velo

Milano, 10 gennaio 2015 - Da Torre del Greco a Inzago per arrivare in Siria, a combattere con i fondamentalisti islamici. E' la traiettoria di una giovane donna italiana, nata in Campania e che ha vissuto nell'hinterland milanese, tra i 'foreign fighters' che sarebbero partiti per andare a combattere a fianco dei gruppi fondamentalisti islamici tra cui l'Isis, tra l'Iraq e la Siria. Ne danno conferma in ambienti investigativi dopo che la voce era circolata sulla stampa.
La donna di 27 anni, Maria Giulia S., che dopo un percorso di radicalizzazione ha cambiato il suo nome in"Fatima", è nata a Torre del Greco (Napoli), ma si è poi trasferita assieme alla famiglia ad Inzago, in provincia di Milano. Si è convertita all'Islam, ha sposato un marocchino e ha iniziato ad indossare ilniqab, ossia il velo integrale, e ha assunto posizioni sempre più radicali. Tanto che, nei mesi scorsi, la donna sarebbe partita da Roma con un aereo diretto verso Istanbul per poi attraversare il confine turcoe raggiungere la Siria per combattere a fianco degli integralisti del cosiddetto "Stato Islamico".
Già nei mesi scorsi, era emerso che alcune persone, indagate in un'inchiesta della Procura di Milano ancora aperta, sarebbero partite nel 2012 dall'hinterland milanese per andare a combattere in Siria. In questo caso, però, si trattava di un gruppo di siriani, residenti da anni tra Cologno Monzese e Milano. Tra loro, Haisam Sakhanh, il presunto capo del gruppo che avrebbe reclutato combattenti da inviare nelle zone di guerra, e in particolare in Siria, in un'ottica di "guerra santa".